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Tag Archive: vitavaria


Passeggiate

Arrivo un po’ in ritardo per il giorno delle porte aperte della scuola dell’arte marziale al paesottone.
Sono gia’ tutti in attivita’, tutti che gia’ tirano calci e pugni.
Do una rapida occhiata per vedere se ci sono nuovi. Ci sono. La scuola del paesottone si e’ ingrandita, Meister T. E Meisterin A. hanno richiamato gente dal circondario.
Fra in nuovi c’e’ una ragazza molto giovani, dai tratti orientali, la pelle olivastra. Sembrerebbe thailandese se non fosse che e’ tracagnotta. Forse frutto dell’amore misto. Tira calci tremendi.
Mi presento ai nuovi e vado anche dall’orientale, desideroso di ficcare il naso nei passaporti altrui e le porgo la mano: “ciao sono Der Pilger”.
Lei sorride, con un sorriso candido e dolce, sereno direi, come di chi e’ vissuto fra agiatezze e bellezze e non consoce le brutture
del mondo: tra le tante volte in cui non ho capito un cazzo di chi mi sta davanti, questa e’ la prima in classifica.
“Ciao io Maryam, no tedesco”.
“Ah no problem, di dove sei?” – le chiedo in inglese, ma l’inglese e’ pure peggio del tedesco e rifaccio la domanda nella lingua del posto.
“Io afghana, di Iran e tu?”
“Io italiano, di Baviera”.
E’ confusa dalla mia risposta, ma anch’io dalla sua.

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Naturalezza

Entra proprio quando sto appoggiando le labbra per il primo sorso di Weissbier, il migliore.
Attraversa la sala facendo svolazzare la gonna non troppo lunga e facendo venire il torcicollo ai signori maschi per lo scatto con cui voltano la testa. Conosco il loro gusti: troppo magra per i magrebini presenti, decisamente troppo magra per gli africani neri, decisamente troppo giusta per gli autoctoni e i caucasici in genere.
Si accascia sullo sgabello a fianco al mio sbuffando un “eccomi”, come se la stessi aspettando.
In effetti non e’ che l’aspettassi, diciamo che me l’aspettavo anche se oggi speravo in una tregua.
Invece eccola, splendente, col sorriso che rischiara il locale e che instilla la rugosa domanda negli avventori maschi: “che ci fa una cosi’ con uno cosi’?!”.
Io so benissimo cosa fa: mi scassa le balle.
Troppo giovane per essere vera (nel senso di se’ stessa, non nel senso di reale) e quindi interessante e troppo attraente perche’ ella si possa interessare per scopi riproduttivi ad un vecchio pellegrino imbolsito quando invece potrebbe intortare qualsiasi rampollo, ricco e scemo, della Monaco bene.
No, niente ambiguita’ fra noi: da quando e’ riuscita a scoprire dove mi rifugio ogni martedi per del sano alcoolismo solitario, ha deciso che devo essere il suo mentore, rovinandomi entrambe, alcoolismo e solitudine.
In cambio ottengo l’eternita’.
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Il Silenzio degli Innocenti

Silenzio

Entro nella kneipe tranquillo, mi dirigo svelto al bancone del bar pregustando la mia dose settimanale di weissbier e di muta solitudine.
Invece, mano a mano che mi avvicino agli sgabelli, noto uno sventolio sulla destra, sventolio che si tramuta in una mano umana: lui e’ li’. E’ li’ per un caso, non che mi aspettasse.
Io mi pietrifico e vedo dissolversi il guscio di orsitudine settimanale.
Per un attimo considero l’opzione di far finta di non vederlo, oppure di vederlo, salutarlo e dirigermi comunque verso gli sgabelli alti dicendo “non ti voglio disturbare”. Ma lui e’ li’ che sorride e che sventola la mano e alla fine mi rassegno, prendo posto al tavolo, di fronte a lui, dicendo “non disturbo vero?” e sperando che mi risponda “beh volevo stare da solo…” dandomi modo di scusarmi e di condividere la solitudine altrove. Invece no, si sbraccia, “prego, prego!” e mi fa cenno di accomodarmi.
Di fronte a se’ ha un’insalata e una weissbier. Io ordino la mia di weissbier precisando “senza insalata” e lasciando interdetta la cameriera che ha poca dimestichezza con l’assurdo.
Mentre attendo il mio succo di grano fermentato penso che una sciagura simile non mi doveva capitare, non me la merito: come faro’ a riempire mezz’ora o magari un’ora di vuoto chiacchiericcio!? Come resistero’ allo small talk, molto small e poco talk?! Sono fottuto.
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Si’, uno spettro si aggira per l’europa, ma non e’ lo spettro del comunismo ormai esorcizzato e non piu’ evocabile nemmeno facendo sedute spiritiche. Per l’europa si aggira lo spettro della follia, quella vera, quella psicopatica, quella delle medicine.
La pazzia colpisce a tutti i livelli, colpisce tutti i ceti sociale, tutte le razze e trova facile terreno anche in tutte le religioni, specie quelle che prevedono 22 sacerdoti e un pallone per officiare la cerimonia.

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O tutto o niente.

Attraverso la Kaufinger da vero incosciente, di Sabato, quando tutta la Baviera si ritrova li‘ al solo scopo di intralciare il mio passo. La attraverso incazzoso come sempre e nel punto in cui la Kaufinger diventa Neuhauser non dimentico mai di rivolgere un pensiero di rimpianto a Torrebella.
Mi avvicino alla chiesa gesuitica e divento sempre piu‘ guardingo, perche‘ questo e‘ il loro territorio di caccia e quando annusano una preda non la mollano e io puzzo di preda.
Li vedo e mi sposto sulla sinistra: stavolta non mi avrete maledetti predicatori giovani dello Utah!
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aiutoCome si fa ad aiutare un tedesco? Dovrebbe essere facile aiutare la gente e, in fondo, i tedeschi sono gente come gli altri. O no?
Di solito l’impulso ad aiutare una persona a prescindere dalla nazionalita’ e’ una questione empatica, probabilmente inscritta nel firmware umano. Perche’ allora questa domanda strana? E perche’ sarebbe un’arte aiutare un tedesco? Sembra una cosa cosi’ semplice, uno ti chiede aiuto e tu glielo dai (o non glielo dai) no?
Ecco e se la persona decisamente teutonica non ti chiede aiuto ma si trova in palese difficolta’ tu che fai? Fai scattare l’empatia umana? Beh si’…e allora come mai se sei da tanto tanto tempo a Monaco esiti e ci pensi su sedici volte prima di intervenire?!
Forse perche’ non e’ cosi’ semplice aiutare i tedeschi? Forse perche’ e’ un arte?
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bisioHo visto l’intervento di Bisio a sanremo, tramite il tubo dei videi. Sono rimasto scosso, molto scosso, profondamente scosso, praticamente devastato.
Quei 13 minuti di video andrebbero mostrati a scuola, in tutte le scuole europee (gli americani si fottano)
Ma non e’ per questioni didattiche che sono rimasto distrutt dal video.
Quell’intervento mi ha ricordato l’egualmente devastante, ultimo anno della mia permanenza in suolo italico. Mi ha ricordato l’anno in cui io con altri disperati avevamo deciso di cambiare il mondo…poveri pirla.
Ah si’ e mi ha ricordato anche che da qualche parte avevo conservato un ritaglio di giornale.
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Ci sono due posti al mondo dove vorrei andare quando ho voglia dichindol
stare da solo: il deserto di Atacama e il metro’ di monaco nell’ora di punta.
Il deserto di atacama e’ il deserto piu’ deserto del mondo, roba che quello del sahara sembra una foresta amazzonica. Li’ non ci sono esseri viventi, zero, nulla.
Il metro’ di monaco nell’ora di punta e’ pieno di esseri viventi, pero’ non c’e’ mai nessuno. I corpi ci sono, ma le coscienze no, sono risucchiate dentro scatolette luminescenti.
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Tredici minuti

13In quei giorni c’era eccitazione in Ditta, una specie di vibrazione elettrica, un fremito dovuto alla novita’.
Sei mesi prima la Ditta, grossa e multinazionale, aveva comprato una ditta, piccola a mononazionale e che faceva cubi.
Anche la nostra grossa Ditta faceva cubi, ma quelli della ditta piccola erano piu’ belli, piu’ all’avanguardia, piu’ potenti e veloci.
Uno di questi cubi nuovi era arrivato da noi e c’era grande curiosita’ per quell’oggetto fatato che si sperava avrebbe cambiato le sorti della nostra Ditta.
A quei tempi nessuno sospettava che quel cubo nuovo, potente e veloce avrebbe potuto anche cambiare le sorti dell’Italia. Avrebbe potuto.
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Cuore di Amma

Mi telefona la Peppa, l’etnomusicologa con le sembianze di un tifone:
“Fra due settimane sono a Monaco, mi ospiti?”
“Sicuro. Arrivi per lo yoga?”
“No e’ per Amma, viene a Monaco, anzi ti interessa incontrarla?”
“Certo!”
“Bene allora arrangio io le cose, vengo a fare la volontaria quindi ti posso trovare un posto. Ciao.”
“Ciao.”

Chi cazzo e’ Amma?!
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