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Tag Archive: lafrica


Ho ballato con loro (3)

Beviamo un pompelmo "mocaf" seduti al tavolo della residenza e ripensiamo a  quanto e’ successo.
Abbiamo congedato la guida, abbiamo salutato il capoprogetto che ha capito  subito che ci eravamo riusciti ad incontrare i pigmei: "eeee, la piccola gente vi ha cambiato!"
Anatole, il nostro autista, sorseggia il pompelmo, ci guarda e ride pure lui: "strana  gente i pigmei eh ?"
A me non sono sembrati cosi’ strani, anzi molto piu’ "normali" di quanto mi  aspettassi.
"Tu li conosci bene i pigmei, Anatole ?"
"Mah si’, io non sono di questa zona, pero’ anche nella mia zona ci sono i  pigmei e questi qui sono un po’ strani."
"In che senso ?" mi incuriosisco
"Questi qui sono pigmei…nervosi" mi dice un po’ imbarazzato.
"Cosa vuol dire nervosi ?"
"Nervosi. Litigano sempre, si incazzano spesso e se incontrano qualcuno di un  altra tribu’ vicina vengono alle mani."
"Ma io credevo che fossero pacifici" mi stupisco.
"Si’, si’ sono pacifici…e’ che sono nervosi…"
"Senti ma che vuol dire nervosi ?" insisto.
"Si’ insomma…e’ per via del vaccino…" alla fine confessa l’autista, visibilmente in imbarazzo.
"Che vaccino ?!?!" adesso voglio sapere tutto.
Prima ci accordiamo sul termine,  ma il francese non e’ la nostra prima lingua, quindi capisco che la cosa che piu’ si avvicina alla parola Sango e’ proprio "vaccino", ma con questa parola intende qualsiasi sostanza che venga iniettata nel corpo.
"Il vaccino che si fanno li rende nervosi" spiega Anatole "Questi pigmei trasportano parecchi pesi durante la giornata e quindi hanno come animale totem l’elefante. Questi pigmei si fanno un  vaccino, si fanno dei taglietti con pezzi di legno immersi in una sostanza che conoscono solo loro e che serve per avere forza, la forza dell’elefante."
"E questo li rende nervosi ?"
"Si’, troppa forza. Non riescono a scaricare la forza e allora diventano  nervosi, ma loro lo sanno, per loro e’ normale. Litigano spesso ma poi gli passa".
Ne approfitto per chiedere conferma di quanto mi avevano detto nell’altro villaggio:
"Anatole, e’ vero che quando due pigmei litigano interviene un terzo per farli  smettere e li fa smettere cercando di farli ridere ?"
"Si’, di solito e’ una donna o un bambino. Se riesce a farli ridere allora  smettono di litigare. Se non ci riesce interviene un uomo e se anche lui non ci  riesce allora interviene il capo e allora finisce tutto anche senza ridere".
"Gli altri pigmei hanno altri animali totem ?"
"Si’, quelli vicino al fiume hanno l’ippopotamo come animale totem"

Berto mi racconta poi di un bianco che si e’ sposato una pigmea ma non  esattamente per amore, quanto per carpirle la conoscenza, voleva scoprire il  segreto dei vaccini e voleva incidere dischi di canti polifonici.
Pare che se la sia portata negli USA e non si sa che fine abbia fatto.
Inorridisco al pensiero di come si debba trovare una pigmea dai denti aguzzi  lontano dalla foresta, nella giungla cittadina.
Penso alla pigmea solista,  quella con i denti e i seni aguzzi, penso al suo sguardo regale e alle occhiate di vaga indifferenza che ci elargiva mentre tutto il villaggio non scollava gli  occhi dai nostri corpi irsuti e commentava sul nostro odore di cadavere.

La sorpresa l’ho al mio ritorno in europa: un’amica mi fa sapere che su raitre  (purtroppo non ho il satellite) trasmettono delle trasmissioni sul centrafrica e  anche sui pigmei centrafricani. Mi fara’ avere la cassetta.

La prima cosa che faccio tornato alla cosiddetta civilta’ e’ visitare il sito  di coopi (http://www.coopi.it) e di versare una quota per il censimento pigmeo:  mi piace pensare che la mia bella pigmea avra’ il suo nome scritto sulla carta  oltre che nella mia testa.

Ho ballato con loro (2)

I due ragazzini aggrappati al tamburo comínciano a battere con mani e gomiti e  sono di un’abilita’ insospettata. Alcuni uomini si avvicinano e fanno alcuni  passi attorno al tamburo. Intonano un canto.
E’ cominciata.
Agli uomini si uniscono alcune donne e tutti girano in senso antiorario attorno  al tamburo, danzando.
Danza pigmea
Una donna particolarmente bella, coi denti particolarmente a punta, i seni  particolarmente sodi ed una maglietta bianca particolarmente inopportuna fa da  voce solista e un coro la segue. Cio’ che segue e’ un onda sonora che si  rifrange sugli scogli: inizia coerente e poi si divide in mille voci. Ho la  pelle d’oca, non mi sembra vero di ascoltare i cori polifonici pigmei e ammetto  che e’ un’esperienza.
La solista
La musica si fa piu’ intensa e molta piu’ gente si e’ unita al gruppo.
Chi non danza sta ai margini e batte le mani. Io non resisto, inizio a batterle  anch’io. I bambini mi vedono e scoppiano a ridere. Che faccio? Mi offendo?
Osservo la danza e rimango sorpreso. Alcuni ragazzi fanno dei movimenti che ho  visto fare in discoteca o su MTV. Che probabilita’ ci sono che questa gente sia  stata in una discoteca occidentale o sappia cos’e’ MTV ? Quasi zero, mentre e’  molto piu’ probabile il contrario, che qualche fricchettone sia stato a contatto
con questa gente e abbia scopiazzato. Ma pensa te…
La frenesia del ballo aumenta e io non riesco a stare fermo, batto le mani e mi  agito un po’. Un gruppo di donne mi indica e io mi immobilizzo, non vorrei  essere frainteso, ma poi senza accorgermene mi riparte il movimento.
"Senti Berto, cosa succede se ci uniamo anche noi nel ballo ?" chiedo al mio  esperto di Africa.
"Ah, non lo so, non ne ho idea, magari e’ una roba loro e si incazzano".
Decido di non rischiare e mi trattengo, ma subito noto che al gruppo dei  danzatori si sono uniti due tizi del villaggio di Ngoto che sono arrivati con  noi. Che diamine, sono neri, nerissimi ma non sono pigmei ! Forse fra neri e’  ammesso..forse sono conosciuti alla tribu’, o hanno preso accordi, o che ne so…
Insomma mi trattengo e scatto foto.
Mi vengono in mente i documentari dove l’antropologo di turno se ne sta al  margine della festa a prendere nota e filmare, a studiare e scrutare. Decido di fare lo stesso, del resto sono alto e bianco, che c’entro
io ? Ma mi sembra una cosa cosi’ innaturale…e poi, cazzo, non sono un  antropologo io !
Con esitazione mi butto in mezzo ai danzatori e vada come vada, mi unisco a loro  e inizio a ballare in cerchio. Scoppio di urla e risa.
Il capo, che siede dalla parte opposta rispetto a noi, si getta nella mischia,  la attraversa e viene verso di me agitando le braccia: ecco, ho fatto la cazzata.
"Merci’ !" mi urla il vecchio e mi stringe le mani "Merci’ merci’ !" e batte le palme di fronte al mio naso. Utilizza la sua unica parola in francese in un modo che sembra che voglia proprio dire  grazie, ma non capisco grazie per cosa.danza
Anche Berto e Anna si uniscono alla danza, mentre Massimiliano preferisce  continuare a giocare all’antropologo.
Il capo non sta nella pelle dalla gioia,  salta come un grillo, grida "Merci’", tira dentro altre donne che erano rimaste al margine e sembrava che si vergognassero di quello che stava succedendo.
I bambini si rotolano dal ridere quando tento di imitare i giovani nel ballo e  mi indicano. Io li guardo fissi e loro ammutoliscono, poi gli faccio una smorfia  e loro di nuovo giu’ risate.
Si danno tutti di gomito, ridono e parlano veloci, probabilmente ne hanno visti  pochi di bianchi che ballano una danza pigmea.
Mi scalmano e dopo un bel po’ sono esausto. Ballare come un forsennato a quella  temperatura e umidita’ e’ stata un’impresa. Mi ritiro di nuovo al bordo per  godermi i cori e la voce della bellissima solista.
Il sole sta tramontando e la nostra guida, nera e alta quanto me, non so come, decide che ne abbiamo  avuto abbastanza. Chiama il capo, questo fa un cenno e tutti si zittiscono.  La guida  fa un lungo discorso in Sango, la lingua  locale che viene usata per comunicare coi pigmei visto che la loro lingua non la  conosce nessuno. Il capo annuisce, ascolta attento e annuisce ancora, ogni tanto si volta e traduce in lingua pigmea per quelli che non parlano il Sango. La guida  gli consegna i soldi che gli avevamo preventivamente allungato (20.000 franchi, 60.000 lire, un mese di stipendio di un  cuoco della capitale) e il capo li mostra al resto della tribu’.
Ci sono grida folli di esultanza e ammetto di essermi sentito un po’ in  imbarazzo. Poi la guida prosegue il discorso e ci congediamo. Il capo ci saluta  con molto calore e pare che ci abbia persino benedetto.
Ci incamminiamo verso la jeep e tutti i bambini della tribu’ ci seguono.
Mentre  ci allontaniamo dal villaggio chiedo alla guida che caspita  ha detto al capo, gli dico che non parlo una parola di Sango, ma dal tono sembrava un sermone.
"Gli ho detto…gli ho detto che siete stati molto soddisfatti"
"Beh, e’ vero"
"…e che loro hanno ballato bene, ma la prossima volta dovranno ballare anche  meglio. Che altri come voi verranno e loro dovranno essere pronti a mostrare  altre cose, altre danze, altri canti".
Il discorso mi sembra molto strano e chiedo il perche’ di quelle parole.
La guida e’ una persona in gamba, con molto buon senso e partecipa al censimento  dei pigmei insieme agli italiani di coopi. A lui piacciono i pigmei, a differenza dei suoi connazionali che li  vorrebbero tutti morti. Il discorso che ha fatto alla tribu’ sembrava che avesse  uno scopo, ma non capisco quale e quindi insisto.
"Non hai notato che sono vestiti ?" mi chiede la guida.
"Beh, in effetti…" l’avevo notato appunto ed ero rimasto un po’ deluso.
"Devi sapere che fino al 1982 erano nudi o al massimo col cache-sex, l’astuccio  per il pene. Fino all’82 facevano all’amore dove gli capitava e c’erano danze e canti quasi ogni giorno".
"Ma cosa e’ successo nell´82 ?!?"
"Nell’82 sono arrivate le suore missionarie"
"…"
"Da quel momento i pigmei hanno cominciato a nascodersi per accoppiarsi, hanno  cominciato ad aver vergogna di andare in giro nudi e hanno smesso con le danze. Nell’82 il serpente ha fatto il suo ingresso nel giardino dell’eden. Adesso i pigmei ballano solo quando sono ubriachi"
"…o quando i bianchi glielo chiedono"
"Si’. Quella a cui avete assistito e’ una danza dell’accoppiamento, per cercare  il compagno o la compagna, era parecchio tempo che non la facevano e l’hanno  fatta solo per voi, perche’ eravate interessati".
Io sono…sono basito. Sapevo che la cultura pigmea si stava perdendo a causa del disprezzo dei cugini neri e della "civilizzazione" dei bianchi. Sapevo che i bianchi ritengono prezioso il pepe raccolto dai pigmei e che volentieri lo pagano in alcool. Sapevo  che il progetto di coopi serviva per impedire questo, ma non immaginavo che il  cambiamento fosse stato causato da…da…una cosa del genere. Pensavo che i
tempi del buana che civilizza il povero negro fossero remoti e invece…
Anna a sentire questa storia si incazza e vorrebbe passare alla missione dove  eravamo stati ospiti la sera prima a dirne un paio alle suore, ma la convinco  che non e’ una cosa saggia, che dopotutto ieri aveva trovato interessante la  suora mantovana che abbiamo conosciuto alla residenza del progetto, la stessa
suora che a me era sembrata un po’ triste mentre parlava della gente del posto,  con quel tono da "poverini li dobbiamo aiutare".
A che serve concionare gente che ha mollato la vita comoda per ficcarsi in quel  buco di foresta con la certezza di beccarsi la malaria e la probabilita’  non trascurabile di  cedere l’anima grazie ad una raffica di kalashnikov?
Considero quelle suore in buona fede dopotutto, anche se questa e’ una fede malata.
Ripenso a quanto e’ successo e capisco il perche’ della reazione del capo.
Deve essere abbastanza vecchio per aver visto la transizione, per aver assistito  al declino del suo popolo e non gli deve essere sembrato vero che gli stessi  bianchi che hanno considerato le loro danze lascive ora invece ballano con loro, mostrando di apprezzare. Non gli deve essere sembrato vero l’aver  guadagnato dei soldi solo per aver mostrato cio’ che altri hanno considerato  spazzatura.
E’ una goccia nel mare, ma nel nostro piccolo abbiamo dato un contro-messaggio:
ballare non e’ vergogna e il bianco che fino a ieri giudicava, ora balla con voi.
Raggiungiamo la jeep e partiamo dopo aver stretto le mani a decine di bambini  pigmei: ora hanno preso confidenza e tutti vogliono toccare la pelle bianca,  vogliono toccare i bianchi che hanno ballato con loro.
Parte la jeep e i bambini ci corrono dietro urlando e ridendo.
La guida ci dice che saremo argomento di conversazione fra i pigmei per un bel  po’ di tempo.
Sembra assurdo, ma i giganti bianchi sono entrati nella leggenda pigmea.

[continua]

Ho ballato con loro

La giornata sarebbe stata gia' di per se' intensa, dopo il giro in piroga sullo Mbaire, dopo aver visto i cercopitechi ed essere stati attaccati da un mamba noir, l'unico serpente al mondo che di fronte all'uomo attacca invece di scappare (un serpentello in verita', che ha tentato di mordere la piroga, ma fa figo dire che siamo stati in pericolo).
Saremmo anche stati soddisfatti della giornata, ma volevamo a tutti i costi strafare: volevamo incontrare i pigmei.
Il capoprogetto della struttura che ci ospita si palesa due ore prima del tramonto con la faccia fintamente contrita:
"Mi dispiace, ma il capo ha detto che non se ne fa nulla, che le danze pigmee non sono fatte per i bianchi".
Delusione.
Il capoprogetto, un francese coi coglioni cubici che nel tempo libero fa una bevanda fermentata a base di cocco, ha parlato col capo pigmeo che gli ha detto picche. A me sarebbe bastato scambiare due chiacchiere, non pretendevo le danze, nemmeno i leggendari cori polifonici, solo due chiacchiere.
Berto insiste, dice che ci basta fare un giro per il villaggio e il
capoprogetto dice che parlera' ancora col capo pigmeo. Fra capi dovrebbero intendersi.
"Se volesse dei soldi, che fate ?" ci chiede.
"Macheccazz...glieli diamo ! Almeno vuol dire che si son fatti furbi, che non incontriamo pigmei scemi !" gli dice Berto.
I pigmei sono i negri dei negri: emarginati, disprezzati dalle altre etnie, esclusi. Sono chiamati "i cugini", cioe' non sono fratelli, solo parenti. Sono di razza ovviamente diversa, ovviamente piccoli, nomadi e di pelle molto piu' chiara dei locali.
Sono considerati sub-umani dalla popolazione nera locale e solo recentemente e' stato decretato che in fondo sono esseri umani pure loro e quindi saranno registrati al censimento in corso in tutta la repubblica.
C'e' un programma di coopi, la famosa ONG italiana, per il recupero della cultura pigmea, ma molti locali si chiedono addirittura se esista una cultura pigmea.
Finalmente assisto ad un po' di razzismo vero, quello basato sul colore della pelle o sulla statura.
A me piacerebbe proprio vedere la danza pigmea, ma il capo e' stato categorico. Pazienza, domani si parte e questa storia non la potro' raccontare.

Colpo di scena ! Il capoprogetto ci ha detto che il capo pigmeo ha dato il suo benestare, non si e' capito cosa gli ha fatto cambiare idea, non certo il grano che comunque gli e' stato promesso fin dall'inizio. Siamo eccitati. Anna e Massimiliano cambiano il rullino alle macchine foto ormai stanche, Berto mette in carica la sua.
Ci dicono di trovarci ai bordi del villaggio alle 17.30, prima del tramonto.
Usciamo con la jeep dal villaggio di Ngoto e arriviamo ai margini di una specie di savana. Lasciamo la strada sterrata e cominciamo a sentire dei tamburi. Arriviamo ad uno spiazzo e vediamo un tamburo e due ragazzini che ci picchiano sopra.
"Sono queste le danze ?" chiedo alla nostra nerissima guida.
"No, questi tamburi sono per avvertire la gente del villaggio che siete arrivati".
Ma allora e' vero ! E' come nei fumetti di tarzan ! I tam-tam avvertono che arriva l'uomo bianco. Ho come l'impressione che mi prendano per i fondelli.
Iinvece dopo pochi metri salta fuori un vecchietto con un cappellaccio e una maglietta verde di tre taglie troppo grande. Mi arriva sotto l'ascella e le proporzioni generano un effetto surreale, come se fosse caduto nella fotocopiatrice e da un A4 sia uscita un A5 di un'essere umano.
Ci saluta alla pigmea, cioe' con le palme verso di noi. "E' il capo" mi sussurra la guida "salutate prima lui mi raccomando".
Lo salutiamo stringendogli la mano e sorridendo. Lui mi dice "Merci'" e io "madeche?" salvo poi scoprire che "Merci'" e' l'unica parola di francese che conosce e che usera' in qualsiasi occasione.
Gli chiedo a gesti se posso fare foto in giro e il capo mi dice di si', anzi si mette in posa:Capo pigmeo

Sembra un vecchietto, ma per quanto ne so puo' avere la mia eta', sui 29 anni (ahem...).
Si mette praticamente sull'attenti con il braccino alzato in una posa che ricorda proprio il baffetto, ma mi viene spiegato che mostrare la palma e' segno di cortesia.

Dopo i primi sobri convenevoli il resto del villaggio pigmeo arriva intorno a noi e...sono proprio pigmei, anzi il capo deve essere diventato tale perche' e' il piu' alto di tutti.
Si fanno fotografare e le donne apprezzano particolarmente la macchina digitale di Berto, che puo' mostrare subito le foto.
Molti ridono nel vedere la propria faccia, altri si stupiscono: non l'avevano mai vista.

Gente piccola

Molti bambini sono spaventati dalla nostra presenza e dobbiamo veramente fare paura: cosi' alti, cosi' pelosi, cosi' bianchi.
Io rimango estasiato dai loro visi e dai loro sorrisi.
Fra questi pigmei e' di una bellezza assoluta avere i denti appuntiti. Per questo si martellettano gli incisivi in modo da renderli aguzzi. All'inizio fanno parecchia impressione, sembrato tutti dei caimani, ma poi ci si abitua e devo ammettere che hanno ragione, sono proprio belli.
Ci mostrano le loro case, che non sono altro che igloo fatti di rami e foglie. Dentro una di queste capanne c'e' una rete. Mi spiega la guida: "questi pigmei sonoCasa pigmea cacciatori, quella rete serve per cacciare i facoceri"
Fotografo una vecchina che non sembra gradire troppo. Saluto bambini spaventati ma che dopo due sorrisi ti si avvicinano e non ti mollano piu'.
"Mi raccomando" mi avverte Berto "sorridi ma non ridere, e' considerato offensivo". Sto attento, ma noto che i bambini sgignazzano al nostro passaggio, beh ammetto che siamo buffi e non mi offendo anche se a quanto ho capito dovrei.
Ritorniamo allo spiazzo, la gente si sta radunando attorno al tamburo. Li osservo e qualcosa non mi convince: sono i vestiti, ma non il tipo di vestiti bensi' il fatto che ci siano.
Nei documentari i pigmei sono nudi con al massimo l'astuccio nascondi-sesso, qui invece hanno quasi tutti magliette da calcio e pantaloncini corti, mentre le donne hanno dei grossi foulard avvolti attorno al corpo. Solo alcuni bambini sono seminudi. Boh, i tempi cambiano.

[continua]

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