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Tag Archive: il paese dellamore


Cupezza

Non e’ mai prevedibile ciò che si trova quando, per le note necessita’ natalizie si torna nel paese dell’amore.
L’ultima volta, si era ben prima di Natale in effetti, ci avevo trovato un clima incomprensibilmente più rilassato, che mi ha  fatto pontificare sull’effetto taumaturgico della crisi e delle mazzate in capo sull’umore dell’essere umano.
Forse complice lo stress natalizio questa volta ci ho trovato cupezza, la solita cupezza di sempre, ma con una venatura amara che si sta allargando sempre di più.

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L’interprete

Sto girando per uffici ed ho appena assistito ad una scena che potrebbe dare qualche dritta su come migliorare la vita degli italiani a Monaco.
Scena: ufficio pubblico, coda di 10 persone di cui solo 3 autoctoni, allo sportello di fronte all’impiegata indigena c’e’ una giovane donna dai tratti asiatici accompagnata dal figlio 12enne.
La madre parla, il figlio traduce.
L’impiegata dopo un attimo di riflessione sentenzia: “mi spiace ma non capisco cosa volete, un’autentica d’accordo ma di cosa e per cosa?”. Il dodicenne spiega che sono stati mandati da un altro ufficio a chiedere questa autentica e l’impiegata ribatte che la parola “autentica” non e’ sufficiente per esaudire la loro richiesta e a seconda di cosa si vuole cambiano le procedure e i costi. Il dodicenne, con proprieta’ di linguaggio e senza accento confabula con la madre e conferma:”ci hanno detto di fare un’autentica ma non ci hanno detto di cosa”.
“Allora tornate all’ufficio che vi ha detto sta cosa e chiedete”.
Il ragazzino traduce e la madre non e’ per niente contenta e ripete “autentica-autentica”.
L’impiegata si spazientisce e ferma il flusso di “autentica-autentica” con rudezza e alzando parecchio la voce: “sono gia’ 10 minuti che le spiego che non capisco cosa volete esattamente, faccia il favore di togliersi dalla fila che ci sono altre persone che aspettano”, poi, vedendo la fronte imperlata del fanciullo che in qualche modo si sente responsabile per la dabbenaggine della madre, l’impiegata giunge ad un compromesso e su un foglietto scrive in stampatello la domanda da fare all’ufficio competente: “ecco, mostrate questo foglio e poi tornate qua”. Il ragazzino sembra soddisfatto, ma una volta spiegata la cosa alla madre diventa molto triste. Alla fine convince la genitrice a togliersi dalle palle sapendo che in qualche modo subira’ un cazziatone.
Avanti il prossimo, un tizio pakistanoide che chiede informazioni su come richiedere la cittadinanza in un linguaggio approssimativo ma comunque comprensibile all’impiegata.

Non e’ la prima volta che incontro questi bambini-traduttori che portano in giro i propri bambini-genitori e alla fine ho concluso che questi famosi corsi OBBLIGATORI di integrazione non sarebbero un’idea malvagia. Anche avere della modulistica multilingue aiuterebbe e ovviamente avere servizi di interpretariato come avviene in alcuni ospedali sarebbe bello, ma sarebbe anche chiedere troppo. o no?

Vita di campagna

Io questa volta ci ho provato a dirlo, ho perfino strillato: della campagna non me ne frega niente, nienteeee, nienteeeeeee!
Invece me la sono percorsa tutta, da nord a sud e da est a ovest.
Mi sono sentito dibbbattiti e interviste, mi sono letto articolesse e analisissime, mi sono beccato concioni perche’ vivo in un paese dove il mio leader (sic!) vuole controllare la politica italiana mentre adesso ricevo richieste di subaffitto del divanoletto.
A me la campagna e’ sempre piaciuta ma viverci e’ faticoso.
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Forse perche’ ci sono nato in italia, forse perche’ italiano un po’ lo sono rimasto, ma da lontano e’ evidente quale sia la nevrosi italiana, quale sia il conflitto fra complesso di superiorita’ e quello di inferiorita’. Eppure anche gli italiani tentennano quando si parla del
loro complesso di inferiorita’ e precipitano nel vittimismo prendendo la scivolosa china del mugugno: siamo ultimi in europa in questo, siamo fra gli ultimi nel mondo in quello, non riusciamo a fare questo, non riusciamo a fare quello.
Tutto questo borbottio maschera la vera ragione del complesso di inferiorita’, le cui radici si trovano nell’album di famiglia.
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Neve tafazza

Mi sono sempre chiesto perche’ tafazzi avesse la calzamaglia…pensavo tafazzifosse una citazione teatrale, invece no, tafazzi ha la calzamaglia per ripararsi dal freddo, anche se le magre gambette scoperte lasciano perplessi.
In anticipo di anni, il tafazzi si e’ preparato per l’ondata di gelo che ha investito l’italia e ora puo’ bottigliarsi l’inguine felice.
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Tredici minuti

13In quei giorni c’era eccitazione in Ditta, una specie di vibrazione elettrica, un fremito dovuto alla novita’.
Sei mesi prima la Ditta, grossa e multinazionale, aveva comprato una ditta, piccola a mononazionale e che faceva cubi.
Anche la nostra grossa Ditta faceva cubi, ma quelli della ditta piccola erano piu’ belli, piu’ all’avanguardia, piu’ potenti e veloci.
Uno di questi cubi nuovi era arrivato da noi e c’era grande curiosita’ per quell’oggetto fatato che si sperava avrebbe cambiato le sorti della nostra Ditta.
A quei tempi nessuno sospettava che quel cubo nuovo, potente e veloce avrebbe potuto anche cambiare le sorti dell’Italia. Avrebbe potuto.
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Schettinare

schettinareNe ho sproloquiato parecchio in questo spazio, fino alla nausea.
Ne ho sviscerato ogni elemento e analizzato ogni meccanismo…o almeno cosi’ credevo. Credevo di averne viste e sentite tutte e invece no,
quando credevo di aver fatto luce sull’argomento se ne esce bel bello un filosofo pennaiolo e fa un articolesso su quella cosa che e’ la croce e il salvagente di ogni emigrante: lo stereotipo.
Nelle mie elucubrazione l’ho detto in tutte le maniere possibili: l’emigrante vive di apparenze, la sua identita’ ormai forgiata e magari solidissima e’ rivestita della pesante cappa dell’immagine del proprio paese, l’immagine corrente. La cappa viene cambiata a seconda della moda, a seconda che il proprio paese venga visto come vincitore o come uno sfigato perdente.
La cappa italiana, in questi ultimi anni sembra piu’ quella del mago otelma.
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La tata cattiva

tata cattivaDal 16 novembre posso entrare a testa alta in caffetteria, il luogo dove ci si affronta a stereotipi, il melting pot dei luoghi comuni.
Dal 16 novembre si smettono di prendere le scoppole e anzi, le si possono tirare ai francesi, che sono balzati al primo posto nella classifica dei popoli rappresentati da un pagliaccio.
Per questo poco prima di natale entro tronfio nel locale del chiacchiericcio e gratifico i tre colleghi appollaiati sul tavolinetto di un sonoro “Bonjouuuur” e solo perche’ fra questi c’e’ un francese, ormai meritevole dei miei lazzi.
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Il neutrino rivelatore

La data del 23 Settembre 2011 rimarra' nella storia.
Non solo perche' in tale data e' stato annunciato che il neutrino arriva in casa tua molto prima che tu riesca ad accendere la luce, non solo perche' e' stato richiesto ufficialmente all'ONU di riconoscere lo stato palestinese (con calma eh?). La data sara' tramandata ai posteri perche' in quel giorno Der Pilger e' finalmente venuto a capo della annosa questione che crea un abisso culturale fra l'italia e la germania, la questione di "garantismo" e "giustizialismo".
E tutto grazie al neutrino.
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E’ molto semplice

Dimettiti!

No!


Non mi sembra cosi' difficile da capire.

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