Da quando ho chiuso i boccaporti mediatici italiani sto molto meglio, dormo meglio, ho la faccia piu’ rilassata e anche la pelle ha guadagnato in lucentezza e idratazione.
Ci sono casi pero’ in cui un oblo’ rimane aperto e se c’e’ mare mosso entrano degli schizzi.
Purtroppo non sono schizzi d’acqua.

Mi alzo impigiamato e dopo, come ogni mattina, essermi precipitato alla finestra per vedere quanta neve ha messo giu’ (zero, come ogni mattina) s’ciabatto per la casa, esitando nell’iniziare i riti quotidiani.
Di solito radiopop, quando emergo dalle coltri, sta gia’ riversando parole. Stamattina ha riversato uno di quei famosi schizzi di cui si diceva.
Nella rassegna stampa di radiopop, per ragioni ignote, sono inclusi anche i fogliacci di gente  prezzolata da un noto puttaniere. I Radiopoppi la chiamano pluralita’, ma a me sembra una cazzata: se domani  un noto assassino sovvenziona il giornale “Sterminio Oggi” che facciamo? lo aggiungiamo nella rassegna perche’, sapete, la pluralita’, la democrazia, la parcondicio, la staminchia… ?!
Comunque uno di questi orridi fogliacci, velenosi anche se li si usa per incartare il pesce titolava: “Schettinen”.
Si riferiva al tragico evento del suicidio-sterminio e l’equazione proposta dall’editorialista credo che sia condivisa dalla maggior parte degli italiani: “Anche voi avete il vostro schettino, anzi peggio perche’ il vostro schettino ha pianificato la strage aerea mentre il nostro e’ solo un poveraccio. Avete il vostro schettino si diceva, quindi non rompeteci piu’ i coglioni”
Ineccepibile nella sua becerita’.

Dopo essermi cacciato due dita in gola ed essermi liberato, dopo aver finito le pratiche mattutine, mi sono incamminato per la mia strada, isolato da ulteriori cazzate. Pia illusione.
Per il fatto di essere ormai “piu’ di qua (Germania) che di la’ (Italia)” mi sono arrivati articolessi e commentate al sangue in cui si disquisiva sulla societa’ tedesca.
Si e’ saliti, ma di poco, nella scala evolutiva umana con “Solo un tedesco poteva fare una cosa simile” per raggiungere il livello di cercopiteco con “I tedeschi si sono scoperti imperfetti”.
Al di la’ delle scempiaggini giornalistiche ci sono pero’ degli spunti interessanti scaturiti dalla vicenda e sempre cercando di trattenere le lacrime al pensiero della tragedia in cui, ve lo confesso, io fra tutti quei morti vedo solo vittime e nessun colpevole.

Lasciamo stare l’affermazione “solo un tedesco poteva” che gronda razzismo, di quello vero, di quello brutto, di quello genetico che sembra essere rimasto patrimonio solo degli italiani e degli ungheresi.
Faccio partire invece il mio sproloquio con “I tedeschi si sono scoperti imperfetti”.
L’assurdita’ dell’affermazione appare chiara solo dopo un bel po’ di anni di permanenza nella terra del male, lo ammetto.
Dopo un po’ di anni uno si rende conto che la spocchia, la proposopoea e una certa tendenza alla soboronaggine dei tedeschi non e’ segno di complesso del superuomo, ma del suo esatto contrario: i tedeschi non si scoprono imperfetti, sanno gia’ di esserlo e gli ruga molto.
Gli ruga non per quello che sono, non vantano i nobili e romanissimi natali come gli italiani, ma per quanto si sbattono per esserlo, perfetti.
I tedeschi si trovano immersi, circondati, annegati nell’imperfezione e annaspano cercando di mettere ordine in tutto questo caos.
La storia della Germania e del suo popolo lo insegna: hanno tentato di resuscitare il cadavere dell’Impero Romano, hanno provato a risolvere a modo loro l’annoso e millenario problema della questione ebraica, con effetti disastrosi e ora cercano di navigare a vista nel caos economico-finanziario raccontandosela, facendo credere a tutti, ma principalmente a loro stessi di aver trovato la quadra.
Occhio quindi quando un tedesco (inteso come popolo) si vanta dei propri successi, e’ come il figlio di contadini che vi mostra orgoglioso il macchinone come segno di essere emerso dalla campagna e poi ha il baule pieno di letame per concimare i cavoli, ordinato dai genitori.

Detto questo ammetto che in tutta questa pessima vicenda c’e’ della schettineria.
Nel sistema schettinico italiano e’ stato possibile mettere ai comandi di una nave un incompetente, si presume amico dell’amico degli amici.
Nel sistema schettinico tedesco e’ stato possibile mettere ai comandi di un aereo una persona malata.
Tutto cio’ sconvolge i tedeschi, al di la’ della vicenda, perche’ solleva un problema e i tedeschi odiano i problemi.
I problemi incrinano l’idea che, certo alla perfezione non arriveremo mai, ma comunque ci avviciniamo, riduciamo le distanze.
Molti italiani sono rimasti perplessi e ora vedono confermare il proprio stereotipo dei “tedeschi che si credono Dio” dopo aver assistito alla conferenza stampa del CEO di Lufthansa che praticamente, prima ancora di conoscere i dettagli, dichiarava che viste le procedure, i controlli tecnici, le regole, in base alle loro procedure l’incidente era “inspiegabile”, invocando quindi il soprannaturale e lasciando intendere “Noi abbiamo fatto tutto in modo preciso, alla perfezione appunto, se e’ accaduto non e’ spiegabile…anzi siamo sicuri che sia veramente accaduto?!”
Aveva ragione il CEO, era inspiegabile, era inspiegabile se si considera solo la parte tecnica, razionale delle csoe.
Ma i tedeschi odiano l’inspiegabile, odiano l’imprevedibile e cosa c’e’ di piu’ inspiegabile e imprevedibile dell’animo umano? Come fai allora a codificare l’animo umano? Semplicemente lo ignori come ha fatto il CEO.

E ora vengo al succo del mio discorso.
Nella societa’ tedesca ci sono dei grossi problemi e anche solo per accorgersi della loro esistenza i tedeschi hanno bisogno di tragedie come quella occorsa, di qualcosa che faccia aprire gli occhi e faccia ammettere quello che tutti sanno ma che si tenta sempre di rimuovere.
Gli italiani difficilmente comprendono una cosa del genere perche’ i problemi italiani non sono nascosti, sono fin troppo evidenti.
Se agli occhi di un tedesco la casa-italia appare come un porcile e quindi la situazione e’ semplice, si sa cosa si deve fare, basta cominciare a rimuovere l’immondizia per esempio,  la casa-germania appare agli occhi di tutti, sia tedeschi ma soprattutto stranieri, come un luogo lindo e ordinato. C’e’ poco da fare, cosa vuoi fare? Cosa vuoi pulire?!
Pero’ chi vi rimane per un po’ di tempo, nella casa-germania, sente l’odore.
E’ un odore pungente che non e’ costante, va a zaffate ed e’ regolarmente coperto da aromi di zenzero e cannella. Pero’ si sente.
Chi vive in Germania dopo un po’ smette di farsi infinocchiare e cerca l’odore. Chiede in giro ma anche chi si capisce che lo sente (arriccia il naso), nega tutto: “quale odore?”. In effetti non si capisce da dove venga quell’odore, e’ tutto cosi’ preciso. Certo c’e’ un po’ di disordine nello sgabuzzino ma che diamine, ci sta dai.
Poi un brutto giorno e inaspettatamente un grosso ratto esce da sotto il frigo e va a morire sul tappeto del soggiorno. Panico e imbarazzo.
Gli ospiti italici sghignazzano: come e’ possibile che nella linda e pulita casa-germania vivano ratti dietro al frigo?!
Chi ha la curiosita’ di conoscere le cose scopre allora che il frigo e’ inchiodato al pavimento, non e’ possibile spostarlo per fare le pulizie e anche se si potesse spostarlo si teme che un frigo, cosi’ grande e vecchio, non regga alle sollecitazioni. Per questo tutti sapevano che dietro il frigo ci poteva essere una situazione incresciosa ma nessuno ha osato sollevare il problema, risolverlo avrebbe comportato dei rischi, l’imprevisto, l’incertezza e tutto cio’ genera ansia. Meglio far finta di niente, del resto e’ solo un po’ di odore, mica come nella casa-italia dove i suini dormono nel letto padronale.
Sono stato troppo metaforico? E’ pienamente intenzionale.

Ho appena finito di pontificare sul sistema scolastico bavarese. Capito dove voglio andare a parare? No?
Ho appena citato un articolo del Die Welt in cui si diceva che circa un terzo dei tedeschi DI OGGI soffre di sindrome post-traumatica causata dalla II Guerra Mondiale. Va meglio? Ancora no?
Faccio notare ad un conoscente quanti siano i medici psicologi e psichiatri a Monaco. Ancora niente?
Allora scado nell’autoreferenzialita’ e invito a scorrere qualche vecchio post nel blog. Magari con qualche informazione
in piu’ si comprendera’ che il disagio e’ grande nella terra dei barbari, che se si gratta la superficie, la sofferenza e’ quotidiana e il benessere ha solo coperto con uno strato di cerone le ferite malamente rimarginate di un popolo che aspira all’ordine e alla luce e ricade periodicamente nel caos e nell’oscurita’, salvo poi, tutte le sante volte risollevarsi e continuare l’infinita ascesa verso le stelle.