Arrivo un po’ in ritardo per il giorno delle porte aperte della scuola dell’arte marziale al paesottone.
Sono gia’ tutti in attivita’, tutti che gia’ tirano calci e pugni.
Do una rapida occhiata per vedere se ci sono nuovi. Ci sono. La scuola del paesottone si e’ ingrandita, Meister T. E Meisterin A. hanno richiamato gente dal circondario.
Fra in nuovi c’e’ una ragazza molto giovani, dai tratti orientali, la pelle olivastra. Sembrerebbe thailandese se non fosse che e’ tracagnotta. Forse frutto dell’amore misto. Tira calci tremendi.
Mi presento ai nuovi e vado anche dall’orientale, desideroso di ficcare il naso nei passaporti altrui e le porgo la mano: “ciao sono Der Pilger”.
Lei sorride, con un sorriso candido e dolce, sereno direi, come di chi e’ vissuto fra agiatezze e bellezze e non consoce le brutture
del mondo: tra le tante volte in cui non ho capito un cazzo di chi mi sta davanti, questa e’ la prima in classifica.
“Ciao io Maryam, no tedesco”.
“Ah no problem, di dove sei?” – le chiedo in inglese, ma l’inglese e’ pure peggio del tedesco e rifaccio la domanda nella lingua del posto.
“Io afghana, di Iran e tu?”
“Io italiano, di Baviera”.
E’ confusa dalla mia risposta, ma anch’io dalla sua.

Purtroppo Maryam parla veramente male tedesco e nessun’altra lingua a me nota, quindi mi aggrappo a Meisterin A. che mi dice di fare attenzione
a ficcanasare come al solito e mi spiega la storia.
Maryam ha 15 anni, e’ nata in un campo profughi afghano in iran, da genitori afghani.
Quando ha compiuto 14 anni ha preso il fratellino di 8 anni e si e’ incamminata verso ovest. Ha attravesato l’asia centrale a piedi, e’ arrivata in Turchia e da qui in Germania. Lei e il fratello sono i cosiddetti “minori non accompagnati”, quelli che mettono in ginocchio interi paesi europei
con la loro sola presenza.
Purtroppo li hanno separati, il fratello sta in un istituto poco lontano, lei sta nel campo profughi qui del paesottone e va ad una scuola in un istituto professionale femminile.
“Scusa ma cosa spinge una ragazzina e un bambino a farsi a piedi fino a qui?! Ma soprattuto come fanno due genitori a permetterlo?”
“A stento e’ riuscita a spiegarci ” – mi espone paziente la meisterina – “che un afghano, anche se e’ nato in iran non ha diritto a nulla: non puo’ andare a scuola, non puo’ lavorare, non puo’ fare nulla. Maryam e’ nata senza speranza, si sente gia’ morta adesso, quindi morta per morta ha deciso di giocare la carta del viaggio”.
Forse Maryam e’ riuscita ad arrivare fin qui perche’ fra l’iran e la germania non c’e’ il mediterraneo, ma ci sono miriadi di frontiere con doganieri infinitamente piu’ bastardi di qualsiasi doganiere svizzero, che gia’ non e’ poco.
“Com’e’ che fa l’arte marziale?”
“Un giorno passava, ci ha visti ad allenarci, e’ entrata e ha chiesto se poteva farlo anche lei, che pero’ non aveva soldi, poteva lavorare, fare le pulizie”
“E tu?!”
“E io cosa? Le ho detto che i bambini qui non lavorano, vanno a scuola, che venga ad allenarsi, la sua quota di iscrizione e’ compensata dalle alte quote che pagano gli altri studenti, ricchi paesottanti”.
Ho rivisto spesso Maryam, era spesso alla scuola anche solo per fare esercizio di tedesco con Meister T.  Si e’ aggrappata a lui come a Meisterin A., li tratta come fossero i suoi genitori.
Ogni tanto chiama i genitori veri via skype, ma finisce sempre in lacrime: le mancano e loro non hanno nessuna speranza di raggiungerla.
Io trattengo a stento la curiosita’ e faccio bene, un’amica che lavora con profughi mi ha messo sull’avviso: “Non chiedere nulla, al limite mostrati disponibile ad ascoltare, ma non fare domande troppo private, non hai idea cosa questa gente ha passato e la loro apparente serenita’ puo’ nascondere un piccolo inferno personale”.
“In effetti Maryam sorride sempre.”
“Ecco. Inoltre non affezionarti…oggi e’ qui e domani chissa’”
“In che senso, sta facendo le scuole professionali, e’ probabile che avra’ un lavoro qui.”
“Questa e’ gente imprevedibile, ne ha viste di tutti i colori, non sai bene cosa li muove.”
Parole profetiche.
Maryam entra alla scuola per la solita lezione di arte marziale e per la conseguente ora di tedesco.
La lezione la tiene la Meisterin A. invece di Meister T.
“Dove Master?” chiede lei con il suo inossidabile, candido sorriso, velato da un’ombra.
“A Basilea, per un training” la rassicura la Meisterin.
“Cosa e’ una Basilea!?”
“E’ una citta’ in Svizzera, ma lo sapevi che Master T. non ci sarebbe stato, ne abbiamo parlato settimana scorsa”
“Quando Master?!”
“Fra due settimane, sapevi anche questo”
“Master via!”
“Si’, ma fra due settimane torna, dai cambiati che iniziamo”.
Invece di cambiarsi Mayriam si volta lentamente ed esce dalla scuola.Arrivo alla scuola al ritorno del Meister, due settimane dopo, percepisco un’atmosfera cupa, chiedo se sia tutto a posto.
Non e’ niente a posto: Maryam e’ sparita, non e’ rientrata all’istituto, due settimane fa, nessuno sa dove sia.
La situazione e’ aggravata dal fatto che la direttrice dell’istituto ha fatto velenose illazioni, ha chiesto se fosse andata anche lei a Basilea, ha chiesto se fosse chiaro che Maryam, benche’ non sembri, e’ minorenne. Pessimo davvero.
Il fratello non sa nulla, nessuno sa nulla, il cellulare rimane muto, ma dopo un paio di giorni si ravviva per sputare un sms sgrammaticato: “io bene. io viaggio. no preocupa”.
No preocupa?! Inutile chiamarla, il cellulare torna muto.
Tutto normale mi dicono gli esperti di profughi, non abbiamo idea di cosa succeda dentro una persona che ha vissuto un primo abbandono e dopo momento di tregua ne ha vissuto un altro anche se temporaneo.
Tramite il fratello veniamo a sapere che Maryam ha di nuovo mollato tutto e ha raggiunto la Svezia dove ha degli appartenenti alla sua strana tribu’ sradicata dalla sua terra. Sembra che sia contenta, tutti le auguriamo silenziosamente ogni bene.”Cazzo che storia strana Pilger, perche’ non la pubblichi?”
“Boh, non so…non ho palle…non ho piu’ energia, non sono piu’ incazzato come un tempo”
“Non dirmi che hai fatto pace?!”
“Adesso non esageriamo! Diciamo che non ho piu’ la rabbia di prima e la rabbia e’ la mia benzina”
“Peccato”
“Meglio cosi’


Sono li’ a perdere tempo attaccato al baracco sociale, a smazzarmi documenti e files. Si apre una finestrella di chat.
“Ciao, non ci conosciamo e so non vuoi essere contattato ma io ci provo lo stesso. Ho visto dal gruppo che sai tutto di Monaco. Non e’ che conosci qualcuno per un lavoro con vitto e alloggio?! Urgente, perche’ qui in Italia si muore di fame”.
“No, mi spiace non so nulla”
“Eddai, conoscerai sicuramente qualcuno che cerca in gastronomia, anche edilizia va bene ho fatto anche il muratore”
“No mi spiace, il mio campo e’ l’informatica non conosco nessuno in altri campi”
“Va bene ho capito, non vuoi aiutare gli italiani, sei diventato anche tu come questi pezzi di merda dei tedeschi!”
“Senti, testa di cazzo, non solo mi rompi i coglioni sapendo che non lo devi fare, ma in piu’ pretendi che ti si dia un lavoro senza che tu muova un dito per cercarlo e con urgenza, zaczac, perche’ il mister non ha tempo da perdere! Ora, in Italia non c’e’ nessuna carestia, non ci sono guerre, non ci sono calamita’ e purtroppo ci sono epidemie ma di stronzi cocchi di mamma come te! C’e’ gente che non ha accesso alla rete come te, che non mangia tutti i giorni come te, che non e’ a piede libero come te, che ha infinitamente meno possibilita’ di te ma ha un centesimo della tua arroganza e mille volte meno pretese.  Levati dalle palle e non osare piu’ contattarmi!”

Non e’ vero, l’ultima frase non l’ho scritta…cioe’ si’ l’ho scritta, ma non l’ho inviata, l’ho cancellata, non volevo fare un favore a quella persona. Invece l’ho bloccato, senza rispondere. Finito. Silenzio. Ade’. Spero che contribuisca a diffondere la voce che gli italiani all’estero non aiuta i compatrioti.
Dello scambio mi e’ rimasta la rabbia, una rabbia che e’ salita dal Tan Tien fino alla testa ed e’ ridiscesa alle dita, facendole prudere e vibrare e battere sulla tastiera questa storia.
Ecco…le ho grattate. Tutto passato.