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Tag Archive: monaco


Gorilla nella nebbia

Fra tante brutture e sconfitte da parte del popolo bue, una cosa bella e una vittoria.
Si sa che Monaco e’ in preda di speculatori e oligarchi vari, di arraffini, immobiliari-squalo e politicanti inetti e collusi che poco fanno contro la stronzificazione dilagante. Sembra che ci si sia dati per vinti, che apaticamente si accetti una situazione e un insieme di regole aberranti come se fossero parola divina, come se cose come “legge di mercato” venga assuto come “legge fisica”.
Ogni tanto in fondo a questa cloaca appare un luccichio, un diamante caduto nella mota.
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Monaco da’ i numeri (2014)

Monaco da’ i numeri.

Come ogni anno l’Ufficio di Statistica pubblica i dati relativi alla citta’. Il librucolo e’ disponibile presso l’ufficio informazioni di Marienplatz.
Ma guardiamoli questi numeri.
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A Monaco i cieli non prudono.

Spesso i nuovi arrivi e i prussiani si lamentano della provincialita’ di Monaco.
Hanno ragione.
Certo, Monaco e’ una citta’ provinciale e non ne fa mistero, ma vanto, per questo si fa
chiamare “Ein Millionendorf” (il villaggio da un milione di abitanti), ma questa e’ storia recente.
Infatti Monaco, fino al 1933 e’ stata uno dei centri culturali piu’ fulgidi d’europa, qui c’erano le avanguardie e qui c’erano gli artisti che contavano.
Poi e’ arrivato il baffetto e da quel di’ Monaco non e’ piu’ stata la stessa, e’ stata bombardata nel corpo e nell’anima e dal dopoguerra si e’ rinchiusa in una dimensione provinciale che io amo molto.
La amo cosi’ tanto questa paesanita’ che quando, nel 2004 si e’ dovuto decidere
se Monaco doveva avere una sua skyline come Francoforte o Londra o Mosca io al referendum ho votato un no secco che ancora rimbomba. Infatti e’ stato passato un editto per cui all’interno del Mittlerer Ring non si possono costruire edifici piu’ alti della
Frauenkirche, circa 100 metri. Unica eccezione il gia’ esistente edificio della Hypovereinsbank.
Questo e’ il motivo per cui i due grattacieli di 126 e 146 metri che si vedono in lontananza da odeonsplatz, stanno rigorosamente fuori dal Mittlerer Ring.
Purtroppo i due edifici non sono visitabili per i comuni mortali.
Io invece, che sono un ficcanaso e mi sono presentato durante la lunga notte dell’architettura ho avuto modo di sperimentare la vista da lassu’ e l’ebbrezza dell’ascensore piu’ veloce di monaco (6 m/sec.).

Rama Dama

ramadamaSapevo che non sarebbe finita cosi’, con una festicciola e via. Sapevo che sarebbe successo qualcosa, doveva succedere qualcosa. Lo Schwabinger 7 non poteva andarsene semplicemente, doveva fare scalpore, far parlare la gente, attirare l’attenzione. Doveva fare il botto e il botto l’ha fatto. Era da un anno dopo la fine dei botti brutti, dal 1946 che a Schwabing non scoppiava una bomba e i monachesi se ne ricorderanno per un pezzo cosa era lo Schwabinger 7.
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stimmzettelIn Germania c’e’ la democrazia diretta e tutti sono felici, latte e miele scorrono nei fiumi, il lupo riposa accanto all’agnello e i politici cadono morti stecchiti appena pensano ad una bustarella.
Qui c’e’ la liberta’ e il popolo decide su tutto, dalle cazzate fino alla costruzione o meno della terza pista dell’aeroporto.
E’ tutto cosi’ , tutto vero, tutto come ho detto. O forse no.
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La danza dei Bottai

Ci sono cose a Monaco che fanno incazzare i prussiani, che mandano in bottaivisibilio chi e’ innamorato della citta’ e lascia totalmente indifferente chi non e’ incuriosito dalle numerose stravaganze di questo pazzo mondo.
La Schäfflertanz, la danza dei bottai e’ una di queste cose.
Si contano a milioni le persone che conoscono la Schäfflertanz. La cosa buffa e’ che non lo sanno.
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L’eremita di Monaco

Ci sono luoghi al mondo che sono come Shangri La, che esistono e non esistono. Questi luoghi sono accessibili solo a chi li puo' e vuole vedere altrimenti rimangono invisibili. Uno ci puo' passare davanti mille volte ma non li percepisce. Poi succede qualcosa, si cambia dentro, dentro si rompe qualcosa o magari qualcosa cresce e quello che era celato fino a ieri diventa tangibile.
Ci sono luoghi carichi della volonta' e delle preghiere di chi li ha frequentati.
L'eremo di Väterchen Timofei  e' uno di questi luoghi.

Appena arrivato in questa strana citta' vagolavo per i parchi, non mi sembrava vero che si potesse camminare in un parco senza calpestare siringhe. Facevo spola alternata fra gli Englischer Garten e il parco olimpico, non so perche'.
Il parco olimpico mi piaceva perche' aveva delle colline alte, fatte con i detriti della seconda guerra mondiale.
Mi piaceva il fatto che una bassezza come la guerra potesse farmi andare in alto e dalla cima si potessero vedere le montagne.
Il parco olimpico lo conoscevo bene, per questo quando mi sono trovato davanti la recinzione di una specie di villa sono rimasto perplesso per qualche minuto: questa da dove e' saltata fuori?! Ero sicuro che la settimana prima non ci fosse, sembrava si fosse materializzata durante la notte.
Non mi sono nemmeno chiesto se fosse permesso, ho aperto il cancelletto basso e scricchiolante e sono entrato. Sembrava di aver fatto un salto in un mondo parallelo.
Sul vialetto, sul lato sinistro, c'era una pompa dell'acqua di quelle che si vedevano nelle comiche. Funzionava. Sulla destra una casa bassa, con tendine alle finestre. Sulla sinistra una costruzione alta che sembrava quasi una chiesa anche se aveva qualcosa di strano.
Avevo paura che qualcuno mi sorprendesse, ma per qualche strana ragione non mi sembrava di star profanando niente.
Dietro la casa bassa c'era un orto e poco piu' in la'…una fila di arnie circondate da migliaia di api e a sbarrare la strada un cartello che avvertiva l'incauto avventore che quello era il territorio degli insetti.
Sono ritornato sui miei passi e sono entrato nella costruzione grande: era proprio una chiesa, ortodossa visto il numero di icone e il soffitto argentato. L'odore di incenso era forte.
Ma dove caspita ero capitato?
La risposta l'ho trovata nella casa bassa, ristrutturata a museo.
Ero capitato nell'eremo di Väterchen Timofei, un posto che non c'e'  e che esistera' sempre.

Timofei Wassiljewitsch Prochorow (Тимофей Васильевич Прохоров) dicono che sia nato a Bohajewskaja sul Don, in Russia. Dicono che sia nato il 22 Gennaio 1894, ma non si puo' essere sicuri.
Durante la seconda guerra mondiale fu fatto prigioniero dai tedeschi e ridotto in schiavitu'.
Fu liberato dalle parti di Rostow e piu' tardi il nostro dira' che qui ebbe la prima visione della Madonna.
A Timofej la Madonna appariva con una certa regolarita' e tutte le volte gli diceva la stessa cosa: "Timofei, devi costruire una chiesa!".
Dopo anni di girovagamento il russo arrivo' a Vienna, dove conobbe Natascha colei che sarebbe diventata la sua compagna.
A Vienna Timofei cerco' di adempire al suo mandato edilizio, ma le autorita' locali si opposero, quindi l'aspirante muratore lascio' la capitale imperiale e nel 1952 arrivo' a Monaco.
Si dice, ma qui e' leggenda, che Timofej e Natascha si accamparono sulle rive dell'isar, ma la Madonna durante una delle sue apparizioni gli disse "no, qui no, devi andare in un altro posto e li' costruirai la chiesa".
I due si spostarono quindi alla periferia della citta' a Oberwiesenfeld, un campo di macerie.
Questo era il luogo dove venivano accumulati i detriti della citta' ancora semidistrutta e la nostra coppia penso' di essere al sicuro: chi mai avrebbe potuto cacciarli da una discarica?
Si misero al lavoro e lentamente costruirono una casa, la casa bassa.
Utilizzarono i detriti e con lo stesso materiale costruirono la chiesa. L'addobbarono come una vera chiesa ortodossa e il soffitto, a rappresentare il cielo, fu placcato con la carta argentata della cioccolata, trovata in giro.
Dopo tanto lavoro la madonna pote' essere contenta: era nata la "Chiesa della Pace dell'Oriente e dell'Occidente" (Ost-West-Friedenskirche).
Ma persino la madonna non aveva fatto i conti con una divinita' potentissima: lo sport.

Alla fine degli anni '60 fu deciso che proprio quel campo di macerie avrebbe potuto diventare un parco sportivo, anche in vista dei giochi olimpici del 1972. Sembrava semplice, c'era solo un piccolo problema: bisognava far sloggiare quel pazzoide, nel frattempo sopranominato il "Matusalemme di Oberwiesenfeld" o "L'eremita dell'Olympia" o "il simbolo di Monaco" (una specie di monaco appunto).
Non sembrava che ci fossero difficolta': la costruzione era abusiva, loro erano irregolari, non ci voleva niente a farli sloggiare. Pero' i miracoli non li fa solo la Madonna e una grande sollevazione popolare, supportata da alcuni giornali locali fece spostare il Golia dello Sport. Pagando costi e penali non indifferenti il villaggio olimpico venne spostato di qualche metro. Vittoria! Era il 1972 e in quello stesso anno Timofei sposo Natascha, la sua inossidabile compagna. Purtroppo l'idillio duro' solo 5 anni, Natascha mori'.
Stavolta Timofei perse la battaglia, non riusci' a strappare alle autorita' il permesso di seppellire la sua compagna all'interno dell'eremo e il monaco di monaco si dovette accontentare di una tomba simbolica.
Da allora Väterchen Timofei visse in solitudine, vivendo dei prodotti del suo orto e vendendo il miele agli avventori che non mancavano di andarlo a trovare.
Nel 2002 a causa delle sue condizioni di salute si dovette ingaggiare un'altra battaglia per convincere l'ostinato eremita a trasferisi in una casa di riposo. Il sindaco Ude riusci' a convincerlo ma, si narra, dietro solenne promessa che l'eremo e la sua chiesa non sarebbe stati toccati.
Nel 2004 Väterchen Timofei si spense all'eta' di 110 anni e tutta la citta' ancora piange il suo eremita.
L'eremo e' rimasto tale e quale, non so chi se ne occupi ma sembra proprio che sia ancora vissuto.
Il sindaco Ude ha detto dell'eremo "E' la piu' adorabile costruzione abusiva della citta".

La Ost-West-Friedenskirche rimane un luogo magico e io mi rammarico solo di non aver aperto gli occhi prima, di averla trovata solo quando Timofej non c'era gia' piu' sebbene ci saremmo potuti incontrare. Pero' anche certe persone sono come Shangri La, magari ti sono di fianco e non le riesci a vedere.

Il ragazzo che sapeva

Quest'anno non c'e' la solita pantomima, quella degli italiani d'italia che mi chiedono cosa faccia al lavoro il 25 aprile. Pero' e' gia' arrivata la solita domanda: "Vai in manifesta?".
No, non vado in manifesta, non c'e' nessuna manifesta ovviamente, pero' vado al cimitero della foresta di Perlach.

La vicenda e' nota e ne ho parlato fino alla nausea: gli italiani sono convinti che la storia sia quella raccontata dai fumetti di guerra, dove ci sono i tedeschi sempre e solo cattivi, gli americani sempre e solo buoni e gli italiani…no gli italiani non ci sono nei fumetti di guerra, forse perche' sarebbe difficile fare storie a fumetti dove gli italiani prima sono amici dei tedeschi, poi nemici, poi boh.
Quindi i tedeschi sono tutti nazisti, dal primo all'ultimo e fino a pochi anni fa gli italiani erano tutti partigiani.
Chiaramente c'e' qualcosa che non va.

Se i piu' eruditi dei miei 37 lettori (12 in piu' di manzoni, ciapa li') conoscono la storia della resistenza in germania e sanno della rosa bianca e dei fratelli Scholl, sono sicuro che nessuno ha mai sentito nominare Walter Klingenbeck.
Io ho conosciuto la sua storia per caso, perche' sono un gran ficcanaso e perche' per me le favoline sono sacre (grazie Emma).

La storia mi ha affascinato perche' con Klingenbeck condivido molte cose. Prima di tutto lui era un radiotecnico e in teoria lo sarei pure io, poi lui pensava che la resistenza si facesse con le azioni, non solo coi mugugni e qui siamo gemelli separati alla nascita. Inoltre era convinto che con la tecnica e l'inventiva si potessero cambiare le cose…e pure io mi crogiolo in questa idea balzana. Infine lui ha messo in gioco il proprio culo e anche io…cioe'…non ancora…con calma eh, bisogna ponderare le azioni eh…i tempi sono cambiati eh…
Il fatto che praticamente Walter Klingenbeck fosse un nerd e come tutti i nerd fosse molto molto molto ingenuo me lo rende ancora piu' affine.

Walter Klingenbeck e' nato a Monaco di Baviera il 20 marzo del 1924. Cresciuto in una famiglia stracattolica era affascinato dalla radio, da bambino la ascoltava spesso insieme al padre, specialmente la radio vaticana.
Quando nel 1939 il regime nazista vieto' di ascoltare radio straniere, il padre di Walter si adeguo', ma lui no, piccolo rivoltoso, continuo' ad ascoltare di nascosto sia la radio vaticana che le trasmissioni in lingua tedesca della BBC.
Nel '41 fece un praticantato presso la Rohde und Schwarz, un ditta di strumenti di misura e qui conobbe altri tre giovani, tre tecnici, Daniel von Recklinghausen, Hans Haberl e Erwin Eidel. I quattro erano  accomunati dalle stesse idee politiche e religiose e dalla passione per la radio. Tutti e quattro avversavano il nazismo e volevano opporsi concretamente, in qualche modo, con delle azioni.
Contemporaneamente in Germania nascevano altri due "Vierergruppen", gruppi di 4 persone che operavano ad Amburgo e a Vienna. Purtroppo i tre gruppi non vennero mai in contatto.

La prima azione del gruppo di monaco fu quella di diffondere volantini aventi il titolo "Hitler non puo' vincere la guerra, puo' solo prolungarla!" e lo fecero in modo ingegnoso come solo i nerd posso fare: tramite un aeroplano radiocomandato. Erwin Eidler, un meccanico aeronautico avrebbe progettato l'aereo.

Quel genio di Goebbels, molto prima di Mr. B. in italia aveva compreso il potere devastante della radio e soprattutto del monopolio dell'informazione. Aveva quindi lanciato una campagna per l'acquisto di apparecchi radio al prezzo di 76 Reichsmark, una bella cifra, ma con la sovvenzione statale diventava conveniente. Le radio si vendettero a milioni e l'unico difetto era che…non si potevano prendere canali stranieri, solo quelli della propaganda. Ascoltare radio straniere era comunque punito con la pena di morte.
Per i nostri 4 tecnici era uno scherzo modificare la radio e continuare ad ascoltare la BBC. Proprio dalla BBC Walter Klingenbeck apprese del nuovo simbolo, la V come segno per "Victory". La radio incitava a diffonderlo e Walter non si tiro' indietro. Con von Recklinghausen che gli faceva da palo Klingenbeck disegno' enormi V con della vernice nera su alcuni palazzi a sud di Monaco, in quelli del quartiere di Bogenhausen, sui cartelli stradali e, siccome aveva i coglioni, anche sulla caserma delle SS, nel quartiere di Freimann.

I quattro di Monaco vaneggiarono di fondare una radio, sulla scia di "Gustav Siegfrid 1", una radio pirata che trasmetteva anti-propaganda a base di pettegolezzi vari. Con le loro conoscenze e procurandosi i pezzi sul luogo di lavoro costruirono un trasmettitore col quale inviarono musica francese e piccoli messaggi di propaganda. Dovevano cambiare luogo in continuazione per paura di essere individuati.

Purtroppo pare che il nostro Walter abbia trascurato le precauzioni: una vanteria di troppo sulle sue imprese gli costo' la denuncia e il 26 Gennaio del 1942, Walter Klinengbeck all'eta' di 17 anni venne arrestato.
Stranamente cio' che gli valse l'accusa di alto tradimento fu un'azione in particolare, la diffusione di un volantino in cui si accusava Goebbels di aver provocato la morte di La Iana, una ballerina, bella e famosa, che secondo il foglietto si sarebbe suicidata per sfuggire alle attenzioni del potente capo della propaganda. Invece la poveraccia mori' banalmente di polmonite, ma e' interessante vedere come al Grande Manipolatore diede fastidio la competizione sul proprio terreno.

Klingenbeck, von Recklinghausen e Haberl vennero condannati alla pena di morte, mentre Eidel a 8 anni di prigione. I tre condannati chiesero la grazia, ma solo von Recklinghausen e Haberl ottennero la commutazione in 8 di prigione.
In una sua lettera a Haberl, Klingenbeck mostra di essere sempre stato cosciente dei rischi delle proprie imprese. Scrive:

Caro Jonny!
Ho saputo che la tua richiesta di grazia e' stata accettata. Congratulazioni! La mia purtroppo e' stata respinta, quindi si va avanti. Non prenderla male, tu ce l'hai fatta e questo e' l'importante. Io ho gia' preso i sacramenti e sono gia' abbastanza pronto.
Se vuoi fare qualcosa per me, di' un paio di Paternoster.
Addio, Walter

Walter Klingenbeck, all'eta' di 19, venne gigliottinato il 5 Agosto del 1943, nel carcere di Monaco-Stadelheim. Adesso riposa nel cimitero della foresta di Perlach, nella tomba 39/4/21, cioe'…dovrebbe…

Tutta questa storia si e' saputa solo grazie alla dedizione, alla passione, e alla coscienza di un avvocato di cui putroppo non ricordo il nome. Una persona che ha fatto un imponente lavoro investigativo, ritrovando i documenti, verificandoli e incrociando le testimonianze.
La storia di Walter Klingenbeck e' vera e l'avvocato, con rammarico, si chiede quante altre ce ne siano, sepolte negli archivi intoccabili della Bundesrepublik e nelle coscienze rimosse di chi non vuole ricordare.
A Klingenbeck e' stata dedicata una scuola a Taufkirchen e una viuzza, una laterale della Ludwigstrasse.

Passeggio per il cimitero di Perlach, passo di fronte alla tomba dei fratelli Scholl. E' deserto, solo pochi anziani.
Raggiungo il campo 39, e' piccolo, ci metto poco a controllare tutte le tombe, ma non trovo quella di Walter. Vado avanti e indietro 3 volte, ma niente, sono tutte tombe abbastanza recenti. Non c'e' nessuno a cui chiedere, ma sono sicuro che anche se lo facessi mi guarderebbero come fossi un marziano.
Per scrupolo controllo anche il campo 21, caso mai avessi invertito i numeri, ma niente. Il campo 4 non esiste.
C'e' uno spiazzo quadrato dove riposano 4098 vittime del nazionalsocialismo, ma non ci sono i nomi, forse Walter e' li'.
Su un tabellone messo dall'amministrazione del cimitero trovo le indicazione per trovare la tomba degli appartenenti alla rosa bianca. Ci sono anche le coordinate per trovare un calciatore famoso, un paio di politici e e vari altri VIP. Non c'e' il nome di Walter.
Mi fermo un attimo e mi chiedo se valga la pena morire per poi non essere nemmeno ricordati o, nel caso dell'italia, per vedere la propria memoria insultata…pero' forse quando sei morto hai altri pensieri per la testa.
In un'ultima lettera Walter ha scritto "Io so, perche' sto morendo". Forse lui, nonostante vivesse nella propaganda piu' spinta, nonostante l'enorme massa che lo circondava e la giovane eta', forse aveva il senso del giusto e dell'errato, qualcosa dentro che ti fa muovere. Sicuramente lui sapeva.
Faccio un ultimo giro, ricontrollo nomi e date, ma niente, non c'e', non riesco a trovarlo.
Birbone di un Walter! Da vivo ti sei fatto beccare come un pollo, ma da morto sei peggio della primula rossa!
Servus!

Oktoberlove

Per qualche misterioso motivo gli italiani amano l'Oktoberfest.
Forse e' il misto di alcool e gnocca che li attira in massa, sta di fatto che gli italiani sono ospiti fissi della piu' grande festa popolare del mondo.
Un'altro mistero e' il fatto che su tre finesettimana a disposizione gli italiani si concentrino sul secondo, tanto che questo e' chiamato "Italienerwochenende" il weekend degli italiani.
Ogni anno quando si approssima il secondo finesettimana di oktoberfest, i giornalacci tabloid titolano in prima pagina "Die Italiener kommen!" (arrivano gli italiani) che non ho mai capito se fosse un benvenuto o un avvertimento.
In tedesco poi il grido suona "Gli italiani vengono!", ma nella teutonica lingua il calembour, seppur esistente, non e' cosi'  evidente come in italiano.
Quindi gli italiani vengono e vengono per bere (poco), far casino (molto) e trombare (possibilmente).
Sicuramente vengono per cuccare, ma pare che il maschio latino stia perdendo finezza, tanto che uno di questi giornalacci ha ritenuto opportuno pubblicare (in italiano) cinque consigli per cuccare (amoreggiare con) le  tedesche.

C'e' da dire che le bavare si fanno volentieri cuccare dagli italici dato che i maschi locali sono professionisti della birra e insieme agli anglosassoni si abbrutiscono di alcool in modo tale che a fine serata ci vorrebbe il mago binarelli per far levitare le loro malconce bacchette.
In questo senso i miei compatrioti sono considerati veri maschi da monta, merce buona per far passare una serata e da rispedire oltralpe lasciando loro l'illusione di aver conquistato cuori senza sapere che in realta' hanno solo spazzato camini.

Ultimamente pero' ho rilevato un certo incafonimento negli stalloni italiani, un atteggiamento che riflette il generale intruzzamento della societa' italiana. Ho sentito commenti molto grossolani rivolti da giovinotti italiani alle bellezze locali uniti spesso all'apostrofare "lesbica!" nel caso la fanciulla in questione rifiutasse l'approccio. Menziono solo marginalmente poi i gesti volgari come il fissare con ostentazione il balcone femminile o, peggio visto che e' reato penale, l'allungare la mano riempita di macchina fotografica sotto le gonne delle ragazze che ballano sulle panche e immortalare cosi' il mondo nascosto.
Ecco quindi che un giornalaccio tabloid ha intervisato la Topa Ufficiale
dell'Oktoberfest, tal Julia Schober di anni 29:

La bella e' stata nominata  Wiesn-Playmate ufficiale per l'anno 2010 e il giornalaccio le ha chiesto cinque consigli su come cuccare le bavaresi all'oktoberfest.
Le risposte sono state tradotte maldestramente in italiano e pubblicate a pagina 11.

Ecco quindi i cinque consigli, prendete nota. O forse meglio di no.

1) Fate una bella prima impressione. Non ingolfatevi di birra come fanno i bavari, bevete lentamente e poi dateci dentro (con l'alcool) appena avete agganciato una bella.

2) Vestitevi da bavaresi, con i lederhosen, magari corti ma solo se avete le gambe giuste, cioe' dritte e non troppo pelose. La topona e' sempre vissuta in baviera e trova sexy il costume locale.
Credo sia una specie di malattia.

3) Invitate le fanciulle sui baracconi, fate loro girare la testa prima   con in vari macchinari e poi con sospiri latini. La playmate sostiene che e' un sistema infallibile per conquistare il cuore delle bavaresi. Probabilmente e' l'equivalente moderno del classico colpo di clava.

4) Usate la frase giusta per rimorchiare. La bella topona si e' smontata quando ha sentito "Da quale nuvola sei caduto, angioletto mio?".
La bionda consiglia di non usare "poesia povera" [testuale nell'articolo] bensi' complimenti carini, tipo "mi piace il fruscio del tuo vestito". Forse funziona con le sarte.

5) Scegliete con accortezza il "nido d'amore" [aritestuale nell'articolo]. Proprio cosi', bisogna scegliere bene il posto dove trombare, perche' e' ovvio che si tromba, li' al momento,  altrimenti cosa siete venuti a fare?!
La bella sgnacchera non rivela il suo posto favorito ma da' un indicazione dicendo che da dove scopa lei di solito si possono "veder scintillare le luci delle giostre". Facile.

Ricapitoliamo.
Se voi, italici avventori dell'oktoberferst, voleste avere qualche chance di conquistare la Topa Ufficiale 2010 o un suo equivalente dovreste vestirvi come un
contadino della bassa baviera, col tipico costume che fa sembrare ridicolo chiunque non abbia un fisico da rugbista. Dovreste poi starvene in disparte per tutto il tempo sorseggiando un gazzosino poi, avvistata la bionda da lontano, dovreste avvicinarvi con passo fermo e traiettoria diritta (segno di sobrieta') e sussurare alla fanciulla frasi che facciano complimenti al vestito piu' che a lei, tipo "le tue cuciture mi ricordano tralci di vite dei castelli romani" o "invidio il tuo reggiseno, sicuramente tessuto da sapienti mani" o magari "la fragranza dei tuoi slip e' pari solo a quella di un trancio di tonno lasciato al sole tutta la giornata". Niente poesia povera per carita'! Se citate Gigi D'alessio vi arriva il due di picche!
Fulminata la ragazza potete finalmente iniziare a bere la birra e non e' pensabile che una basti, bisogna berne due o tre e ovviamente offrire a mylady. Quando sarete carburati bene dovrete portare la conquista sull'otto volante dove e' facile vomitare anche i calcagni. Il  conquistatore latino invece no! Si tiene tutte le birre in corpo e fa pure finta di divertirsi.
A questo punto la bionda e' pronta per l'accoppiamento e la si porta in un posto da dove si vedono le giostre, cioe' da qualsiasi posto dell'oktoberfest popolato di gente e ci si da' dentro. Questo ovviamente se non vi da' fastidio copulare circondati da migliaia di ubriachi schiamazzanti.
Mi sembra fattibile.

C'e' un tranello pero'. Dopo aver unito le vostre carni a quelle della bella julia dovreste spiegare qualche fatto a questo signore:

Trattasi di Kamghe Gaba, 400centometrista professionista tedesco e ufficiale fidanzato della bionda Frau Schober.
Consiglio personale per gli avventori dell'oktoberfest: vestitevi come vi pare, bevete birra, state lontano dai baracconi, citate Leopardi e se per caso vedete Julia da lontano cambiate strada, e' possibile che abbiate piu' dotazione inguinale, muscolare e monetaria di Kamghe Gaba, ma nessuno vi crederebbe.

Quella domenica Sepp Moser si sentiva contento. Era il 22 Febbraio ed era Faschingssontag, la domenica che precede il mercoledi' delle ceneri, la domenica di carnevale.
Sepp si era alzato presto, come tutti i giorni del resto, ma quel giorno si era alzato prima perche' era un giorno speciale e lui aveva delle responsabilita'. Sepp Moser era il proprietario della taverna "Zum ewigen Licht" (alla luce eterna) e il
suo locale, buio e fumoso, si affacciava sulla centralissima Marienplatz, quindi non era un locale qualunque.
Quella giorno Sepp era contento perche' sapeva che avrebbe fatto ottimi affari, perche' la domenica di carnevale il suo
locale era sempre pieno di gente e perche' i suoi wurst grigliati gli davano soddisfazione, si trasformavano in complimenti appena toccavano il palato degli avventori.
La sera prima c'erano stati balli e feste in maschera in centro e i festaioli tiravano mattina e si radunavano nel suo locale per fare colazione. Lui poi si vantava di fare i migliori Kalbsbratwürstchen di Monaco, le salsiccette di vitello fatte alla griglia.
Non sapeva Sepp che il disastro lo attendeva, ma anche la gloria, eterna come il nome della sua locanda.

Aveva acceso il fuoco di buon'ora e aveva messo l'acqua a scaldare per le zuppe. Con mano sapiente aveva tagliuzzato la carne di vitello fino a ridurla ad una poltiglia con la quale avrebbe riempito gli intestini di pecora e poi…gli intestini di pecora! Sagglzement! Dove sono?!? Dove sono finiti?!? Franzl! Fraaaanzl!!!
L'apprendista, un ragazzotto un po' tonto si era precipitato al cospetto del padrone:
"Comandi Herr Moser!"
"Gli intestini pecora, dove sono?! Dove li hai messi?"
"Son finiti Herr Moser ce li ho detto ieri che…"
"Cretino! Idiota! Tu dovevi andarli a comprare e basta, mica dirmelo! Adesso corri subito al macello, ma non correre"
"vado piano?"
"No imbecille, non devi correre perche' devi VO-LA-RE!"
Il garzone era sparito, ma Sepp sudava. Dalla cucina sbirciava nella sala e gli tremavano le ginocchia: come prevedeva il locale era pieno di gente e se fino a 10 minuti prima era contento per quella folla ora era terrorizzato. Se non dava da mangiare e da bere a tutte quelle persone stanche e affamate rischiava la rivolta, la distruzione del locale.
Il povero Franzl aveva effettivamente volato, ma a Sepp era sembrata un'eternita'. Ora pero' era tranquillo, il ragazzotto era carico di…di…io…io…ti ammazzo con le mie mani!
"Ma sior paron…"
"MA COSA ?!? COSA?!? Questi sono intestini di MAIALE non di pecora!"
"Sior paron, il macellaio ci manda a dire che non ci sono piu' intestini di pecora, che li hanno comprati tutti perche' oggi e' Faschingssontag e tutti i salsicciai fanno…"
"Lo so benissimo cosa fanno! Quello che avrei dovuto fare io!"
"E allora ho pensato che forse quelli di maiale andavano bene istesso"
"AAAAAARGGGH! Ancora non hai imparato che non vanno bene per niente! Ma io ti ammazzo! Uso i tuoi di intestini!"
"Aiuto!"
Franzl era sparito con la stessa velocita' con cui era arrivato, lasciando sul tavolo gli intestini di maiale.
Il povero Sepp si sentiva perduto. I budelli di maiale non andavano assolutamente bene, erano troppo sottili e troppo grossi per fare i Kalbsbratwürstchen. Sulla griglia si sarebbero sicuramente rotti e poi l'interno delle salsicce non si sarebbe mai cotto. Un disastro, era un vero disastro, cosa fare? Lui era il migliore salsicciaio di monaco, come poteva rimediare?
Proprio dal fondo della piu' buia disperazione una scintilla di luce, un brillio di intuizione. Non si sa come avvenga che nella mente umana si faccia strada un'idea folle, totalmente assurda che pero' non puo' causare peggiore disastro di quello a cui ci si trova di fronte.
Sepp aveva tritato del prezzemolo e un po' di scorza di limone, poi aveva unito il tutto alla poltiglia di vitello e aveva cominciato a riempire i budelli di maiale arrotolandoli a intervalli regolari.
Aveva cosi' ottenuto dei salsicciotti tozzi e grossi che mai avrebbero potuto essere arrostiti. Quindi? Quindi li aveva gettati nell'acqua bollente, quella destinata a diventare zuppa e ora diventava complice di un crimine…
Sepp aveva portato in tavola una zuppiera nella quale, con l'acqua di cottura galleggiavano i salsicciotti, poi era scappato di nuovo in cucina senza dire nulla.
Dalla cucina attendeva l'epilogo della tragedia, si aspettava le urla dei suoi clienti delusi e queste puntualmente arrivarono: "Sepp! Sepp!" Lo chiamavano le cavie di quel suo esperimento.
L'oste si era fatto coraggio e ora affrontava il primo che aveva assaggiato la sua creazione e di cui, purtroppo non sapremo mai il nome:
"Pfennigguat, Sepp!" gli aveva esclamato questo in faccia, sembra una parolaccia ma in bavarese vuol dire "Buonissimo!".
Buonissimo?! Come buonissimo? Veramente? Sepp trasecolava. Si' anche gli altri clienti erano entusiasti e ne volevano ancora.
Tutti trovavano quegli strani salsicci molto delicati e leggeri, perfetti per la colazione.
Sepp era appena entrato nella storia, ma ancora non sapeva che oltre ai "Weißwurst" aveva appena inventato l'equatore. Forse nemmeno Franzl si era accorto che la sua dabbenaggine sarebbe stata ricordata, 153 anni dopo.


Io mi diverto sempre a servire ai miei ospiti, per colazione, i Weißwurst.
Sti poveracci stortano il naso, fanno i soliti commenti sagaci sulla cucina tedesca e si avventano sulla nutella.
C'e' sempre un pioniere che non si fa spaventare da quei salsicci bianchi e li prova, spazzolandoli dal piatto e seguito dagli altri amici non piu' reticenti.
Sepp Moser non ha inventato solo i Weißwurst, secondo la leggenda, ma ha anche tracciato una linea culturale, il Weißwurstäquator, l'equatore della salsiccia bianca.


Al di sopra di questo equatore, finisce la bavaresita' pura e con questa spariscono anche i Weißwurst. Anzi, che non ci si provi a chiederli, si potrebbe offendere l'oste.
Al di sotto di quella preziosa linea e nell'arco di 100km da monaco invece il Weißwurst diventa rito.
Prima di tutto gli orari di consumazione: il Weißwurst non deve sentire scoccare il mezzodi'. La regola aveva senso ai tempi di Sepp, perche' gli ingredienti erano freschi e tali dovevano rimanere, ora invece si fanno deroghe alla regola, soprattutto nei posti turistici.
Dove vado io di solito invece la regola rimane e anzi ti trattano male se osi chiederli dopo mezzogiorno.
L'altro rito riguarda la loro consumazione. Come si mangiano? Ma soprattutto si mangia la pelle?
No, no e poi no, la pelle non si mangia e questa regola sacrosanta trasforma il consumo dei Weißwurst in un rito da cerimonia del te'.
Mai e poi mai infatti si "pela" il salsiccio o men che meno lo si divide a meta' e lo si scava. Ho conosciuto locandieri che hanno buttato fuori dal locale incauti giapponesi solo perche' avevano osato sbucciare il prezioso manicaretto.
Per mangiare decentemente la salsiccia bianca sono a disposizione diverse teniche:
1) la "decapitazione della regina", dove con il coltello si tagliano dei cilindretti di salsiccia e con abilita' si elimina la pelle.
2) il "taglio diagonale", il mio preferito, dove invece di cilindri si tagliano delle specie di losanghe e con movimenti da arte marziale si elimina la pelle senza pero' separarla dal resto dell'involucro.
3) il classico metodo bavarese, dove si prende la salsiccia con le mani, la si morde e ne si succhia il contenuto facendo attenzione a non mangiarsi la pelle.

Il Weißwurst si mangia con la senape, ma non quella normale percaritadiddio! Lo si intinge invece nella "senape dolce" che si sposa benissimo col gusto delicato della bianca delizia.
E cosa ci si beve sopra?
Il locale che secondo me serve i piu' buoni Weißwurst di monaco e' un posto stranissimo, onirico e molto spesso a servire c'e' una famosa attrice monachese di cabaret.
Quando la persona che mi accompagnava ha osato chiedere del caffe' per accompagnare i suoi Weißwurst, la teatrante ha fatto una tragedia, urlando come una pazza e spiegando che la follia aveva invaso il locale.
La mia ospite si era immediatamente corretta: "su…succo d'arancia?!"
"Non ci siamo ancora ragazza mia, siamo ben lontani!" aveva strillato la cameriera-cabarettista.
"acqua?!" si era arresa la poveraccia.
"uffauffauffa" ha continuato la guitta. "Si vede che non stai bene e l'acqua e' il massimo che ti posso concedere. E al signore cosa porto?" si e' rivolta verso di me con sguardo inquisitore.
"Per me una weissbier, che diamine, che altro?"
"Ecco appunto, che oggi di stranezze ne ho gia' viste troppe".
Infatti la degna compagna del Weißwurst e' la weissbier, la birra di frumento, altro pilastro della cultura bavarese.

Ometto la ricetta per preparare degnamente i weisswurst a casa, cioe' per scaldarli, perche' sembra una cosa semplice e lo e', ma l'errore e' sempre in agguato.

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