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Tag Archive: migrazionismo


La vera domanda

Ogni tanto capita, specie ora che arriva un sacco di gente dall’italia.
Capita che con i nuovi arrivi o con i turisti italici o con parenti e amichetti in visita, ci sia confusione d’identita’.
Parlo dell’italia con una discreta cognizione di causa e con la stessa cognizione parlo della germania.
Mostro di ignorare alcune, a quanto pare, icone italiche (chi cacchio e’ Geppi Cucciari?!) e lascio un vuoto sconsolato quando cito Stefan Raab o nomino classici come Loriot o Karl Valentin.
Ecco quindi che dopo un po’ parte la domanda, che dal tono sembra piu’ un’accusa che un moto di curiosita’:
“Ma tu…come ti senti?”
“Bene grazie” rispondo e parte il tafferuglio.
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Paracaidistas

paracaidistas
I cittadini di Ciudad de Mexico li chiamano proprio cosi’, non senza una vena di disprezzo.
Si paracadutano dalle province, dalle zone rurali, magari anche dagli stati confinanti.
Si lanciano per speranza o per disperazione, mirano al centro della citta’, ma un vento costante e malefico li spinge ai bordi, alla periferia. Quelli che non vengono colpiti in volo dalle raffiche della burocrazia atterrano ai margini della citta’ e vanno ad ingrossare le fila degli altri paracadutisti, nelle baraccopoli e al servizio dei narcotrafficanti. Magari non parlano nemmeno il castigliano, non hanno nessun tipo di qualifica, sono spesso analfabeti e spessissimo non avevano idea di cosa li avrebbe attesi.
Non e’ cosi’ drammatico come in messico certo, ma stanno aumentando i lanci dall’italia.

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Effetto Ausländer

Non mi capita piu’ cosi’ spesso ma quando capita fa male come la prima volta.info
Ora con navigatori e cellulari che ti dicono che strada fare anche per andare al cesso la gente non ha piu’ bisogno del prossimo, ma qualche sprovveduto lo becchi sempre e allora sai che l’Effetto Ausländer e’ li’ per te, in agguato, pronto a ghermirti e a strapazzarti l’ego.
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Non si puo' piu' nascondere il fatto: Monaco sta cambiando.
In particolare si sta riempiendo. Ci sono un sacco di immigrati in piu' e tra questi c'e' uno stracatafottio di italiani. Bisogna rassegnarsi.
Oltre a cio' vedo che i vari forum dedicati alla migrazione si stanno riempiendo di richieste di consigli, dritte, informazioni e tutto il bagagliame che permette di lasciare la madrepatria e trasferirsi all'estero.
Anch'io, nel mio piccolo, ricevo in privato richieste di informazioni su Monaco: si vive bene? c'e' lavoro? si trova casa? come sono i tedeschi?
In questo spazio vorrei dare dei consigli a chi sta pensando di trasferirsi nella capitale bavarese.
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L’islam in bagno

Leggendo il blog di un'altra emigranta  mi e' sovvenuto che non ho mai dato seguito ad una trista storia di emigrazione, alla ricerca del bidet perduto.
La peripezia il seguito l'ha avuto e solo una ferma volonta' igienica l'ha fatta andare a buon fine…certo anche una bella dose di culo, e' il caso di dirlo.
Quando tutto era ormai perduto, l'arcangelo gabriele ha inter-cesso e mi ha fatto avere la risposta.
La salvezza e' giunta tramite l'islam.
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Oh, adesso do i numeri!

"Ci sono troppi stranieri". Quante volte l'ho sentita?
Gli italiani d'italia non ci fanno piu' caso e anche i piu' sinistri se lo dicono di nascosto, quando nessuno sente.
Ma che succede se ad essere troppi sono proprio gli italiani? E che succede se a sibilare la frase e' un anziano signore seduto in metro', incarognito dagli anni, dalla solitudine e dal benessere? Eh no, allora no, allora non va bene allora ci si indigna e si e' pronti a puntare il dito sulla swastika. Certo, perche' quelli troppi sono sempre gli altri, noi no.
Gia' pero' la domanda rimane: quanto troppi sono gli stranieri? Anzi chissenefrega degli stranieri, quanti sono gli italiani in baviera? Troppi ovviamente, ma quanti?!

Aspettando l'estate-godot mi trastullo con l'ultimo rapporto sugli italiani in Baviera, diffuso dal locale COMITES.
Si evincono cose interessanti, a cominciare quanto troppi sono gli italiani in Baviera: il 21 marzo 2011, gli italiani in baviera erano 100.483. Troppi.
Di questa centomillata, ben 24.872 abitano a Monaco mentre il resto si sparpaglia fra Norimberga, Augusta e bricchi vari.
Con questa cifra la comunita' italiana si colloca numericamente al terzo posto fra gli stranieri, superata solo da turchi e austriaci, che anche loro sono ovviamente troppi.

Ma oltre ai dati numerici sulla tantita' il rapporto fornisce interessanti informazioni sulla composizione di questo esercito di troppi italiani e da qui si possono fare delle belle considerazioni.
Per esempio chi sono questi italiani? Che fanno? Cosa dicono? Che vogliono?
I numeri parlano chiaro: gli italiani sono spaccati in due comunita', sono per la maggior parte lavoratori con basso titolo di studio, hanno poco da dire e vogliono solo farsi i cazzi propri.

La spaccatura netta che si osserva e' prima di tutto anagrafica e di provenienza.
Piu' della meta' degli italiani in baviera si colloca nella fascia dai 30 ai 65 anni ed e' per lo piu' nata in italia. Allo stesso modo c'e' una bella fetta di italiani nati qua (seconda e terza generazione) che sta aumentando.
La spaccatura si nota anche nella testa. C'e' una frattura netta e una relazione evidente fra chi chiede la doppia cittadinanza e chi non ci pensa nemmeno a chiederla. I primi sono soprattutto giovani immigrati (d'eta' e di storia migratoria) che magari hanno sposato gente del luogo, mentre i secondi sono gli immigrati storici, ancora legati all'identita' italiana, quelli che per una vita hanno sognato di tornare al paesello e che molto probabilmente moriranno qua.
E cosa fa tutta questa gente? Quello che ci si aspetta dagli italiani ovviamente. Il 26.05% dei connazionali fa l'operaio mentre per il 21,35% sono “artigiani, commercianti e addetti del settore alberghiero”, che e' un bel modo di dire che sono camerieri e pizzaioli.
Oltre a questo c'e' un numero consistente di studenti (20,29%), una discreta percentuale di impiegati e funzionari (13,33%) e un indispensabile numero di casalinghe (7,76%). Il resto sono percentuali infime di pensionati, disoccupati, lavoratori nel settore medico e scolastico. Da notare le percentuali irrisorie di liberi professionisti (2,63%) e di dirigenti (0,79%).
Forse mi faccio un cinema io e la composizione degli italiani d'italia e' identica, ma tenderei a dubitare.

I dubbi forti mi vengono dalla distribuzione dei titoli di studio e qui andiamo a toccare il solito tasto, quello dell'orrida scuola bavarese.
In questo caso i numeri sono ancora piu' chiari: Sotto il profilo del titolo di studio, quasi la metà (45,59%) degli italiani ha il titolo di scuola media, mentre solo il 18,11% ha il diploma ed un modesto 9,58% la laurea. Infine, il 14,52% dei connazionali possiede appena la licenza elementare, mentre il 12,19% non ha alcun titolo di
studio. Si' in baviera e' possibile non avere alcun titolo di studio, zero, nemmeno la licenza elementare.
Altro discorso e' il successo scolastico dove appare evitente l'aberrazione del sistema: c'e' una netta differenza fra i ragazzi che provengono da una famiglia solo italiana o da una binazionale.
Nel primo caso si ha una forte presenza di italiani nelle Förderschulen (scuole di sostegno) e nelle Hauptschulen (scuole di avviamento professionale), mentre nel secondo caso le percentuali non si discostano da quelle dei tedeschi. Gli italiani sono anche la prima comunita' straniera per presenze nelle Sonderschulen, le cosiddette "scuole speciali". Si' in baviera esistono ancora le scuole speciali.

Da menzionare la presenza di 150 italiani nelle carceri bavaresi, principalmente uomini e principalmente ingabbiati per traffico di droga dall'olanda all'italia.

Infine la rappresentanza.
Che dicono gli italiani? Che fanno? Come gia' menzionato gli italiani dicono poco e si fanno pacchi di cazzi propri.
La rappresentanza politica e' zero, e recentemente il comune di monaco ha perso il suo unico consigliere comunale italiano, dopo 12 anni a girare la manovella.
Se gli italiani non si candidano nemmeno votano, visto che alle ultime elezioni solo l'8% degli aventi diritto ha votato.
Egualmente scarsa e' la presenza di italiani nelle varie associazioni e anche in quelle identitarie e mutualistiche la presenza sta calando.

Da questa massa disomogenea e poco comunicativa spuntano alcune figure di spicco, come personaggi di punta in ambito scientifico o dirigenti di aziende come HypoVereinsbank, Allianz e Linde o personaggi del mondo dell’imprenditoria (tessile, media, architettura, commercio, ecc.) o di quello militare (Nato, Eurofighter, Eurocopter, ecc.).

Forte di questi numeri posso rispondere al mio capo prussiano che sostiene l'enorme impatto culturale degli italiani in germania dal dopoguerra: ciccio gli italiani in germania hanno sgobbato e sgobbano, sputano sangue nelle fabbriche e nelle pizzerie o a lavar cessi, e una volta staccato non ne vogliono sapere, altro che cultura.
Noi invece, noi emigranti italiani 2.0, noi si' che abbiamo contribuito a cambiare la faccia di monaco. Negli ultimi 10 anni siamo riusciti a far diventare abitudine lo Spritz. Grandi eh?

Quindi gli stranieri sono troppi e gli italiani sono al terzo posto della troppita'. Beviamoci su un prosecco con l'aperol.

Trapianto di quorum

E anche questa e' andata. Altra sbornia elettorale, altra vittoria. Ci stiamo abituando troppo bene.
Invece per noi emigranti e' il solito: schiaffi di qua (pochi) e schiaffi di la' (gia' di piu').
Gia' i giorni passati non si era proprio graditi a causa dell'infezione cetriola, poi si e' diventati sgraditi a causa del potenziale cardiopatico, perche' potevamo fermare il quorum.
Negli ultimi momenti della tornata referendaria gli italiani all'estero sono diventati lo spauracchio e pure io qualche velato insultino l'ho ricevuto. Spero che gli italiani d'italia riflettano e si finisca con questa fesseria del voto agli italiani fuori dall'italia.

L'emigrante, oltre a mettere in valigia galline e pacchi di pasta, mette anche il fatto di non contare piu' una fava, ne' nel paese che lascia e nemmeno in quello che trova.
Solo dopo pochi anni migratori e' stato introdotto il voto per le comunali e per le europee, senno' ciccia pure per quelle.
In questo scenario darci il voto per politiche e referenda ci ha fatto qualche piacere, come se ci volessero comunque bene, un po' come quando la mamma ti chiama e ti chiede come si fa passata di pomodoro, mica perche' vuole la ricetta che conosce a memoria ma giusto per sapere come va.

Quando il senator Tremaglia ha inventato il voto degli italiani all'estero ho capito subito a quali italiani stava pensando. Pensava a baffuti signori vestiti in gessato grigio che entravano in una barberia di broccolino con alle pareti ritratti di mussolini e del re e in un misto di americo-siciliano si facevano radere discutendo della situazione italiana concludendo "ci vuole un uomo forte, come reagan".
E' stato un flop.

Gia' per un emigrante 2.0  e' difficile capire cosa vogliano o di cosa abbiano bisogno i suoi compatrioti stanziali, figuriamoci per uno che magari e' integrato, magari e' di seconda o di terza generazione, magari non parla italiano e magari non gliene fotte niente di quello che succede in quel buffo paese a forma di calzatura.
Alla fine quello che succede e' un pastrocchio e nel caso dell'ultimo referendum una emigranta mi faceva notare le percentuali assurde di affluenza degli italiani all'estero: Venezuela 12%, Canada 18%, Spagna 18%, Germania 20%, Argentina 30%, Kuwait 65%, Afghanistan 97%.
Come si spiega che gli italo-tedeschi, ricchi, vicini e molto probabilmente cervelli fuggiaschi abbiano votato cosi' poco? Per non parlare degli italo-britannici (23,52%), dei franzosi (18,40%)
o degli olandesi (22,98%). E cosa succedera' mai in kuwait o in afghanistan?! In kuwait c'e' persino il mare…
La cosa sorprendente e' l'argentina. Che io sappia gli italo-argentini sono i piu' integrati del globo. Conosco personalmente argentini con passaporto italiano (e diritto di voto) che sanno a malapena dove sia l'italia. Eppure…cosa sara' successo?

C'e' comunque una nevrosi di fondo e per risolverla faccio una proposta: cedo, regalo, dono, trapianto il mio voto ad un immigrato che sta in italia e che non ha questo diritto. Facciamo che mi chiama a casa e mi dice fai una croce qui o una li'. Io giurissimo che non svelero' la scelta.
Se poi ci fosse qualche tedesco nella stessa situazione, magari in italia che vuole farmi lo stesso favore…

Amplesso elettorale

L'ansia e l'aspettativa sono cresciute gradualmente e il moderno strumento di rete sociale, il soscialnetuorc, ha amplificato il sentimento.
Coi compagni di emigrazione ci siamo scambiati messaggi, email, sms, telefonate, piccioni viaggiatori: arrivano? non arrivano? da te sono arrivate? da me no e da te? nemmeno, ma so che ad albuquerque sono arrivate e anche a ulan bator.
Sara' un complotto? Oppure e' solo che al mio consolato sono dei cazzoni? Domani telefono. ah brava io invece vado di persona perche' al mio consolato non rispondono mai al telefono. ok, fammi sapere. contaci.
Poi alla fine sono arrivate, erano li', tutte storte, provate dal viaggio, pigiate nella cassetta postale, nella mail senza E.
Quando le ho spogliate mi sono finalmente rilassato: l'emigrante scopa poco con la democrazia, pochissimo, e quando succede e' sempre un evento magico.

Mi sembra ovvio che io abbia provveduto a fotografarle, a caricare le foto sulla rete sociale e a battere la stecca a chi ancora non le aveva viste: c'e' gente che su internet manda foto ancora piu' sconce, perche' non dovrei mettere le foto delle quattro gemelle con cui mi uniro' democarnalmente? Del resto un foursome elettorale non mi era mai capitato e chissa' quando mai mi ricapitera'.
Il fatto e' che l'emigrante non conta un cazzo, molto meno del due di picche quando briscola e' cuori, perche' almeno a briscola il due di picche viene giocato. L'emigrante invece non partecipa mai al sesso di gruppo. Quasi mai.
Nel paese che lo ospita non partecipa perche' e' straniero, mentre nel paese d'origine…scopa poco, pochissimo, non viene mai invitato alle orge nazionali, non ci si ricorda nemmeno che esiste se non quando c'e' la pantomima delle elezioni, l'unica vera, ultima, sublimazione del sesso. E allora dai, almeno quelle!

Di questa storia delle elezioni l'emigrante si puo' vantare di una cosa sola rispetto all'italiano d'italia: il voto per posta.
Certo non c'e' il rito di andare al seggio, di guardare l'alpino che piantona la scuola e al quale, con un misto di complicita' si sussurra: "anch'io a naja due elezioni…e due palle".
Non c'e' la cerimonia della consegna del documento allo scrutatore, della Gabina elettorale, del tagliandino timbrato, delle due chiacchiere col segretario o il presidente di seggio: "allora com'e' l'affluenza?" "bassa, ma arrivano tutti all'ultimo momento" "serve qualcosa?" "no, grazie adesso mandiamo i rappresentanti di lista a prendere i caffe'" "va bene, buon lavoro" "grazie".
Non c'e' l'interazione, il contatto sociale, l'amore unito al sesso, ma si sa che questa e' una delle tante maledizioni dell'emigrante, compensata solo parzialmente dal voto per posta.  L'equivalente di portarsi le mignotte a casa invece di trombarsele al bordello.

Col voto per posta ti porti il seggio a casa tua e, sembra una cosa ridicola ma cerchi di non far vedere le schede alla morosa, cerchi persino di non farti vedere a votare, ti senti nudissimo, come quando da preadolescente avevi paura che ti spiassero mentre facevi la doccia. Secondo me i pornoattori sottosotto, molto sotto, provano lo stesso sottile imbarazzo.
Pero' il voto per posta ti permette di guardare bene le schede, di prendere il tuo tempo. Non c'e' la maitresse, lo scrutatore, che ti conta i minuti e ti invita a fare subito, a venire subito  fuori dallo sgabbiotto cartonato perche' altri stanno aspettando.
A casa tua sei padrone, prendi le tue schede, le apri piano e ti sembra di togliere gli slip alla tua prima morosa. Osservi quelle quattro dee repubblicane, guardi ogni loro dettaglio, ogni tatuaggio, ogni ghirigoro e…non sono timbrate! panico! E' una malattia venerea?! E' l'aids?! Tranquillo, e' normale. E' normale che le schede per i referenda non siano timbrate, dev'essere qualche legge strana che impone di non avere le autoreggenti timbrate se si tratta di referendum.
Allora si ricomincia coi preliminari, si annusano le schede…quanti italiani d'italia hanno annusato le schede elettorali?! eh? Quanti ne hanno avuto il tempo? Col voto per posta si ha tempo per annusarle, per stenderle sul divano e per stendercivisi sopra vestiti. Si fa un po' di petting con questi Simboli Supremi Della Democrazia. Si scherza con loro, si conversa, le si gira e le si rigira. Poi le si penetra.
La matita copiativa?! Non c'e'. Come non c'e'?! Si puo' fare senza? veramente?! ma non c'e' rischio di contagio? Non c'e' rischio di annullamento? Nessun rischio, ti dice la maitresse inclusa nella busta elettorale: la matita copiativa non serve, anzi nessuno sa cosa sia. Cos'e' una matita copiativa? boh. Basta una penna con inchiostro nero o blu'.
Si afferra lo stilo voglioso, ci si avvicina timorosi ai riquadri, si esita, si freme e poi…poi si appoggia la penna sul tavolo e si rimanda: col voto per posta si puo', si puo' prolungare l'eccitazione fino alla scadenza, fino al 9 giugno e la si puo' rinnovare ogni giorno.
Le si fa morire di desiderio quelle quattro schede!

Cerco su internet, parlo, leggo, ascolto anche se so dove si va a parare. Come quando si dice "voglio dormire con te", ma non e' che si vuole dormire veramente.

Ho deciso, oggi e' il giorno. Ne mancano ancora dieci alla scadenza ma non ce la faccio piu'. Ho saltato l'ultimo giro, avevo fatto un assurdo voto di castita' elettorale e ora ne pago le conseguenze. Sono in astinenza.
Le pulsazioni mi salgono. Mi getto sul divano dove ho deposto tutte e quattro le schede per farle stare comode. Mi faccio avvolgere dai loro colori, mi faccio scivolare la grigia sul collo mentre bacio la gialla, abbraccio la viola e accarezzo la verde. Sono pazze, incomprensibili, assurde, scatenate. Mi sfidano con la loro arrogante irrazionalita', con la loro logica femminile inversa: se sei d'accordo con noi devi dire NO, se non sei d'accordo devi dire SI. Le insulto, ma poi le stringo fra le braccia: anche loro non vedevano l'ora di stare assieme a me.
Tre sono magre, con la vita sottile, quasi anoressiche, praticamente due righe, mentre la grigia e' formosa, tanta, piena, soda: mi ci vogliono dieci minuti per esplorarla tutta. E' una bomba atomica!
Le altre sono secche, ma per questo non meno vogliose, non meno trasgressive: vogliono che lasci un segno sui loro corpi di cellulosa.
Me le carico tutte fra le braccia e le depongo sul tavolo dove mi guardano lascive e provocanti:
"Cosa ci vuoi fare?!"
"Vi voglio!"
"Siamo tue, solo per te!"
Afferro la penna con l'inchiostro nero, once you go black…
Le minaccio: "vi mando via cosi', senza nemmeno toccarvi!"
Urlano: "non puoi farlo! ci volevi!"
"Ho cambiato idea" sorrido beffardo, "si' che posso farlo, e' mio diritto"
"Ti preghiamo, pensa al tuo paese"
"Me ne fotto"
"Per favore…"
Le piego intonse, illibate, vergini e le avvicino alla busta bianca dove dovrebbero andare. piagnucolano.
Con uno scatto le riapro e le sbatto sul tavolo. Il gioco ricomincia.
Le sfioro tutte e poi mi ritraggo, pronuncio i loro nomi e lentamente leggo i dettagli dei loro corpi, scandendo bene i quesiti.  Poi afferro la penna e su tutte faccio un ricamo di una sola piccola riga obliqua, corta, quasi impercettibile, poi le minaccio di nuovo: "vi mando via cosi'!"
"ma siamo invalide!"
"e allora?!"
Le sfioro tutte con le dita. Le guardo una ad una. Le rileggo tutte per l'ultima volta e solo adesso decido che sono pronte.
Gemono e finalmente, molto lentamente, su tutte finisco il segno gia' accennato. Le lascio riprendere fiato e subito le incalzo con un secondo segno obliquo, perpendicolare al precedente, forte, vibrante, deciso, che quasi buca la carta.
Le loro urla risuonano per tutta la casa:  si'! Si'! SI'! SIII'!

Le bacio ad una ad una, le aiuto ad entrare nella sottoveste bianca. Le pago col tagliandino allegato e le sigillo nel loro tailleur beige. Le saluto mentre le faccio scivolare in un taxi quadrato e giallo che all'ora del ritiro (le 15.00) le riportera' in consolato.
E' stato bello, intenso, forse inutile, ma il piacere sessuoelettorale e' sempre fugace ed effimero e ti lascia con la voglia di ricominciare.

L’influenza italiana

Mi gocciola il naso, tossisco, ho le orecchie tappate. Ho le orecchie cosi' tappate che penso di aver sentito male quello che ha detto il boss prussiano.
Ogni tanto arriva nell'ufficietto, si siede al tavolo rimasto vuoto grazie alla crisi e riflette quel vuoto con lo sguardo.
Io continuo a schiacciare i tasti, in attesa che apra bocca e si decida se parlare di lavoro o di cazzi vari.
Oggi e' cazzi vari, cazzi italiani.
Ho le orecchie tappate e gli devo chiedere di ripetere: "scusa come hai detto?"
"No dico, che se non fosse stata per l'immigrazione italiana la germania sarebbe un posto ben triste".
"Ma in che senso?"
"Eh che l'immigrazione italiana ha influenzato la cultura tedesca"
Tocca a me guardare nel vuoto.

La mia mente ovattata dal virus raffreddorico ci mette un po' a cogliere il senso, poi ne afferra uno scampolo e comincia a viaggiare.
Vedo colonne di architetti fiorentini, romani e veneti giungere alle porte di monaco, chiamate da quello spendaccione di Ludwig I (il nonno del re pazzerello), che voleva che monaco diventasse un faro dell'architettura neoclassica e neorinascimentale.
Vedo un giovane De Chirico, appena giunto da Atene e iscritto all'Accademia di belle arti di monaco e che inspira a pieni polmoni gli ultimi soffi di romanticismo tedesco.
Penso a un 22enne Pirandello che a Bonn fa impazzire il suo docente di filologia romanza che vede nel giovane il talento, pero' distratto dalle femmine dietro alle quali il focoso siciliano si mette a correre invece di studiare.
Poi non penso piu' a niente, mi viene il dubbio.
"Scusa ma a quale immigrazione ti riferisci?"
"A quella dopo la guerra no?!" precisa il nordico.
"…e' uno scherzo?" mi innervosisco.
"nonono, non lo dico per fare i complimenti…" dice giusto per fare i complimenti e insiste "l'immigrazione italiana del dopoguerra ha portato una ventata di rinnovamento"
"scusa eh…" comincio ad incazzarmi "ma l'immigrazione italiana del dopoguerra, con tutto il rispetto possibile, era costituita da muratori, operai e cuochi vari. che razza di influenza culturare hanno portato? sempre con tutto il rispetto eh?".
"beh…adesso…dopo che sono arrivati gli italiani…"
"Siiii ?"
"beh…adesso…abbiamo il cappuccino!"
Faccio crocchiare le nocche.
 

Non e' la prima volta che mi capita il tedesco di turno che vuole fare il simpatico e raccontarci quanto siamo belli e quanto siamo bravi.
All'inizio pensavo ad una sonora presa per il culo e invece e' una sorta di fascinazione, di incantesimo. Dovrei troncare la conversazione che so gia' dove va a parare, ma e' un po' come quando il prof partiva per la tangente invece di spiegare e noi bastardi gli davamo corda per perdere tempo.
"Si', ma a parte il cappuccino, dove starebbe questa influenza?" insisto perfido.
Il repertorio e' il solito: la pizza ovviamente, ma anche il vestiario e lo spritz certo e i vini sia chiaro e anche la rucola e il balsamico, immancabili.
L'immagine di questi emigranti rivoluzionari e' quello di simpatici e ben vestiti tubi digerenti, che se hanno avuto fortuna giacciono languidi su sedili di Alfa Romeo o Ferrari.
Non sono contento e vaneggio: "ma se non ci fossero stati gli italiani?"
"La germania sarebbe tutta come l'ex DDR"
"…"
"…triste…"
Questa e' la novita' sul copione, l'est non e' grigio perche' il totalitarismo cancella i colori, no e' triste perche' loro non hanno avuto gli italiani.
Il soggetto soffre della ben nota sindrome di innamoramento italico, va spesso in vacanza in italia, ha superato il livello 1 (Gardasee), ha brillantemente risolto gli inghippi del livello due (il mare c'e' anche al sud) ed e' giunto vittorioso al livello 3 (ha guidato per napoli e palermo).
Normale che sia vittima di una sindrome che e' un misto fra quella di Stendhal e quella di Stoccolma.
Te lo dice chiaramente: "in italia si sta bene, a noi tedeschi non ci rompono le palle come fanno in francia, sempre li' a ricordarti della magagna nazista". Si spinge oltre "se mi dovessi ritirare…".
Io lo fermo, lo blocco, gli ricordo che il turista vede il mondo con occhi diversi, che viene trattato bene dai locali perche' arriva, lascia il grano e poi si toglie dalle palle. Altro conto se si entra a far parte della tribu', altro conto se si vuole aprire un'attivita' o semplicemente ottenere dei servizi in cambio di denaro.
Ma torniamo all'origine: quale sarebbe questa misteriosa e virulenta influenza italiana? A parte cibo e vestiario intendo, che gia' non e' poco.
Ci pensa un attimo e si arriva al classico dei classici:
"Eh, ma voi italiani sapete come vivere, siete rilassati".
Il fumo dal naso mi esce come da una centrale atomica giapponese.
Faccio notare all'italofilo che quando stavo in italia, se uscivo dal lavoro prima delle 19.00 ero considerato un lavativo, la pausa pranzo era cronometrata e fuori dal lavoro era un continuo rincorrere mezzi di trasporto o uffici pubblici. Il tempo libero lo si spendeva poi in affollatissimi locali o cadenti sedi di volontariato, la natura la vedevo se andavo all'orto botanico oppure se accettavo di spendere tre ore di viaggio in macchina durante i weekend. Gli ho ricordato che la prima volta che qui in pausa pranzo ho fatto il bagno al lago ho pensato ad una candid camera, che qui mi hanno guardato come se fossi un alieno quando ho preteso un servizio qualsiasi dopo le 17.00 e che ora le cosa sono cambiate ma ai primordi della mia emigrazione d'estate i negozi chiudevano alle 16.00 perche' "anche i commessi hanno diritto di prendere un po' di sole sul fiume".
Da dove viene questa leggenda urbana che vuole gli italiani dei rilassati goduriosi?
Io un'idea ce l'avrei, ma non ha nulla a che fare con le dolci colline senesi, il cappuccino o i jeans di armani.

Pero' forse mi sbaglio io, forse l'influenza italiana esiste davvero, diffusa nel rinascimento quando questi mangiavano pane e sego (altro che cappuccino), forse sono io che non la vedo e che non so come si stava prima che i belpaesani giungessero nella terra del perenne inverno.
Forse dovrei smetterala di rompere il giocattolo al tedesco, forse e' giusto che l'italia abbia una bella immagine, visto che in questi giorni la figura e' pessima. Forse dovrei mettermi anch'io i suoi occhiali da turista.

Il trabocchetto

Sono caduto nel trabocchetto, non me l'aspettavo.
Sono andato alla manifesta per il centenario della festa internazionale della donna, ma non e' questo il trabocchetto.
Si' e' vero ne dico peste e corna di sciopericchi e manifeste, ma soprattutto di quelle italiane, anzi di quelle italiane in germania. Quelle tedesche in germania invece non sono completamente inutili, almeno sono dilettevoli.
Ma non e' questo il trabocchetto, il tranello in cui sono cascato e' quello che di solito tiro agli italiani ed esserci caduto mi fa male tanto. Vabbe' vale la pena dirla tutta.

La manifesta tedesca e' fatta al contrario, cioe' prima ci si raduna in piazza, ci sono musicanti e discorsoni e poi si fa il corteo. Forse il fatto di pronunciare i numeri al contrario, prima le unita' e poi le decine, ha qualche influenza anche sulle organizzazioni dellle manifeste.
La manifesta tedesca per la festa della donna era previsto che iniziasse alle 11.00 e porcatroia alle 11.00 e' iniziata.
In piazza a Stachus c'era di tutto: donne ovviamente, donne comuniste quasi ovviamente e donne comuni non troppo ovviamente. C'erano i comunistissimi del Partito Marxista-Leninista Tedesco e quelli meno comunisti ma comunque molto comunisti del DKP (Deutsche Kommunistische Partei) da non confondersi col KPD (Kommunistische Partei Deutschlands) che e' vietato dalla costituzione, forse perche' mettere l'aggettivo "comunista" all'inizio dev'essere proibito da qualche articolo della Verfassung tedesca.
C'erano anche i giovinastri facinorosi antiatomici, le suffragette vestite da suffragette e c'erano anche un gruppuscolo di italiani. Anzi la bandiera italiana svettava e non era una cosa brutta da vedersi.
Gli organizzatori della manifestazione, l'SPD e il DGB (il sindacato federale) avevano invitato anche la delegazione di un partito politico italiano che preferisco non citare per decenza, un po' come le pecette che mettevano sugli occhi alle pornomodelle degli anni '70. Come per le pornomodelle non c'e' niente di male a fare il partito politico italiano a monaco, solo che e' meglio che non si sappia in giro, metti che giunga la notizia alla mamma.

I discorsi sono iniziati subito, tenuti tutti da donne e devo dire che le parole avevano un'alta concentrazione di testicoli. Si e' messo giu' il punto della situazione, rimarcando che in 100 anni si e' fatto tanto, ma che comunque in germania le donne si sbattono di piu' degli uomini e in compenso beccano di meno.
Una tipa cazzuta che si occupa di diritti delle donne nel mondo ha fatto una panoramica sul mondo femminile, dalla colombia all'afghanistan e come temevo ha fatto una puntata in italia. La cazzuta ha solo pietosamente accennato alla situazione berluschina italiana e devo dire che la pecetta sugli occhi del partito politico invitato ha fatto il suo dovere, il momento e' stato imbarazzante: mi sarebbe piaciuto che un rappresentante del partito, o anche solo un rappresentante italiano avesse fatto un bell'intervento in cui si dava una panoramica della situazione italiana per concludere con "se non tenete gli occhi aperti succedera' anche a voi". Io avrei offerto scaramanticamente l'inguine alle signore presenti.
A volte mi viene voglia di affacciarmi al partito politico, mi prude la voglia di ficcare il naso anche in questi ambienti, ma poi mi ricordo come funzionava in italia e mi ricordo che qui e' tutto amplificato e che le idee non vanno mai a braccetto con le azioni, ma con le lotte intestine.
Vabbe' si sa che gli italiani sono pazzerelli.

Ma non e' questo il trabocchetto, cazzo.
Il tranello e' che dopo i discorsi sono salite sul palco delle fisarmoniciste, tante, una ventina e come prima cosa hanno intonato "sebben che siamo donne" in perfetto italiano.
Sentire il canto delle mondine circondati da bandiere rosse, sindacame assortito e facinorosi vari fa un gran bene al cuore.
Cosi' bene che uno si dice…certo che se adesso cantassero…ecco l'han fatto, e' questo il tranello: le fisarmoniciste con altrettanto impeccabile accento hanno attaccato con "bella ciao". Da strappo.
Il tranello e' che qualcuno a fianco mi ha sibilato "ma lo sanno vero a cosa si riferisce la canzone?!"
"Certo che lo sanno" ho risibilato "queste si documentano, non senti l'accento dove le V non sono F e dicono proprio 'bella ciao' e non 'pella tschao'?!"
Pero' nonostante avessi annusato l'inghippo me lo sono chiesto anch'io se fosse tutto a posto e ho pure esplicitato il dubbio in altra sede, cosa di cui mi pentiro' per sempre: non e' una contraddizione che i tedeschi cantino bella ciao in piazza?!

Mi vergogno, mi vergognissimo. Sono cascato nell'equazione ancestrale ancora usatissima in italia  che equipara il tedesco al nazista. Dimentico che pure qui c'e' stata la resistenza partigiana, seppur minuscola e mazzulata per bene e dimentico che a differenza che in italia, qui son passati 60 anni, che non sono pochi.
Inoltre non faccio l'equivalenza inversa: canterei una canzone partigiana libica che ricorda l'invasione coloniale fascista? Certo che lo farei. E fra la popolazione greca alla quale si volevano spezzare le reni e i fascistazzi nostrani, da quale parte mi schiererei? Ma da quella dei greci, τι στο καλό !

L'ho fatto, ho catartizzato, mi sono liberato e adesso razionalizzo.
E' possibile che ci sia piu' comunismo nel mignolo di un contadino della CSU che bofonchiando finanzia il welfare tedesco che in tutta la sede di rifondazione comunista di bologna. L'ho detto.
Sono quasi sicuro che le fisarmoniciste ne sappiano piu' di guerra partigiana italiana di un piddino medio ventenne.
Quindi? Quindi niente, il trabocchetto che invita a vedere le pagliuzze negli occhi del vicino e' sempre in agguato. Ogni tanto serve un buon collirio.

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