bisioHo visto l’intervento di Bisio a sanremo, tramite il tubo dei videi. Sono rimasto scosso, molto scosso, profondamente scosso, praticamente devastato.
Quei 13 minuti di video andrebbero mostrati a scuola, in tutte le scuole europee (gli americani si fottano)
Ma non e’ per questioni didattiche che sono rimasto distrutt dal video.
Quell’intervento mi ha ricordato l’egualmente devastante, ultimo anno della mia permanenza in suolo italico. Mi ha ricordato l’anno in cui io con altri disperati avevamo deciso di cambiare il mondo…poveri pirla.
Ah si’ e mi ha ricordato anche che da qualche parte avevo conservato un ritaglio di giornale.

Non ho mai fatto mistero della mia insofferenza verso il popolo italico e non ho mai negato di approfittare del meglio di due realta’: vivo in germania e mi accompagno ad italiani.
Popolo tedesco e individui del Bel Paese.
Coi tedeschi va tutto bene a patto di mantenere certe distanze, con gli italiani va tutto bene a patto di non parlare di morale, di etica e della sua naturale conseguenza, la politica.
Oltrepassati questi limiti i tedeschi sembrano carpe gettate su un pontile, si agitano scomposti mentre cercano di tornare nelle acque limacciose della loro sfera personale, mentre gli italiani, se si oltrepassa il loro limite, si comportano da perfetti idioti, alternando vittimismo, chiagnofottismo e ilproblemaeunaltrismo.

Il caro bisio mi ha ricordato che con gli italiani bisogna stare attentissimi, specie quando si parla delle sfighe dell’italia.
Bisogna stare attenti a lasciare la discussione a livello di mugugno e a non passare mai all’azione e soprattutto, mai e poi mai, bisogna buttarla sul personale. Se messo all’angolo dell’azione personale l’italiano si trasforma in perfetta carpa tedesca: si agita, sguscia, svicola e finalmente ricade nella palude fangosa emettendo rassicuranti gorgoglii:”il problema e’ la classe politica”, “la gente deve cambiare mentalita”, “tutti a casa” e l’ultimo borborigma in ordine di apparizione, il molto rassicurante e scemissimo “siamo vittime del germanocentrismo”.

Me l’hanno detto proprio ieri, dopo che ci sono cascato di nuovo, me l’hanno detto senza mezzi termini: “siamo stufi di questa europa germanocentrica”. Ovviamente detto da una persona che, molto evidentemente, non saprebbe nemmeno indicare la germania su una cartina.
Cosa faccia paura esattamente della germania e’ chiaro…o no?
Cosa fa paura a me e’ che anche coloro che intravvedono il lato positivo della mentalita’ tedesca, alla fine dimostrano di non avere la minima idea di cosa sia la mentalita’ tedesca.
Esempietto? Eccolo qua.

Apparentemente le tesi dell’articolo le avrei potute stendere io, ma difficilmente avrei trovato un titolo cosi’ becero e stereotipato, tipico di chi, parlando di Germania, confonde il “primeggiare” col “dominare”.
Ma poi ricadiamo sempre nel solito vezzo italico, di rimanere nel campo del chiacchiericcio da bar. Uno legge che i tedeschi sono avviluppati dall’etica aristotelica (balle, sono avviluppati da un sistema di controllo sociale) e si chiede “Estiqaatsi…cosa ne pensera’?”.
In sostanza come si fa a modificare il proprio quotidiano dopo aver letto che i tedeschi son tanto morali?  Come mi cambia la vita l’ultimo sproquio del pilger o persino il videino del bisio?!
“Dai, da domani divento etico-morale come i tedeschi. Che faccio?” mi ha chiesto una leggiadra interlocutrice e io mi sono messo a ridere…si’ perche’ il faccione di aristotele mi ha fatto venire in mente che avevo nascosto un ritaglio di giornale da qualche parte e che all’interlocutrice daro’ una risposta che non apprezzera’ per niente.
Ma proprio per niente.

Lo davo per disperso quando…felicita’! Eccolo!
Si tratta di una “Lettera al direttore”…cioe’ non esattamente al direttore ma al Dr. Dr. Rainer Erlinger (il Dr. Dr. non e’ un refuso, e’ la solita sboronata tedesca, visto che il nostro Erlinger e’ laureato in medicina E ha un dottorato in giurisprudenza).
Il Dr. Dr. conduce una famosa rubrica settimanale sulla Sueddeutsche Zeitung (Gewissensfrage) in cui risolve i problemi morali dei lettori.
Si’ anche questo non e’ un refuso, proprio problemi morali.
Traduco e riassumo il ritaglio di giornale:

“Egregio Dr. Dr. Erlinger, mi chiamo Hanns-Bert O. e le scrivo da Colonia. Le sottopongo un grave problema che non mi fa dormire la notte.
Deve sapere che sono impiegato presso una ditta e il problema e’ che un mio collega si da’ spesso malato. Non e’ un segreto per nessuno se non per il titolare della ditta che il mio collega ha anche una sua ditta nelle vicinanze e vi lavora ogni volta che si da’ malato. Il vero problema e’ che io e questo collega siamo anche intimi amici.
Comprende il mio dubbio? Che devo fare?!”

Ho chiuso gli occhi per un attimo e ho svegliato i miei geni italici: e’ capitata anche a me una situazione simile? e cosa ho fatto? cosa si fa in italia?
Si’ e’ capitata anche a me una cosa del genere e so benissimo cosa ho fatto, quello che si fa in italia di solito: un cazzo.

Ecco la risposta del Dr. Dr.:

“Carissimo Hanns-Bert,
mi lasci parlare chiaro: il suo collega e’ un truffatore.
Chi e’ in grado di lavorare ma si da’ malato incassa il sussidio a spese del datore di lavoro e questa e’ una truffa. Il suo datore di lavoro andrebbe tutelato nei modi che lei ritiene opportuni.
Solo una parola nella sua lettera non mi e’ chiara <<amicizia>>. Non mi e’ chiaro come lei possa essere amico di un truffatore.
Del suo conflitto interiore aveva gia’ parlato il politico e filosofo romano Cicerone che scrisse: “Solo fra uomini retti ci puo’ essere vera amicizia”.
Inoltre anche Aristotele si era espresso in questo modo dicendo che “Cio’ che lega i poco di buono non e’ vera amicizia, ma un legame di reciproco interesse”.
Caro Hanns-Bert, Aristotele le da’ anche la soluzione al suo problema. Il filosofo infatti scrisse: “Sia il simile amico del simile, affinche’ non si abbia che essere amico del cattivo non faccia diventare anche noi cattivi”.
In sostanza mio caro Hanns-Bert, quello che le dice Aristotele e quello che le dico anch’io e’ che lei deve troncare questo rapporto di amicizia. Lo faccia subito, senza esitare.
Buona giornata.”

Riguardo il video di bisio, rileggo quanto ho scritto finora in questo postullo e sento una fitta intercostale. Ripenso a quell’ultimo anno di lotta contro il “male”, ripenso alla serie di reati che ogni santo giorno dovevo commettere per sopravvivere, ripenso alla incazzatura quotidiana, ripenso all’amico che mi ha consigliato di darmi una calmata, che mi ha detto che tra l’essere virtuosi ed essere coglioni ci passa un capello, ripenso all’addio dato all’amico senza nemmeno aver letto aristotele, all’addio soft, all’addio vigliacco approfittando della migrazione.
Bisio maledetto.