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Tag Archive: vitavaria


I debat no!

Quella sera tirava una strana aria.
Ero tornato tardi, avevo dovuto riprogrammare delle EEPROM che si erano sputtanate e avevo dovuto fissare dei bachi che aveva introdotto il capo, pero' dovevo fare finta che era colpa mia. Tutta la fabbrica si era fermata per mezz'ora e gli strepiti dei tre capissimi avevano fatto spostare alcuni satelliti. Una giornataccia.
In casa c'era silenzio, il cane era rintanato nella sua cuccia e tutti i gatti si erano rifugiati nei rispettivi buchi.
Erano tutti gia' a letto, solo il nonno era alzato, seduto sul divano, guardava il pavimento e appena ho chiuso la porta ha alzato la testa e mi ha detto:
"Setas gio'".

Ho messo un ceppo piccolo nella stufa che si stava gia' spegnendo, ho preso la sedia, ci sono crollato sopra e ho chiesto perplesso:
"Cos'e' successo?"
Mio nonno mi ha guardato e negli occhi gli ho visto lo smarrimento di chi era consapevole che avrebbe compreso solo una parte della discussione, ma non si e' fatto spaventare. Con innocenza mi ha chiesto:
"Sa po save' cusa te fet?"
"In che senso cosa faccio nonno? Cosa faccio di lavoro?"
"Si', cusa te fet da laura?"
"Che domanda…perche' me lo chiedi? E perche' sembri preoccupato?"
"L'e' parche' cappissi mia cusa te fet! La to' mama e ul to pa' fan mia di storii, ma inn piscinitt, par lur va begn tusscoss, ma mi voeri sapee cusa te fet!"
"Nonno…sono…sono un programmatore"
"Te set cuse'?! L'e' cumpagn da giüsta' ul televisur?"
"No, non e' come aggiustare il televisore, e' un altra cosa"
"Mi capissi mia…quand te me faj una radio l'ho capi', quand te giüsta' ul televisur l'ho capi', ma cheschi'…"
"no nonno con e' come fare la radio o aggiustare il televisore, e' diverso, adesso programmo i calcolatori"
"Cusa l'e' un calculadur? L'e' quel barlasc che te ghet in de la to stansa?"
"Si' e' quella scatola che ho nella mia stanza, quello e' un calcolatore"
"E tel giüstet? L'e' spacaa?"
"no, non lo aggiusto, lo programmo…lo…faccio…funzionare…"
"mi capissi mia…"
"Te li ricordi quei segni che ti ho fatto vedere sullo schermo, quelle curve? Ecco, quello l'ho fatto io"
"E a ti ta dann i danee par quei rubitt li' che vegnan foera dal televisur?!"
"Si' nonno, mi pagano per far venire fuori quei segnetti sul video"
"Quant te ciapet a la semana?"
"mah…sono in nero nonno…prendo 800mila lire al mese"
"Düesentmila franc a la semana…sa po mia viv…"
"no, non si puo' vivere…ma e' solo l'inizio…"
"va bon. Ta disi duma na roba"
"Dimmi nonno"
"Faa mia da debat! Quand te fee i debat te set mia ul parun, te set ul servidur. Te capii?"
"Si', ho capito nonno, non faro' debiti, non voglio diventare schiavo"
"Brao, 'ndem in lecc ca l'e' tard"


Il funzionario di banca e' incravattato anche se fa caldo, ma non sembra che ne soffra. Finisce il suo discorso per ricordarmi quanto sono fortunato ad essere loro cliente e mi ricorda che ho una vasta linea di credito.
"Cosa vuol dire scusi?" chiedo ingenuo dando l'impressione di non aver mai avuto un conto in banca in vita mia.
"Che puo' spendere finche' vuole, poi puo' rifondere il debito con comodo, con un tasso agevolato che…"
"Mi foo mia da debat!"
"Wie…wie bitte?"
"Mi scusi, dicevo…che e' molto interessante, ma non sono solito spendere piu' di quanto ho sul conto"
"eh eh, certo che no, ma ogni tanto una spesa pazza puo' capitare, per esempio ha visto quel nuovo modello della Audi?"
"I foo no i debat!"
"c..co…come dice?"
"Mi deve proprio scusare, e' che non sono abituato a pensare in questi termini, sa le radici contadine…"
"certo, certo, ma come dicevo prima…quando si sara' deciso a comprare casa il mutuo che le proponiamo non ha rivali con le altre banche"
"podi mia spend quel c'ho mia guadagnaa!"
"ja…aaaaber…moechten Sie was zu trinken? Eine Tasse Kaffee, vielleicht…"
"No grazie, non prendo niente, ora devo proprio andare. Lei e' stato molto gentile a spiegarmi il meccanismo dei future e della differenziazione degli investimenti, ma io sono una persona semplice, io penso in termini di quintali di patate e metri cubi di legna, non riesco a pensare al futuro se andiamo oltre il prossimo raccolto"
"c..c…erto non si faccia problemi, se ha qualche dubbio mi chiami eh, ne parliamo ancora eh, magari in inglese eh".


"Hai visto nonno, dopo tutto questo tempo non ce la faccio ancora a fare i debiti"
"Brau fieou. Ul pagn cress mia in sü i alber"

Lincantesimo

A me capitano sempre cose normali, banali direi.
Queste cose normali mi capitano sempre sulla superficie di cose bizzarre, come se il mio mondo fosse una torta rovesciata, fatta di glassa e decorata col pan di spagna.
Per esempio trovo inusuale divorarsi un pane cunzato, seduto all'ombra di un molo di un porto della grande isola in attesa dell'aliscafo per l'isoletta. Non mi capita tutti i giorni di mangiare il pane cunzato su un molo.
Questa bella bizzarria viene glassata con un fatto normale, banale direi. Del resto mi capita spesso di venire avvolto da un nugolo di gnocca altissima, tacchettata, poco vestita e quasi tutta legale.
Che noia.

Si sono materializzate tutte assieme, saranno state una trentina, si sono suddivise quasi equamente fra i due baracchini delle due compagnie navali che servono le isolette.
Tutte al limite della legalita' anagrafica, quasi tutte fasciate di vestiti aderentissimi o scollacciati e solo due o tre di loro calzavano scarpe seminormali mentre tutte le altre erano dotate di pericolosissimi e altissimi tacchi, che le rendevano ancora piu' alte di quanto fossero. Nessuna era da sola, qualcuna era associata ad una tizia di un ventennio piu' vecchia alla quale assomigliava parecchio sia nelle vestimenta da meretricio sia nelle fattezze e nel trucco.
Invece il resto delle bellezze era accompagnato da tarri inverosimili, gente che avrebbe fatto impallidire qualsiasi parodia di Verdone.
Sti zarri sfoggiavano l'ultima moda tamarra in fatto di vestiario: jeans a culo basso cosi' da mostrare la prestigiosissima mutanda, magliette smanicate o traforate, varia argenteria al collo e – novita' dell'estate 2011 – capello impomatato, tirato all'indietro e racchiuso alla fine da uno chignon, roba che faceva quasi rimpiangere il frocissimo cerchietto sfoggiato dai calciatori italici.
Mentre le gnocche tacchettate pigolavano fra di loro, questi fuchi impomatati si dannavano per capire come comprare il biglietto dell'aliscafo, possibilmente saltando la fila e portando a giustificazione del sopruso il fatto di dover servire celermente le loro api regine.

Io finisco il mio panone facendo amare considerazioni sul fatto che le femmine, piu' son fighe e piu' sono attratte dal truzzo, e piu' e' idiota il maschio e piu' queste son contente. Esplicito il concetto alla personcina ammodo, temendo che lei faccia un improprio sillogismo, ma la fortuna e' dalla mia parte e sopravvivo.
Solo marginalmente mi chiedo cosa ci faccia quella fauna all'imbarco degli aliscafi, ma non sono abituato a farmi domande sulla normalita'.

La personcina ammodo a fianco a me invece trova inusuale tutto quel figame ed effettivamente, ad un secondo sguardo, ammetto che se la bellezza femminile dilaga, frutto di una alimentazione varia e vitaminica, il vestiario delle ragazze e' poco comune, a meno che noi non si sia perso il contatto con la moda italica.
Oltre al tacco-pugnale e al vestiario succinto le belle bimbe indossano un trucco pesante, capigliature acconciate e nell'aria i loro acerbi corpi diffondono aromi dolciastri e penetranti. Se Mr.B avesse comprato una villa da quelle parti si spiegherebbe tutto. In alternativa si potrebbe pensare alla libera uscita di un bordello specializzato in merce barely legal.
Il troia-look delle giovinette stride con la loro magrezza quasi anoressica, e' chiaro che non sono delle professioniste della macelleria umana, al limite sono delle apprendiste.

Sono pronto a vivere il resto della mia vita senza sapere i retroscena di quella normale visione, quando la panca di fronte alla mia viene occupata da una di queste leggiadre, munita della sua adorante appendice maschile che, in questo caso, sembra un nerd piu' che un tamarro.
Io indosso i miei occhiali scuri estivi da guardonaggio, quelli che non si vede dove e' puntata la pupilla. In questo modo volto la testa verso destra dando l'impressione di concentrarmi su un peschereccio rugginoso, mentre invece mi slogo il bulbo oculare sinistro e quello destro si sdradica dalla sua sede, scavalca il naso prominente e si pone a fianco del gemello per osservare la scena. Perdo la visione stereoscopica, ma riesco a cogliere dei dettagli.
Lui, il nerd, e' vestito normalmente: bermuda, maglietta e occhiali vagamente modaioli, mentre il capello e' proprio nerd, con riga laterale e ciuffo tendente all'emo.
Lei invece…un putiferio di simboli sessuali. Oltre al tacco smisurato la signorina e' avvolta da pochissimi centimetri quadrati di tessuto di sobrio color pelle brunita cosi' da confondersi con l'incarnato bronzeo e caricare il nude-look di una sfumatura scopami-qui-e-subito.
A dare un tocco di classe e' una pioggerella di brillantini che decora le sopracciglia e, stupore, anche l'incavo dei seni, lasciando all'immaginazione quale altro incavo puo' essere allo stesso modo impreziosito.
Il brillantino decorativo e' piu' una scaglia, che un puntolino colorato cosi' che l'effetto serpentesco e' magistrale.
A fianco della serpentessa si siede una ragazza molto carina, vestita in modo totalmente fuori luogo: jeans, maglietta, infradito ed e' accompagnata da un fuco assolutamente anonimo: jeans, maglietta, scarpa ginnica firmata.
Si capisce che la giovinetta acqua e sapone appartiene al gruppo delle bellissime perche' la scosciata l'arpiona subito:
"Senti non ci possono rompere le palle, che dici? noi eravamo puntuali no? se abbiamo perso l'aliscafo non e' colpa nostra, che dici? ci devono comunque venire a prendere no?"
L'imbrillantinata e' un fiume in piena e ricopre di parole la ragazzina che risponde a monosillabi. Io ho le orecchie tese allo spasimo, con la testa completamente ruotata a destra e le pupille distorte a sinistra non riesco a leggere il labiale, devo anche sentire.
Per fortuna la rettilessa e' prodiga di parole e la situazione diventa immediatamente chiarissima. Infatti chiede alla ragazzina:
"E' la prima selezione per miss italia che fai?"
"Si'" risponde lei timidamente
"ma che cariiiina!"
Io sono al settimo cielo, tutti i sensi risvegliati e acuiti, mentre la personcina ammodo sapendo che la mia espressione indifferente nasconde un palpitare di ficcanaseria, fa la faccia da "poveraccio che sei" mentre io so che anche lei crepa di curiosita'.

La maliarda mi da' grande soddisfazione:
"Io no sai, non e' la prima le ho girate tutte sai? Di' quante ne ho girate?" chiede al proprio accompagnatore che sa gia' che non deve rispondere
"Si' le ho fatte quasi tutte le selezioni regionali, per me sta per scadere il tempo sai? Tu invece quanti anni hai, sembri cosi' giovane…"
"Ahem…diciotto…cioe'…compiuti un mese fa"
"ma che cariiiiiiina! hai sentito?! 18, ma che teneeeeenera! Vero che e' tenera? Possiamo essere i tuoi genitooooori! hai sentito cicci?"
Io invece sento che la sbranerei.
"Si' sei proprio molto giovane io invece sono quasi fuori, sai ne ho molti di piu'"
"Quanti?" taglia corto il moroso dell'acqua e sapone "perche' non mi sembra che tu ne abbia molti di piu'"
"ih ih ih, che cariiino. nono io sono praticamente vecchia, ne ho 25 hihihi"
"caspita non li dimostri per niente" fa il moroso acqua e sapone senza evitare di suonare patetico.
io reprimo un lieve conato.
"eh, 'nzomma…" azzarda il nerd rischiando la vita.
"eh si'" dice il fiume in piena piccato "in realta' ne ho 26, ma dai 25 in poi ho deciso di non contarli piu' hihihihi! E da quanto tempo siete insieme?"
"2 anni" si schermisce la caruccia
"eh si' gia due anni" conferma il morosetto.
"ma che cariiiiini! due anni! che bravi! noi sono tre anni e otto mesi vero? si' abbiamo festeggiato da poco i tre anni e otto mesi. Ma come avete fatto a conoscervi?"
"Ma sai" interviene il maschio "lavoriamo nello stesso bar"
"aaaah ma che braaaavi! hai sentito? lavorano assieme e come hai fatto a sapere delle selezioni?"
"mah sai…" risponde la caruccia "io avrei gia' vinto il concorso 'Miss Salamadonna' [suonava qualcosa tipo miss aquilotta, ma le orecchie gia' mi dolevano per le contorsioni] e l'organizzatore mi ha consigliato di partecipare alle selezioni di miss italia"
"nnnnoooooo! hai sentito cicci?!? ha vinto Miss Salamadonna! ma allora hai grandissime chances!"
"Credi?"
"Macceeeerto! Guarda che contano l'esperienza e…" abbassa la voce con fare circospetto "…contano anche la residenza, sai per loro e' una questione promozionale, di prestigio capisci?"
"Veramente no" si smarrisce la bellezza semplice.
"Ecco, adesso facciamo le selezioni all'Isoletta, stai sicura che vincera' una dell'Isoletta. Succede sempre cosi'. E' una questione di pubblicita'. Sai i comuni investono parecchio in questa cosa e vogliono un ritorno di immagine. Tu di dove sei?"
"Io sarei dell'Isoletta…cioe' sono nata a Torino, ma i miei sono dell'Isoletta, sono sempre tornata li' per le vacanze, adesso poi lavoro qui sull'Isola, ma torno spesso all'Isoletta"
"Noooooooooo! ma hai sentito ciccino?! ma allora hai gia' vinto! che bello! congratulazioni, sono cosi' conteeeeeenta!"
"Ma no, dai che dici?!"
"Ma ceeeeeeerto! Sei l'unica dell'Isoletta?!"
"Non so, che io sappia si'"
"Ma allora e' fatta! hai sentito cicci? stiamo parlando con la vincitriiiice!"
"No dai…" arrossisce la piccola.
"Maccerto!"
Ormai la pitonessa ha incantato la topolina. Con sguardo ipnotico la travolge di complimentini e gridolini, le prospetta uno scenario glorioso fatto di viaggi, bella gente, grano e feste toste su terrazze romane. Si vede che l'accompagnatore della ragazzina e' travolto da un misto di felicita' per aver puntato su cavallo vincente e di paura, paura che il cavallo glielo porti via qualche fantino molto piu' basso e molto piu' ricco.
Io invece sono molto molto perplesso. La ragazzina e' effettivamente molto carina, ma…non saprei…forse la panca scomoda, ma mi sembra che le sue cosce si tocchino troppo, che il polpaccio non sia abbastanza tornito, che abbia tutte le caratteristiche per piacere ad un grezzo come me, ma non ad una giuria missitaliana, di quelle che privilegiano la coscia lunghissima e magari pure la lingua della stessa metratura. Mi sembra che la ragazzina sia parecchio sprovveduta e molto prona all'intortamento. Anche il moroso la segue e si lascia sfuggire qualcosa tipo "eh, sarebbe bello smettere di lavorare al bar".
La serpentessa ricomincia con l'incantesimo e adesso si atteggia a nave scuola:
"Dimmi, dimmi, tu sai vero che qui in passerella non basta sfilare?"
"Come non basta sfilare?!
"ahahah manno', devi fare anche un po' di moine, un po' di balletto, un po' di ancheggiamento capisci?" e cosi' dicendo si alza e fa due passi vagamente ritmati, copiando fedelmente la passeggiata solita delle Trans sulla via Novara a milano.
La ragazzina e' basita, prova anche lei ma si vede che con le zoccole ha poco a che fare.
"ma che dooooolce che sei! non la trovi dolce anche tu cicci? non e' fresca?"
io penso che si' un po' fresca lo sia.
La crotala a questo punto mi rovina il gioco:
"Senti manca ancora un'ora all'aliscafo, perche' non andiamo a mangiare qualcosa?" e si dilegua in direzione del ristorante, seguita dai due fresconi ormai completamente ipnotizzati.
Io maledico il mio destino, non sapro' mai come andra' a finire.

La sera si cena sull'Isoletta, mi spazzolo degli ottimi tranci di tonno al sesamo e la personcina ammodo e' rassegnata, sa gia' che dopo cena la trascinero' dalla parte opposta del porto dove hanno allestito il palco di missitalia e mi gettero' nella mischia per ficcare il naso piu' possibile.
Arriviamo tardi (va bene la cronaca, va bene la favolina ma ingollare di fretta la cena per sta minchiata no eh) e siamo alle battute finali. Il presentatoresso sta salutando tutti e la matrona della manifestazione, un mascherone gommonato che si atteggia a famosa ma che io non ho mai visto, ringrazia le ragazze e fa sfilare le vincitrici. Fra loro non c'e' ne' la ragazzina ne' la pitonessa.
Sono quasi rassegnato all'ignoranza quando, con slancio di disperazione e grande faccia da culo, mi dirigo verso l'edificio alle spalle del palco. Da un portale sta uscendo gente fra qui qualche stragnocca. Sono disposto a risalire fino agli spogliatoi pur di incontrare le soggette e vedere che faccia hanno. Non sara' necessario.
Prima di varcare il portale sento il sibilo della pitonessa che si rivolge al moroso nerd:
"Ciiiiiccci che bello ci siamo scambiati i numeri di telefono! Cosi' staremo in contatto". A fianco della femmina di sangue freddo c'e' proprio lei, la ragazzina. Sull'orlo di una crisi di pianto.
E' andata male.

La rettilessa si dilegua subito, vuole prendere l'ultimo aliscafo per l'Isola, mentre la ragazzina cammina barcollando verso la famiglia che si sta sbracciando fra la folla. La osservo da dietro la miss mancata e mi chiedo perche' si debba fare del male ad una persona in quel modo, mi chiedo perche' le si debbano regalare illusioni luccicanti per poi infrangergliele.
Sara' alta al massimo un metro e sessanta, le gambe molto gradevoli per un amante delle donne normali, ma conoscendo i requisiti delle moderne manichine e' un miracolo che la ragazzina abbia vinto il concorso di Miss Salamadonna.
La tipetta si getta fra le braccia di un uomo, direi il padre, piange, mentre un'altro che puo' essere lo zio rimette le cose a posto:
"Sarai sempre la nostra miss! hai mostrato gran coraggio a salire su quel palco, non e' mica da tutti"
Lei piange e stavolta fa bene a credere allo zio.
Io sto nei paraggi qualche minuto, poi la scena si fa veramente pornografica, c'e' troppa intimita' e torno dalla personcina ammodo con la faccia di quello che ha vinto alla lotteria.

Seduto all'ombra di un monumento centellino la granita al limone e penso all'episodio del giorno prima, all'incantesimo e mi chiedo se sia il mio destino ficcanasare, osservare di sfuggita storie normalissime di gente normalissima. Che noia.

Le gittime di fese

Mi piacciono le coincidenze, mi piacciono tanto. Quando avvengono sembra quasi che una divinita' esista e ti voglia dare un messaggio, tipo che ti vuole bene. Per questo mi e' piaciuto il fatto che, nel momento stesso in cui ho deciso di recarmi, mio malgrado, nella terra dei pazzi  una studentessa dell'arte marziale mi abbia chiesto "ma come ci si comporta in caso di aggressione?!".
Sembra che non ci sia nessun nesso, nessuna coincidenza, invece c'e'. Eccome se c'e'.

Il mio paese natio e' sempre stato aggredito, l'Italia e' una gran bella gnocca, molti l'hanno desiderata e altrettanti l'hanno posseduta.
Non sempre madama Italia ha reagito propriamente all'aggressione, anzi ogni tanto ha dato l'impressione che le piacesse essere posseduta, simulando solamente una volonta' contraria. Pensiamo agli ultimi 20 anni. Si sapeva fin dall'inizio dove il basso stupratore sarebbe andato a parare no? anche se molti, in buona o cattiva fede hanno minimizzato i segnali. Gia' ma come si reagisce ad un'aggressione anche se e' dissimulata, per esempio come fosse una mano morta in metro?

La risposta alla studentessa non e' stata facile, e' stata immediata ma non facile. Per esempio le ho detto che se fosse gia' cintura nera la reazione all'aggressione sarebbe semplicissima: prendere le distanze, allontanarsi, abbandonare il luogo dell'aggressione e magari anche fuggire. Purtroppo la studentessa non e' cintura nera e gli italiani non hanno tutti la vocazione bastarda dell'emigrante.
Quindi? Quindi la domanda della studentessa sembrava strana, la giovane donna e' a meta' strada del cammino e conosce gia' tutte le tecniche, conosce come colpire, dove colpire e bisogna dire che alcuni colpi sono teoricamente mortali. Il problema quindi e' sapere come ci si comporta e la mia risposta e' stata di quelle che fanno incazzare la gente: "Ci si comporta adeguatamente alla situazione". Infatti la studentessa un po' si e' incazzata.
"Va bene" ho ammesso "scendiamo nei dettagli, anzi scendi tu nei dettagli. Cosa intendi per aggressione? Sei in grado di mostrarmi uno scenario?"
"E' da tanto che non succede" ha cominciato a smollarsi la studentessa "ma in passato in metro' mi capitavano cose strane, tipi che mi toccavano, facevano la mano morta, oppure mi pestavano un piede."
"E tu?!"
"E io cosa?!"
"Che facevi?"
"beh…il piu' delle volte niente"
"Ecco."

Cosa pensa una bella ragazza, seduta da sola nel vagone di un metro', verso mezzanotte, se il signore che le sta a fianco, con un certo garbo bisogna dire, le mette quasi per caso una mano su un ginocchio?
Potrebbe pensarne tante la bella ragazza, del tipo che il signore e' uno sbadato, che magari ha la mano paralizzata e quindi non si e' accorto dell'accidentale contatto o che magari e' un massaggiatore con una deformazione professionale. La ragazza potrebbe raccontarsi decine di queste storie oppure potrebbe decidere che il signore e' un poco di buono e che quell'inopportuno toccamento puo' finire in uno stupro, se non peggio. Nel dubbio cosa decide la bella donna? Credo che la normale reazione umana sia di paura, quindi optera' per lo scenario peggiore, giusto perche' non si sa mai e la sopravvivenza viene prima di tutto.
E' un peccato che gli italiani non abbiano paura di niente.

Se la bella donna fosse una cintura nera di arte marziale, in caso di mano morta a mezzanotte si alzerebbe, cambierebbe vagone, magari scegliendone uno affollato, magari andando nel vagone di testa dove c'e' il guidatore, magari scenderebbe ad una stazione affollata. Comunque fuggirebbe. Questo e' quello che una cintura nera farebbe. Se pero' la donna non e' una cintura nera dell'arte marziale ma fosse a meta' del cammino prenderebbe dei graduali provvedimenti, commisurati alla situazione e sempre in funzione della reazione del cosiddetto aggressore.
"Si' ma in pratica cosa si fa?!" comincia a spazientirsi la studentessa. Bene, e' pronta la studentessa e direi che a differenza degli italiani lei e' interessata ad una risposta concreta, vorrebbe riportarla alla propria esperienza personale.
"La prima reazione deve essere decisa, leggermente spropositata e che non implichi il contatto fisico. Per esempio ti puoi voltare verso il tizio e con voce decisa, squillante, intimargli <<'togli subito quella mano da li'!>>. Lo devi fare fissandolo negli occhi e sollevando leggermente le labbra per mostrare i denti, mentre l'altra mano si contrae a pugno. Proviamo"
La studentessa, nonostante sia a meta' del cammino e sappia come e dove colpire, osserva la mia mano, posata sulla spalla non sul ginocchio e pigola: "tolga la mano da li'". Sembra quasi che supplichi. Non ci siamo.
Facciamo prove e alla fine ci avviciniamo al risultato: una bella faccia incazzata, una maschera che lancia il messaggio: "tu puoi pure continuare ad aggredirmi, ma stai certo che ci sara' un prezzo da pagare, forse riuscirai ad avermi, ma domani dovrai giustificare ad amici, colleghi e magari anche a tua moglie i graffi sulla faccia e l'assenza di una ciocca di capelli". Siamo alla fase dell'avvertimento e l'avvertimento deve essere deciso, forte e realistico, deve spaventare mostrando le conseguenze, non deve essere una barzelletta.

"Si' va bene, ma se il tizio non solo non toglie la mano, ma se mi tocca il seno?"
Le statistiche della polizia bavarese parlano chiaro: il 90% delle aggressioni a giovani donne vengono immediatamente interrotte in caso di reazione della vittima. Il perche' e' noto e psicologico: un aggressore maschio non accetta il rischio insito nella minaccia, un aggressore maschio non rischia di ricevere anche solo un graffio da una femmina, sarebbe troppo imbarazzante giustificarlo…se la vittima fosse un uomo magari si' sarebbe una ferita maschia, quasi un onore, ma da una donna no.
"Se il tuo aggressore continua significa che la tua reazione non era adeguata, troppo debole oppure…oppure che non sei credibile."
"Come non sono credibile?! Per esempio?!?"
"Per esempio se il tuo aggressore non e' uno sconosciuto, ma uno che ti conosce bene e sa che non faresti male ad una mosca, oppure uno a cui hai gia' rivolto quella minaccia ma alla fine non e' successo niente, uno che ti ha gia' aggredita e sa che oltre alla minaccia verbale non vai. Saprai che la maggior parte delle aggressioni avviene in ambito famigliare o comunque da persone che si conoscono. Se tu non ti adegui, un aggressore ci prova sempre e sai dove andra' a parare. Se l'aggressore non e' un passeggero di metro', ma chesso' un collega, sai che avra' tempo a disposizione e procedera' per gradi. Se non e' uno scemo agira' per piccoli passi: una toccatina oggi, una domani…puoi anche illuderti che ti voglia strappare le mutande per ammirare le tue terga senza toccarti, ma questa e' una favoletta".
"E dopo cosa succede?"
"Per tornare allo scenario del metro'…prosegui con le azioni, senza fermarti, se ti fermi rischi. Se il tuo aggressore decide di rischiare a sua volta, se non crede alla tua minaccia allora…sai cosa fare: applichi leve articolari, colpisci certi punti che tu sai e che non causano danni permanenti…"
"…"
"…e prosegui sempre basandoti sulla sua reazione sempre nell'ottica di far finire l'aggressione, non di far male alla persona. Le leggi tedesche riguardo la legittima difesa sono chiare e inesorabili: se non reagisci rischi la violenza e magari la vita, ma se reagisci troppo rischi la galera"
"Quindi se ho capito bene, piu' aspetto nella reazione, piu' la situazione degenera e piu' devo applicare tecniche sempre piu' violente"
"Esattamente. Ricorda la percentuale: nel 90% dei casi una bella reazione verbale, decisa che magari viene considerata eccessiva e' l'ideale per scongiurare l'attacco, ma se ti ritrovi in quel 10%… beh, spero che non ti succeda mai".


"E il lavoro come va?" chiedo alla precedente compagna.
"Beh, bene, sempre a che fare con i clienti pero' anche se non faccio piu' i turni"
"Situazione tranquilla quindi"
"Mah, tranquilla…avere a che fare con i clienti italiani non e' facile…gli italiani stanno impazzendo"
"In che senso?!" drizzo le orecchie.
"Eh nel senso che sono sempre piu' arroganti e volgari, si comportano tutti come…come si chiama quel tizio che urla in televisione?"
"non lo so, non ce l'ho la televisione"
"ma si' dai, il critico d'arte con gli occhiali"
"ah ho capito si', non mi ricordo il nome ma ho capito" – me lo ricordo benissimo il nome, ma nego.
"Ecco, quello. I clienti si comportano come nei talk show con quel tizio, urlano, ti insultano. Pensa che il mio capo mi ha sentito urlare al telefono con un cliente e stava per farmi un richiamo, per fortuna le mie colleghe gli hanno spiegato che ormai e' una questione culturale, che gli italiani fanno cosi', che si aspettano il tafferuglio e che se non reagisci a tono ti massacrano"


Un'amica espatriata in francia mi chiede: "ma hai visto cosa sta succedendo in italia?! Sembrano tutti vittima di una grande ipnosi di massa, ma tutti eh, mica solo i complici di Mr. B. Ma come e' possibile che si sia giunti a questo livello?!"
"Beh si e' lasciata la mano per troppo tempo sul ginocchio senza dire nulla, lasciando intendere che era pure bello. Poi la mano e' finita sul seno e quando e' arrivata nelle mutande qualcuno ha cominciato a squittire dicendo che non stava bene, ma la mano e' rimasta li'. Adesso siamo a due passi dalla sodomia, ma sento ancora un pigolio <<tolga subito la mano da li', per favore eh…>>"
"E' una metafora?"
"Spero di no"

Devo andare in italia e sono preoccupato: come ci si comporta in italia caso di aggressione?!

Auguri mamma!


Oggi e' il compleanno della mia mamma e io sono molto contento.
La mia mamma ha tanti anni e tutti dicono che sono tanti e che e' vecchia e piena di malattie, ma e' pur sempre la mia mamma. Ah quante ne ha viste nella sua vita…
Io un giorno che ero a casa ammalato, per giocare mi sono nascosto nell'armadio che cosi' mi cercavano e non mi trovavano. Ero li' al buio e c'era questa scatola piena di foto della mia mamma e di vecchie lettere. Io non so leggere tanto bene, specie se c'e' la H pero' le lettere e i diari della mia mamma li ho letti e cosi' ho scoperto che la mia mamma e' una troia. Credo che sia una cosa brutta…cos'e' una troia?!

All'inizio la mia mamma era una nobile e aveva un altro nome come quando le ragazze hanno un nome e poi si sposano e ne hanno un'altro. Era nobile e tutti si inchinavano quando passava, era molto ricca e faceva mangiare un sacco di persone. Ne sapeva tanto la mia mamma e ha viaggiato tanto e ha insegnato la lingua a mezzo mondo che ancora adesso se la ricordano. Poi e' successo un patatrac, si e' ammalata, non ha chiuso bene la porta, sono arrivati i ladri e ha perso tutto. Non si e' piu' ripresa.
Era bella la mia mamma…cioe' anche adesso…cioe' non sempre, e' quasi sempre bella e la gente che la va a trovare poi torna a casa e dice "hai visto quanto e' bella?".
La mia mamma era cosi' bella che tutti la volevano e lei era cosi' povera e sola e triste che diceva a tutti di si'. Questo che diceva a tutti di si' ha fatto litigare tanti signori che poi hanno cominciato a dire che era una troia. Io non so cos'e' una troia, ma lo dicono male, con la faccia brutta e sembra una cosa brutta, pero' con la troia la mia mamma ha portato a casa tanti soldi e ci siamo divertiti tanto. Pero' questi signori hanno cominciato a venire e a rubare. La trattavano male, non erano bravi: arrivavano, mangiavano, bevevano, facevano le cose brutte e lasciavano un gran casino che ci voleva un sacco di tempo a mettere a posto tutto. Allora la mia mamma si e' arrabbiata tantissimo, li ha sbattuti fuori tutti e ha detto: non ho piu' bisogno di voi. Poi ha cambiato nome e ha detto che non era piu' una troia e la gente ha smesso di dire che era una troia pero' di nascosto lo diceva, ma la mia mamma teneva la testa alta.
E' stata brava la mia mamma.

Quando sono nato io era molto felice, ma anche quando sono nati i miei fratelli era molto felice, mia mamma e' sempre felice anche se ha tantissimi problemi, pero' e' sempre felice e canta sempre.
A me la mia mamma mi ha fatto mangiare bene, e' brava con la cucina la mia mamma e mi ha fatto studiare bene. Io ero bravo a scuola. Andava tutto bene, poi sono diventato grande e sono andato via.
La mia mamma si e' arrabbiata tantissimo, ma proprio tanto. Io pero' non ho capito tanto quello che era successo, io sono andato via perche'  credevo che la mia mamma non mi voleva piu' tanto bene. Non mi trattava come gli altri miei fratelli, quelli cattivi, e voleva piu' bene a loro che a me anche se io facevo i compiti, facevo i lavori e non picchiavo le sorelle.
Invece i fratelli cattivi le rubavano dal portafogli, rompevano le cose e picchiavano le sorelle e la mia mamma li coccolava piu' di me.
Allora sono andato via e la mia mamma ha pianto e ha detto che la tradivo.
Per tanto tempo non mi ha piu' parlato e io sapevo come stava perche' chiedevo ai miei fratelli. Io ogni tanto la andavo a trovare, mi faceva mangiare bene e mi faceva vedere le cose belle e mi diceva di tornare con lei, ma io non avevo piu' voglia di stare in un posto stretto e sporco e che se io mi mettevo a pulirlo arrivavano i fratelli e facevano casino e rompevano tutto anche le cose che aggiustavo.
Loro dicevano che aggiustavano anche loro poi pero' si voltavano e rompevano anche le mie cose e la mia mamma lo vedeva e non diceva niente e gli voleva bene.
Sono andato a vivere da un'altra mamma e la mia mamma e' diventata gelosissima. Io le ho detto tante brutte parole, ma tante tante e tanto brutte pero' e' come quando si litiga perche' ci si vuole bene no?
Io vorrei tanto che la mia mamma tornasse come quando ero piccolino, ma lei non vuole, dice che sta bene cosi' che non si lava e lascia in giro le cose brutte che fanno male alla salute.
Io sono ancora litigato con la mia mamma, ma ogni tanto guardo le foto e penso che e' proprio bella e che non e' colpa sua che tutti la volevano e lei si dava a tutti. Se sono contento adesso e' perche' la mia mamma mi ha fatto diventare grande e mi di spiace che sia gelosa, ma le voglio tanto tanto bene.
La mia mamma oggi compie 150 anni. Auguri mamma!

La perdita della verginita’


Non dovrei scrivere sta cosa il 27 gennaio, ufficialmente giorno della memoria, ma io odio i giorni della memoria, come odio il giorno della donna, della mamma, del papa', della lotta al cancro o a favore del bambino. Sembra che tutti gli altri giorni siano quelli dell'oblio o a favore dello stupro e dell'ingroppo dei bambini. Purtroppo e' proprio cosi' quindi sta cosa la racconto proprio oggi, perche' un 27 gennaio mi hanno squarciato uno dei tanti imeni che foderano le pupille invece che l'utero.

Il primo deportato che ho incontrato e' stato al paesello, mentre facevo il tirocinio per poi fare il barelliere.
Una sera, verso le 22.00 mentre io e il mio socio di tirocinio speravamo di essercela sfangata arriva sto tizio, magro, con un sacco di capelli e con gli occhi infuocati.
Ci stringe la mano e dice che non vuole rompere i coglioni ma che ha bisogno di una certa medicina, che le farmacie sono chiuse e che solo in pronto ce l'hanno.
Io gli dico che non so, che non e' la prassi, che le medicine le danno solo per le urgenze, ma che sarei andato a chiamare il medico.
Ride il tizio, di una bella risata grassa per contrastare il fisico ossuto e dice "chiamalo chiamalo, io sono un caso speciale, patologico, anzi patologicissimo".
Il medico arriva, si apparta col tizio, poi se ne esce.
Il tizio sventola la scatola di medicinale e fa "vedi? sai sono malatissimo".
"Veramente lei sembra piu' sano di me" ribatto, infatti io tra turni al lavoro e turni in pronto sembro uno zombi mentre il tizio sembra che abbia una duracell infilata su per le chiappe, parla veloce, gesticola, non sta fermo quando parla.
Ride forte il tizio e fa "nonono ti sbagli, sono malato, malatissimo, lo dice questo documento" e mi mette sotto il naso un tesserino verde, plastificato, aperto e sulla prima pagina alla voce "malattie certificate" c'e' scritto "tutte".
"Vedi?" mi fa il tipo "io sono malatissimo, il piu' malato del mondo, ho tutte le malattie del mondo".
Di fronte alla mia perplessita' mi svela il segreto: "sono un ex deportato, sono sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti e questa la considerano una malattia.
I burocrati mi hanno assegnato tutte le malattie del mondo per facilitarmi, ma comunque hanno decretato la mia malattia".
"Ma lei e' stato veramente in un campo di sterminio?!" chiedo incredulo
"Certo! Sono stato a xxx [non mi ricordo assolutamente dove, ma era uno di quelli brutti, da dove non si usciva vivi] per due anni, poi ci hanno liberati gli americani. Ci ho messo anni per tornare a casa perche' volevo rimettermi in sesto altrimenti mia madre al vedermi sarebbe morta".
Il tizio parte con una conferenza, io e il socio siamo rapiti, stentiamo a credere che quel tipo cosi' energetico e cosi' chiassoso sia un ex deportato. Ci racconta cosa e' stato dopo, ma non durante, glissa, dice che altri hanno raccontato meglio di lui ma che quello che hanno scritto e' tutto vero.
Ci dice che aspetta dei soldi, ma che un politico con la gobba li tiene bloccati per prendere tempo, che aspetta che i deportati muoiano tutti prima di sganciare i denari.
E' passata un'ora, il tizio se ne va e adesso il pronto sembra piu' buio del solito.

Ma non e' qui che ho perso la verginita', e' stato molto dopo.
In seguito avrei incontrato altri ex-deportati e avrei trovato in loro la stessa energia e la stessa allegria. Proprio cosi', allegria.
Ad uno, un ucraino,  gliel'ho chiesto come facessero ad essere cosi' allegri e lui mi ha detto "sai, non tutti sono riusciti a rifarsi una vita normale, ma quelli che ci sono riusciti si sono accorti che dopo aver visto le cose piu' brutte del mondo, non puoi vederne di piu' brutte, quindi anche il piu' grosso contrattempo della vita ti sembra una barzelletta".

Dopo l'incontro con i deportati mi sono ritrovato in monaco a mangiare in una kneipe. Si condivideva il tavolo anche con sconosciuti, come si usa qui e alla mia destra c'era un tizio di cui non mi ricordo la faccia, solo che aveva una barba bianca, tipo babbo natale, ma piu' corta. Mangiava in silenzio, sembrava che fosse solo, sembrava che ascoltasse la nostra conversazione. In effetti lo faceva ed e' lui che mi ha fatto del male.
Con gli altri commensali parlavo di quella strana energia dei deportati e il discorso era scivolato su altro, sul fatto che specialmente d'estate ci sono un sacco di pullmann pieni di anziani che fanno le gite e che gli anziani tedeschi mi sembravano molto piu' arzilli di quelli italiani, che i vecchietti italiani erano sempre li' a lamentarsi per gli acciacchi, mentre questi camminavano dritti e sembrava che non avessero malattie. E' stato li' che Babbo Natale si e' voltato verso di me e con un sorrisino mi ha detto, in italiano fessurato da un forte accento tedesco:
"Chiedo scusa, ma io parlo italiano e non ho potuto fare a meno di ascoltare la vostra conversazione. Mi permette una domanda?"
"Prego"
"Secondo lei gli anziani tedeschi sono geneticamente migliori, nel senso di piu' sani di quelli italiani?"
"Come? No, no, che diamine, non penso che sia una questione genetica, come potrebbe essere?!"
"Allora le faccio notare una cosa. Gli anziani di oggi sono i bambini sopravvissuti all'aberrante esperimento di eugenetica dei nazisti. Sono coloro che non sono stati soppressi in tenera eta' e che sono sopravvissuti alla guerra. In qualche modo hanno subito una selezione"
Io e i miei commensali piombiamo in un silenzio freddo.
Babbo Natale continua: "Si e' mai chiesto in che modo i sopravvissuti ai campi di sterminio siano tali?"
"Cosa vuole dire?"
"Ha mai letto libri sulla vita nei campi di sterminio?"
"A pacchi"
"Ha mai letto che farsi rubare le scarpe significava morire?"
"Certo"
"Ha mai sentito nessuno dire 'ho rubato le scarpe al mio vicino' ?"
"…"
"L'essere umano quando si tratta di sopravvivere diventa un demone o un angelo"
"…"
"…purtroppo gli angeli sono sempre cosi' delicati…"
"…"
"Chiedo scusa per l'intrusione, ora devo proprio andare, grazie per la conversazione" si alza, si abbottona la giacca verde di feltro ed esce veloce dal locale.
Io non riesco ad aprire bocca. Babbo Natale invece dei doni mi ha lasciato un sacco di carbone.
Questo episodio l'avevo dimenticato, per anni l'ho rimosso e solo dopo aver letto "I racconti della Kolyma" che descrive la vita in un gulag sovietico me ne sono ricordato. C'e' scritto chiaramente che i sopravvissuti al gulag venivano isolati dalla gente comune, perche' non c'era modo di sapere come erano sopravvissuti, se con la virtu' o calpestando il prossimo.
Nei campi di sterminio come nei gulag non esisteva la virtu' era cancellata dall'istinto di sopravvivenza. Gli aguzzini avevano fatto molto peggio che disumanizzare le persone: le avevano fatte diventare dei demoni. Avevano portato a galla il mostro che si annida dentro ognuno di noi e che immancabilmente esce quando si tratta di decidere fra noi e il prossimo.
Ho ripensato spesso a quanto detto da Babbo Natale e non sono mai riuscito a immaginare il tipo del pronto soccorso o Y. dall'ucraina o G. e M. dall'italia nell'atto di rubare le scarpe o di denunciare il vicino per un piatto di minestra o di fregare una coperta. Eppure e' probabile che l'abbiano fatto, come faremmo tutti.
In nazisti hanno creato un esercito di demoni e quelli che non sono sopravvissuti all'orrore e al rimorso sono diventati degli angeli, in grado di vedere il buono anche quando noi non riusciamo a vederlo, sono in grado di riconoscere il male e di avvisarci di starne alla larga, perche' sanno dove puo' condurre un gesto o una parola dura.
La mia gratitudine e il mio ricordo va a coloro che magari sono stati dei demoni e che trovano ancora la forza di ricordarci che l'orrore non e' finito nel '45, che l'abominio si svolge ogni giorno, che l'oscurita' e' ancora fra noi, ma ci ricordano anche che con lavoro e impegno e' possibile trasformarla in luce. Loro lo hanno fatto.

Fare sistema

Solo ora mi rendo conto che non ho dato seguito alla favolina dell'incontro col console Doppio Cognome. Imperdonabile.
In effetti c'e' stato un seguito, a quell'incontro,  abbiamo provato a fare sistema, abbiamo fatto i bravi cervelli (ahem) in fuga, abbiamo fatto quello che si doveva fare con coscienza limpida (c'e' l'aveva chiesto il console) e ci siamo presi una grugnata.
Never again.

Ricapitoliamo.
Il console ci dice che bisogna mettersi al passo con i paesi potenti, quelli che contano, che dobbiamo fare come fanno Germania, Francia e Gran Bretagna, che dobbiamo "fare sistema", che funziona cosi'.
Questo vuol dire che se veniamo a sapere di una posizione prestigiosa in una organizzazione prestigiosa, che sia pubblica o privata non importa, dobbiamo segnalare il fatto al consolato, magari facendo il nome di una persona all'altezza che se occupasse quella posizione darebbe lustro all'italia.
La segnalazione verrebbe mandata agli organi competenti, valutata, e se il candidato fosse effettivamente all'altezza, si muoverebbero le feluche, si stabilirebbe l'intreccio di relazioni e partirebbe la "sponsorizzazione".
Sembra semplice. Peccato che gli italiani con le cose semplici non vadano molto d'accordo.
Guarda caso e subito dopo quell'incontro col console nella mia (prestigiosissima) organizzazione si libera un posto di Supercapo, non un posto di Capissimo, ma comunque un signor posto.
Guarda caso io e altri colleghi abbiamo sottomano un cadidato perfetto: uno scienziato coi controcoglioni e con lo spirito giusto che saprebbe motivare anche un cubo di porfido e soprattutto e' italiano.
La sua presenza all'interno dell'organizzazione sarebbe come fare entrare in casa Ajax Tornado Bianco, scalcarizzando via vecchie incrostazioni e dilavando muffe stagnanti.
Non e' solo un favore che facciamo ad un amico, facciamo un favore a noi stessi perche' pensiamo che sia la persona giusta in un posto (momentaneamente) sbagliato e con la speranza che lo faccia diventare il posto giusto.
Ci siamo, facciamo sistema, siamo galvanizzati. Quanto tempo abbiamo? Ok, due settimane prima della deadline per mandare il curriculum.
Uno di noi, il piu' autorevole, telefona in consolato, parla direttamente col diplomatico, segnala la situazione e chiede "e adesso?"
"Adesso e' semplice" risponde il console "lei mi mandi tutto il materiale, il CV, la descrizione del posto, le pubblicazioni del candidato e io lo vaglio, lo metto assieme e lo spedisco al consulente scientifico dell'ambasciata".
Detto fatto. Il candidato prepara tutto il materiale e lo si spedisce celermente.
Il consulente scientifico dell'ambasciata si fa sentire e chiede un colloquio col candidatone…purtroppo cio' avviene circa un mese e mezzo dopo le selezioni. Chiuso il discorso prima ancora che si aprisse.
A quando pare il console ci ha provato a "fare sistema" segnalando anche la ristrettezza dei tempi, purtroppo il sistema era impegnato a farsi.

Delusi e anche scornati dalla vicenda mettiamo una pietra sopra al tentativo di fare sistema e ce ne torniamo all'affetto dei nostri cari. Tutto tranquillo fino a qualche giorno fa.

Nella mia casella postale elettronica ricevo un messaggio inviato al locale presidente dei COMITES, il quale lo rigira a quanti piu' italiani possibile con la preghiera di diffusione:



Gentile Presidente [dei COMITES – Nota Del Pilger],

la nostra Ambasciata a Berlino ha deciso di censire i docenti universilari [sic! – NDP] ed i ricercatori italiani operanti in Germania.
La rilevazione e' premessa di un'attivita' di piu' ampio respiro,
volta a individuare nuove forme di collaborazione tra la rete diplomatico-consolare e docenti e ricercalori [sic! – NDP].
Cio' per mettere "a sistema" le rispettive competenze e sviluppare sinergie, in Germania ed in Italia. I dati raccolti, una volta elaborati, con il consenso degli interessati potranno essere inseriti
in un data base consultabile da Comites, Ice, Camere di Commercio
Italo-Tedesche, enti scientifici, universitari ed economici
italiani e tedeschi.

Ai fini di tale rilevazione e' stato elaborato il modulo di cui
Le allego copia. Le sarei grato se il potesse contribuire
a Farlo pervenire a docenti e ricercatori di cui sia a
conoscenza, con la preghiera di compilarlo e restiturlo
all'indirizzo: [email protected] [Nome cambiato – NDP]

Nel ringraziarLa per la consueta collaborazione, Le segnalo che
l'Ambasciata ha chiesto di poter ricevere le schede compilate
entro il 14 gennaio 2011. [2 giorni 2 dopo la ricezione dell'e-mail – NDP]

Con i miei piu' cordiali saluti
Min. Plen. Doppio Cognome


In allegato al messaggio c'era un template Excel costituito da 22 colonne da riempire.
Ora…immaginatevi di fare l'emigrante per una bella paccata di anni, di aver avuto contatti con le istituzioni italiane in germania per questioni amministrative ed avere avuto perdite di tempo, di aver avuto contatti con le istituzioni italiane in italia ed esserne usciti devastati. Immaginate di essere stati per una paccata di anni ignorati da qualsiasi entita' italica, salvo poi ricordarsi di voi in campagna elettorale (ma solo dopo che e' cambiata la legge!) e ritrovarvi la cassetta postale (ah bastardi, quindi sapete come rintracciarmi!) piena di facce come il culo che chiedevano il voto.
Immaginatevi di aver risposto a manciate di questionari sul perche' un italiano avrebbe dovuto emigrare, immaginatevi di aver risposto e l'anno dopo di aver ricevuto la stessa richiesta o magari di aver letto sui giornali del "mistero della fuga dei cervelli".
Ecco immaginatevi tutto questo e immaginatevi la faccia di uno che riceve l'ennesimo questionario da compilare e rimandare ma due giorni dopo eh, zakzak, schnell!
Come pensate che reagisca uno che e' stato danneggiato dal sistema italiano e preso per il culo dallo stesso sistema?
Ometto le mie personali reazioni, preferisco riportare l'e-mail che un mio collega ha spedito immediatamente alla Sig.ra Inge Wattelapeske e che riassume lo stato d'animo.



Cara signora Wattelapeske,

mi sono stancato di rispondere a questo tipo di richieste.

Come si dice dalle mie parti, e' inutile chiudere il porcile quando il maiale e' gia' scappato
(ovviamente mi riferisco al mio personale caso).

Distinti saluti,
Cervello Infuga


Tempo fa mi sarei chiesto "Ma ci sono o ci fanno?" ora non me lo chiedo piu', fortunatamente c'e' il tasto Delete e c'e' il bidone del riciclaggio della carta.

Con tatto umano

Dicono che io sia asociale, ma non e' vero, e' di piu': sono antisociale. Per me la societa' e' quel polmone di acciaio di cui parlavo in un post sotto, qualcosa che ti permette di sopravvivere ma che ti ingabbia, ti fa respirare ma non ti fa vivere.
Credo sia anche per questo che odio il chiacchiericcio fra sconosciuti, smalltalk lo chiamano i miei colleghi anglosassoni, ma si tratta di ciarla. Per questo evito come la peste occasioni di chiacchiericcio, mi nascondo dietro la porta quando sto per uscire e sento che le scale sono gia' ingombrate da un vicino e al mattino faccio del mio meglio per puzzare in metro' ed evitare cosi' qualsiasi contatto umano che vada al di la' dell'occhiata torva. I coffee break poi sono un covo di lebbrosi e mi intrattengo solo se si va al di la' dell'elaborazione meteorologica o del riassunto pallonaro.
Per questo ho elaborato strategie raffinatissime per poter parlare con le macchine ed evitare il chiacchiericcio umano. Funziona sempre, ma l'imprevisto e' costantemente in agguato. Al supermercato per esempio.

Ho organizzato la mia vita in modo da ritagliarmi momenti di totale silenzio, di introspezione pura, di beato solipsismo. Devo dire che nel deserto cittadino tedesco l'impresa e' facile in partenza, ma grazie all'efficienza teutonica ho ottimizzato il processo.
Le pratiche burocratiche le svolgo on-line e adesso sta prendendo piede pure la prenotazione online dei ristoranti mentre quella dei cinema c'e' gia' da tempo anche se c'e' questo neo di doversi rivolgere ad una cassiera umana per ritirare il biglietto: non possono fare come al check-in dell'aeroporto?
Ogni tanto mi capita di incontrare qualcuno che si ostina a volere giocare all'essere umano e finisce sempre in zuffa.
Per esempio quando mi chiedono "come stai?". Non possiamo decidere una volta per tutte che non gliene frega niente a nessuno di come sto?!
Possiamo stabilire che pure a me non frega niente di come sta chicchessia con cui non ho mai condiviso un pasto?!
Possiamo sostituire il "Wie geht's" o peggio il "Wie geht es Ihnen?" con, chesso', un muggito, una flatulenza o un rutto? Qualcosa di poco cordiale ma di piu' sincero, qualcosa che viene veramente da dentro?
A volte mi capita di rispondere al "comesta" con un sorriso e con "Sehr schlecht, danke" ("malissimo grazie") e quasi nessuno se ne accorge.
A volte lo chiedo io "come le va?" ma solo perche' ho voglia di rompere i coglioni e alla canonica risposta "benegrazie" ribatto "Sicuro?! perche' lei e' di un pallore mortale, ha fatto un checkup di recente?".
Stranamente pochi disprezzano la mia bastardaggine, la prendono per un sincero interesse sul loro livello delle transaminasi.
Apprezzo invece molto la conversazione, anche con persone incarnate, anche con sconosciuti se capita, qualcosa che tocchi il senso della vita o anche solo la straordinaria vita sentimentale dei pinguini,  ma capita raramente.
Una persona sana di mente tutte queste cose le racconterebbe di fronte ad una weissbier, mica in un blog, ma chi e' rimasto sano di mente al mondo?
Forse solo i matti.

Io al supermercato mi sento al sicuro. So leggere le etichette, so dove si trova la roba e sono abbastanza alto per prendere anche le scatolette irraggiungibili.
Arrivato alle casse ho sembre un brivido di eccitazione di fronte alla corsia automatizzata. Sono quelle casse dove ti scansioni da solo i prodotti, te li infili in un sacchetto, paghi, raccogli i punti con la tessera e te ne vai. Pornografia pura per un orso antisociale.
Eppure non ci sono mai andato alla cassa misantropa, mi sembra troppo persino per me. Ho anche paura che qualcosa non vada e mi veda costretto  – orrore – a spiegare ad un inserviente carnaceo cosa e' andato male.
Nonono, meglio andare alla cassa umana dopo aver attentamente verificato la fisionomia del personale.
Vado alle casse presidiate da cassiere visibilmente ariane. Evito come la peste le cassiere medioorientali mentre quelle turche, se sono molto giovani quindi di terza o quarta generazione, quindi tedeschizzate, vanno bene.
In questo modo non corro il rischio di rompere la naturale barriera fra eremiti cittadini.
Le trappole sono le cassiere slave, una autentica fregatura.
Le cassiere slave sembrano tedesche ma appena hai scaricato la tua mercanzia sul nastro ti dicono "hallllo" e…non so come dirlo…sorridono! In quel momento sai che sei fregato.
Ti trattano con gentilezza, ti chiedono se fai la raccolta punti coi cuoricini e se non la fai…scusate un attacco di nausea…ti chiedono perche'! Qualche disgraziata croata che ha vissuto troppo a contatto con gli italiani al momento di pagare, si e' permessa perfino di fare un commento sul mio cognome stampigliato sulla carta di credito e che ha potuto tradurre dall'italico: "Che beeeelo! moolllto poetttico!". Roba da farla licenziare.

Per questo scelgo bene la cassiera e venerdi' scorso ho scelto benissimo, almeno credevo.
Ho beccato l'unico uomo della fila di gabbie avicole dove sono incastonati i cassieri. L'uomo da' sempre garanzia di farsi i cazzi propri, questo poi era ancora piu' una garanzia perche' non sembrava proprio ariano ma sicuramente non era slavo e poi l'occhio storto e il tic della testa lo qualificava come un mezzo idiota, probabilmente una categoria protetta. Una garanzia appunto.
Scarico i prodotti e il disabile cominca a scannerizzarli prendendoli con una mano storta ma dal movimento stranamente fluido. Poi la tragedia:
"Come mai ha preso due sacchi di terra per il gatto?" osa rivolgermi la parola.
"C…c…come dice scusi?"
"Ha preso due sacchi da 10 chili di terra per il gatto, come mai cosi' tanta? Solitamente un sacco basta per almeno due settimane." articola la domanda mentre continua a scannerizzare con la mano storta.
"e'…e'…perche' vado in ferie…quindi faccio scorta…"
"Ah capisco, quindi il gatto viene con lei"
"Beh, si…"
"Non soffre il viaggio?" si informa l'uomo visibilmente e sinceramente in apprensione.
"Si' un po', ma non c'e' altra scelta"
"Capisco…quindi si spiega anche la grande quantita' di crocchini di lusso, servono per farsi perdonare dal micio"
"s…si' e' effettivamente cosi' " balbetto per essere stato scoperto mentre porgo la carta per il pagamento.
Il presunto psicopatico mi restituisce la carta con lo scontrino e mi augura: "Grazie per aver acquistato da noi, buon fine settimana e…buon viaggio a lei e al gatto!"

Sono paralizzato. Un fine psicologo travestito da sottosviluppato e' penetrato nella mia spessa corazza antisociale e mi ha fatto un massaggio cardiaco. Valuto se sia il caso di andare dal direttore e farlo licenziare, ma non ho tempo. me ne vado.
Spero che fra tre settimane sara' ancora qui.

Anticorpi

La skodarossa arranca sulle alpi svizzere, manca poco al bernardino e da
li' in poi e' tutta discesa. Invece per l'umore sara' tutta salita. Stavolta non atterro nel paese dell'amore per vacanza, che gia' la cosa e' impegnativa, stavolta sono in missione. Sembra una prova di giochi senza frontiere o un cartone animato di Asterix : devo procurarmi delle informazioni, dei documenti e sbrigare cose con l'amministrazione pubblica italiana. Sono preoccupatissimo, non ho piu' gli anticorpi per affrontare il drago italico.

Parecchi emigranti di primo pelo cadono nell'errore. Lasciata alle spalle la madrepatria stivala e varcate le alpi fanno il dito a sud e guardano a nord verso una terra che credono libera da burocrazia e meccanismi farraginosi. Poveracci.
In Germania la burocrazia e' un macchinario della stessa dimensione e complessita' di quello italico, l'unica differenza che vedo fra i due marchingegni macinauomini e' che  quello tedesco ha la carrozzeria trasparente. Attraverso il guscio di  vetro il malcapitato puo' vedere tutte le rotelle che girano, sa cosa lo aspetta e quale meccanismo alla fine lo triturera'.
Nel sistema italiano i meccanismi sono nascosti, li devi indovinare, non sai bene dove oliare e dove girare la manovella come nel sistema tedesco. Questa cosa qui mi fa morire d'ansia.

Il giorno successivo all'arrivo nel paese della liberta' amorosa devo andare all'ASL e chiedere informazioni (informazioni eh) su come ottenere un rimborso. Dovrei essere tranquillo visto che chiedo solo dei moduli, mica soldi. Sembra facile, ma io la vedo impossibile e per dormire mi infilo nell'organismo una scaglia di  lorazepam con un filo di olio extravergine.
Mi sveglio rincoglionito e dopo un paio di flessioni ed esercizi taoistici per tenere a freno il sistema nervoso mi presento di fronte al moloch dell'ASL.
Nell'atrio c'e' l'ufficio informazioni, una transenna col nastro, un distributore di bigliettini e 4 personaggi seduti su delle panche.
Sotto il distributore di biglietti c'e' un cartello che dice: "E' inutile che vi mettiate in fila, avete il vostro biglietto. Aspettate seduti che conviene pure a voi".
Trovo il cartello ridondante visto che c'e' il distributore di biglietti, cosa non nuova visto che ogni reparto di macelleria del supermercato ne ha uno.
Estraggo il mio biglietto: numero 26. Guardo il polifemo per sapere a che numero siamo arrivati: numero 24. Sembra facile.
Mentre estraevo il mio biglietto polifemo aveva emesso un urlo e il 24 aveva sostituito il 23. Un millisecondo prima un tizio con la maglietta azzurra si era infilato di fronte allo sportello. Normale, non c'era nessuno e il tizio aveva il numero giusto. Ancora facile.
Mentre l'azzurrino confabula con l'impiegata un ciccione entra belbello e si mette di fronte alla separazione a nastro, non prende il biglietto. Io mi innervosisco, me ne fotto del cartello e invece di mettermi seduto piantono il ciccione. Appena l'azzurrino si dilegua e scatta il 25 il grassone va allo sportello senza presentare alcun biglietto. Io commetto il primo errore: mi incazzo. Urlo rivolto agli astanti: "ma scusate funziona sto sistema dei biglietti o no?!". I 4 tizi sulle panche mi guardano stralunati. Mi sono rivolto a loro perche' credevo che fossero in fila, mentre ora e' chiaro che sono li solo per prendere il fresco condizionato sulle panche.
Nessuno dice niente e io mi incazzo ancora di piu', appallottolo il biglietto e lo lancio verso il ciccione mancandolo. Continuo a berciare:
"basta sapere che non funziona il sistema dei biglietti, non ho problemi a sgomitare!".
L'obeso si dilegua senza degnarmi di uno sguardo, scatta il numero 26, io mi affaccio, ancora fumante, allo sportello dalla quale spunta una vecchina che pigola:"eh funzionerebbe il sistema dei biglietti, se solo me li facessero vedere". Mi gira la testa.
"Signora scusi" le dico con voce apparentemente calma, "non sono gli utenti che devono mostrarle il biglietto, e' LEI che deve pretendere di vederlo sto biglietto e rimandare indietro chi non ce l'ha"
"Eh ma sa, non e' facile…"
Io questa la vorrei strozzare. La vecchina ignava rappresenta una delle origini dei mali italici.
Forse si pensa che i tedeschi siano geneticamente onesti o rispettosi delle regole (oltreche' nazisti sia chiaro), ma sono semplicemente sottoposti al ferreo rispetto delle regole e chi sgarra paga. L'istituzione nel paese dell'odio e' autorevole non e' perche' ha la forza, ma perche' possiede l'inesorabilita'. Nel paese dell'amore l'istituzione deve essere autoritaria perche' non se la caga nessuno. Del resto si poteva offendere il ciccione e, a questo punto anche l'azzurrino ricordando loro che c'e' il sistema dei biglietti? Giammai, mica che si diventi come la germania e quindi automaticamente si comincino a sterminare gli ebrei. Sorvolo sulle considerazioni filosofiche e vengo al dunque:
"Senta, non ho molto tempo mi dica come si ottengono i rimborsi tantalici".
La vecchina pare sollevata dal fatto che non insisto sulla sua ignavia e mi da' l'informazione che mi serve: "In fondo al corridoio, prima porta a sinistra". Anche questa sembra facile, dove stara' l'inghippo?
Attraverso il corridoio mi paro di fronte alla porta e il primo inghippo e' la testa da tedesco  che ormai mi ritrovo: c'e' un cartello col nome dell'ufficio e con  l'orario, ma non dice ne' "bussate e entrate" e nemmeno "guai a voi se  bussate e non pensateci nemmeno ad entrare". Che faccio? Un tedesco sa che  se una cosa non e' esplicitamente permessa allora e' vietata, ma qui?
Rischio la vita, busso, non attendo l'inutile risposta che sarebbe coperta dal frastuono del corridoio ed entro.
Credo di aver fatto la mossa sbagliata perche' mi ritrovo gli occhi sgranati di una tizia che fa la stessa faccia di una sorpresa nuda a masturbarsi con la leva del cambio:
"Siii?!" mi fa
"Salve sono Der Pilger, avrei bisogno di informazioni sui rimborsi e…e' il posto giusto no?"
"Si' si', si accomodi" fa questa appoggiando la leva del cambio sulla scrivania "Che tipo di rimborsi?"
"Rimborsi tantalici, ho qui tutte le carte per…tutto bene?" la tizia e' sbiancata.
"Io…io non so nulla di rimborsi tantalici, se ne occupa la mia collega, io faccio solo rimborsi per quelli fino al metro e 25 di altezza"
"Benissimo mi faccia parlare con la sua collega"
"Non c'e', e' in ferie"
"Ci sara' pure una sostituta"
"ahem…sono io la sostituta"
"Ah, bene, quindi le dicevo che io ho qui i documenti…"
"No guardi, dovrebbe tornare domani, che ci sara' la mia collega"
"Domani?!"
"Si' si', io non so proprio nulla di rimborsi tantalici"
"Ma sono solo informazioni…"
"Eh ma io non ne so niente, se torna domani la mia collega le dira' tutto"
Mi arrendo.
"Mi spergiura che domani la collega sara' qui?" imploro.
"No, spergiurare no, puo' sempre succedere qualcosa"
"Forse e' meglio se telefono…."
"nooooooo!"
"…per prendere un appuntamento…."
"nooooooo!"
"Cioe' devo tornare qui col corpo? ci devo provare e basta?!?"
"Si', proprio cosi'"
"va bene…sigh…arrivederci…"
Drago – Der Pilger: 1-0



Dopo un'altra notte agitata resa sopportabile da un frappe' di lexotan mi presento di nuovo allo stesso ufficio, di fronte alla stessa porta.
Busso, entro e mi ritrovo una faccia nuova (la collega?) a colloquio con un tipo in completo di lino. La tizia mi bercia qualcosa da cui capisco che per il momento non sono gradito:
"Aspetto fuori?" chiedo
"Si'!"
"Mi chiama lei eh?"
"Siii!" fa questa sbuffando.

Ok per il momento e' chiaro. Mi siedo, aspetto e intanto analizzo la fauna.
Ci sono un sacco di stranieri, ma non stranieri come me, di piu'.
Sono principalmente donne fasciate di tessuti multicolori il cui colore di pelle va dal pallido nordindiano fino allo scuro senegalese.
Ognuna di loro ha almeno un figlio al seguito.
Mentre io ho una faccia derelitta, gli italiani hanno una faccia mesta,  queste sorridono tutte, chiacchierano, ridacchiano.
Faccio furbe considerazioni sulla relativita': per me che vengo dalla citta' piu' vivibile del mondo questo posto e' l'inferno ma evidentemente per quelle signore che forse vengono da un vero inferno questo ufficio fondamentalmente pulito sembra loro un paradiso.
Guardo con altri occhi questo posto e devo ammettere che il pavimento non e' in terra battuta, non ci sono pisciate agli angoli della stanza e nemmeno resti di topo decomposto. Probabilmente non dovro' allungare bustarelle oppure offrire polli alla tizia che (forse) mi chiamera' e (forse) mi dara' le informazioni. Son piu' tranquillo ora che so che non sono all'inferno, al limite in purgatorio. La relativita' fa miracoli.
Arriva un tizio e si para di fronte ad una porta a fianco della mia, anche lui paralizzato dall'indecisione se bussare o no. A fianco di questa porta c'e' un distributore di biglietti, ma il tizio non ci pensa nemmeno a prenderne uno. Bussa, poi entra.
Due minuti dopo arriva un'altro tizio, stessa scena, stessa paralisi, stessa indifferanza verso il bigliettaio meccanico, ma l'esitante invece di bussare mi chiede "lei e' in fila?"
"Nono, io vado in quest'altro ufficio, ma ho visto un altro tizio entrare"
"Ah grazie".
Dopo pochi minuti il primo tizio esce, il secondo si fa avanti ma viene fermato da una guardiana che gli dice di aspettare, che prima deve fotocopiare delle cose e deve chiudere l'ufficio a chiave.
Dopo le fotocopie il tempio burocratico viene riaperto e il secondo tizio viene ingurgitato dal meccanismo.
Appare una coppia attempata, lui si paralizza come di consueto di fronte alla porta, lei invece fa il gesto di prendere il biglietto ma…il distributore e' vuoto. Ha senso un distributore vuoto, visto che nessuno se lo caga e anche perche' non c'e' nessun polifemo contanumeri li' di fuori. Non mi faccio domande. La coppia si siede e non conoscero' mai il suo destino perche' la mia vestale mi convoca. Mi siedo sulla stessa sedia di ieri e snocciolo la tiritera:
"Salve sono der pilger, come dicevo ieri alla sua collega" – giusto per farle capire che sono quasi un veterano di quell'ufficio – "avrei bisogno di sapere come si ottengono i rimborsi tantalici".
La sacerdotessa del Drago non sembra impressionata dalla mia seconda visita e dopo attimo di concentrazione vaticina:
"E' tutto molto semplice. Deve compilare questi moduli ogni tre mesi, allegando le eventuali fatture di chi fa il trasporto. Poi deve compilare il modulo qui una tantum e il gioco e' fatto"
"Dov'e' il trucco?" faccio io malfidente.
"Nessun trucco…cioe' ci potrebbe essere un problema nel caso l'associazione di trasporto non rilasci ricevuta"
"Perche' non dovrebbe farlo?"
La vestale mi guarda stupita: "Mah…dovrebbe, pero' a volte non lo fanno, senza motivo"
"Vabbe' basta insistere, se devono devono"
La pizia gorgoglia: "eh no, non e' cosi'…comunque se non ha la ricevuta allora marca questa casella qui, vede? sarebbe dichiarare il falso ma in mancanza di ricevuta…comunque io non le ho detto niente sia chiaro eh? poi faccia come crede"
Io quasi casco dalla sedia: "Dichiarare il falso?! Ci mancherebbe! Piuttosto ci smeno!"
"mmm" fa questa che nel gergo sacerdotale vuol dire "povero pirla"
"Oltre a questo c'e' qualcosa da sapere?" insisto
"No, niente, ah beh si'" – ecco lo sapevo – "c'e' il fatto che i rimborsi sono trimestrali e quindi le richieste devono pervenire entro dieci giorni dall'inizio del trimestre. Non dovrebbero esserci problemi: quando la persona trasportata e' in citta' passa di qua a consegnarli e il gioco e' fatto".
"Non e' fatto, visto che la persona trasportata non viene in taxi e non puo' passare di qua".
"Beh allora viene lei, ogni tre mesi lo puo' fare"
"No guardi, non e' cosi', io sono qui solo per una settimana, poi torno in germania, vivo li'"
"Ah ma che bello" – cinguetta l'ancella del Drago – "sono appena tornata dalla germania"
"Interessante, ma mi dica" glisso "se si manda per posta son problemi?"
"No, certo che no, pero' come le ho detto i moduli devono arrivare entro 10 giorni dall'inizio del trimestre"
"Eh dieci giorni! vuole che non arrivino in dieci giorni!"
La tizia spalanca gli occhi e poi viene colta dalla rivelazione, si ricorda che io non vivendo li' non sappia come vadano le cose, quindi mi svela:
"Senta…chieda il favore al tempio di esculapio, che alla fine e' la destinazione del trasportato, con la posta interna fa molto prima".
Apprezzo il consiglio, faccio per andarmene e mi ricordo che qui funziona diversamente, quindi allaccio rapporti umani, chiedo dove e' stata esattamente in germania ("Oh, la foresta nera? che bello!") e apprendo che e' una abitue' della teutonia, che suo figlio vorrebbe fare un'esperienza di lavoro a friburgo.
Io che sono bastardo e voglio farle pagare il rude trattamento iniziale le dico una cosa vera che pero' avrei potuto risparmiarmi:
"Eh la germania del sud e' una trappola"
"Cosa intende dire?!" fa questa visibilmente preoccupata.
"Che una volta atterrati li' e' quasi impossibile venir via"
La madre di famiglia e' visibilmente sollevata, ma subito viene colta quasi da un malore, impallidisce. Capita a tutte le madri messe di fronte alla scelta fra la felicita' del figlio e la sua fuga dal nido materno. Ora la sacerdotessa del drago diventa umana, dimezzata dal desiderio di vedere suo figlio realizzato all'estero o frustrato in italia fra le gonne di mamma'. Saluto ed esco in fretta dall'ufficio.
Drago – Der Pilger: 1 – 1


Accompagno Tantalo nel paesello a fianco, in una clinica privata convenzionata per fare degli esami.
C'e' posto al parcheggio, seguo la pista gialla fino alle informazioni, prendo il mio biglietto (qui il sistema funziona), seguo la pista arancio. Fanno gli esami, poi seguo la pista blu per un altro esame.
Riseguo la pista gialla fino alle informazioni, riprendo il biglietto e vengo a sapere che il risultato degli esami l'avro' il giorno stesso dalle 16.00 in poi. Che bello.
Stava andando tutto bene, poi mi metto in mente di rovinare le cose. Chiedo:
"Senta ma il risultato non si puo' avere per posta?"
"Scusi?!?"
"Si' per posta…non lo potete spedire?" – io penso sempre al fatto che sto qui solo una settimana e poi c'e' solo il congiunto a fare le cose e se non puo' lui ci si attacca. Penso a chi non ha amici o parenti su cui fare affidamento, ma pare che questa sia una assurdita: in italia TUTTI hanno amici o parenti. Infatti la gentile signora mi risponde sconcertata:
"No, deve venire qualcuno personalmente e se non puo' il paziente il sostituto deve firmare questo modulo di delega, sa per la praivasi".
"Capisco, grazie".

Alle 16.05 mi ripresento in clinica dove mi consegnano i risultati: una busta minuscola. Io mi aspettavo una cosa gigante visto che ci devono essere dentro delle lastre e dico: "ci deve essere un errore".
"Non c'e' nessun errore, guardi qua il nome"
Corrisponde, allora apro la busta e invece di una lastra c'e' un CD
"Scusi cos'e' questo?"
"Un CD, dentro ci sono le immagini. Consegni il CD al medico".
Stramazzo. Stramazzo sia perche' la tecnologia e' arrivata nel tempio di esculapio e sia perche' non ne e' arrivata abbastanza.
"Scusi" faccio con la solita faccia beota "ma io ho trasportato il corpo per prendere un supporto informatico? Per venire in possesso di una cosa che poteva essere spedita via e-mail o con un ftp o con…con…"
Capisco che la persona a cui mi rivolgo sta per chiamare il reparto psichiatrico e quindi mi dileguo.
Drago – Der Pilger: 2:0



Racconto ste storie al congiunto che si tiene la pancia dal ridere.
Mi informa che da un pezzo 10 giorni per una lettera urbana non bastano per far arrivare la missiva a destinazione, che le poste semplicemente non devono essere prese in considerazione. Lasciamo perdere poi la posta elettronica, ancora mezzo per iniziati.
Gli dico la storia dei moduli e che se ha bisogno di altre informazioni di andare dalla Vestale Tale e aggiungo "dille che ti manda quello che sta in germania e che…". Mi blocco. Sono stato infettato dal virus mafioso!

Arranco di nuovo con la skodarossa su per il san bernardino, mi e' andata di lusso, ho fatto quello che dovevo fare e anche di piu'.
Sto male certo, ma e' la normale reazione all'esposizione al virus mafioso, quando si formano nuovi anticorpi.

Grazie Prof.


Carissimo Professore,
    ovviamente non leggera' queste parole, ma non si preoccupi: e' tutta colpa mia.
Sono mesi che avevo in testa di scriverLe, dovevo solo battere la lettera in bella copia, allegare il materiale e spedire il plico.
Non l'ho fatto perche' ho seguito la pigrizia e anche il mio destino, visto che non e' la prima volta che evito di fare i conti con Quella Signora. Penso sempre che sia in ritardo mentre invece arriva sempre quando e' giusto.
Chiaramente queste parole rimarranno in sospeso fino al mio momento, ma forse questo e' quello che voglio: rifiutare l'abbandono e mantenere i legami.

Non sono mai stato il tipo che scrive lettere anche se so che Lei le apprezzava, ma questa la stavo scrivendo per un'intuizione e perche' volevo spedirle quello che avevo ricevuto e che apparteneva a Lei.
L'occasione per scriverLe e' stata la conclusione di un progetto.
Durante i festeggiamenti per il successo del progetto sono stato lodato per la dedizione, lo spirito di sacrificio e l'attenzione per il bene ultimo dell'organizzazione. Certamente tutti questi complimenti mi hanno fatto piacere, ma subito mi sono accorto che io non ci sono nato con tutte queste belle qualita', anzi proprio per niente. Io la dedizione, lo spirito di sacrificio, l'attenzione per il bene dell'organizzazione e tante le altre cose le ho imparate a Campo dei Fiori, le ho imparate da Lei.
Ricordo benissimo il primo giorno in cui sono arrivato al Centro Geofisico, reclutato da quei due matti dei Franceschi. Ricordo di essere arrivato in condizioni pietose: credevo di sapere tutto e non sapevo niente, pensavo di aver gia' visto tutto, ma conoscevo meno di niente.
Lei mi pareva un esaltato, ma solo perche' Lei era vivo e io no.
Lentamente mi ha iniettato entusiasmo e vita e in modo spiccio mi ha preso per il colletto e mi ha distolto dai pensieri piu' brutti del mondo.
Chi mi ha fatto i complimenti per il progetto concluso non sa che quelle belle qualita' necessarie per far funzionare la baracca io le ho imparate in Centro Radio, realizzando cose da fantascienza oppure strisciando nel cunicolo di Santa Caterina del Sasso Ballaro per installarvi il sismografo. Ho tenuto nascosto che lo spirito di sacrificio l'ho ricevuto in dono spalando la neve di Campo dei Fiori fino allo sfinimento o tagliando gli eterni saliconi o spazzando la strada. L'ho imparato divertendomi come un matto, montando le parabole del Meteosat o gli incredibili parafulmini…pardon…antifulmini dell'ingegner DeBernardi.
L'attenzione per il bene dell'organizzazione l'ho imparato direttamente da Lei, osservando come ogni suo pensiero andasse alla comunita' e contemporaneamente ad ogni suo componente.

Carissimo Professore, se n'e' andato in un momento molto brutto per l'Italia, di estrema poverta' di valori e ideali.
Altri scriveranno meglio di me dell'impresa titanica che ha compiuto, dell'immenso sapere che ha acquisito e che ha donato, delle migliaia di persone che ha reso migliori. Io mi limito a conservare il mio gruzzolo e a metterlo a disposizione di tutti come ci ha insegnato.
Cio' che ci ha lasciato e' un enorme patrimonio che non potra' essere messo all'asta.
Grazie Professor Furia.
 

l'aereo e' mezzo vuoto (mezzo pieno per gli ottimisti), ma le facce sono tutte uguali, pipistrellate. L'assenza dell'estate ha spinto i cruccofoni fino alla grande isola, in cerca di un po' di vitamina D, noi invece siamo spinti dal cronometro interno che ogni due anni circa ci avvisa che e' ora di tornare in quel posto, dove luce e ombra si uniscono, quel posto che nemmeno gli isolani riescono a definire, perche' ogni isolano e' a sua volta una grande isola che nasconde meraviglie o brutture.

L'affittamacchine mi consegna le chiavi e mi avverte che ci sono dei danni.
Altro che danni! La parte retrostante e' spaccata e ci sono graffi dappertutto, alcuni non segnalati. Torno dall'omino che sembra Sandro Ruotolo e glielo dico, questo si affretta con me verso la vettura e di fronte ai (minuscoli) graffi non segnalati che gli indico sbotta "eeee vabbe' ma se ci mettiamo a segnare tutte ste cose…"
"Ah guardi, per me va bene, basta che poi non mi faccia storie alla riconsegna"
Mi guarda stupito, l'omino, il fumetto sopra la sua testa dice "e perchemmai dovrei farti storie?!"
Pero' capisce che sono un longobardo, parente dei crucchi e quindi geneticamente rompicoglioni, quindi con gentilezza un po' troppo forzata mi dice "segnamo tutto, non c'e' problema, fa bene a far cosi' eh, non si sa mai".



Io non capisco cosa succeda alla mia patente quando sono sull'isola, ma le succede qualcosa.
Solitamente e' scritta in tedesco, ma quando sono qui si scolorisce e si trasforma in una patente locale. Improvvisamente non vedo piu' le precedenze, i cartelli spariscono, le striscie pedonali diventano invisibili e solo i semafori mantengono un minimo di autorita'.
Il traffico diventa un fiume lento, non si guida, si scorre fluidamente trasportati dalla corrente.
Le precedenze si danno in base a chi arriva prima, si fa passare un pedone quando ti lancia un'occhiata per comunicare che vuole passare, le rotatorie diventano vortici dove chi e' gia' dentro a volte si deve fermare per far salire sulla giostra chi si affaccia col muso.
Il clacson, strumento prezioso su al nord, qui diventa inutile perche' ci si capisce con uno sguardo, non serve strombazzare.
La personcina ammodo invece chiude gli occhi. Questo traffico che a me sembra morbido e scorrevole a lei pare un incubo.
Sulle strade extraurbane si alternano le stesse luci e ombre che decorano tutta l'isola.
Si incocciano dei folli che sfidano il tristo mietitore facendo sorpassi in curva a velocita' impossibili oppure ci si accoda a misteriosi personaggi che rispettano ogni singolo limite di velocita' e ogni singolo articolo del codice stradale.
Sono entrambi isolani, non ci sono dubbi in proposito. Luci e ombre.



"eeeh, qui arrivano tutti, tutti, ma mica solo per le vacanze, ci si trasferiscono. Vengono dalla nuova zelanda, dall'australia, dal canada. E' solo dal nord che non arrivano". Il giornalaio-anarchico mi spiega l'isola.
Insiste: "quelli del nord non capiscono la mentalita', vengono qui con la loro mentalita' e si scontrano con la nostra. Quelli del nord non capiscono che qui il concetto di tempo e' diverso".
Per dirmi queste cose ci mette mezz'ora mostrando una ferrea coerenza. Gli chiedo cosa intenda per "quelli del nord", visto che sono sicuro che mi ha inquadrato come "uno del nord" anche se credo che non abbia capito quanto a nord.
"Quelli subito prima delle alpi. Quelli qui non vengono per trasferirsi, i neozelandesi si', perche' hanno capito che qui si vive bene, magari non qui in citta', magari fuori, ma si vive bene.
Lo sa lei che qui non esiste criminalita'? Ha mai sentito parlare di cose di mafia in questa zona?!"
"Effettivamente no"
"Ecco, lo vede? Quelli del nord sono vittime di pregiudizi!"
"Ma la corruzione…"
"La corruzione c'e' dappertutto. Berlusconi…" – strano che lo tiri in ballo parlando di corruzione – "…e' quello che e', e' sicuramente un manigoldo ma…"
"…ma voi lo votate"
"Certo, lo votiamo, ma c'e' da dire che e' l'unico che si e' opposto al potere vero, il potere forte, quello degli Agnelli. Loro hanno distrutto l'italia, l'hanno capovolta. Quelli del nord…" – aridaje – "…non capiscono che i loro mercati sono saturi, il vero mercato e' questo, nel mediterraneo. Se devo vendere sedie o occhiali, li vendo alla tunisia o alla libia, mica alla svezia che loro di sedie e occhiali sono pieni."
"in effetti avrebbe senso"
"Certo! L'italia e' al contrario e Garibaldi ci ha fottuti. Ma lo sa lei quanto era ricco il sud prima dell'unita' d'italia?"
"beh, si', ma l'unita' si e' fatta perche' l'italia era un gran bordello dove ogni soldataglia poteva arrivare fottersela e andarsene"
"Certo, ma noi ci abbiamo rimesso. i savoja si son portati via tutto e gli agnelli sono figli dei savoja, predoni come loro"
Saluto il giornalaio, rifletto su quello che mi ha detto e la sensazione di aver parlato con un nobile decaduto ritorna a galla, come sempre quando parlo con gli isolani.



"Scusi" – chiedo al cameriere – "ho parcheggiato in divieto di sosta, c'e' il divieto per carico scarico merci fino a domani alle nove, ma mi chiedevo se…"
Il cameriere solleva entrambe le sopracciglia: "per carita' del Signore, non la sposti, la lasci li' altrimenti rischia di girare per ore".
"Ma il divieto…"
"La lasci li' dia retta a me".
Il consiglio del cameriere e' migliore del consiglio del cartello di divieto.



Arriviamo all'ingresso della riserva. C'e' un guardiano che mi si rivolge:
"Da dove venite?"
"In che senso scusi?"
"Di dove siete?"
"Ahem…e' un po' complicato…siamo italiani ma viviamo in Germania"
"Vabbuo'" dice, entra nel bugigattolo e segna qualcosa su un registro. Io ficco il naso.
"E' per una specie di statistica?"
"Sissi'"
"E da dove arriva la gente?"
"Aaaa da tutta italia, si' da tutta italia"
"Anche dall'estero?"
"E come no! Germania, Svizzera, Milano…"



Conquistiamo uno scoglio proprio piatto, ideale. Attorno c'e' una densita' accettabile, cioe' solo una madre con figlioletta ad alcune decine di metri.
Arriva una coppietta e decide di mettersi…a due centimetri da noi. Capisco che lo scoglio piatto attiri, ma…io non avrei mai fatto una cosa del genere! Certo io sono sociale come un caimano, ma ha senso mettersi appiccicati a delle persone in una scogliera praticamente deserta?!
Rimango con la mia idea, che in fondo gli italiani si odino profondamente e non perdano occasione per infastidirsi a vicenda.
I due infatti parlano ad alta voce, ad un certo punto accendono la radio e solo una mia onda cerebrale maligna li convince che e' ora di fare un lunghissimo bagno con seguente caccia ai ricci di mare.



Prendiamo possesso dell'appartamento, paghiamo subito in contanti e la tizia ci dice che il giorno dopo ci avrebbe portato il contratto e tutto il resto.
Non si sarebbe vista nemmeno una ricevuta.
.
.
.
Prendiamo possesso dell'altro appartamento, nell'altra citta', paghiamo subito in contanti e il tizio ci porge subito regolarissima fattura.
Luci ed ombre.



Lasciamo la citta' barocca, una delle citta' piu' belle della terra. I sensi sono sovraeccitati dalle billizze.
Facciamo pochi chilometri e attraversiamo una delle citta' piu' brutte della terra, dove il degrado architettonico sembra essere un vanto cittadino.
Le solite luci, le solite ombre.



Restituisco la macchina e il tizio prendendo le chiavi mi fa: "Ha avuto incidenti?"
"No"
"Problemi?"
"Nessuno"
"Ok, allora grazie e arrivederci"
"Scusi e il check non lo facciamo?"
Mi guarda con la faccia stranita, come se gli avessi chiesto (per favore) di stuprare sua figlia vergine.
"Ah vuole il check" si assicura
"Mah non saprei, veda lei, andiamo sulla fiducia?"
"Ma ci mancherebbe che non ci fidiamo…"
Stavolta sono io ad essere stranito. "Magari se venisse a vedere e mi assicurasse che e' tutto a posto starei tranquillo".
Il collega di Sandro Ruotolo va a controllare e conferma che si' e' tutto a posto.
Noi gente del nord siamo malfidenti, peccato che una persona informata dei fatti e nel giro degli affittamacchine mi confermi che a noi creduloni vengano periodicamente addebitati fior di danni per dei malintesi.



La tipa della security aspetta che lo zaino esca dal macchinario e mi dice:
"La diamo una controllatina?"
"Nessun problema" dico io e intanto penso a cavi, fili, caricatori, navigatori che devono aver fatto impazzire il marchingegno.
La signorina, dai pregevoli lineamenti passa una striscetta sullo zaino e lo imbocca ad un altro macchinario. Ficco il naso:
"E' per rilevare bombe o droga?"
"Droga?! Quella e' roba per la finanza, noi cerchiamo bombe"
Io sono tranquillo, non ho bombe nello zaino. Mi sbaglio e la signorina si fa guardinga:
"Senta, non e' che per caso lei sta trasportando una boccia con delle alici?"
Io e la personcina ammodo impallidiamo all'unisono e io balbetto:
"ef…effettivamente. Saranno mica vietate?!"
"Sono vietate si'"
"Le alici?!"
"Alici sott'olio l'olio e' un liquido"
Lancio un urlo e una minaccia:
"noooo non mi puo' dire questo! Me lo bevo l'olio!"
"Dio che schifo!"
"E che devo fare?! Non posso lasciare qui sto patrimonio!"
"Che altro ha qui, vediamo…bottarga, suppizzata, mosciame di tonno…ma quanto
ha speso per tutta questa roba?!"
"Ci ho lasciato 100 Euro…"
"mmm anche i pomodorini secchi devono rimanere qua"
"Perche'?!"
"Perche' piacciono a me"
"Facciamo a meta'?"
La personcina ammodo ha un calo di pressione a questo maldestro tentativo di corruzione.
La tizia riannoda i sacchetti, mi riconsegna tutto il mio tesoro intonso e con fare benevolo mi
invita a stare piu' attento la prossima volta, anzi si fa promettere:
"me lo giura che non dice piu' che si beve l'olio delle alici?"
"giuro"
Poi si accorge del malloppo della personcina ammodo: "Ma pure arancini e cannoli vi state portando via!".
"Sa com'e' dobbiamo resistere per altri due anni, praticamente in apnea".



Sull'aereo siamo gli stessi dell'andata. Noi siamo satolli di sensazioni e anche vagamente ustionati mentre i crucchi hanno ancora una faccia pipistrellata e vagamente depressa, forse non si sono adattati alla mentalita'.



Penso alle luci e alle ombre e al fatto che per qualche misterioso motivo noi ci portiamo sempre via piu' luci che ombre.
Dev'essere il destino dell'Italia quello di trattare molto meglio gli ospiti che i propri figli.

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