In quella caserma c'erano i massicci, quelli piccoli di statura  che entravano nei carri armati e che in 12 mesi si facevano 24 campi.
Coi loro carri armati erano stati anche in Libano e molti di loro avevano firmato la leva prolungata per stare col loro carro.
Ci si affezionavano al carro armato e anche all'adrenalina.
In quella caserma poi c'erano anche quelli che andavano a cavallo, che sembrava che non servissero ad un cazzo, ma intanto coi cavalli ci sapevano andare e ogni giorno arrivavano da fuori dei ragazzi, dei civili, dei ragazzi che non erano tanto fortunati e che con i soldati sui cavalli facevano l'ippoterapia.
Poi c'eravamo noi, quelli delle radioline, le signorine dell'esercito. Cosi' ci chiamavano perche' non facevamo cento metri senza prendere l'AR, la jeep e al mattino la reazione fisica, come si chiamava l'ora di ginnastica da noi durava 5 minuti e non ci faceva nemmeno venire il fiatone.
Nel mio battaglione finivano i raccomandati, i paraculi, i figli di papa' e i mezzi pazzi.
Io non ero raccomandato, non ero paraculo e non ero figlio di papa'.

Noi non servivamo ad un cazzo, mica come quelli che andavano in Libano coi carri armati, pero' io nei loro carri armati c'ero una notte si' e una no, perche' una notte si' e una no ero di guardia armata e nei carri armati dei massicci mi imboscavo per dormire. Rischiavo la galera se mi beccavano, ma se non mi facevo almeno un'ora
di sonno ogni notte di guardia armata morivo e allora era meglio rischiare.
Di giorno lavoravo in ufficio, perche' avevo l'incarico 48 (motociclista) e quindi ogni due giorni facevo la guardia armata di notte e sbattimento al computer di giorno, come un bravo motociclista. Mai vista una moto in dodici mesi, pero' avevo preso la patente del camion e guidavo sempre il carro posta, un bestione che in codice si chiamava ACM52 dove il numeretto era la data di produzione. Quel bestione senza marce sincronizzate era piu' vecchio di me ma molto piu' in forma.
Mi mancavano pochissimi giorni al congedo, due cifre (pochi! muti! rane!) e dormivo nella branda di sopra come deve fare ogni "vecchio" che si rispetti, quando nella branda di sotto mi misero il Danzetti.
Era piccoletto il Danzetti e non gli ho parlato subito perche' sapevo che era un firmaiolo (firmaiolo segaiolo!), un convinto, mica un najone come me che ancora 90 giorni (pochi! impazzite! fate la muffa!) ed ero di nuovo un civile.
E' stato il Danzetti il primo a parlarmi. Subito dopo la sveglia e' scattato giu' dal letto,  si e' avvicinato e mi ha chiesto:
"Che fa Trasmettitore Pilger? Non salta giu' dalla branda?".
Io non osavo credere che un giovane ancorche' firmaiolo osasse rivolgermi la parola e lo faceva per togliermi i preziosissimi due minuti dopo la sveglia per di piu'!
Che potevo fare? Gli ho buttato il cubo, si' il materasso, in mezzo alla campata e gli ho infilato le lenzuola nel bidone della spazzatura.
Lui voleva farmi punire, io volevo strangolarlo e quindi siamo diventati amici, cioe' quasi, ci rispettavamo ecco.

Mi era simpatico Danzetti, con quel suo accento di Piacenza e quella sua strana erre che ho saputo dopo essere tipica della zona.
Tecnicamente mi era superiore il Danzetti, era caporale, poteva darmi gli ordini, ma si ricordava delle lenzuola nel bidone della spazzatura e quindi si limitava a guardarmi a sorridermi e a disapprovare la mia totale mancanza di attitudine marziale.
Al mattino saltava giu' dalla branda e mi si metteva a due millimetri dalla faccia, senza dire niente. Io mi svegliavo di soprassalto per via del risveglio del soldato e lo mandavo affanculo. Questo era il nostro buongiorno. Io andavo in ufficio e lui andava in centralino.
Era centralinista, un posto di prestigio. Quasi tutti i paraculati di spicco finivano in centralino. C'era la garanzia di non fare guardie, non fare campi, non fare marce. C'era la possibilita' di parlare col mondo esterno e c'erano i turni certo, ma erano turni al caldo, in centralino, una stanza bene arredata e dotata di branda e di lettore VHS caricato con moana-cicciolina-amberlynn, fra le migliori troie del mondo.
Io se andava bene mi facevo i turni di guardia non armata ai magazzini, se andava male erano di guardia armata alla caserma, fra i carri armati. Andava quasi sempre male.

Danzetti era uno paraculatissimo, molto paraculatissimo, me l'aveva detto lui. Mi aveva detto:
"Lo sa Pilger" – ci davamo del lei – "lo sa che io sono molto, molto paraculato?"
"L'avevo capito, Danzetti"
"Da cosa?"
"Dall'odore Danzetti"
"Non faccia del sarcasmo con me, Pilger"
"Non lo faccio Danzetti, la sua divisa sa di bucato, la sua mimetica sa ancora di cellophane. La mia divisa sa di sudore d'ufficio rancido e la mia mimetica sa di kerosene dei carri armati, di sudore dei campi di esercitazione sul piave e di detersivo dei cessi."
"Non mi dira' che qui si sta male, se facesse l'alpino starebbe peggio"
"Lo sa che ho chiesto di essere mandato nel posto piu' remoto delle Dolomiti e non mi hanno voluto? Avrei marciato dalla mattina alla sera pur di non stare qui ad ammuffire fra paraculi, scartoffie e guardie armate."
"Ma almeno lei puo' andare a casa sua in libera uscita"
"A casa dei miei dice? Ci sono stato due volte in sei mesi".
"Lei e' un cretino Pilger"
"No e' che non sono un raccomandato o paraculo o figlio di papa'"

Danzetti era di passaggio in quella caserma di raccomandati, paraculi, figli di papa' e mezzi pazzi.
Stava aspettando che la sua domanda per accedere ai corsi per ufficiali della Guardia di Finanza fosse accettata.
"E' solo questione di tempo Pilger, lo sa?" mi confessava "si' perche' sa, mio zio e' generale della Guardia di Finanza, ma mi vuole far fare la gavetta, due anni di VFP, di ferma prolungata. Sa e' all'antica".
"Una brava persona"
"Lo e', mi ha garantito un posizione a Piacenza, con un bel giro d'affari, sa controlli alle aziende sulle quali si puo' chiudere un occhio, capisce cosa intendo?"
"Capisco Danzetti, ma mi dica…"
"Prego"
"Perche' non ha continuato a fare il regista?"
Abbassava lo sguardo il Danzetti e gli occhi gli diventavano acquosi, poi usciva dalla campata senza rispondere e correva in centralino, a piangere credo.
Mi era simpatico Danzetti, ma quando faceva il ganassa mi incazzavo e toccavo il suo punto debole.
Danzetti aveva fatto il DAMS o come cazzo si chiama, si era diplomato, era diventato regista, aveva fatto il tirocinio, aveva fatto anche dei bei lavori. Mi aveva fatto vedere i suoi lavori una volta in centralino, inserendo una sua cassetta dopo aver estratto la cassetta VHS d'ordinanza ormai consunta e  dando un attimo di tregua ad Amber Lynn, la piu' brava spompinatrice dell'emisfero boreale.
Erano bei lavori, era bravo il Danzetti quindi non ero solo stronzo a fargli quella domanda ero anche curioso.
Un giorno che ero stato piu' stronzo del solito su mia insistenza me l'aveva anche detto perche' aveva smesso di fare il regista e si era messo a seguire le orme dello zio generale, anzi non non me l'aveva detto me l'aveva mostrato.
Aveva aperto il suo armadietto (ordinatissimo santiddio!) e da una cartelletta aveva estratto una foto grande, professionale, tipo book. Dalla foto mi guardava una tizia in bianco e nero, con uno sguardo che mi era subito sceso all'inguine e aveva messo sull'attenti il giovane soldato.
"Danzetti, per amore del signore, metta via quella foto e mi dica di chi e' quella donna."
"E' la ma fidanzata"
"Con rispetto parlando Caporalmaggiore" – nel frattempo era passato di grado, un atto dovuto per un firmaiolo – "ma nemmeno le raccomandazioni del Padreterno potrebbero far innamorare di lei quella Dea".
"So che e' difficile crederlo" ammetteva il piccolo militare con insospettata sincerita' "ma e' proprio cosi'. E' una donna sofisticata sa? Un'attrice di teatro, un vero talento. Con la mia regia abbiamo fatto delle cose pregevoli. Sotto la mia direzione quella donna ha scoperto la magia della recitazione, ci crede? La gente riempiva i nostri teatri, ci crede?"
"Ci credo Danzetti" e intanto osservavo il mio pantalone improvvisamente diventato stretto per via di quella magia. "Ma cosa c'entra costei sulla sua decisione di abbandonare la nobile arte del cinema?"
"Cosa pensi che c'entri Trasmettitore Pilger?! I soldi no?! Lo sa quanto guadagna un regista? Lo sa quanto guadagna un tenente e, molto presto, un capitano della guardia di finanza? Lo capisce che fra stipendio fisso e…ahem…consulenze, si tirano su dei bei soldi?"
"Ma scusi Danzetti, ma paraculato per paraculato, non faceva prima a farsi paraculare nel campo della regia?"
"Ah! La fa facile lei! Ma lo sa che mafia e' il mondo dello spettacolo! Lo sa a chi e' in mano la produzione cinematografica e televisiva del norditalia eh? lo sa?! Su faccia un nome?"
"Non saprei, il biscione?"
"Lei mi stupisce Trasmettitore Pilger! Ma conosce l'ambiente?"
"No, frequento i centri sociali, ma mi dica quindi, niente paraculaggine?"
"No, niente e non voglio nemmeno che la mia fidanzata  si abbassi a compromessi. Per questo il nostro progetto e' che lei faccia i lavori che vuole, che cresca artisticamente , che prenda lavori di nicchia, magari non retribuiti e io faccio carriera nell'arma e faccio i soldi. Come le sembra come progetto?"
"Ha un senso, Danzetti, anche se rilevo una falla morale. Non teme che l'arma di cui suo zio si fa vanto venga corrotta da questo approccio utilitaristico?"
"E' gia' corrotta Pilger! Corrotta marcia! Noi siamo solo avvoltoi che si nutrono di un cadavere! Senza di noi questo corpo putrefatto che e' l'italia svilupperebbe dei batteri letali. Noi siamo gli spazzini che portano via le scorie e mantengono stabile la situazione. E pensi che la Finanza e' ancora messa bene, che ancora c'e' della morale. Sa io in fondo ci credo all'arma, ma c'e' gente che…ma che ha pilger, non si sente bene?"
"nono, non si preoccupi, solo un conato…"
"Ah si' e' vero che lei e' un idealista, un comunista direi, ma suvvia apra gli occhi e approfitti anche lei di questo
sistema in rovina, di questo declino dell'impero. Anzi sa che le dico, metto io una parola col capitano del battaglione, quella nullita' totale e da domani lei e' in centralino"
"La ringrazio Danzetti, ma mi mancano solo 20 giorni, preferisco spenderli col fucile scarico in braccio, l'odore di kerosene nel naso e la deprivazione di sonno."
"Le ho gia' detto che lei e' un cretino Pilger?"
"Quasi ogni giorno negli ultimi tre mesi, Danzetti"

Danzetti era stato profeta nel mio caso, perche' in fondo gli stavo simpatico e me lo diceva.
Mi diceva: "Trasmettitore Pilger, in fondo lei mi e' simpatico" e per dimostrare la sua simpativa mi raccontava i piccoli sotterfugi che lui e la sua famiglia mettevano in atto per campare. Mentre mi raccontava delle fuberie. Sorrideva, ma i suoi occhi diventavano molto tristi, come se nel profondo invidiasse la mia idea di societa', ma gli repellesse dovermi dar ragione. Quindi mi raccontava.
Lo faceva un po' per provocarmi e un po' per educarmi, perche' non concepiva che fossi cosi' coglione come pareva. Del resto uno che non aveva mai falsificato un TST, non aveva mai saltato un contrappello, non avevamai simulato una malattia o pagato un furiere per un permesso cos'era se non un coglione? Anche perche' quelle cose li' non le facevo per pura paura, per pura ansia, mica perche' fossi un santo. E' solo che ero sicuro che sarei stato beccato.
Quindi Danzetti mi spiegava il mondo, mi raccontava i suoi intrallazzi. Non erano cose proprio illegali, anche il Generale Zio non e' che rubasse, e' che arrotondava con consulenze, era prodigo di "consigli" verso le aziende, si sbatteva insomma. Anche il caporalmaggior-nipote si arrangiava, faceva andare le conoscenze.
"Lei Pilger, chi conosce?"
"Non conosco nessuno Danzetti"
"Non e' possibile tutti conoscono qualcuno, altrimenti in italia non si vive."
"Mah, forse mia madre conosce…"
"Ecco lo vede? E lei di conseguenza…"
"No, io no, io mi sono sempre tenuto fuori, anche quando mia madre mi mandava dal lattaio e mi diceva <<di' che ti mando io'>>, io facevo finta di niente, poi il latte costava 50lire in piu' ed eran botte."
"Che lei sia un cretino e' noto, ma se non si decidera' ad ingoiare quel suo orgoglio sara' costretto ad emigrare"
"Forse"
"Sicuro, no forse"

Nel mio battaglione c'erano raccomandati, paraculi, figli di papa' e mezzi pazzi.
Io non ero raccomandato, ne' paraculo e ne' figlio di papa', per questo mi sono fatto 15 giorni in piu' di naja, punito, punizione di rigore e graziaddio che non sono finito a Gaeta alla prigione militare e supergraziaddio che non mi sono fatto la guardia armata all'acquedotto o all'aeroporto perche' era appena iniziata la Guerra del Golfo e avevamo tutti paura degli attentati terroristici. Meglio finire in prigione che a fare la guardia armata all'acquedotto o alla raffineria che potevano essere obiettivi militari.
Da noi i giorni di rigore si scontavano normalmente, in campata, negli edifici della compagnia,
mica come i massicci dei carristi che ogni sera, se erano puniti, si dovevano togliere stringhe e cintura e finivano in una cella fatta apposta per i "giorni di R", R come rigore appunto.
Io mi ero fatto 15 giorni dentro, in caserma, senza sapere che cazzo fare.
Per uno strano guizzo di follia, visto che non ero raccomandato, paraculo, ecc. ecc. mi ero inventato un giochino: prendevo tutte le chiavi del mio mazzo e le provavo con i lucchetti degli armadietti dei commilitoni assenti per i vari servizi o i soliti imboscamenti. Lo facevo cosi' come una specie di lotteria, non volevo aprire gli armadietti, solo vedere cosa succedeva.
Con la maggior parte dei lucchetti la chiave non entrava, con altri la chiave entrava, ma non girava.
Il lucchetto del mio armadietto si era aperto quasi subito, con la seconda chiave, quella giusta e questa
non era una sorpresa. La sorpresa e' che con la terza chiave del mio mazzo si era aperto il lucchetto dell'armadietto di Danzetti. Come era possibile?! L'unica spiegazione era il karma o la sincronicita', o anche quella strana cosa per cui noi ci eravamo simpatici anche se lui mi avrebbe denunciato con gioia e io l'avrei strangolato con gusto.
L'armadietto si era aperto e io ora assistevo sopraffatto alla visione dell'ordine maniacale di quello spazio privato, dove ogni cosa aveva una sua collocazione e nulla era superfluo.
Il mio armadietto invece era un Maelstrom di oggetti, un turbine di vestiario alla rinfusa e di oggetti inutili ammassati.
Appiccicata alla porta del mio armadietto non mancava nemmeno il poster della troia d'ordinanza, tramandata di scaglione in scaglione. Un puttanone ritratto in posizione ginecologica e che con la lingua e con la mano invitava al piu' lascivo e improbabile degli amplessi. Un poster che faceva a pugni con la mia immagine distinta di soldato arruolato fuori tempo massimo, tanto che persino il tenente della compagnia durante una delle periodiche "ispezioni armadietto" aveva espresso  la sua  sorpresa:
"Trasmettitore Pilger, mi meraviglio di lei!"
"Comandi Signor Tenente! Di classe certo, ma pur sempre najone sono, soggiogato ai vili istinti che fanno di ogni soldataglia la loro preda. Dovro' rimuovere con sollecitudine il muliebre ritratto?"
"Lasci perdere, ma per carita' non si faccia cogliere da me nel mezzo di atti onanistici!"
"Non tema Signor Tenente, la signora ritratta soddisfa unicamente i miei bisogni intellettuali".

Invece l'armadietto di Danzetti era specchio di pulizia e virtu'. Come mai mi era stato dato accesso a tale angolo di intimita' e cosa avrei potuto fare di questo privilegio?
Avrei potuto fregargli il dentifricio, pisciargli nel flacone mezzo vuoto dello sciampo, utilizzare il suo spazzolino da denti per lubricosi atti oppure tracannarmi i cordiali di cui il caporalmaggiore faceva collezione essendo totalmente astemio e che regalava ai suoi lacche' in cambio di firme false e coperture per il contrappello.
In quei momenti dall'essere umano sgorga il liquame che si annida nel suo profondo e, pur essendomi molto simpatico, Danzetti rappresentava il simbolo della corruzione, l'emblema del privilegio, il frutto ultimo del decadimento della societa', di quell'aggregazione di esseri umani che avrebbe dovuto proteggermi e farmi evolvere e che invece si prodigava per mettermelo in culo.
Io, giovane, idealista e, diciamolo, un gran coglione pensavo che il cancro della corruzione e del malaffare stesse attecchendo in italia, non credevo a Danzetti che mi svelava che il cancro ERA l'italia e io come tutti i comunisti eravamo una minoranza di idioti, di macachi che non capivano e non si sapevano adattare.
Danzetti in quel momento era colui che si faceva beffe delle istituzioni, delle mie istituzioni e lo faceva per poter garantire a se' stesso un futuro, a lui e a quella zoccola che sicuramente in quel momento gli stava mettendo una ramificazione frattale di corna.
Dovevo fargliela pagare in qualche modo, ma non a Danzetti uomo, anzi ometto, ma a Danzetti futuro capitano della Guardia di Finanza.
Feci un atto di cui solo ora confesso la paternita' e di cui mi pento: gli spostai la divisa, quella della domenica, dalla posizione di sinistra alla posizione di centro.
Chiusi l'armadietto e feci scattare il lucchetto.

Danzetti quella sera finiva il turno alle 23.00 ben dopo il contrappello. Tornava stanco, apriva l'armadietto e…
"Trasmettitore Pilger! Trasmettitore Pilger! Pilger! Der, Der, svegliati!"
"Fanculo…Danzetti, o ci attaccano gli iracheni o io l'attacco al muro!"
"Pilger guardi, guardi! Qualcuno mi ha spostato la divisa!"
"Danzetti sta oltrepassando il limite…"
"Le giuro! Guardi!"
"Io giuro a lei che se non mi fa dormire il cubo non glielo lo sbatto in mezzo alla campata come l'altra volta ma glielo infilo giu' per l'esofago"
"Devo chiamare l'ufficiale di battaglione…"
"Feeeermo" – mi presi paura – "che fa scemo? chiama l'ufficiale di battaglione per un'allucinazione?"
"No, guardi! Qualcuno mi ha spostato la divisa!"
"Scusi Danzetti ragioni. Uno le forza…ahem…l'armadietto, e invece di rubarle cose di valore…aveva dei soldi o dei preziosi?"
"Un rolex da 500.000 lire"
"Ah a saperlo…"
"Come dice?"
"No dico, un truffaldino forza la serratura del suo armadietto e invece di rubarle il rolex le sposta la divisa?! Ma le sembra logico? E vuole chiamare l'ufficiale di battaglione per questa stronzata?"
"Ha ragione Trasmettitore Pilger…ha ragione…grazie per avermi impedito di fare una mossa che avrebbe nociuto alla mia carriera"
"Si figuri, dev'esserere la stanchezza, la vedo provata"
"Si', i turni in centralino, poi la fidanzata sta diventando esigente…"
"Ecco appunto si riposi".

Per dieci giorni su 15  di punizione spostai oggetti a Danzetti e ogni sera il poveraccio apriva l'armadietto con aria sempre piu' depressa, rassegnato nello scoprire che la sua psiche, presunta malata, aveva organizzato nuovi spostamenti di oggetti, che aveva predisposto sparizioni e riapparizioni a sua totale discrezione.
Piu' di una volta volle chiamare l'autorita' e io gli dimostrai la totale mancanza di logica della mossa, il fatto che una denuncia lo avrebbe messo in cattiva luce, lo avrebbe fatto passare come visionario.
Tutte le volte mi diceva:
"Ha ragione lei Pilger, grazie, sono stanco, molto stanco."
Dopo dieci giorni di spostamenti chiese una licenza straordinaria di due settimane per motivi personali.
Cinque giorni dopo mi congedai.

Dopo due mesi dal congedo avevo ancora degli incubi, sognavo di essere a Gaeta, chiuso in un carro armato con Danzetti, sognavo di picchiare un capitano, sognavo che mi perdevano il congedo e dovevo rifare il militare.
Un giorno telefonai alla caserma, mi spacciai per il Maresciallo Ciro LoNigro e chiesi del caporal maggiore Danzetti che nel frattempo, seppi, per frutto di volonta' divina, cioe' di uno Zio Generale era diventato Sergente.
"Non c'e'" rispose il paraculo-raccomandato-figlio-di-papa' del centralino.
"Quando lo posso trovare?"
"Qui mai, si e' congedato!"
"Ah cazzo! E dov'e' adesso?!"
"Non sono autorizzato a dare questa informazione"
"Senti spina, so chi sei, sei il mezzo-pazzo di cuneo messo li' da Danzetti, dimmi subito che fine ha fatto o faccio sapere al capitano della tua compagnia che ti fai le seghe con famiglia cristiana"
"io…io…come…"
"Dov'e' Danzetti?!"
"Si e' congedato due mesi fa, giuro! E' tornato dalla licenza e ha chiesto il congedo per motivi di salute"
"Cristo…"
"Non stava bene, ma ora e' ok"
"Che fa?"
"Ha trovato posto come regista, a Cologno Monzese. Fra sei mesi si sposa."
"Cazzo…guarda che se e' una balla…"
"Lo giuro su Dio! Vuole l'indirizzo Signor Tenente?"
"No" – ero diventato tenente – "non sei autorizzato a fornire informazioni riservate"
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Quattro anni dopo quella telefonata mi levavo definitivamente dai coglioni, emigravo. Non avevo abbastanza chiavi per aprire tutti quegli armadietti per far impazzire o rinsavire tutti quei corrotti…ma soprattutto cercavo all'estero il tizio bastardo che per quattro anni aveva aperto di nascosto il mio armadietto e vi aveva messo ordine.