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Tag Archive: rigurgiti


 

 

M’allumino la mano.

 

 

 

 

 

M’elimino l’imene.

 

 

 

 

 

Mi lamino di meno.

 

 

 

Tredici minuti

13In quei giorni c’era eccitazione in Ditta, una specie di vibrazione elettrica, un fremito dovuto alla novita’.
Sei mesi prima la Ditta, grossa e multinazionale, aveva comprato una ditta, piccola a mononazionale e che faceva cubi.
Anche la nostra grossa Ditta faceva cubi, ma quelli della ditta piccola erano piu’ belli, piu’ all’avanguardia, piu’ potenti e veloci.
Uno di questi cubi nuovi era arrivato da noi e c’era grande curiosita’ per quell’oggetto fatato che si sperava avrebbe cambiato le sorti della nostra Ditta.
A quei tempi nessuno sospettava che quel cubo nuovo, potente e veloce avrebbe potuto anche cambiare le sorti dell’Italia. Avrebbe potuto.
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Altruismo

La personcina ammodo ha avuto un'idea geniale e io mi accingo a metterla in pratica.
Ormai e' chiaro che l'Italia andra' ad escort, quindi offro il mio conto corrente a tutti i risparmiatori italiani: voi trasferite i vostri risparmi sul mio conto tedesco e quando in italia, come e' successo in argentina,  bloccheranno i CC voi sarete al sicuro.
Basta che mi mandiate un SMS e io vi faro' avere il grano tramite corriere.
Alle Barbados i cellulari prendono, no ?

I debat no!

Quella sera tirava una strana aria.
Ero tornato tardi, avevo dovuto riprogrammare delle EEPROM che si erano sputtanate e avevo dovuto fissare dei bachi che aveva introdotto il capo, pero' dovevo fare finta che era colpa mia. Tutta la fabbrica si era fermata per mezz'ora e gli strepiti dei tre capissimi avevano fatto spostare alcuni satelliti. Una giornataccia.
In casa c'era silenzio, il cane era rintanato nella sua cuccia e tutti i gatti si erano rifugiati nei rispettivi buchi.
Erano tutti gia' a letto, solo il nonno era alzato, seduto sul divano, guardava il pavimento e appena ho chiuso la porta ha alzato la testa e mi ha detto:
"Setas gio'".

Ho messo un ceppo piccolo nella stufa che si stava gia' spegnendo, ho preso la sedia, ci sono crollato sopra e ho chiesto perplesso:
"Cos'e' successo?"
Mio nonno mi ha guardato e negli occhi gli ho visto lo smarrimento di chi era consapevole che avrebbe compreso solo una parte della discussione, ma non si e' fatto spaventare. Con innocenza mi ha chiesto:
"Sa po save' cusa te fet?"
"In che senso cosa faccio nonno? Cosa faccio di lavoro?"
"Si', cusa te fet da laura?"
"Che domanda…perche' me lo chiedi? E perche' sembri preoccupato?"
"L'e' parche' cappissi mia cusa te fet! La to' mama e ul to pa' fan mia di storii, ma inn piscinitt, par lur va begn tusscoss, ma mi voeri sapee cusa te fet!"
"Nonno…sono…sono un programmatore"
"Te set cuse'?! L'e' cumpagn da giüsta' ul televisur?"
"No, non e' come aggiustare il televisore, e' un altra cosa"
"Mi capissi mia…quand te me faj una radio l'ho capi', quand te giüsta' ul televisur l'ho capi', ma cheschi'…"
"no nonno con e' come fare la radio o aggiustare il televisore, e' diverso, adesso programmo i calcolatori"
"Cusa l'e' un calculadur? L'e' quel barlasc che te ghet in de la to stansa?"
"Si' e' quella scatola che ho nella mia stanza, quello e' un calcolatore"
"E tel giüstet? L'e' spacaa?"
"no, non lo aggiusto, lo programmo…lo…faccio…funzionare…"
"mi capissi mia…"
"Te li ricordi quei segni che ti ho fatto vedere sullo schermo, quelle curve? Ecco, quello l'ho fatto io"
"E a ti ta dann i danee par quei rubitt li' che vegnan foera dal televisur?!"
"Si' nonno, mi pagano per far venire fuori quei segnetti sul video"
"Quant te ciapet a la semana?"
"mah…sono in nero nonno…prendo 800mila lire al mese"
"Düesentmila franc a la semana…sa po mia viv…"
"no, non si puo' vivere…ma e' solo l'inizio…"
"va bon. Ta disi duma na roba"
"Dimmi nonno"
"Faa mia da debat! Quand te fee i debat te set mia ul parun, te set ul servidur. Te capii?"
"Si', ho capito nonno, non faro' debiti, non voglio diventare schiavo"
"Brao, 'ndem in lecc ca l'e' tard"


Il funzionario di banca e' incravattato anche se fa caldo, ma non sembra che ne soffra. Finisce il suo discorso per ricordarmi quanto sono fortunato ad essere loro cliente e mi ricorda che ho una vasta linea di credito.
"Cosa vuol dire scusi?" chiedo ingenuo dando l'impressione di non aver mai avuto un conto in banca in vita mia.
"Che puo' spendere finche' vuole, poi puo' rifondere il debito con comodo, con un tasso agevolato che…"
"Mi foo mia da debat!"
"Wie…wie bitte?"
"Mi scusi, dicevo…che e' molto interessante, ma non sono solito spendere piu' di quanto ho sul conto"
"eh eh, certo che no, ma ogni tanto una spesa pazza puo' capitare, per esempio ha visto quel nuovo modello della Audi?"
"I foo no i debat!"
"c..co…come dice?"
"Mi deve proprio scusare, e' che non sono abituato a pensare in questi termini, sa le radici contadine…"
"certo, certo, ma come dicevo prima…quando si sara' deciso a comprare casa il mutuo che le proponiamo non ha rivali con le altre banche"
"podi mia spend quel c'ho mia guadagnaa!"
"ja…aaaaber…moechten Sie was zu trinken? Eine Tasse Kaffee, vielleicht…"
"No grazie, non prendo niente, ora devo proprio andare. Lei e' stato molto gentile a spiegarmi il meccanismo dei future e della differenziazione degli investimenti, ma io sono una persona semplice, io penso in termini di quintali di patate e metri cubi di legna, non riesco a pensare al futuro se andiamo oltre il prossimo raccolto"
"c..c…erto non si faccia problemi, se ha qualche dubbio mi chiami eh, ne parliamo ancora eh, magari in inglese eh".


"Hai visto nonno, dopo tutto questo tempo non ce la faccio ancora a fare i debiti"
"Brau fieou. Ul pagn cress mia in sü i alber"

Il ragazzo che sapeva

Quest'anno non c'e' la solita pantomima, quella degli italiani d'italia che mi chiedono cosa faccia al lavoro il 25 aprile. Pero' e' gia' arrivata la solita domanda: "Vai in manifesta?".
No, non vado in manifesta, non c'e' nessuna manifesta ovviamente, pero' vado al cimitero della foresta di Perlach.

La vicenda e' nota e ne ho parlato fino alla nausea: gli italiani sono convinti che la storia sia quella raccontata dai fumetti di guerra, dove ci sono i tedeschi sempre e solo cattivi, gli americani sempre e solo buoni e gli italiani…no gli italiani non ci sono nei fumetti di guerra, forse perche' sarebbe difficile fare storie a fumetti dove gli italiani prima sono amici dei tedeschi, poi nemici, poi boh.
Quindi i tedeschi sono tutti nazisti, dal primo all'ultimo e fino a pochi anni fa gli italiani erano tutti partigiani.
Chiaramente c'e' qualcosa che non va.

Se i piu' eruditi dei miei 37 lettori (12 in piu' di manzoni, ciapa li') conoscono la storia della resistenza in germania e sanno della rosa bianca e dei fratelli Scholl, sono sicuro che nessuno ha mai sentito nominare Walter Klingenbeck.
Io ho conosciuto la sua storia per caso, perche' sono un gran ficcanaso e perche' per me le favoline sono sacre (grazie Emma).

La storia mi ha affascinato perche' con Klingenbeck condivido molte cose. Prima di tutto lui era un radiotecnico e in teoria lo sarei pure io, poi lui pensava che la resistenza si facesse con le azioni, non solo coi mugugni e qui siamo gemelli separati alla nascita. Inoltre era convinto che con la tecnica e l'inventiva si potessero cambiare le cose…e pure io mi crogiolo in questa idea balzana. Infine lui ha messo in gioco il proprio culo e anche io…cioe'…non ancora…con calma eh, bisogna ponderare le azioni eh…i tempi sono cambiati eh…
Il fatto che praticamente Walter Klingenbeck fosse un nerd e come tutti i nerd fosse molto molto molto ingenuo me lo rende ancora piu' affine.

Walter Klingenbeck e' nato a Monaco di Baviera il 20 marzo del 1924. Cresciuto in una famiglia stracattolica era affascinato dalla radio, da bambino la ascoltava spesso insieme al padre, specialmente la radio vaticana.
Quando nel 1939 il regime nazista vieto' di ascoltare radio straniere, il padre di Walter si adeguo', ma lui no, piccolo rivoltoso, continuo' ad ascoltare di nascosto sia la radio vaticana che le trasmissioni in lingua tedesca della BBC.
Nel '41 fece un praticantato presso la Rohde und Schwarz, un ditta di strumenti di misura e qui conobbe altri tre giovani, tre tecnici, Daniel von Recklinghausen, Hans Haberl e Erwin Eidel. I quattro erano  accomunati dalle stesse idee politiche e religiose e dalla passione per la radio. Tutti e quattro avversavano il nazismo e volevano opporsi concretamente, in qualche modo, con delle azioni.
Contemporaneamente in Germania nascevano altri due "Vierergruppen", gruppi di 4 persone che operavano ad Amburgo e a Vienna. Purtroppo i tre gruppi non vennero mai in contatto.

La prima azione del gruppo di monaco fu quella di diffondere volantini aventi il titolo "Hitler non puo' vincere la guerra, puo' solo prolungarla!" e lo fecero in modo ingegnoso come solo i nerd posso fare: tramite un aeroplano radiocomandato. Erwin Eidler, un meccanico aeronautico avrebbe progettato l'aereo.

Quel genio di Goebbels, molto prima di Mr. B. in italia aveva compreso il potere devastante della radio e soprattutto del monopolio dell'informazione. Aveva quindi lanciato una campagna per l'acquisto di apparecchi radio al prezzo di 76 Reichsmark, una bella cifra, ma con la sovvenzione statale diventava conveniente. Le radio si vendettero a milioni e l'unico difetto era che…non si potevano prendere canali stranieri, solo quelli della propaganda. Ascoltare radio straniere era comunque punito con la pena di morte.
Per i nostri 4 tecnici era uno scherzo modificare la radio e continuare ad ascoltare la BBC. Proprio dalla BBC Walter Klingenbeck apprese del nuovo simbolo, la V come segno per "Victory". La radio incitava a diffonderlo e Walter non si tiro' indietro. Con von Recklinghausen che gli faceva da palo Klingenbeck disegno' enormi V con della vernice nera su alcuni palazzi a sud di Monaco, in quelli del quartiere di Bogenhausen, sui cartelli stradali e, siccome aveva i coglioni, anche sulla caserma delle SS, nel quartiere di Freimann.

I quattro di Monaco vaneggiarono di fondare una radio, sulla scia di "Gustav Siegfrid 1", una radio pirata che trasmetteva anti-propaganda a base di pettegolezzi vari. Con le loro conoscenze e procurandosi i pezzi sul luogo di lavoro costruirono un trasmettitore col quale inviarono musica francese e piccoli messaggi di propaganda. Dovevano cambiare luogo in continuazione per paura di essere individuati.

Purtroppo pare che il nostro Walter abbia trascurato le precauzioni: una vanteria di troppo sulle sue imprese gli costo' la denuncia e il 26 Gennaio del 1942, Walter Klinengbeck all'eta' di 17 anni venne arrestato.
Stranamente cio' che gli valse l'accusa di alto tradimento fu un'azione in particolare, la diffusione di un volantino in cui si accusava Goebbels di aver provocato la morte di La Iana, una ballerina, bella e famosa, che secondo il foglietto si sarebbe suicidata per sfuggire alle attenzioni del potente capo della propaganda. Invece la poveraccia mori' banalmente di polmonite, ma e' interessante vedere come al Grande Manipolatore diede fastidio la competizione sul proprio terreno.

Klingenbeck, von Recklinghausen e Haberl vennero condannati alla pena di morte, mentre Eidel a 8 anni di prigione. I tre condannati chiesero la grazia, ma solo von Recklinghausen e Haberl ottennero la commutazione in 8 di prigione.
In una sua lettera a Haberl, Klingenbeck mostra di essere sempre stato cosciente dei rischi delle proprie imprese. Scrive:

Caro Jonny!
Ho saputo che la tua richiesta di grazia e' stata accettata. Congratulazioni! La mia purtroppo e' stata respinta, quindi si va avanti. Non prenderla male, tu ce l'hai fatta e questo e' l'importante. Io ho gia' preso i sacramenti e sono gia' abbastanza pronto.
Se vuoi fare qualcosa per me, di' un paio di Paternoster.
Addio, Walter

Walter Klingenbeck, all'eta' di 19, venne gigliottinato il 5 Agosto del 1943, nel carcere di Monaco-Stadelheim. Adesso riposa nel cimitero della foresta di Perlach, nella tomba 39/4/21, cioe'…dovrebbe…

Tutta questa storia si e' saputa solo grazie alla dedizione, alla passione, e alla coscienza di un avvocato di cui putroppo non ricordo il nome. Una persona che ha fatto un imponente lavoro investigativo, ritrovando i documenti, verificandoli e incrociando le testimonianze.
La storia di Walter Klingenbeck e' vera e l'avvocato, con rammarico, si chiede quante altre ce ne siano, sepolte negli archivi intoccabili della Bundesrepublik e nelle coscienze rimosse di chi non vuole ricordare.
A Klingenbeck e' stata dedicata una scuola a Taufkirchen e una viuzza, una laterale della Ludwigstrasse.

Passeggio per il cimitero di Perlach, passo di fronte alla tomba dei fratelli Scholl. E' deserto, solo pochi anziani.
Raggiungo il campo 39, e' piccolo, ci metto poco a controllare tutte le tombe, ma non trovo quella di Walter. Vado avanti e indietro 3 volte, ma niente, sono tutte tombe abbastanza recenti. Non c'e' nessuno a cui chiedere, ma sono sicuro che anche se lo facessi mi guarderebbero come fossi un marziano.
Per scrupolo controllo anche il campo 21, caso mai avessi invertito i numeri, ma niente. Il campo 4 non esiste.
C'e' uno spiazzo quadrato dove riposano 4098 vittime del nazionalsocialismo, ma non ci sono i nomi, forse Walter e' li'.
Su un tabellone messo dall'amministrazione del cimitero trovo le indicazione per trovare la tomba degli appartenenti alla rosa bianca. Ci sono anche le coordinate per trovare un calciatore famoso, un paio di politici e e vari altri VIP. Non c'e' il nome di Walter.
Mi fermo un attimo e mi chiedo se valga la pena morire per poi non essere nemmeno ricordati o, nel caso dell'italia, per vedere la propria memoria insultata…pero' forse quando sei morto hai altri pensieri per la testa.
In un'ultima lettera Walter ha scritto "Io so, perche' sto morendo". Forse lui, nonostante vivesse nella propaganda piu' spinta, nonostante l'enorme massa che lo circondava e la giovane eta', forse aveva il senso del giusto e dell'errato, qualcosa dentro che ti fa muovere. Sicuramente lui sapeva.
Faccio un ultimo giro, ricontrollo nomi e date, ma niente, non c'e', non riesco a trovarlo.
Birbone di un Walter! Da vivo ti sei fatto beccare come un pollo, ma da morto sei peggio della primula rossa!
Servus!

Auguri mamma!


Oggi e' il compleanno della mia mamma e io sono molto contento.
La mia mamma ha tanti anni e tutti dicono che sono tanti e che e' vecchia e piena di malattie, ma e' pur sempre la mia mamma. Ah quante ne ha viste nella sua vita…
Io un giorno che ero a casa ammalato, per giocare mi sono nascosto nell'armadio che cosi' mi cercavano e non mi trovavano. Ero li' al buio e c'era questa scatola piena di foto della mia mamma e di vecchie lettere. Io non so leggere tanto bene, specie se c'e' la H pero' le lettere e i diari della mia mamma li ho letti e cosi' ho scoperto che la mia mamma e' una troia. Credo che sia una cosa brutta…cos'e' una troia?!

All'inizio la mia mamma era una nobile e aveva un altro nome come quando le ragazze hanno un nome e poi si sposano e ne hanno un'altro. Era nobile e tutti si inchinavano quando passava, era molto ricca e faceva mangiare un sacco di persone. Ne sapeva tanto la mia mamma e ha viaggiato tanto e ha insegnato la lingua a mezzo mondo che ancora adesso se la ricordano. Poi e' successo un patatrac, si e' ammalata, non ha chiuso bene la porta, sono arrivati i ladri e ha perso tutto. Non si e' piu' ripresa.
Era bella la mia mamma…cioe' anche adesso…cioe' non sempre, e' quasi sempre bella e la gente che la va a trovare poi torna a casa e dice "hai visto quanto e' bella?".
La mia mamma era cosi' bella che tutti la volevano e lei era cosi' povera e sola e triste che diceva a tutti di si'. Questo che diceva a tutti di si' ha fatto litigare tanti signori che poi hanno cominciato a dire che era una troia. Io non so cos'e' una troia, ma lo dicono male, con la faccia brutta e sembra una cosa brutta, pero' con la troia la mia mamma ha portato a casa tanti soldi e ci siamo divertiti tanto. Pero' questi signori hanno cominciato a venire e a rubare. La trattavano male, non erano bravi: arrivavano, mangiavano, bevevano, facevano le cose brutte e lasciavano un gran casino che ci voleva un sacco di tempo a mettere a posto tutto. Allora la mia mamma si e' arrabbiata tantissimo, li ha sbattuti fuori tutti e ha detto: non ho piu' bisogno di voi. Poi ha cambiato nome e ha detto che non era piu' una troia e la gente ha smesso di dire che era una troia pero' di nascosto lo diceva, ma la mia mamma teneva la testa alta.
E' stata brava la mia mamma.

Quando sono nato io era molto felice, ma anche quando sono nati i miei fratelli era molto felice, mia mamma e' sempre felice anche se ha tantissimi problemi, pero' e' sempre felice e canta sempre.
A me la mia mamma mi ha fatto mangiare bene, e' brava con la cucina la mia mamma e mi ha fatto studiare bene. Io ero bravo a scuola. Andava tutto bene, poi sono diventato grande e sono andato via.
La mia mamma si e' arrabbiata tantissimo, ma proprio tanto. Io pero' non ho capito tanto quello che era successo, io sono andato via perche'  credevo che la mia mamma non mi voleva piu' tanto bene. Non mi trattava come gli altri miei fratelli, quelli cattivi, e voleva piu' bene a loro che a me anche se io facevo i compiti, facevo i lavori e non picchiavo le sorelle.
Invece i fratelli cattivi le rubavano dal portafogli, rompevano le cose e picchiavano le sorelle e la mia mamma li coccolava piu' di me.
Allora sono andato via e la mia mamma ha pianto e ha detto che la tradivo.
Per tanto tempo non mi ha piu' parlato e io sapevo come stava perche' chiedevo ai miei fratelli. Io ogni tanto la andavo a trovare, mi faceva mangiare bene e mi faceva vedere le cose belle e mi diceva di tornare con lei, ma io non avevo piu' voglia di stare in un posto stretto e sporco e che se io mi mettevo a pulirlo arrivavano i fratelli e facevano casino e rompevano tutto anche le cose che aggiustavo.
Loro dicevano che aggiustavano anche loro poi pero' si voltavano e rompevano anche le mie cose e la mia mamma lo vedeva e non diceva niente e gli voleva bene.
Sono andato a vivere da un'altra mamma e la mia mamma e' diventata gelosissima. Io le ho detto tante brutte parole, ma tante tante e tanto brutte pero' e' come quando si litiga perche' ci si vuole bene no?
Io vorrei tanto che la mia mamma tornasse come quando ero piccolino, ma lei non vuole, dice che sta bene cosi' che non si lava e lascia in giro le cose brutte che fanno male alla salute.
Io sono ancora litigato con la mia mamma, ma ogni tanto guardo le foto e penso che e' proprio bella e che non e' colpa sua che tutti la volevano e lei si dava a tutti. Se sono contento adesso e' perche' la mia mamma mi ha fatto diventare grande e mi di spiace che sia gelosa, ma le voglio tanto tanto bene.
La mia mamma oggi compie 150 anni. Auguri mamma!

Legionari

Mi versano un bicchiere di vino, me lo avvicinano alle labbra. Bevo.
Poche gocce scivolano sul camice, formano macchie che si siedono accanto ad altre macchie ancora fresche. Di sangue.
"Dai, Pilger, sara' mica la prima volta che ammazzi qualcuno"
Sollevo gli occhi acquosi per incrociare quelli azzurri dell'uomo barbuto che mi fa quella domanda oscena.
"Si'" dico io.
"Mezzasega" fa lui.

Perche' infierisce? Mica l'ho ammazzato io quello, si e' schiantato contro la recinzione, correva troppo, ha sbandato. La ferraglia su cui e' atterrato l'ha praticamente decapitato. La sua amante? No quella era ancora viva…credo.
"Credi?" fa il barbuto.
"Credo…credo di si'…"
"Dai bevi" fa il barbuto "non l'hai salvata e quindi l'hai ammazzata"
"E' cosi' che funziona?"
"No. Ma e' piu' facile se ci credi, almeno ci puoi bere sopra"
Io ci bevo sopra da quel giorno, cioe', forse anche da prima, ma non e' tanto piu' facile.
"Senti…" afferro lo sguardo del barbuto "ma tu l'hai mai ammazzata veramente la gente?"
"MA SEI SCEMO!?"
"Scusa…" era una domanda del cazzo, il riccardo, il barbuto l'ha ammazzata davvero la gente, me l'ha raccontato tante volte.

Il riccardo e' entrato nella Legion e non so perche'. Cioe' lo so come lo sanno tutti, ma sembra assurdo dirlo, sembra un film di Stanlio e Ollio. Il riccardo ci e' entrato per via di una donna, come nei film, ma i dettagli non li sa nessuno, a questo punto penso che non li sappia nemmeno lui.
"Perche' la legion riccardo?"
"Che cazzo ne so".

Anche Giuliano era entrato nella legion, ma lui era perche' aveva problemi con la giustizia, roba di droga e nella legion ti perdonavano tutto. Cioe' quasi tutto, la fuga no e giuliano e' fuggito scappando di notte, scavando buche e dormendoci dentro di giorno, spalmandosi di robe strane per evitare i cani, proprio come gli avevano insegnato nella legion. Non e' assurdo? Pero' cosi' giuliano e' scappato davvero ed e' arrivato in bretagna. Poi son passati tre anni e non gli hanno fatto piu' niente. non e' strano?

Riccardo invece si e' congedato, mica e' scappato. Riccardo si e' fatto tutto l'addestramento e per descriverlo ci vorrebbe un libro. Alcuni capitoli me li faccio rileggere:
"Ma allora hai imparato il francese?"
"In due mesi, col metodo della legion"
"Sarebbe?"
"Il caporale ti diceva una frase e se non la ripetevi corretta con l'accento giusto ti dava uno sganassone. Dopo due mesi parlavo francese meglio dei francesi".

Bevo…tremo un po'…la donna era gia' morta…forse…
"Riccardo com'e' quella volta che hai ammazzato tuo fratello?"
"Ma ancora la vuoi sentire quella storia di merda?!"
"Si' per favore, stasera si'"
"Va bene, anche tu stasera hai ammazzato"
"NON DIRE COSI' QUELLA DONNA ERA GIA' MORTA! L'ha detto il medico del pronto!"
"Respirava o no quando l'hai intubata?"
"si'…"
"E allora che cazzo vuoi?! siete stati troppo lenti, avete perso tempo a sistemare l'ambulanza"
"aveva il collo spezzato"
"credici"
"l'ha detto quello del pronto…"
"credici allora"
"Dimmi di tuo fratello"
"Bevi prima"
Bevo.

"Eravamo in libera uscita, eravamo nel porto di xxxxx, un posto che non so nemmeno se c'e' sul mappamondo e noi non vedevamo una donna da due mesi e mezzo. La capisci sta cosa?"
"Si' che la capisco"
"Ecco, allora non sei tutto scemo. Siamo scesi e io sono andato subito al bordello, ma F. no, lui e' andato ad ubriacarsi prima".
"F. era tuo fratello no?"
"Si' come tutti nella legion. Dopo la prima missione si diventa fratelli".
"Ah. E poi?"
"E poi niente, quel coglione ha menato la gente della bettola come al solito e poi e' uscito urlando come un pazzo e si e' infilato in un vicolo"
"E poi?"
"E poi niente, io dopo il bordello sono andato nella bettola, ma quel coglione e' uscito dal vicolo trascinandosi dietro una bambina."
"E tu?"
"E io cosa? io stavo bevendo, non l'ho mica visto. Quando sono uscito dovevamo rientrare allora ho cercato F. e l'ho trovato dietro a delle casse che dormiva. Aveva violentato la bambina"
"…"
"e l'aveva strangolata"
"…"
"coglione…"
"E tu?"
"Io? Io ho fatto l'unica cosa che un uomo deve fare, ho preso il mitra e ho sparato a F., l'ho tranciato a meta'. non se n'e' accorto nemmeno"
"…"
"Nella legion non ci sono assassini"
"Ma ammazzavate la gente"
"Quella e' la guerra, non ammazzavamo la gente, ammazzavamo i nemici"
"Ma hai ammazzato tuo fratello"
"I miei fratelli non violentano e non ammazzano le bambine"
"…"
"Ma poi che cosa e' successo?"
"Cosa vuoi che sia successo? Un gran casino. Alla fine hanno insabbiato tutto"
"Ma a te non ti hanno fatto niente?"
"A me?!? Cosa c'entro io? Io ero coi compagni nella bettola, ho solo fatto pulizia, mancava poco che il colonnello mi desse una medaglia".
"Non sto tanto bene"
"Bevi scemo o ti porterai dietro quella donna per tutta la vita"

Ovviamente mi sono inventato tutto, non esiste nessun riccardo, nessuna bambina, nessun F., nessuna legione, nessun incidente e io non conosco nessuna donna col collo spezzato.
E' tutto frutto della mia fantasia e di questo mondo scemo.

15-09-2010


Grazie per l'Oro
Grazie per Loro

 

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