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Tag Archive: vita in germania


Vittorie

Finalmente e’ passata. Finalmente ci siamo fatti la nostra bella catarsi, abbiamo superato lo scoglio elettorale. L’attesa di anni e’ finita, adesso cambia tutto. Quasi.
Un minuto spaccato dopo la chiusura delle urne ho cominciato a sentire dei guaiti: guaiti a destra, a sinistra, ma soprattutto al centro.
“Disastro” era il lamento piu’ comune, ma solo perche’ i tedeschi sono dei musoni, non riescono ad essere felici nemmeno quando vincono.
Devo pensarci io, con la mia tradizione elettorale italica a mostrare che le elezioni le hanno vinte tutti.
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L’Orfana

orfana

Non credevo che la foto mi avrebbe fatto impressione.
Lui non la stimava, la chiamava “la ragazzina”, questa strana tizia dell’est, fisica e pure protestante. Lei credo che ci stesse male, perche’ quando un gigante ti deride fa sempre male. Pero’ aveva ragione, la donna piu’ potente del mondo, dopo Melania Trump, era proprio una ragazzina anche un po’ ingenua. Era, perche’ ora non lo e’ piu’ e non per merito suo.
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Coloniascopia

Da quando calco le bavare terre ho visto crollare parecchi tabu’ tedeschi. Alcuni futili come l’esposizione di badierette germaniche sulle macchine o la pubblicazione di libri umoristici sul baffetto, altri piu’ seri come l’abbandono del marco, l’intervento militare tedesco all’estero o la sparizione delle tette dalla prima pagina della Bild.
La notte di capodanno e’ stato corroso senza che crollasse definitivamente un altro tabu’ tedesco, quello che impediva di dire ad un branco di pezzi di merda (in gergo tecnico “criminali”) nordafricani che sono un branco di pezzi di merda nordafricani.
Per voi, alla ricerca di dove vengono prodotti questi stronzi, mi immergo nei visceri di una citta’ a me sconosciuta, mi introduco nei suoi intestini, faccio una Coloniascopia appunto.
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Il contrario del pari e patta.

E’ vero sto scrivendo poco, non perche’ non abbia piu’ niente da dire, ma perche’ la vita si sta accorciando e le robe da fare prima di entrare nel sacello stanno aumentando.
Tra le tante cose di cui non scrivo, in particolare non scrivo della storia greca.
Il perche’ e’ ancora piu’ chiaro: ho gia’ scritto tutto il possibile, almeno dal lato tedesco.
Pero’ questa cosa la scrivo perche’ non so come si dice una cosa in italiano, cioe’ nemmeno in tedesco, non so proprio come esprimere il concetto.
Quando a scacchi si fa una patta, entrambi vincono, vuol dire che sono di forza eguale e si sono bilanciati, ci si stringe la mano ed entrambi sono, magari non contenti, ma almeno non abbattuti.
Ecco come si chiama quando invece tutti perdono?!
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Schettini volanti

Da quando ho chiuso i boccaporti mediatici italiani sto molto meglio, dormo meglio, ho la faccia piu’ rilassata e anche la pelle ha guadagnato in lucentezza e idratazione.
Ci sono casi pero’ in cui un oblo’ rimane aperto e se c’e’ mare mosso entrano degli schizzi.
Purtroppo non sono schizzi d’acqua.
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Il modellino tedesco

ciao bimbi belli, vi ricordate di me?
Eh lo so lo vi trascuro, ma questa storia del volontariato per i profughi italiani nel paese del’odio, della durezza e dell’avidita’ mi sta portando via piu’ tempo del previsto.
Per questo dico un paio di scemate e poi mi dileguo.
Volevo raccontarvi un paio di cose dell’ormai famoso e decantato modello del lavoro tedesco perche’ so che ne state parlando e ne siete tutti innamorati.
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Il Fattore “G”

identita'Sono riuscito a scampare alla follia final-balona autoesiliandomi in Italy, che sembra una cosa strana ma non se la finale se la contendono  l’Alemania e l’Argentina, due paesi che hanno molto in comune a cominciare dalle iniziali.
Una volta completata la Santa Funzione Religiosa Mondiale ho potuto rimettere piede in casa mia, non senza un certo timore.
Infatti mi aspettavo uno spreco di bandierame e di varia simbologia, qualcosa che avrebbe fatto impallidire gli sbandieratori del 2006.
Invece niente. Non che non ci fossero bandiere e stendardi vari, anzi a questo giro hanno fatta la comparsa, oltre ai gia’ visti preservativi da specchietto automobilistico e alle bandierette da finestrini, delle specie di spoiler molto tamarri in polistirolo che si applicavano al cofano, rigorosamente tricolorati di nero, rosso e giallo oro.
Niente di tutto questo. Certo frizzi e lazzi, sicuro titoli beceri della stampa tabloidea, ma non quel trionfo che mi aspettavo.
Che sta succedendo?!
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Povera, ricca Germania

L’ho gia’ detto che mi sono sganciato da tutti i forum, liste, gruppi, conventicole di italiani d’Italia? Si’ dai l’ho detto, ma lo ridico. Anzi ormai sono arrivato al punto che informazioni fresche dall’italia le ricevo solo tramite Radiopopolare di Milano, per il resto silenzio e devo dire che vivo felice.
Se il mio e’ un vezzo dovuto anche ad un certo gonfiore testicolare per altri lo sganciarsi e’ stato piu’ traumatico. Penso ad un noto e bizzarro bloggista italico residente in prussia che si e’ ostinato a mettere sempre e comunque i puntini sulle “i”, cosa che con gli italiani d’Italia non finisce mai bene e infatti ora e’ tutto nelle mani della Bundespolizei.
Io invece rimango nel mio spazietto oscuro, ben frequentato (ogni tanto faccio opera di scrematura in un modo che i miei 26 lettori uno piu’ del Manza tie’ manco si accorgono) e mi posso permettere di ridimensionare le castronerie che vengono diffuse dai pifferai italici e vivere sereno.
Finito il pippone introduttivo veniamo al sodo: l’ultimo legame con la madrepatria l’ho tranciato quando un italico d’Italia mi ha detto: “voi tedeschi siete tutti ricchi e vi siete arricchiti alle nostre spalle”. La solita roba insomma.
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Ma c’e’ lavoro in Germania?

Sempre piu‘ persone si affacciano al mio balcone virtuale e mi chiedono „Si‘ ma in Germania c’e‘ lavoro o no?!“.
Lo chiedono probabilmente perche‘ ricevono segnali contraddittori: da una parte dai media beceri che ti dicono che la Germania e‘ l’Eldorado, dall’altra da chi sta in Germania da anni e ti dice che qui non si batte chiodo.
Dov’e‘ la verita‘?! La verita‘ ovviamente sta nel mezzo, o meglio nel „dipende“.
A questa domanda „C’e‘ lavoro in Germania“ la risposta piu‘ sincera e onesta che si possa dare e‘ appunto „dipende“ e questa parola rende nervoso piu‘ di un italiano e solitamente fa imbizzarrire quella fetta consistente di italiani che ama di piu‘ farsi prendere per i fondelli piuttosto che andare a fondo delle cose.
La risposta „dipende“ la si usa anche per altre domande del tipo: „ma serve il tedesco per lavorare in germania?“ oppure „ma c’e‘ piu‘ lavoro a berlino, amburgo, monaco o francoforte?“. Dipende, dipende, dipende sempre.
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Sogni di bambini

Sorseggio la mia Weissbier (sono italiano in fondo) e osservo C. che sorseggia il suo Aperol Spritz (e’ tedesca in fondo).
Conosco la sua passione e quindi le chiedo: “Hai gia’ visto la mostra su Pompei  a Fuenfhoefe?”
“No, non ancora, ma ci andro'”
“Ovviamente non e’ niente di paragonabile con l’originale, ma meglio di niente comunque.”
“Non importa, mi piace tutto quello che riguarda Pompei, rimane il mio sogno di bambina.”
“Addirittura.”
“Si’ si’, mi e’ rimasto, sognavo di andare a Pompei.”
“Di solito i bambini sognano di diventare pirati, astronauti, di visitare posti esotici e irraggiungibili, qualcosa di impossibile.”
“Per me ERA qualcosa di esotico, irraggiungibile e impossibile.”
“In che senso?!”
“Io avevo la matematica certezza che MAI avrei potuto visitare Pompei.
Potevo sperare di vedere Samarcanda, Pechino, Cuba persino, ma io sono cresciuta con la convinzione che MAI avrei potuto visitare Pompei…a meno di intraprendere la carriera sportiva, ma per quello non avevo ne’ il talento ne’ la volonta'”.
“Caspita e poi?”
“Poi e’ caduto il muro di Berlino e ho cominciato a credereci, del resto Lipsia-Pompei non e’ un viaggio cosi’ lungo.”

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