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Tag Archive: musica


El Dorado


Mi hanno scritto fin da subito informandomi dei loro spostamenti, io nemmeno me l’aspettavo.
Sapevo che erano in giro per l’america e mi avevano detto che non sarebbero venuti a Monaco quest’anno. Me l’ero gia messa in tasca, invece…
Mi hanno scritto una cartolina da Berlino dicendo "arriviamo": mi sono precipitato a fare spazio nella mia agenda, non potevo perdere il ritorno dei "17 hippies"

La cartolina che mi hanno mandato pubblicizzava il loro ultimo CD "El Dorado" e per qualche motivo il logo stavolta e’ un omino con l’ombrello e con la faccia incazzata.
La stessa cartolina era un gadget: si doveva ritagliare l’omino, seguire le linee tratteggiate, piegare, incollare, magari bestemmiare e saltava fuori un omino tridimensionale con tanto di ombrello. Chi l’avesse fatto e l’avesse presentato la sera del concerto al banchetto delle magliette e dell’altra ciarpameria avrebbe ricevuto una "gradita sorpresa".
Io penso di essere stato l’unico bambino di questo sistema solare ad avere avuto 5 in "attivita’ manuali e pratiche", non riuscivo a fare nessun lavoretto col DAS che non sembrasse un polipo anale. Persino le righe fatte con la squadra mi venivano storte. Non sono migliorato, quindi di fronte a quella sfida manuale ho pensato "in culo voi e la vostra sorpresa".
Invece l’ho fatto. Ho ritagliato, piegato, incollato e inventato nuove creative bestemmie, ma alla fine l’omino e’ saltato fuori.

La Georg-Elsner-Halle non esiste piu’, e’ stata abbattuta per far posto a qualche nuova inutilissima struttura. Stavolta il concerto si tiene alla Muffathalle e gia’ da qui capisco che il gruppo ha fatto carriera: sala piu’ grande, piu’ figa senza essere fighetta.
Arrivo in anticipo, la personcina ammodo e’ gia’ dentro che rimugina e non smette di pensare al suo satellite.
Lo spiazzo antistante all’edificio e’ occupato da un camione della Bayerische Rundfunk, la radiotelevisione bavarese e in bavarese penso "minchia". I ragazzi hanno fatto veramente strada.
La personcina ammodo mi recupera, assieme saltiamo la fila per il guardaroba e io scaravento la giacca in un angolo e scaravento subito mezza litrata di birra nel gozzo. Mi da’ coraggio e col mio omino vado al banchetto della paccottaglia.
Le magliette stavolta sono orripilanti, di un azzurro radioattivo o di un arancio-brufoloso. Le snobbo.
Il tizio del banchetto mi fa:
"hai bisogno?"
Io estraggo il mio omino ombrellato, glielo mostro:
"mi dai qualcosa per questo?"
Il tizio abbassa la testa sorridendo, gli affiora sulla faccia un’espressione enigmatica un misto fra "anvedi questo’" e "mai avrei creduto che qualcuno…".
Ravana in una valigia estrae un CD, me lo porge. Il tizio esita:
"non mi dai l’omino? e’ uno scambio"
Ah l’omino gia’, glielo devo dare…cazzo mi spiace un po’, l’unico lavoretto decente nella mia carriera manuale…ciao omino, buona fortuna.
Il tizio lo infila in uno spazio angusto della valigia, troppo piccolo per farci stare piu’ di tre omini…mi viene il dubbio di essere stato l’unico ad aver fatto il giochetto…mi sento un po’ nerd, in milanese pirla.

Il concerto inizia lentamente, penso che stavolta la magia non ci sia.
Invece e’ solo questione di tempo e la musica riesce a far ballare anche i sassi. Solo la personcina ammodo rimane immobile, trascinata dall’ansia per il suo bimbo spaziale, il suo satellite in gestazione.
Quei matti sul palco fanno una girandola di pezzi tratti dal nuovo CD e alcuni reperti storici. La solita "Jovano Jovanke" mi fa piangere come un vitello e a distanza di tempo ancora non so il perche’.
Il tempo vola anche stavolta.
Visto che mi manca il gene della musica io ai concerti mi rompo subito le balle gia’ alla terza canzone. Qui invece mi ritrovo a urlare come un forsennato "ZUGABE!" (bis) e ad incazzarmi perche’ ne fanno solo tre.
Anche stavolta e’ stato un dolore separarsi.
All’uscita un volantino mi annuncia che i folli berlinesi faranno un altro concerto per radio, su Bayern 2 la domenica di pasqua, il 12 Aprile 2009, alle 15:05 (e zerocinque?!).

In metro’ io e la personcina ammodo canticchiamo, poi estraggo la mia gradita sorpresa. E’ un CD con 4 brani in una edizione a tiratura limitata, per pochi facitori di omini con ombrello. Su un lato c’e’ scritto: "edition limitee pour amour illimite’".
Appunto.

Toh, mi hanno scritto

Avevo lasciato un commento sul loro guestbook, uno stralcio di quanto avevo scritto qui.
mi hanno risposto. nice.

Thank You very much for Your enthousiastic lines in our guestbook.
Munich was really great for us, too. Maybe, You are right with Your expression "chromosomic music"; even when we think, oh that was a very bad concert (like yesterday e.g.), there is something in it, that catches the audience and makes them happy. I hope, we can soon play again for You.
Till then
Hippiegreetings
Elmar from 17 Hippies

Mi manca il gene della musica. Me ne mancano tanti altri, quello del calcio per esempio, ma di questo non me ne frega nulla.
Pero’ di quello della musica mi frega.
La musica la ascolto (poco) con un organo nascosto, che la scienza non ha ancora scoperto, sicuramente non con le orecchie. Se diventassi sordo non me ne accorgerei. Se un giorno diventassi sordo all’improvviso direi "guarda tutta sta gente che mastica la gomma" e tirerei dritto.
Per tutto quanto sopra, quando il Dottor M. (padre del Dottor N.) mi ha allungato il CD dicendo "ascolta questo" ho sollevato un sopracciglio, ho detto "vabbuo’" e ho pensato "un’ora buttata via".
La copertina diceva "17hippies play guitar". E chi sono sti 17hippies?! Dei nostalgici? Degli scongelati?  I nonni dei fiori?!
Sara’ il solito rocckettaccio anni ’70 rimaneggiato da brufolosi che non hanno un cazzo da dire e copiano dal cassetto dei genitori?!
Invece questo CD ha attivato il mio organo musicale nascosto, cosi’ come fanno il concerto BWM1042 di bach, certo jazz, o "curre guaglio’" dei 99posse.
L’ho ascoltato 5-6 volte e poi ho detto: "io questi qui li voglio vedere in faccia". Mi sono precipitato in marienplatz e ho preso due biglietti per il concerto alla Georg-Elsner-Halle.

I "17 hippies" sono una band berlinese nata nel 1995. Nemmeno loro sanno perche’ si chiamano cosi’ o forse non lo vogliono dire. Il regolamento del gruppo dice che chi vuole unirsi alla banda deve saper suonare uno strumento (natuerlich) e deve imparare a suonarne almeno un altro.
Si’ ma la musica com’e'?! E che ne so, mi manca un gene.
Loro dicono che pescano nella tradizione europea, si basano su canzoni popolari tedesche, francesi, dell’europa dell’est, balcaniche e sudamericane (?). Il risultato e’ una musica energetica, un po’ alla bregovich. Si percepiscono melodie yiddisch, vagamente medioorientali oppure decisamente bavaresi o palesemente francesi. Il tutto adattato per l’orecchio moderno. Per chi ce l’ha. Io tutto cio’ lo percepisco con questo mio organo interno, forse ascolto questa musica col corpo, non saprei.

Il concerto inizia con una puntualita’ schifosa.
Loro sono abbastanza giovani, uno solo ha i capelli bianchi e noto subito che non sono 17, bensi’ 13.
Oltre a questo noto due cose che mi predispongono bene: non ci sono tastiere, basi, macchinari o altre puttanate elettroniche, l’unica concessione all’elettronica sono microfoni e amplificatori. L’altra cosa e’ che non c’e’ batteria o tamburame vario. Non sopporto la batteria, la trovo volgare, scontata. La base ritmica e’ data da un contrabbasso (niente basso elettrico, puah), da un banjo, un ukulele e una chitarra acustica. La melodia viene evocata dai violini, un violoncello, una fisarmonica, un clarinetto, una tromba, un trombone e una tuba.

Attaccano col primo pezzo ed evitano i preliminari, partono subito a farci ballare. Quella non e’ musica e’ un turbinio, una tromba d’aria che ti solleva e non ti lascia fermo. A dire il vero c’e’ qualcuno che non si muove, ma noto su quelle persone i primi segni di decomposizione.
Una biondina molto carina canta in tedesco e in francese. Due scalmanati riescono a farci cantare, non so come, perche’ non c’e’ stata richiesta, e’ venuto naturalmente.
Sento di nuovo i ritmi dell’europa centrale e orientale, vengono evocate melodie vagamente bretoni oppure decisamente balcaniche. Musiche chassidiche, passaggi klezmer, assoli orientali.
A meta’ del concerto c’e’ una canzone della lousiana, cantata con un francese strano. Questa mi placa, mi fa raffreddare un pochetto e penso: "e’ bella, ma perche’ non mi prende?". Forse perche’ questi tredici stregoni suonano la musica del mio albero genealogico, queste note risuonano coi miei acidi nucleici, questa e’ musica cromosomica e io non ho parenti in louisiana.
Poi eseguono quella che aspettavo, quella che speravo che suonassero e comincio a preoccuparmi.
Gia’ dalle prime note del clarinetto capisco che stanno eseguendo "Jovano Jovanke", un pezzo tradizionale macedone e giuro che non so perche’ ma questa canzone mi causa problemi. Cerco di allontanarmi un attimo, di appartarmi e mi lascio trasportare. Ringrazio il cielo che la luce e’ fioca e nessuno mi puo’ vedere, perche’ anch’io ho una mia dignita’.
Cosa c’entra questa musica macedone con me?! Eppure c’entra, mi parla dei miei antenati, ho gli organi interni che la riconoscono, che la salutano, come se tornasse a casa.
Finisce il pezzo e sono esausto, la faccia rigata, ma questi 13 negromanti non hanno finito e giocano fra loro con gli strumenti, si lanciano sfide musicali, fanno l’amore di gruppo con ritmi e melodie e fanno partecipare anche noi al loro orgasmo.
Quando hanno posato gli strumenti, fatto un inchino e lasciato il palco, ho urlato "no! non lasciatemi solo!".
Per la prima volta ho lanciato un "Zugabe!" (bis) col cuore, ho avuto paura di esssere abbandonato.
Ovviamente sono tornati e ci hanno regalato altri frammenti di sogno.
Uno di questi folli si e’ messo in bocca uno scacciapensieri e ci ha portati in un angolo di europa strano che non era certo la sicilia, l’irlanda forse.

Il concerto e’ finito veramente e io sono in trance. A me non piace la musica, mi manca un gene, ma questa non e’ musica, e’ altro.
Ho comprato una maglietta, una felpa, poi ho finito i soldi. I CD li ha comprati il Dottor M., che poi me li duplica.
In metro’ me ne sto li’ imbesuito e per i fatti miei, cercando di tornare sulla terra.

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