Get a site

Tag Archive: vita in baviera


mollath
Ho gia’ avuto modo di dire peste e corna dei sistemi sanitario e scolastico della Baviera, ma mai avrei pensato che un giorno avrei dovuto dubitare del suo sistema giudiziario.
Si’ sa, viviamo in una societa’ corrotta e corruttibile, ma il mio “complesso del ruandese” mi porta a considerare il sistema giudiziario italiano pessimo e quello bavarese parecchio meglio.
L’incredibile caso del signor Mollath mi sta facendo cambiare idea.
View Full Article »

Il numero di Monaco

Affretto il passo nonostante il dolore diffuso e lo rallento quando vedo il convoglio partire. sgrunt.
Arrivo al tabellone elettronico che mi informa: devi aspettare 32 minuti, fatti un giro.
Lo faccio, godendomi il friccicore dei -7 del Ricchissimo Paesello. Poi si alza un alito di vento che mi affetta i padiglioni auricolari e mi rifugio nella sala
d’aspetto riscaldata.
Depongo lo zaino e depongo il corpo sulla panca, martoriato da 5 ore dell’arte marziale, interrotte da una opulenta mezz’ora di pausa usata per ingurgitare dei carboidrati di cui non ricordo ne’ la forma, ne’ il sapore, probabilmente erano privi di entrambe.
Reggo fra le gambe le frecce e penso che mi potrebbero causare una inopportuna conversazione in s-bahn. Nella panca dietro la mia  c’e’ una tizia che mi ha guardato con indifferenza quando sono entrato in sala d’aspetto, ha sgranato gli occhi vedendo le frecce ed e’ ripiombata nell’indifferenza guadagnandosi la mia gratitudine.
Dieci minuti prima che arrivi l’s-bahn la sala d’aspetto si popola, entra un tizio ciarliero che attacca bottone con tutti tranne che con me, mi faccio piccinissimo.
Arriva l’s-bahn, faccio per precipitarmi sul binario 1, afferro armi e bagagli (letteralmente) e apro la porta della sala, ma il tizio ciarliero mi ferma: “ue’ ma l’arco dove l’ha lasciato?!”.
Sono caduto in trappola.
View Full Article »

Il nipote del nonno

Mi affanno per raggiungere il binario 29 dove c’e’ il treno che mi porta al Ricchissimo Paesello per un altro giro dell’arte marziale.
Arrivo in tempo e…il treno non c’e’. Dopo le doverose maledizioni e improperi contro un paese che sta visibilmente declinando realizzo che sono io che ho cannato completamente gli orari.
Lascio gli improperi a galleggiare sul binario 29 e mi precipito verso la S-bahn che mi porta al Ricchissimo Paesello con piu’ calma.
Il vantaggione ormai si sa: in s-bahn nessuno ti tocca e il mio famoso librino infatti viene aperto e scrutato.
Nel sedile di fronte della fila opposta c’e’ una signora con un sacchetto. Dopo due fermate di fronte a lei si siede un tizio sulla sessantina che si fa i fatti suoi per un paio di stazioni e poi: “mi perdoni la curiosita’ signora ma quel sacchetto dove l’ha preso?”.
Parte una conversazione che mi lascia indifferente fino a quando sento delle parole chiave. Ho finito di leggere. Chiudo il librino, mi appoggio al finestrino e faccio finta di dormire mentre il mio orecchio destro diventa enorme e assume la forma di una tromba di grammofono.
View Full Article »

Il fotografo

Oggi vado al Ricchissimo Paesello per fare l’arte marziale e per la prima volta ci vado col treno invece che con l’s-bahn. L’abbonamento in mio possesso me lo consente e ci si mette mezz’ora invece che 45 minuti. Un vantaggione.
L’unico svantaggione e’ che la popolazione dei treni e’ diversa da quella di u-bahn e s-bahn, e’ piu’ ciarliera, piu’ propensa alla socialita’ e per me’ e’ una mezza sciagura, anche perche’ ho intenzione di finire un certo librino che mi spiega come funzionano la vita, la morte e i miracoli.
Il treno e’ vuoto, sono in anticipo e occupo due posti, alla bavarese. Su un sedile depongo il mio turgido corpo, sull’altro il librino, a sua volta deposto su una copia della Sueddeutsche Zeitung che titola “In germania la forbice della disuguaglianza aumenta” e mentro lo leggo penso “i lettori del blogghino si beccheranno un altro bel pistolotto”.
La mia mezz’ora di viaggio sereno sembra garantita quando, a treno ancora fermo, entra un ciccio che si trascina per il corridoio. Io so gia’ dove si andra’ a sedere e so gia’ che il mio librino rimarra’ tranquillo. View Full Article »

Il sistema scolastico bavarese


Tempo fa ho fatto un affermazione forte, dicendo che i sistemi scolastico e sanitario italiani sono fra i migliori al mondo.
La mia affermazione suscita le reazioni piu' disparate, quasi mai l'indifferenza e questo mi fa andare in brodo di giuggiole. Ci sono gli incazzini che mi insultano, gli stolti che sghignazzano senza nemmeno sapere perche' e quelli che mi chiedono come cazzo faccio a dire una cosa del genere.
A questi ultimi dedico questo post.
View Full Article »

Il mare di Monaco

A Monaco d'estate c'e' il mare. Non c'e' sempre, non e' questione di stagione, e' questione di temperatura.
A Monaco d'estate, se ci sono piu' di 23 gradi c'e' il mare.
Uno non se ne accorge subito, pensa di vivere a 500m d'altezza e a ridosso delle alpi, quindi non fa caso a certi segnali marini e vive la sua vita, specie se viene da citta' del norditalia dove il mare non arriva praticamente mai.

Invece a monaco il mare arriva e uno ci mette parecchio a rendersene conto. Per esempio a me l'hanno dovuto far notare, mica ci sono arrivato da solo.
Fateci caso se vivete in italia: se non vivete in una citta' col mare e anche se ci sono temperature apocalittiche, si va in giro vestiti da citta', magari leggeri, magari coi pantaloni di lino e la camiciola, ma raramente si va in giro vestiti da mare, coi bermudoni o le infradito e sicuramente mai sul posto di lavoro.

E' tutta questione di temperatura e sembra che i 23 gradi siano critici.
Sapevo che sopra i 23 gradi le cicale si mettono a frinire, sotto quel limite non si prendono nemmeno la briga.
Ai monachesi capita una cosa simile. Non si mettono a cicaleggiare, ma la temperatura gli scioglie i vestiti e la corazza che avvolge il cuore.
Le donne, che gia' in primavera si liberano degli stracci invernali, sopra i 23 gradi si spingono oltre e si coprono simbolicamente i lombi con minuscoli pantaloncini o si dipingono addosso vestitini trasparentissimi o indossano parei multicolori che ho visto solo in citta' di mare, appunto.
Sfrecciano rilassate sulla bicicletta, le donzelle, facendo svolazzare garze color pastello e facendo svolazzare gli ormoni ai poveri maschietti passeggianti.
Anche se vanno al lavoro, signore e signorine, indossano (si fa per dire) ragnatele di tessuto che alla fantasia degli omini lasciano solo indovinare il segno zodiacale.
Gli uomini sono piu' pudichi, ma non meno sbracati. Questo e' l'anno delle infradito e per la citta' si vedono giovinotti bermudati con ai piedi le infradito. Addosso hanno magliette piu' o meno traforate, occhialoni anti UVa e cuffie d'ordinanza.

Ma non e' solo il dress code che indica la presenza del mare.
Gia' fin dal venerdi questi personaggi vestiti da spiaggia appaiono nelle strade, pedalano affannosamente, carichi di surf, materassini, pinne, stuoie e altri attrezzi balneari.
Tu li guardi con la faccia da scemo, sciogliendoti nel tuo pantalone lungo con camicio e ti chiedi "ma dove cazzo vanno in bicicletta, con surf e materassino, se il mare piu' vicino dista 600km?!"
Errore, il mare e' molto piu' vicino.
Il mare di monaco si chiama Isar, ma anche Feringasee, per non parlare di Starnbergsee, Ammersee, Chiemsee e tutta la infinita' di "see" che costellano la baviera. Alla fine mi sono convinto che li chiamino "see" proprio intendendo "mare" e non "lago".

Sopra i 23 gradi e con il favore delle ferie, bavari e monachesi si gettano sulle rive di fiumi e laghi e praticano ogni sorta di attivita' marina, dal surf alla navigazione a vela, dalle gare di tuffi o anche solo allo stravacco su materassini anatomici dotati di palma finta che nemmeno al mare vero ho mai visto.
Certo per chi ha vissuto in citta' di mare o ha passato mesi al mare per le vacanze estive, immergersi in un fiume o in un lago e' una bestemmia, ha la sensazione di sentire odore di carpa e teme di essere ricoperto dalla melma, ma non e' esattamente cosi'. Per qualche strana alchimia, alcuni laghi hanno gli stessi colori del mare e solo l'assenza di sale, gabbiani e spiagge rompe l'illusione di essere a mollo nel mediterraneo.

Seppur natio della regione dei laghi io al lago in italia ci sono andato solo una volta e ho giurato che non l'avrei piu' fatto se non dietro lautissimo compenso.
Io qui sono integratissimo, quindi vado su laghi e fiumi, ma solo in ambienti selezionatissimi.
Vado al Flaucher, sull'Isar perche' primo si arriva in metro' o in bicicletta, poi perche' c'e' un biergarten a fianco e infine perche' la riva sassosa e l'alta percentuale di nudismo e di assortita omosessualita' tiene alla larga famiglie, casinari e truzzame vario.
Ci si sparpaglia a rigorosa equidistanza, ci si rosola al sole e ci si bagna nelle acque del fiume disinfettate meccanicamente con le lampade UV (giuro).
Al lago invece ci vado in pausa pranzo e d'agosto, con le ferie, il luogo si riempie in modo insostenibile, ma la pausa pranzo con la balneazione e panino all'aringa e' imperdibile, riconcilia col mondo del lavoro.
Invece nel weekend al lago non ci vado, no, manco morto, non se ne parla nemmeno. Cioe' quasi.

Si sono dovute mettere in due, la personcina ammodo e la pasionaria per convincermi ad andare al Wörthsee, un mirabile laghetto bavaro incastonato fra l'ammersee e lo starnbergsee come se li tenesse separati sti due bulli che altrimenti si picchierebbero.
Ho ceduto solo perche' si era ben sopra i 23 gradi e solo dietro promessa che non avrei guidato e soprattutto non avrei cercato parcheggio. E' stata una mossa astutissima.
Dopo essere stato legato e caricato in macchina ho abbozzato e tenuto una discreta conversazione per tutto il viaggio. Mi sono ammutolito solo nei pressi del lago, quando ho intravvisto lo sterminio di macchine. Dejavu: lago di como, lago maggiore, lago di varese, lago d'orta, lago di lugano e tutti gli altri laghi italici.
Ho tentato di fuggire.
La pasionaria ha trovato subito parcheggio, in palese divieto di sosta ma in compagnia di altri autoctoni.
Abbiamo attraversato la strada e mi si sono aperte le porte dell'inferno. Vedere foto in cima al post.
La riva lacustre era completamente tappezzata di esseri umani e stavolta non ho tentato la fuga, avevo gia' perso ogni energia di fronte a quella visione. La cosa che mi ha rincuorato e' stata la rigorosa suddivisione dello spazio basata sull'equidistanza, concetto che in italia e' sconosciuto e sulla strana assenza di boato dovuto alle pratiche di comunicazione della razza umana.
Abbiamo preso posto, steso gli asciugamani, stappata la birra d'ordinanza, mangiata l'insalata di pasta altrettanto di ordinanza e ci siamo diretti verso il moletto dal quale ci si tuffa. Si e' attraversato un boschetto scaturiti dal quale e' apparso uno scenario ancora piu' apocalittico: la purificazione al Gange.
Miriadi di personaggi affollavano il molo e in cima a questo un gruppo di giovinastri schiamazzanti faceva gare di tuffi acrobatici.
Mi sono immerso e quando si e' trattato di fare la fila alla scaletta per risalire ho capito che la giornata sarebbe stata maledetta.
Invece no, per una strana forma di miracolo.
Il miracolo e' che i bavari in genere hanno il mio stesso ripudio per l'umanita' e quindi applicano protocolli di riduzione del danno. Me ne sono reso conto quando, tornato dalle rive del gange, mi sono steso a rosolare a pancia sotto, ho fatto un piantino e ho chiuso gli occhi. Silenzio. C'era un bel silenzio. Non proprio silenzio spinto, ma comunque un silenzio soffice, per niente proporzionato alla folla circostante.
Merito delle tecniche di riduzione della rottura di coglioni verso il prossimo. Quindi niente urla, niente schiamazzi, niente radio a palla e soprattutto rigorosa equidistanza: mi metto vicino a te, ma solo perche' non ho scelta e con il tacito accordo che ci si rendera' invisibili a vicenda. Attaccare bottone e' permesso, forse anche apprezzato, ma non e' prassi comune.
Direi che solo in questo modo si riesce a condividere una bellezza naturale, nonostante gli sciaguratissimi presupposti.

Tornati in citta' ci si gode il friccicore della temperatura sopra i 23.
Le strade sono affollate di bagnanti, ci sono le strassenfest e i tavoli all'aperto sono ingombri di persone e di calici aranciati, ormai lo Spriz e' un obbligo a Monaco.  Infatti dopo un decennio di scassamento di balle ai baristi e di incomprensioni (Spritze in tedesco e' l'iniezione) i barmen si sono decisi a mischiare sto cazzo di prosecco con l'aperol e a servirlo. Tra un altro decennio avremo finalmente un aperito come si deve, alla milanese.
Pero' l'atmosfera e' bella, caciarosa, godereccia, anche le piazzette sono piene di gente che rasenta lo schiamazzo, come se anche gli umani e non solo le cicale cominciassero a frinire col caldo.
Il caldo rilassa i monachesi, lo vedi dalle loro facce in metro'. Le ragazze rilassano quel grugno perenne che si portano in giro, come se gli avessero rapito la mamma da piccole, e gli uomini scartocciano le sopracciglia costantemente corrucciate dall'ansia di non essere all'altezza nella vita.
Una ragazza in metro' mi ha persino sorriso e li' ho capito che eravamo al culmine dell'estate. Era un sorriso di scusa perche' mi aveva urtato ma era un sorriso, non il solito "Entschuldigung" sputato per convenzione. Era un sorriso imbarazzato e con gli occhi la tizia mi ha detto: "Hai visto che ho sorriso? E' questione di temperatura, sopra i 23 gradi diventiamo un po' piu' italiani, non e' colpa nostra se siamo piu' vicini ai prussiani".

D'estate a Monaco puo'  far caldo e se la temperatura sale sopra i 23 gradi qualcosa sotto la citta' si scioglie e tutta la metropoli scivola piu' a sud, fino in italia, fino al mare.

Oh, adesso do i numeri!

"Ci sono troppi stranieri". Quante volte l'ho sentita?
Gli italiani d'italia non ci fanno piu' caso e anche i piu' sinistri se lo dicono di nascosto, quando nessuno sente.
Ma che succede se ad essere troppi sono proprio gli italiani? E che succede se a sibilare la frase e' un anziano signore seduto in metro', incarognito dagli anni, dalla solitudine e dal benessere? Eh no, allora no, allora non va bene allora ci si indigna e si e' pronti a puntare il dito sulla swastika. Certo, perche' quelli troppi sono sempre gli altri, noi no.
Gia' pero' la domanda rimane: quanto troppi sono gli stranieri? Anzi chissenefrega degli stranieri, quanti sono gli italiani in baviera? Troppi ovviamente, ma quanti?!

Aspettando l'estate-godot mi trastullo con l'ultimo rapporto sugli italiani in Baviera, diffuso dal locale COMITES.
Si evincono cose interessanti, a cominciare quanto troppi sono gli italiani in Baviera: il 21 marzo 2011, gli italiani in baviera erano 100.483. Troppi.
Di questa centomillata, ben 24.872 abitano a Monaco mentre il resto si sparpaglia fra Norimberga, Augusta e bricchi vari.
Con questa cifra la comunita' italiana si colloca numericamente al terzo posto fra gli stranieri, superata solo da turchi e austriaci, che anche loro sono ovviamente troppi.

Ma oltre ai dati numerici sulla tantita' il rapporto fornisce interessanti informazioni sulla composizione di questo esercito di troppi italiani e da qui si possono fare delle belle considerazioni.
Per esempio chi sono questi italiani? Che fanno? Cosa dicono? Che vogliono?
I numeri parlano chiaro: gli italiani sono spaccati in due comunita', sono per la maggior parte lavoratori con basso titolo di studio, hanno poco da dire e vogliono solo farsi i cazzi propri.

La spaccatura netta che si osserva e' prima di tutto anagrafica e di provenienza.
Piu' della meta' degli italiani in baviera si colloca nella fascia dai 30 ai 65 anni ed e' per lo piu' nata in italia. Allo stesso modo c'e' una bella fetta di italiani nati qua (seconda e terza generazione) che sta aumentando.
La spaccatura si nota anche nella testa. C'e' una frattura netta e una relazione evidente fra chi chiede la doppia cittadinanza e chi non ci pensa nemmeno a chiederla. I primi sono soprattutto giovani immigrati (d'eta' e di storia migratoria) che magari hanno sposato gente del luogo, mentre i secondi sono gli immigrati storici, ancora legati all'identita' italiana, quelli che per una vita hanno sognato di tornare al paesello e che molto probabilmente moriranno qua.
E cosa fa tutta questa gente? Quello che ci si aspetta dagli italiani ovviamente. Il 26.05% dei connazionali fa l'operaio mentre per il 21,35% sono “artigiani, commercianti e addetti del settore alberghiero”, che e' un bel modo di dire che sono camerieri e pizzaioli.
Oltre a questo c'e' un numero consistente di studenti (20,29%), una discreta percentuale di impiegati e funzionari (13,33%) e un indispensabile numero di casalinghe (7,76%). Il resto sono percentuali infime di pensionati, disoccupati, lavoratori nel settore medico e scolastico. Da notare le percentuali irrisorie di liberi professionisti (2,63%) e di dirigenti (0,79%).
Forse mi faccio un cinema io e la composizione degli italiani d'italia e' identica, ma tenderei a dubitare.

I dubbi forti mi vengono dalla distribuzione dei titoli di studio e qui andiamo a toccare il solito tasto, quello dell'orrida scuola bavarese.
In questo caso i numeri sono ancora piu' chiari: Sotto il profilo del titolo di studio, quasi la metà (45,59%) degli italiani ha il titolo di scuola media, mentre solo il 18,11% ha il diploma ed un modesto 9,58% la laurea. Infine, il 14,52% dei connazionali possiede appena la licenza elementare, mentre il 12,19% non ha alcun titolo di
studio. Si' in baviera e' possibile non avere alcun titolo di studio, zero, nemmeno la licenza elementare.
Altro discorso e' il successo scolastico dove appare evitente l'aberrazione del sistema: c'e' una netta differenza fra i ragazzi che provengono da una famiglia solo italiana o da una binazionale.
Nel primo caso si ha una forte presenza di italiani nelle Förderschulen (scuole di sostegno) e nelle Hauptschulen (scuole di avviamento professionale), mentre nel secondo caso le percentuali non si discostano da quelle dei tedeschi. Gli italiani sono anche la prima comunita' straniera per presenze nelle Sonderschulen, le cosiddette "scuole speciali". Si' in baviera esistono ancora le scuole speciali.

Da menzionare la presenza di 150 italiani nelle carceri bavaresi, principalmente uomini e principalmente ingabbiati per traffico di droga dall'olanda all'italia.

Infine la rappresentanza.
Che dicono gli italiani? Che fanno? Come gia' menzionato gli italiani dicono poco e si fanno pacchi di cazzi propri.
La rappresentanza politica e' zero, e recentemente il comune di monaco ha perso il suo unico consigliere comunale italiano, dopo 12 anni a girare la manovella.
Se gli italiani non si candidano nemmeno votano, visto che alle ultime elezioni solo l'8% degli aventi diritto ha votato.
Egualmente scarsa e' la presenza di italiani nelle varie associazioni e anche in quelle identitarie e mutualistiche la presenza sta calando.

Da questa massa disomogenea e poco comunicativa spuntano alcune figure di spicco, come personaggi di punta in ambito scientifico o dirigenti di aziende come HypoVereinsbank, Allianz e Linde o personaggi del mondo dell’imprenditoria (tessile, media, architettura, commercio, ecc.) o di quello militare (Nato, Eurofighter, Eurocopter, ecc.).

Forte di questi numeri posso rispondere al mio capo prussiano che sostiene l'enorme impatto culturale degli italiani in germania dal dopoguerra: ciccio gli italiani in germania hanno sgobbato e sgobbano, sputano sangue nelle fabbriche e nelle pizzerie o a lavar cessi, e una volta staccato non ne vogliono sapere, altro che cultura.
Noi invece, noi emigranti italiani 2.0, noi si' che abbiamo contribuito a cambiare la faccia di monaco. Negli ultimi 10 anni siamo riusciti a far diventare abitudine lo Spritz. Grandi eh?

Quindi gli stranieri sono troppi e gli italiani sono al terzo posto della troppita'. Beviamoci su un prosecco con l'aperol.

delusione presidenziale

Quando uno si ritrova all'inizio del lungo tunnel meteo-primaverile si aggrappa ad ogni cosa. Anche ad una visita presidenziale.
Quando la M. e la B. hanno ricevuto l'invito a partecipare alla visita ufficiale di Giorgio Napolitano in Baviera ho pensato: "con le favoline che riporteranno ci campero' mesi o almeno fino al disgelo".
E invece no, si rimane nel tunnel.

Il dato di fatto e' semplice: in occasione di un giro di visite ufficiali in germania, il presidente italiano si sarebbe fermato anche in baviera, cosi', giusto per addentare un panino col leberkaese e fare due chiacchiere col ministro presidente bavarese.
Il programma: arrivo all'aeroporto, accoglienza da parte della ministra agli affari federali, tragitto fino alla residenza reale, discorsino ufficiale, poi conversazione a 4occhi col ministro presidente per parlare di chissacche' mentre le rispettive signore avrebbero visitato il tesoro reale (alle femmine si sa piacciono i gioielli).
Ci sarebbe stato un pranzo, poi altro discorsetto seguito da un incontro del presidente italiano con una delegazione di connazionali residenti in baviera e poi via, di nuovo all'aeroporto.
La B. ha ricevuto un invito ufficiale dal governo bavarese, in quanto dottora in un istituto locale, mentre la M. l'ha ricevuto dall'ambasciata di berlino su delazione del console doppiocognome di monaco.

Io ho subito spifferato la cosa a radiopopolare e alla possente redazione di radio lora che ha un programma in lingua italiana di un'ora ogni primo martedi' del mese (L'ora italiana, ascoltatela in streaming, maledetti!)  
Poi ho tentato di corrompere la B. e la M.
A me ste cose ufficiali mi mettono tristezza, ma avrei dato un braccio per essere trasformato in una moschicina, di infiltrarmi a Residenz e starmene li abbarbicato su un lampadario con la possibilita' di guardare e sentire tutto senza l'obbligo di stringere mani e baciare culi, che gia' una moschicina di merda ne vede tanta..
Ho tentato di convincere la B. a rubare la penna a Napolitano e la M. a prendere in braccio il presidente, tipo benigni. Per misteriosi motivi non ci sono riuscito.
Si e' vaneggiato sull'etichetta, sul pranzo, sulla merenda e ho supplicato entrambe di fare un ponte telefonico per tenermi aggiornato.
Il tutto solo per il gusto di ficcare il naso visto che a me il rappresentante degli italiani…si puo' dire? non e' vilipendio a capo di stato? ecco a me il personaggio sta decisamente sui coglioni.

Non posso dire che mi stia sulle balle per il suo passato politico, anche se essere stato migliorista ai miei occhi e' quasi peggio che essere stato democristiano doroteo. No, l'antipatia e' nata dopo la sua investitura a ministro dell'interno. Ah, che tempi quelli!

I giovinastri forse non si rendono conto, ma un comunista (vabbe') al posto che e' stato di (perdonate il torpiloquio) scelba e di (mi scuso nuovamente) cossiga, non e' cosa da poco. Per noi che non abbiamo fatto il '68, che abbiamo mancato il '77, che eravamo gia' fuori tempo massimo per la pantera, per noi ne' carne ne' pesce, vissuti nel mito di berlinguer e nell'enorme raffica di sfighe, dalla strage di bologna a ustica passando per l'italicus, per noi sfigati della storia un ministro comunista ancorche' migliorista all'interno era una rivoluzione.
Per questo motivo, sei mesi dopo l'insediamento, ho partecipato all'incontro con un giornalista italiano di cui assolutamente non mi ricordo il nome, ma che era stato invitato da un noto circolo italo-culturale monachese.
Il giornalista doveva spiegarci il miracolo del primo governo prodi, cosa era successo, cosa stava cambiando in italia e cosa sarebbe cambiato.
Alla fine dell'intervento ho alzato la mia manina e ho chiesto: "lei che e' cosi' addentro alle questioni italiane, mi spiega perche' non e' successo ancora nulla sul fronte dell'Interno?"
"Cosa vuole dire?" mi ha chiesto il giornalista.
"Si' ecco, abbiamo un comunista (perdoni il termine) all'interno, mi aspetto che napolitano sia li' che apra tutti i cassetti, che cerchi le porte segrete, che vada giu' negli scantinati, che tolga il segreto di stato su un sacco di casi, ma per il momento nulla".
"Beh, non puo' pretendere si e' insediato da poco…"
"Sei mesi…"
"Si' ma sa, si deve ambientare e poi ci sono cose piu' importanti"
"Piu' importanti del far luce su un capitolo fondamentale della storia italiana? un capitolo che e' stato tenuto nascosto dai cosiddetti poteri forti?"
"Lo fara' non si preoccupi"
"Sarebbe meglio se lo facesse ora, per dare un segnale di cambiamento, sarebbe una scossa per l'italia".
A quel punto e' intervenuto il boss del centro culturale che mi ha rimbrottato in malo modo, praticamente dandomi del disfattista e zittendomi in cambio di una musicassetta di folklore italico.
Come si sa non e' successo nulla di quanto mi era stato promesso e io adesso ho una vaga antipatia per l'ex-ministro e tanta voglia di mandare a cagare sia il giornalista, se solo mi ricordassi il nome, che il capo del centro culturale.

Vabbuo', cose mie, ma per tornare al succo: nonostante l'antipatia ero contento e in ansia per l'evento che coinvolgeva le due cervelle in fuga. Invece nulla.
Due giorni prima dell'incontro B. e' stata contattata dal capo di protocollo bavarese e M. dal console di monaco che hanno porto loro il "cidispiace". L'incontro era annullato per "sopraggiunti impegni istituzionali del ministro presidente seehofer". Delusione.
Quali sarebbero questi impegni?!
Il primo e' la discussione a berlino della legge Hartz IV sul welfare e il secondo, nel pomeriggio, il funerale dei tre soldati bavaresi caduti in afghanistan.
Facciamo il punto della situaizone e un po' di sana dietrologia.
Tu, ministro presidente bavarese, organizzi da mesi un incontro col presidente della repubblica italiana, coinvolgi un sacco di gente e spendi anche dei bei denari, poi tre giorni prima avverti napolitano che bisogna cancellare l'evento, per sopraggiunti impegni.
L'impegno sarebbe una discussione alla quale si sarebbe potuto mandare qualsiasi sottosegretario e un, seppur doveroso, funerale che poteva benissimo essere spostato alle 16.00.
Il presidente napolitano, tramite il console doppiocognome ci fa sapere che esprime…
"…il proprio rammarico di non poter incontrare la collettività italiana – ed in modo particolare la sua componente più giovane -, per il particolare significato che attribuiva a questo evento, anche
nel quadro delle riflessioni in corso sul significato del 150
anniversario dell'Unità Nazionale. Una comunità – prosegue il
messaggio – che fa onore all'Italia."

Se volessi fare della dietrologia direi che napolitano si e' incazzato come un furetto per una cancellazione pochi giorni prima e direi anche che in questo periodo l'italia ha la rogna.
Ci sarebbe stata una tale cancellazione se invece di napolitano fosse arrivato, non dico obama, ma un sarkozy o un zapatero?!
Che sia arrivato il momento che l'italia paghi lo sputtanamento internazionale che dura da almeno due anni e mezzo? Che la libia si stia vendicando indirettamente dei suoi ex colonizzatori?

Pensa alla salute

Ogni tanto qualche permalino mi contatta privatamente e mi chiede se io non veda qualcosa di buono in italia o se sia tutta merda. La domanda e' retorica, lo capisco dall'uso sapiente del turpiloquio.
Qualche altro orgoglino invece mi ingiunge proprio di "farmi i cazzi miei", che poi e' il modo migliore per ottenere l'effetto contrario.
Solitamente delle cose buone italiche parlo di persona, con l'aggiunta di alcool e con interlocutori poco inclini all'esplosione emotiva. Sempre solitamente menziono due cose che secondo me in italia per il momento funzionano e funzionano bene: il sistema scolastico e il sistema sanitario.
A questo punto, anche con l'interlocutore piu' onesto finisce in tafferuglio.

L'italiano d'italia si sente preso per il culo quando dico che scuola e sanita' italiane sono le migliori del mondo, ma questa e' la mia opinione e come al solito attendo che venga fatta a pezzi.
Di parlare (malissimo) del sistema scolastico bavarese mi riservero' in seguito, ora vorrei dire qualcosa su quello sanitario.

Recentemente i COMITES hanno indetto una "giornata della salute" dove si sono messi a confronto i sistemi sanitari tedesco e italiano o si sono date informazioni sul sistema tedesco in genere.
In una sala gremita dell'istituto italiano di cultura si sono avvicendati relatori pescati dalla classe medica italo-bavarese.
E' stato un bell'incontro, illuminante, rovinato solo dall'abitudine italica di farsi chiamare in continuazione al cellulare e di farlo sapere a tutta la platea con suonerie da concerto rock.
Per il resto ok.

Il sistema sanitario tedesco e' un sistema del Kaiser, nel senso che e' stato creato nel 1883 da Bismarck per conto del Kaiser Guglielmo II.
Il risultato e' stato un compromesso fra l'idea di Bismarck (un servizio socio sanitario) e quella del Keiser, una roba un po' piu' selvaggia. Il compromesso e' stato la creazione di una cassa malattia, un fondo pubblico. Il fondo col tempo si e' moltiplicato in una pletora di casse malattia, solitamente legate a corporazioni professionali.
Fino a pochi anni fa le casse erano circa 500, ora dopo una riforma sono scese a 160.
Il sistema e' basato sulla solidarieta' e la perequazione, nel senso che gli assistiti versano una quota in base al reddito e ricevono tutti lo stesso trattamento. L'assistito puo' scegliere la sua cassa malattia e stipula un contratto di assistenza. Scegliere la cassa puo' non essere un'impresa banale anche se spesso la scelta e' ristretta per motivi professionali.
In germania avere l'assistenza sanitaria e' obbligatorio, cosa che rende molto perplessi i miei colleghi statunitensi che vedono la cosa come una grave ingerenza dello stato. In questi casi sono meno diplomatico del solito.
Quello che succede coi soldi versati alla cassa devo ancora capirlo perche' il sistema e' cosi' complesso che persino i governi che si sono succeduti hanno fatto melina pur di non toccarlo: il rischio di sputtanare tutto e' elevato.
In sintesi, l'assistito ha a che fare tipicamente con tre interlocutori: la cassa malattia, il medico e l'ospedale.
La scelta del medico e' libera, non esiste la mutua, io vado da chi mi pare e poi il medico manda il conto alla mia cassa.
Se non sono contento del mio medico lo cambio senza avvisare nessuno, anche se non e' saggio cambiare spesso medico di base. Non e' obbligatorio avere un medico di base e io mi posso rivolgere direttamente ad uno specialista anche se attualmente le casse (specie quelle private) applicano sconti se prima di rivolgerti allo specialista si e' passati dal medico di base (qui si chiama "medico di famiglia").
Esiste un'altra entita' quasi invisibile che e' un consiglio di rappresentanza dei medici presso le casse malattia, che contratta i prezzi delle prestazioni e varie altre procedure. Spesso fra queste entita si entra in un impasse dove gli organismi si bloccano a vicenda ed e' molto difficile mettersi d'accordo sui prezzi dei servizi.
Da pochi anni e' stato introdotto un percorso parallelo privato e chi guadagna piu' di 3825 Euro al mese ha diritto di scegliere fra una cassa malattia pubblica e una privata. La cosa era piu' complicata fino al 2004, dove la cifra di cui sopra doveva essere incassata per almeno tre anni di fila, oggi e' sufficiente guadagnare quella cifra per almeno un anno. Questo ha incrementato il numero di persone che si sono rivolte ai fondi privati.
I fondi privati hanno un altro meccanismo di contribuzione che non dipende dal reddito bensi' dall'eta' dell'assistito e dal suo stato di salute generale: piu' sei in la' con l'eta' e/o piu' hai acciacchi, piu' paghi.
Il vantaggio e' che i fondi privati pagano meglio i medici e quindi l'assistito ha un migliore servizio. Alcuni medici non accettano casse pubbliche, solo privati.

Tutto cio' sembra bello, ma funziona?
In qualche modo funziona, a me piace la questione della flessibilita', la possibilita' di cambiare medico quando voglio e di rivolgermi a specialisti. Pero', pero' ci sono delle belle magagne.
La prima magagna mi colpisce direttamente perche' la mia organizzazione mi impone di avere un'assicurazione privata. L'italico antistatalista sara' contento di questo ma io quando entro in uno studio medico mi sento una mucca da mungere. Quando sfodero la tessera privata parte la banda, si srotola il tappeto rosso ed escono infermiere poppute.
Inoltre se avessi sfiga e finissi in ospedale avrei diritto alla camera singola e ad essere visitato dal primario in persona, cosa a cui i peones pubblici non hanno diritto.
Poi inizia il tira e molla. Per ogni cura o esame devo insistere perche' mi si spieghi a cosa serve e se e' necessario. Il rischio e' che mi si facciano esami inutili (se non dannosi) solo per gonfiare il conto. Il conto poi…il medico per ogni prestazione si riferisce ad una tabella concordata, pero' puo' applicare delle aliquote e nel mio caso si puo' permettere di applicare le aliquote massime (secondo loro sono ricco).
La sfiga e' che nel caso dei privati non e' che si mettono d'accordo medico e cassa, no, anticipo io il grano e poi me la vedo con la cassa, la quale puo' tirare fuori cavilli per non rimborsarmi. Quando posso chiedo dei preventivi, ma non e' detto che mi pari il culo.

Ma il servizio?
Io per farmi un opinione utilizzo un metodo statistico infallibile: quello della sensazione non suffragata da fatti.
Se mi si dice che in italia la gente viene stuprata per strada allora mi chiedo "quante persone conosco stuprate per strada?". Nessuna.
Ok, quanta gente conosco che conosce gente stuprata per strada? Nessuna.
Ok, risalgo fino a tre livelli e se non salta fuori nessuno allora vuol dire che le probabilita' di venire ingroppati mentre si torna a casa sono molto piu' basse di quanto mi vuol far credere qualsiasi TG italico.
Se applico lo stesso sistema ai casi di malasanita' tedesco il panorama e' disastroso.
Conoso personalmente un sacco di gente che si e ritrovata sotto i ferri per niente oppure per un qualcosa ma con il ricordino di una pinza nella panza (giuro). Conosco gente che ha fatto cure lunghissime e totalmente inutili ancoroche' costose e dalla disperazione si e' fatta visitare in italia dal medico storico che ha sistemato la situazione con una settimana di aspirine.
Io personalmente ho consultato specialisti che mi hanno prospettato rischiosi interventi chirurgici. Gli specialisti si sono beccati il dito e il problema l'ho risolto con metodi non invasivi e con molta molta pazienza.
La sensazione molto palpabile e' che il medico qui si fidi molto di piu' dei suoi macchinari piuttosto che dell'intuito o dell'esperienza.
Inoltre per i motivi suddetti ha la tendenza a caricarti di esami inutili e costosi o di cure dalla dubbia efficacia.
Ci sono medici in gamba non si discute, ma il mio metodo statistico non mente.

Gli ospedali, graziaddio, li ho frequentati solo quando facevo il tirocinio per barelliere e ho potuto vedere che il personale e' mediamente piu' gentile che in italia, ti trattano un po' piu' da essere umano, ma la carenza cronica di personale paramedico da' la sensazione di raffazzonamento.
Quando sbarellavo, in italia, venivo periodicamente chiamato in reparto a "piantonare" un paziente sulla barella, per impedire incidenti.
Qui invece ho visto pazienti parcheggiati in corridoio in attesa dell'esame, paziente non sempre tranquilli o presenti.

Conclusione.
Se mi dovesse capitare un malanno di quelli veri non avrei dubbi, prenderei l'aereo e mi farei curare in italia.

Il giorno che scesi giu' con la valigetta degli attrezzi mai avrei
pensato che avrei toccato uno dei nervi piu' sensibili dei tedeschi.
Parcheggiai la gloriosa Uno 45 Sting sul vialetto del palazzo e iniziai a smontare le candele per la periodica manutenzione.
Quasi immediatamente si apri' una finestra del primo piano e un tizio comincio' a berciare in un idioma che a me ai tempi suonava piu' ignoto che adesso.
Solo dopo aver convinto il vicino a parlare un approssimativo inglese capii che si voleva che io NON aggiustassi la macchina proprio in quel vialetto.
Avevo gia' pronto il "fanculo" con punta di rame, ma decisi
che in fondo ero immigrato da poco, ospite e quindi (forse) c'era qualcosa che non sapevo, qualche strana usanza che mi impediva il bricolage.
Fu una mossa saggia, perche' in quel momento stavo giocando una partita nientemeno che con l'Entropia.

Il vicino mi disse che non si poteva aggiustare la macchina li'.
"Dove dovrei aggiustarla secondo lei, o vicino emotivo?" gli chiesi gia' esasperato.
"In garage, che diamine!"
"Le sara' noto che nel nostro garage non c'e' abbastanza luce"
"Beh, comunque qui non puo' stare"
"Beh, comunque o mi da' un'alternativa ragionevole o io sto qua e basta"
"…"
"…"
A questo punto il vicino risoluto, colpito dalla mia altrettanta risolutezza inizio' a far lavorare le meningi.
"c'e'…c'e'…un benzinaio a 300m da qui con piazzola gratuita"
"Vede che non era difficile? Dov'e' questo benzinaio?"
"Sulla Vattelapeskastrasse, angolo Pinkopallen"
"Direi che si puo' fare. Grazie per l'informazione tedeskimmerd"
"Aufwiedersehen"
L'ultima parola gli sara' suonata esotica, ma anche a me la situazione sembrava esotica, se non grottesca: era la primissimissima volta che aggiustavo la macchina li', non l'avevo nemmeno accesa, non facevo rumore, non facevo puzza, non facevo niente.

Effettivamente il benzinaio con piazzola c'era e cominciai ad usarlo assiduamente, ma per molto tempo mi chiesi cosa caspita fosse saltato in testa al vicino per rompermi le palle cosi' impunemente e soprattutto senza recidiva, visto che, come ho detto non c'era alcun precedente.
L'ho capito solo dopo che al monachese, a differenza dello stoccardese e del terzignate (terzignanese?) e' ben chiaro il concetto di entropia.
Il monachese sa perfettamente che qualsiasi fenomeno umano, cosi' come qualsiasi fenomeno fisico tende al caos, al disordine, all'anarchia e quindi fa di tutto per prolungare lo stato di ordine illusorio che si e'  creato.
Sa inoltre l'ansioso monachese che il germe del disordine va estirpato prima ancora che metta le radichette, perche' poi diventera' sempre piu' difficile diserbarlo e se non si interviene perfino impossibile.
Se il lettore italofono avra' colto il nesso con Terzigno gli sara' oscuro quello con Stoccarda.
I media minzolini italiani avranno parlato di Stoccarda 21 e degli immensi casini che son capitati? Sarebbe stato
utile, perche' ci sono molti punti in comune con le sommosse campane.

Il primo nesso che vedo e' lo stereotipo che unisce gli svevi e i campani: difficile comprendere la loro vita sociale, dotati di una certa lentezza, tendenza al vittimismo e scarsa apertura verso il mondo globalizzato.
Quello che e' successo a stoccarda in questi giorni non ha stupito troppo i monachesi (e i prussiani tutti) che hanno visto confermare il loro stereotipo. Ma cosa e' successo?
E' successo che sono i partiti i lavori di Stoccarda 21.
Il piano risale al 2005 e prevede(va) l'abbattimento dell'attuale stazione centrale per interrarla e farne una via di scorrimento, non un vicolo cieco come sono le principali stazione europee.
Orbene, solo qualche mese fa i lenti stoccardesi si sono accorti che i lavori avrebbero devastato il centro bloccandolo completamente per anni, che la nuova stazione avrebbe accorciato a 10 ore il viaggio fra Parigi e Bratislava che ora ne richiede 13 (3 ore 3 di risparmio) e che, cosa non trascuabile, qualcuno ci avrebbe mangiato sopra a questi lavori.
Sono quindi partite le proteste, prima timide e poi quasi oceaniche per una citta' di 600.000 abitanti.
I protestanti non erano i soliti giovinastri dei centri sociali, ma gente di tutte le eta' e di tutte le classi sociali.
Il disastro si e' toccato quando la polizia ha ecceduto con la repressione e ha fatto perdere un occhio ad un anziano utilizzando il cannone ad acqua.
Li' si e' capito che la situazione non si sarebbe risolta facilmente.
Comincia ad apparire il nesso? Perche' gli stoccardesi non si sono mossi subito, nel 2005, quando il progetto e' stato presentato?
Perche' gli stoccardesi non hanno usato il meccanismo della democrazia diretta, il referendum che pure hanno a disposizione e che vogliono adottare adesso, ormai in ritardo visto che ci sarebbero delle penali milionarie da pagare?
Perche' i campani non si sono mossi 10 anni fa a tirare sassate ai loro amministratori collusi che non hanno mai fatto funzionare il sistema di raccolta dei rifiuti? che invece hanno sempre invocato l'emergenza per fare nuovi buchi?
I terzignanesi hanno l'attenuante della camorra, ma e' veramente un'attenuante?!

Il monachese invece sa che se uno comincia col pestarti un piede e se non dici niente finira' col passarti sopra con lo schiacciasassi. Il monachese sa che se c'e' un pulcinello che cambia le candele sottocasa, domani ce ne saranno due che cambiano l'olio e dopodomani 10 che smontano il motore.
Il monachese sa che se c'e' un turco e un greco che fumano in metro' domani ce ne saranno 100 ad affumicare la sotterranea e gestirne cento non e' come gestirne due e per questo rischia la vita per far rispettare la legge, o per rompere le palle al prossimo che poi e' lo stesso (vediamo chi coglie il riferimento).
Il monachese in sostanza conosce il meccanismo dell'entropia, sa che l'entropia punta sempre a farsi strada fra le nostre chiappe e quindi cerca di tenerle strette ogni secondo.
Non e' rilassato? No, per niente, o meglio e' rilassato a tratti, si aspetta sempre casini.  Si rilassa a volte d'estate sull'isar, ma poi torna a stringere le terga e a scrivere all'azienda dei trasporti per il calo del servizio, a cazziare il parcheggiatore folle, all'insozzatore di scale, al viaggiatore a sbafo…

Vado a scaricare il modulo di richiesta di rimborso della MVG.
E' un mondo difficile.

Powered by WordPress. Theme: Motion by 85ideas. .