birkenau
“Faccio passare signor Commissario?”
Il tenente se ne stava ritto sulla porta, rigido, esattamente come gli avevano insegnato al corso di adsestramento. Riusciva a mantenere la postura nonostante tutto quello che aveva passato sulle montagne e nonostante la schiena gli facesse sempre male.
“No tenente, non ancora, mi lasci cinque minuti, devo finire di leggere un documento”.
Il Commissario Politico leggeva sempre lo stesso brano prima di ogni interrogatorio, sempre lo stesso:
“Fa o Signore
che io non divenga fumo.
Fumo di Birkenau,
fumo in questo cielo straniero
ma riposare io possa laggiù
nel mio piccolo cimitero…”

Quel brano lo ispirava e lo ossessionava allo stesso tempo.
I camini…i camini guidavano il Commissario attraverso l’interrogatorio come fossero dei fari. “Dai camini si poteva intuire quello che stava succedendo. Come era possibile non chiedersi il perche’ di quel fumo?” Questo si ripeteva il Commissario e nonostante le centinaia di interrogatori ancora non aveva trovato risposta a quella domanda. Come potevano non sapere? E se sapevano, come potevano non agire?
Il Commissario si sentiva addosso la stanchezza di chi deve districarsi fra milioni di morti e riuscire a trovare un bandolo, una via d’uscita, una soluzione che sia migliore della tragedia appena avvenuta.
Si tolse gli occhiali, quelli con la montatura dorata, quelli che facevano bisbigliare i suoi sottoposti, divertiti da quel vezzo, e si massaggio’ i bulbi oculari. Voleva finire la giornata almeno con altri tre interrogatori.
Chiamo’ il tenente: “Per favore, faccia entrare il prossimo”.

Il tenente condusse un uomo di statura media, rubizzo, con una bella pancia tonda da bevitore di birra e con lo sguardo spaventato.
“Si sieda” lo invito’ il Commissario, ma l’uomo se ne stava in piedi come non avesse sentito.
“Parla inglese?” chiese il Commissario colto dal sospetto che l’uomo non avesse capito.
“Si’…” aveva bisbigliato il pancione.
“Bene, si accomodi. Vuole un bicchier d’acqua?”
“No…grazie.”
Il Commissario leggeva un dossier che il tenente gli aveva deposto sul tavolo: “Dunque…lei e’ il signor Herman Miller…”
“Müller, si pronuncia Müller”
“Si’, Müller. Nazionalita’…tedesca?”
“si’”
“Puo’ alzare la voce? Lei e’ di nazionalita’ tedesca?”
“Si’, sono tedesco”
Il commissario, per qualche decina di secondi, fisso’ in silenzio l’uomo che aveva di fronte e poi gli fece la solita domanda, quella che faceva a tutti gli imputati con una certa cittadinanza. Non voleva una risposta, voleva una reazione:
“Lei e’ al corrente, vero, che la sua nazionalita’ e’ un aggravante?”
“Me ne rendo conto” aveva sibilato il signor Müller mentre la fronte gli diventava lucida per il sudore.
“Bene, e’ un bene che se ne renda conto. E dica signor Müller, lei era al corrente della tragedia in corso?” – La domanda arrivo’ senza preamboli. Di solito il Commissario giocava un poco con gli imputati, ma oggi era stanco e voleva concludere in fretta.
“Io..non..io…”
“Lei, non, lei” ripete’ il Commissario “Signor Müller le ho fatto una domanda precisa: lei era o non era al corrente dello sterminio in corso?”
“Io…credo che…avrei dovuto essere al corrente.”
Una manata sulla scrivania fece sobbalzare il tedesco, il Commissario si era alzato in piedi, le mani sulla scrivania, tutto il corpo proteso verso l’uomo di fronte: “SIGNOR MŰELLER! Non mi interessa sapere se avesse fede, se credesse o meno, io voglio sapere: era al corrente SI O NO?!”
“Si’, lo ero.” rispose il tedesco, la testa piegata sul petto.
“Bene, cominciamo a ragionare. E mi dica Signor Müller, se lei era al corrente come ha appena ammesso e come verra’ riportato a verbale, perche’ non si e’ opposto allo sterminio?”
“Io…non…non lo so…” ora piangeva il tedesco, una fontana che si riversava sulla divisa sporca da detenuto.
“Va bene” il commissario si rimise a sedere, apri’ di nuovo il dossier marcato “Herman Müller”. Scorse i dati, eta’ professione, residenza, stato civile, tutte cose che a lui non servivano per esprimere il giudizio. Quello che gli interessava l’aveva visto e sentito.
In fondo al dossier c’erano due caselle. La casella di sinistra era una pura formalita’, era gia’ riempita e  mostrava la scritta “COLPEVOLE”. La casella a destra era in bianco e spettava al Commissario Politico riempirla.
Il Commissario prese un timbro alla sua destra, lo appoggio’ sul tampone con lenta diligenza mentre osservava l’uomo di fronte a lui e che ora era scosso dai singhiozzi.
Il Commissario sollevo’ il timbro, lo osservo’ un attimo stupendosi ogni volta come quel gesto avrebbe rappresentato un bivio nella vita di una persona e dopo aver fatto il vuoto dentro di se’ lo calo’ con violenza sul dossier, riempiendo la casella: “RIEDUCABILE”.
“Tenente per favore” richiamo’ poi l’attenzione del soldato che se ne stava in un angolo guardingo,  sempre con la mano sulla pistola, perche’ ogni tanto capitava che qualche imputato impazzisse.
“Tenente, per favore, conduca fuori il signor Müller, l’interrogatorio e’ finito.”
“Comandi signor Commissario, faccio entrare il prossimo?”
“No tenente, non ancora, mi lasci cinque minuti, devo finire di leggere un documento.”
Il solito documento:
“Fa o Signore
che io non divenga fumo.
Fumo di Birkenau,
fumo in questo cielo straniero
ma riposare io possa laggiù
nel mio piccolo cimitero…”

“Prego si accomodi” recito’ il commissario, la cui stanchezza cominciava a riflettersi sulla pronuncia strascicata “lei parla inglese vero?”
“Si’ certo” rispose l’uomo con aria spavalda. Era molto alto con un naso a becco e i capelli nerissimi. L’uomo sedette compunto e si guardo’ in giro con aria di visibile disapprovazione. Il Commissario lo noto’ e si fece un appunto mentale. Il giorno dopo avrebbe chiesto di far rimuovere i pochi e inutili mobili lasciando solo la scrivania e le sedie.
“Lei e’ il signor…Ludovico Mohnt-al-beety”
“Montalbetti” aveva corretto lo spilungone mostrandosi divertito per la pronuncia vagamente araba del suo cognome.
“Nazionalita’ italiana vero?”
“Si’”
“…e a quanto vedo residente in Germania, a Monaco di Baviera per la precisione.”
“E’ corretto, sono residente a Monaco da parecchi anni.”
“Comprende, vero, che il suo luogo di residenza risultera’ come un aggravante?”
“Non lo comprendo totalmente, ma si’ ho sentito dire che questa e’ un’aggravante.” aveva risposto l’italiano con distacco.
Il Commissario non era un novellino, sapeva gia’ come sarebbe finito l’interrogatorio, ma la prassi richiedeva un procedimento il piu’ possibile omogeneo e uguale per tutti. Per questo si protese un attimo, come per percepire meglio la reazione dell’imputato quando chiese:
“E lo comprende, vero, che la sua nazionalita’ aggrava ulteriormente la sua situazione?”
L’aria spigliata cosi’ come il colorito scomparvero dalla faccia magra del signor Montalbetti:
“In che senso la aggrava?! Come sarebbe?”
“Signor Montalbetti” prosegui’ il Commissario appoggiando i gomiti sulla scrivania e intrecciando le mani sotto il mento “sarebbe in grado di spiegarmi perche’ lei, come cittadino italiano, si aspetta delle attenuanti?! Perche’ non dovrei considerarla colpevole dello sterminio come in effetti lei e’ e come lo sono tutti gli italiani?!”
“Aspetti…c’e’ un equivoco, io…io…” ora non era piu’ sicuro di se’ il Montalbetti, si era improvvisamente reso conto che quella non era una formalita’, ma una specie di trappola – “Io posso dimostrare che ero estraneo agli eventi, che non ho contribuito…”
Un gesto imperioso della mano del Commissario interruppe il tentativo di discolpa. Il funzionario pose invece la solita, sempre la solita domanda, quella imposta dal protocollo:
“Signor Montalbetti. Lei era al corrente della tragedia in atto?”
“Come…come sarebbe? Io…certo che…”
“Certo?! Era al corrente?” lo incalzo’ il Commissario.
L’italiano comincio’ a guardarsi in giro, si volto’ verso il tenente che con un cenno della testa gli intimo’ di rispondere alla domanda. Sembrava che l’italiano cominciasse a capire che da quell’interrogatorio si sarebbe decisa la sua vita, che non era un semplice passaggio di informazioni con gli era stato detto. Si volto’ verso il Commissario e lo guardo’ come se lo vedesse per la prima volta. Osservo’ la sua faccia, cosi’ nera che si faceva fatica a distinguere i lineamenti, si accorse degli occhiali dorati che stonavano su quella faccia da Yoruba.
“Senta signor…signor…?”
“Mi chiami Commissario, e’ sufficiente.”
“Senta signor Commissario e’ tutto scritto li’, in quel faldone. Li’ c’e’ tutto.”
“Lo so signor Montalbetti, l’ho letto il suo dossier, so del suo passato di…diciamo attivista, ma io le ho fatto una domanda precisa alla quale vorrei avere una risposta altrettanto precisa. Lei era al corrente dello sterminio in atto?”
“MA CHE CAZZO!” sbraito’ l’italiano alzandosi in piedi e ritrovandosi subito di nuovo seduto grazie ad una manata del tenente che era intervenuto con scatto felino e che aveva contemporaneamente sfoderato la pistola.
“Signor Montalbetti, non aggravi la sua gia’ precaria situazione. Eviti il turpiloquio e risponda alla mia domanda. Ora gliela ripeto: lei sapeva e in che misura lo sapeva, dello sterminio in atto perpetuato da persone come lei?”
Montalbetti aveva perso totalmente la sua aria arrogante e ora sudava:
“Sicuro che sapevo, sicuro, ma io non mi ritengo…”
“Quindi sapeva.”
“Tutti sapevano!
“Eppure non si ritiene…stava dicendo? Stava dicendo che non si ritiene colpevole?!”
“Ma certo che no! Guardi, guardi fra le sue informazioni, guardi le petizioni che ho firmato! C’e’ tutto!”
“E’ chiaro che c’e’ tutto, i miei collaboratori hanno fatto un ottimo lavoro. Infatti ho qui l’elenco della sua cosiddetta attivita’: comunicati contro la guerra nella ex-jugoslavia, manifestazioni contro quella nel kossovo e poi una lunga sequenza di petizioni che vanno dall’iraq fino all’epilogo di questo orribile capitolo dell’umanita’, fino al grande eccidio del Mali.”
“Ecco, esatto, c’e’ tutto, non vedo come lei possa dire che io possa esser colpevole se…”
“SIGNOR MONTALBETTI!” – il commissario amava dare manate sulla scrivania – “Signor Montalbetti posso chiederle con quali mezzi lei ha portato avanti le sue…uh…iniziative umanitarie?”
“Come con quali mezzi…con il computer, con internet”.
Il Commissario sfoglio’ il dossier molto lentamente:
“Ci risulta che lei sia stato trovato in possesso di un iphone, di un ipad, di un portatile e di un desktop. Senza contare una quantita’ consistente di vari altri gadget elettronici. Lo conferma?”
“Ma certo, ma non vedo come…”
“Dai nostri tracciati risulta inoltre che lei abbia acceduto ripetutamente al sito slaveryfootprint.org lo conferma?”
“Chiaro che si’ io…”
“Signor Montalbetti, nonostante lei sapesse, nonostante lei fosse, per sua stessa ammissione, molto bene informato, nonostante tutte le informazioni in suo possesso, lei non ha cambiato di una virgola il suo sistema di vita. Come lo spiega?”
“Come sarebbe?!?”
“Sarebbe che lei con la mano sinistra ha reso in schiavitu’ due terzi della popolazione mondiale procurandosi beni di consumo di cui non aveva necessariamente bisogno e con la mano destra ha usato quegli stessi beni per protestare contro quello sterminio che lei stesso ha messo in atto per mantenere il suo tenore di vita.”
“Ma cosa dice?!? Questo e’ un modo miope e…e…incorretto di vedere le cose!”
“E quale sarebbe il modo corretto? Mi dica.”
“Io…io…non ero d’accordo…”
“E quali GESTI mostrerebbero il suo totale disaccordo?! Con quali AZIONI lei ha, non dico interrotto, ma almeno ridotto il consumo sconsiderato delle limitate risorse planetarie?”
“Io…io…ho…ho smesso di usare l’automobile.”
“Mi compiaccio signor Montalbetti, ma mi faccia leggere un brano apparso su un blog…mi faccia cercare…eccolo: ‘mi sono rotto il cazzo di guidare tutti i giorni, adesso poi che il metro’ mi porta diretto al lavoro ho la possibilita’ di leggere. La macchina non la vendo perche’ ci sono affezionato e poi mi puo’ servire per il weekend’”
Il commissario fece una pausa ad effetto e continuo’:
“Sono sue queste parole, incluso il tono molto poco nobiliare?”
“…”
“Risponda alla domanda signor Montalbetti!”
“Si’…sono mie.” rispose l’italiano ormai svuotato di ogni energia.
“Quindi la sua decisione di…uh…non consumare preziose risorse che costavano ancora piu’ preziose vite umane, non derivavano da una sua presa di coscienza, ma dalla solita ricerca di comodita’, quella stessa comodita’ che ha gettato due terzi della popolazione mondiale in schiavitu’.”
“io…questo…questo non e’ un interrogatorio, e’ un processo…”
“Lei, signor Montalbetti, e’ nella posizione di rispondere alle domande, non certo di mettere in discussione il protocollo. Come si dichiara di fronte a tutte le accuse di ‘Genocidio allo scopo di procurarsi inutili beni di consumo’, signor Montalbetti?”
“…innocente…”
“Alzi la voce per favore, la registrazione deve essere ben udibile.”
“Innocente!” ripete’ l’italiano quasi urlando.
“Benissimo, l’interrogatorio e’ concluso.” sentenzio’ il commissario. Prese un timbro, lo inchiostro’ con cura come faceva sempre e con violenza lo sbatte’ sulla casella fino a quel momento vuota: “IRRECUPERABILE”.
Il tenente fece uscire l’italiano spintonandolo in modo molto poco educato, sembrava che stesse spingendo un sacco.
Ritorno’ poco dopo:”Faccio entrare il prossimo signor Commissario?”
“No tenente, credo che per oggi abbiamo finito, sono molto stanco.”
Il tenente fece per uscire ma si blocco’:
“Posso farle una domanda signor Commissario?”
L’imponente Commissario, un nigeriano che aveva perso tutta la famiglia durante una razzia per procurarsi la benzina dall’oleodotto che passava attraverso il suo quartiere, osservo’ il tenente con curiosita’. Quell’uomo con la faccia bruna da indio aveva passato 20 anni nelle miniere di rame della bolivia, con una paga da fame e quando il prezzo del rame era salito, la multinazionale proprietaria della miniera aveva raddoppiato i turni di lavoro mantenendo la stessa paga. Meta’ dei minatori erano morti di fatica o per i numerosi incidenti dovuti alla riduzione delle misure di sicurezza, per aumentare il profitto. Da quella miniera era partita la scintilla che avrebbe poi portato alla Prima Guerra Mondiale Anticapitalista.
L’uomo era un eroe della rivoluzione, ma aveva sempre rifiutato incarichi di prestigio, anzi aveva chiesto espressamente di essere assegnato al Servizio di Supporto agli Interrogatori, probabilmente perche’ voleva vedere in faccia chi gli aveva distrutto la vita e la famiglia.
“Chieda pure tenente” l’aveva invitato il Commissario Politico.
“Commissario, cosa ne e’ degli irrecuperabili? Vengono uccisi?”
“No, tenente, non avrebbe alcun senso, sarebbe una vendetta. Noi stiamo usando gli stessi protocolli sviluppati dai sopravvissuti del massacro del Ruanda. Noi cerchiamo di stimolare una presa di coscienza, magari anche pentimento, in modo da poter concedere il perdono. In questo modo vogliamo spezzare la spirale del sopruso, altrimenti nel giro di poche generazioni diverremmo noi gli aguzzini.
Gli irrecuperabili vengono relegati nei campi di lavoro dove si guadagnano il pane in condizioni infinitamente migliori di quelle a cui avevano condannato gli Schiavi della Produzione”
“Potranno mai uscirne?”
“Solo se mostreranno segni di pentimento e si convertiranno ad un genuino stile di vita cooperativo. Ma perche’ mi fa questa domanda?” chiese con improvviso sospetto il Commissario. Capitava che qualche reduce della guerra uscisse di senno e si mettesse a sparare sui colpevoli.
“Voglio sapere se soffrono, perche’ io voglio che soffrano cosi’ tanto che si deve sapere per generazioni a quale inferno sono dovuti passare, cosi’ che non si ripeta piu’ l’orrore. Se li ammazzassimo non soffrirebbero cosi’ tanto.”
“E’ cosi’ tenente, i Padri del Nuovo Mondo hanno deciso che questa soluzione avrebbe avuto un effetto educativo verso le nuove generazioni. Non nascondo che anch’io provo un certo piacere al pensiero che quella gente soffra le pene dell’inferno dopo che gli abbiamo portato via cio’ che piu’ di prezioso avevano al mondo.”
“La vita?! Ma noi non…”
“La roba, signor tenente, non la vita, la roba!”.
Il Commissario si era infervorato e l’improvviso fiotto di adrenalina gli aveva fatto sparire la stanchezza. “Tenente, chi sarebbe il prossimo?”
“Un americano signor Commissario, un tecnico delle fotocopiatrici di Columbus, Ohio”
“Bene, allora l’interrogatorio non durera’ molto”.
Con gli americani era facile erano quasi tutti rieducabili. Loro veramente non sapevano, non sapevano quasi nulla della provenienza dei loro beni materiali, erano di un ignoranza abissale. Gli altri invece, gli europei per esempio, loro avevano il ricordo dello sterminio nazista, loro sapevano come riconoscere la tragedia, loro avevano avuto i camini di Birkenau, loro…non potevano non sapere.