
“Faccio passare signor Commissario?”
Il tenente se ne stava ritto sulla porta, rigido, esattamente come gli avevano insegnato al corso di adsestramento. Riusciva a mantenere la postura nonostante tutto quello che aveva passato sulle montagne e nonostante la schiena gli facesse sempre male.
“No tenente, non ancora, mi lasci cinque minuti, devo finire di leggere un documento”.
Il Commissario Politico leggeva sempre lo stesso brano prima di ogni interrogatorio, sempre lo stesso:
“Fa o Signore
che io non divenga fumo.
Fumo di Birkenau,
fumo in questo cielo straniero
ma riposare io possa laggiù
nel mio piccolo cimitero…”
Quel brano lo ispirava e lo ossessionava allo stesso tempo.
I camini…i camini guidavano il Commissario attraverso l’interrogatorio come fossero dei fari. “Dai camini si poteva intuire quello che stava succedendo. Come era possibile non chiedersi il perche’ di quel fumo?” Questo si ripeteva il Commissario e nonostante le centinaia di interrogatori ancora non aveva trovato risposta a quella domanda. Come potevano non sapere? E se sapevano, come potevano non agire?
Il Commissario si sentiva addosso la stanchezza di chi deve districarsi fra milioni di morti e riuscire a trovare un bandolo, una via d’uscita, una soluzione che sia migliore della tragedia appena avvenuta.
Si tolse gli occhiali, quelli con la montatura dorata, quelli che facevano bisbigliare i suoi sottoposti, divertiti da quel vezzo, e si massaggio’ i bulbi oculari. Voleva finire la giornata almeno con altri tre interrogatori.
Chiamo’ il tenente: “Per favore, faccia entrare il prossimo”.
Il tenente condusse un uomo di statura media, rubizzo, con una bella pancia tonda da bevitore di birra e con lo sguardo spaventato.
“Si sieda” lo invito’ il Commissario, ma l’uomo se ne stava in piedi come non avesse sentito.
“Parla inglese?” chiese il Commissario colto dal sospetto che l’uomo non avesse capito.
“Si’…” aveva bisbigliato il pancione.
“Bene, si accomodi. Vuole un bicchier d’acqua?”
“No…grazie.”
Il Commissario leggeva un dossier che il tenente gli aveva deposto sul tavolo: “Dunque…lei e’ il signor Herman Miller…”
“Müller, si pronuncia Müller”
“Si’, Müller. Nazionalita’…tedesca?”
“si’”
“Puo’ alzare la voce? Lei e’ di nazionalita’ tedesca?”
“Si’, sono tedesco”
Il commissario, per qualche decina di secondi, fisso’ in silenzio l’uomo che aveva di fronte e poi gli fece la solita domanda, quella che faceva a tutti gli imputati con una certa cittadinanza. Non voleva una risposta, voleva una reazione:
“Lei e’ al corrente, vero, che la sua nazionalita’ e’ un aggravante?”
“Me ne rendo conto” aveva sibilato il signor Müller mentre la fronte gli diventava lucida per il sudore.
“Bene, e’ un bene che se ne renda conto. E dica signor Müller, lei era al corrente della tragedia in corso?” – La domanda arrivo’ senza preamboli. Di solito il Commissario giocava un poco con gli imputati, ma oggi era stanco e voleva concludere in fretta.
“Io..non..io…”
“Lei, non, lei” ripete’ il Commissario “Signor Müller le ho fatto una domanda precisa: lei era o non era al corrente dello sterminio in corso?”
“Io…credo che…avrei dovuto essere al corrente.”
Una manata sulla scrivania fece sobbalzare il tedesco, il Commissario si era alzato in piedi, le mani sulla scrivania, tutto il corpo proteso verso l’uomo di fronte: “SIGNOR MŰELLER! Non mi interessa sapere se avesse fede, se credesse o meno, io voglio sapere: era al corrente SI O NO?!”
“Si’, lo ero.” rispose il tedesco, la testa piegata sul petto.
“Bene, cominciamo a ragionare. E mi dica Signor Müller, se lei era al corrente come ha appena ammesso e come verra’ riportato a verbale, perche’ non si e’ opposto allo sterminio?”
“Io…non…non lo so…” ora piangeva il tedesco, una fontana che si riversava sulla divisa sporca da detenuto.
“Va bene” il commissario si rimise a sedere, apri’ di nuovo il dossier marcato “Herman Müller”. Scorse i dati, eta’ professione, residenza, stato civile, tutte cose che a lui non servivano per esprimere il giudizio. Quello che gli interessava l’aveva visto e sentito.
In fondo al dossier c’erano due caselle. La casella di sinistra era una pura formalita’, era gia’ riempita e mostrava la scritta “COLPEVOLE”. La casella a destra era in bianco e spettava al Commissario Politico riempirla.
Il Commissario prese un timbro alla sua destra, lo appoggio’ sul tampone con lenta diligenza mentre osservava l’uomo di fronte a lui e che ora era scosso dai singhiozzi.
Il Commissario sollevo’ il timbro, lo osservo’ un attimo stupendosi ogni volta come quel gesto avrebbe rappresentato un bivio nella vita di una persona e dopo aver fatto il vuoto dentro di se’ lo calo’ con violenza sul dossier, riempiendo la casella: “RIEDUCABILE”.
“Tenente per favore” richiamo’ poi l’attenzione del soldato che se ne stava in un angolo guardingo, sempre con la mano sulla pistola, perche’ ogni tanto capitava che qualche imputato impazzisse.
“Tenente, per favore, conduca fuori il signor Müller, l’interrogatorio e’ finito.”
“Comandi signor Commissario, faccio entrare il prossimo?”
“No tenente, non ancora, mi lasci cinque minuti, devo finire di leggere un documento.”
Il solito documento:
“Fa o Signore
che io non divenga fumo.
Fumo di Birkenau,
fumo in questo cielo straniero
ma riposare io possa laggiù
nel mio piccolo cimitero…”
“Prego si accomodi” recito’ il commissario, la cui stanchezza cominciava a riflettersi sulla pronuncia strascicata “lei parla inglese vero?”
“Si’ certo” rispose l’uomo con aria spavalda. Era molto alto con un naso a becco e i capelli nerissimi. L’uomo sedette compunto e si guardo’ in giro con aria di visibile disapprovazione. Il Commissario lo noto’ e si fece un appunto mentale. Il giorno dopo avrebbe chiesto di far rimuovere i pochi e inutili mobili lasciando solo la scrivania e le sedie.
“Lei e’ il signor…Ludovico Mohnt-al-beety”
“Montalbetti” aveva corretto lo spilungone mostrandosi divertito per la pronuncia vagamente araba del suo cognome.
“Nazionalita’ italiana vero?”
“Si’”
“…e a quanto vedo residente in Germania, a Monaco di Baviera per la precisione.”
“E’ corretto, sono residente a Monaco da parecchi anni.”
“Comprende, vero, che il suo luogo di residenza risultera’ come un aggravante?”
“Non lo comprendo totalmente, ma si’ ho sentito dire che questa e’ un’aggravante.” aveva risposto l’italiano con distacco.
Il Commissario non era un novellino, sapeva gia’ come sarebbe finito l’interrogatorio, ma la prassi richiedeva un procedimento il piu’ possibile omogeneo e uguale per tutti. Per questo si protese un attimo, come per percepire meglio la reazione dell’imputato quando chiese:
“E lo comprende, vero, che la sua nazionalita’ aggrava ulteriormente la sua situazione?”
L’aria spigliata cosi’ come il colorito scomparvero dalla faccia magra del signor Montalbetti:
“In che senso la aggrava?! Come sarebbe?”
“Signor Montalbetti” prosegui’ il Commissario appoggiando i gomiti sulla scrivania e intrecciando le mani sotto il mento “sarebbe in grado di spiegarmi perche’ lei, come cittadino italiano, si aspetta delle attenuanti?! Perche’ non dovrei considerarla colpevole dello sterminio come in effetti lei e’ e come lo sono tutti gli italiani?!”
“Aspetti…c’e’ un equivoco, io…io…” ora non era piu’ sicuro di se’ il Montalbetti, si era improvvisamente reso conto che quella non era una formalita’, ma una specie di trappola – “Io posso dimostrare che ero estraneo agli eventi, che non ho contribuito…”
Un gesto imperioso della mano del Commissario interruppe il tentativo di discolpa. Il funzionario pose invece la solita, sempre la solita domanda, quella imposta dal protocollo:
“Signor Montalbetti. Lei era al corrente della tragedia in atto?”
“Come…come sarebbe? Io…certo che…”
“Certo?! Era al corrente?” lo incalzo’ il Commissario.
L’italiano comincio’ a guardarsi in giro, si volto’ verso il tenente che con un cenno della testa gli intimo’ di rispondere alla domanda. Sembrava che l’italiano cominciasse a capire che da quell’interrogatorio si sarebbe decisa la sua vita, che non era un semplice passaggio di informazioni con gli era stato detto. Si volto’ verso il Commissario e lo guardo’ come se lo vedesse per la prima volta. Osservo’ la sua faccia, cosi’ nera che si faceva fatica a distinguere i lineamenti, si accorse degli occhiali dorati che stonavano su quella faccia da Yoruba.
“Senta signor…signor…?”
“Mi chiami Commissario, e’ sufficiente.”
“Senta signor Commissario e’ tutto scritto li’, in quel faldone. Li’ c’e’ tutto.”
“Lo so signor Montalbetti, l’ho letto il suo dossier, so del suo passato di…diciamo attivista, ma io le ho fatto una domanda precisa alla quale vorrei avere una risposta altrettanto precisa. Lei era al corrente dello sterminio in atto?”
“MA CHE CAZZO!” sbraito’ l’italiano alzandosi in piedi e ritrovandosi subito di nuovo seduto grazie ad una manata del tenente che era intervenuto con scatto felino e che aveva contemporaneamente sfoderato la pistola.
“Signor Montalbetti, non aggravi la sua gia’ precaria situazione. Eviti il turpiloquio e risponda alla mia domanda. Ora gliela ripeto: lei sapeva e in che misura lo sapeva, dello sterminio in atto perpetuato da persone come lei?”
Montalbetti aveva perso totalmente la sua aria arrogante e ora sudava:
“Sicuro che sapevo, sicuro, ma io non mi ritengo…”
“Quindi sapeva.”
“Tutti sapevano!
“Eppure non si ritiene…stava dicendo? Stava dicendo che non si ritiene colpevole?!”
“Ma certo che no! Guardi, guardi fra le sue informazioni, guardi le petizioni che ho firmato! C’e’ tutto!”
“E’ chiaro che c’e’ tutto, i miei collaboratori hanno fatto un ottimo lavoro. Infatti ho qui l’elenco della sua cosiddetta attivita’: comunicati contro la guerra nella ex-jugoslavia, manifestazioni contro quella nel kossovo e poi una lunga sequenza di petizioni che vanno dall’iraq fino all’epilogo di questo orribile capitolo dell’umanita’, fino al grande eccidio del Mali.”
“Ecco, esatto, c’e’ tutto, non vedo come lei possa dire che io possa esser colpevole se…”
“SIGNOR MONTALBETTI!” – il commissario amava dare manate sulla scrivania – “Signor Montalbetti posso chiederle con quali mezzi lei ha portato avanti le sue…uh…iniziative umanitarie?”
“Come con quali mezzi…con il computer, con internet”.
Il Commissario sfoglio’ il dossier molto lentamente:
“Ci risulta che lei sia stato trovato in possesso di un iphone, di un ipad, di un portatile e di un desktop. Senza contare una quantita’ consistente di vari altri gadget elettronici. Lo conferma?”
“Ma certo, ma non vedo come…”
“Dai nostri tracciati risulta inoltre che lei abbia acceduto ripetutamente al sito slaveryfootprint.org lo conferma?”
“Chiaro che si’ io…”
“Signor Montalbetti, nonostante lei sapesse, nonostante lei fosse, per sua stessa ammissione, molto bene informato, nonostante tutte le informazioni in suo possesso, lei non ha cambiato di una virgola il suo sistema di vita. Come lo spiega?”
“Come sarebbe?!?”
“Sarebbe che lei con la mano sinistra ha reso in schiavitu’ due terzi della popolazione mondiale procurandosi beni di consumo di cui non aveva necessariamente bisogno e con la mano destra ha usato quegli stessi beni per protestare contro quello sterminio che lei stesso ha messo in atto per mantenere il suo tenore di vita.”
“Ma cosa dice?!? Questo e’ un modo miope e…e…incorretto di vedere le cose!”
“E quale sarebbe il modo corretto? Mi dica.”
“Io…io…non ero d’accordo…”
“E quali GESTI mostrerebbero il suo totale disaccordo?! Con quali AZIONI lei ha, non dico interrotto, ma almeno ridotto il consumo sconsiderato delle limitate risorse planetarie?”
“Io…io…ho…ho smesso di usare l’automobile.”
“Mi compiaccio signor Montalbetti, ma mi faccia leggere un brano apparso su un blog…mi faccia cercare…eccolo: ‘mi sono rotto il cazzo di guidare tutti i giorni, adesso poi che il metro’ mi porta diretto al lavoro ho la possibilita’ di leggere. La macchina non la vendo perche’ ci sono affezionato e poi mi puo’ servire per il weekend’”
Il commissario fece una pausa ad effetto e continuo’:
“Sono sue queste parole, incluso il tono molto poco nobiliare?”
“…”
“Risponda alla domanda signor Montalbetti!”
“Si’…sono mie.” rispose l’italiano ormai svuotato di ogni energia.
“Quindi la sua decisione di…uh…non consumare preziose risorse che costavano ancora piu’ preziose vite umane, non derivavano da una sua presa di coscienza, ma dalla solita ricerca di comodita’, quella stessa comodita’ che ha gettato due terzi della popolazione mondiale in schiavitu’.”
“io…questo…questo non e’ un interrogatorio, e’ un processo…”
“Lei, signor Montalbetti, e’ nella posizione di rispondere alle domande, non certo di mettere in discussione il protocollo. Come si dichiara di fronte a tutte le accuse di ‘Genocidio allo scopo di procurarsi inutili beni di consumo’, signor Montalbetti?”
“…innocente…”
“Alzi la voce per favore, la registrazione deve essere ben udibile.”
“Innocente!” ripete’ l’italiano quasi urlando.
“Benissimo, l’interrogatorio e’ concluso.” sentenzio’ il commissario. Prese un timbro, lo inchiostro’ con cura come faceva sempre e con violenza lo sbatte’ sulla casella fino a quel momento vuota: “IRRECUPERABILE”.
Il tenente fece uscire l’italiano spintonandolo in modo molto poco educato, sembrava che stesse spingendo un sacco.
Ritorno’ poco dopo:”Faccio entrare il prossimo signor Commissario?”
“No tenente, credo che per oggi abbiamo finito, sono molto stanco.”
Il tenente fece per uscire ma si blocco’:
“Posso farle una domanda signor Commissario?”
L’imponente Commissario, un nigeriano che aveva perso tutta la famiglia durante una razzia per procurarsi la benzina dall’oleodotto che passava attraverso il suo quartiere, osservo’ il tenente con curiosita’. Quell’uomo con la faccia bruna da indio aveva passato 20 anni nelle miniere di rame della bolivia, con una paga da fame e quando il prezzo del rame era salito, la multinazionale proprietaria della miniera aveva raddoppiato i turni di lavoro mantenendo la stessa paga. Meta’ dei minatori erano morti di fatica o per i numerosi incidenti dovuti alla riduzione delle misure di sicurezza, per aumentare il profitto. Da quella miniera era partita la scintilla che avrebbe poi portato alla Prima Guerra Mondiale Anticapitalista.
L’uomo era un eroe della rivoluzione, ma aveva sempre rifiutato incarichi di prestigio, anzi aveva chiesto espressamente di essere assegnato al Servizio di Supporto agli Interrogatori, probabilmente perche’ voleva vedere in faccia chi gli aveva distrutto la vita e la famiglia.
“Chieda pure tenente” l’aveva invitato il Commissario Politico.
“Commissario, cosa ne e’ degli irrecuperabili? Vengono uccisi?”
“No, tenente, non avrebbe alcun senso, sarebbe una vendetta. Noi stiamo usando gli stessi protocolli sviluppati dai sopravvissuti del massacro del Ruanda. Noi cerchiamo di stimolare una presa di coscienza, magari anche pentimento, in modo da poter concedere il perdono. In questo modo vogliamo spezzare la spirale del sopruso, altrimenti nel giro di poche generazioni diverremmo noi gli aguzzini.
Gli irrecuperabili vengono relegati nei campi di lavoro dove si guadagnano il pane in condizioni infinitamente migliori di quelle a cui avevano condannato gli Schiavi della Produzione”
“Potranno mai uscirne?”
“Solo se mostreranno segni di pentimento e si convertiranno ad un genuino stile di vita cooperativo. Ma perche’ mi fa questa domanda?” chiese con improvviso sospetto il Commissario. Capitava che qualche reduce della guerra uscisse di senno e si mettesse a sparare sui colpevoli.
“Voglio sapere se soffrono, perche’ io voglio che soffrano cosi’ tanto che si deve sapere per generazioni a quale inferno sono dovuti passare, cosi’ che non si ripeta piu’ l’orrore. Se li ammazzassimo non soffrirebbero cosi’ tanto.”
“E’ cosi’ tenente, i Padri del Nuovo Mondo hanno deciso che questa soluzione avrebbe avuto un effetto educativo verso le nuove generazioni. Non nascondo che anch’io provo un certo piacere al pensiero che quella gente soffra le pene dell’inferno dopo che gli abbiamo portato via cio’ che piu’ di prezioso avevano al mondo.”
“La vita?! Ma noi non…”
“La roba, signor tenente, non la vita, la roba!”.
Il Commissario si era infervorato e l’improvviso fiotto di adrenalina gli aveva fatto sparire la stanchezza. “Tenente, chi sarebbe il prossimo?”
“Un americano signor Commissario, un tecnico delle fotocopiatrici di Columbus, Ohio”
“Bene, allora l’interrogatorio non durera’ molto”.
Con gli americani era facile erano quasi tutti rieducabili. Loro veramente non sapevano, non sapevano quasi nulla della provenienza dei loro beni materiali, erano di un ignoranza abissale. Gli altri invece, gli europei per esempio, loro avevano il ricordo dello sterminio nazista, loro sapevano come riconoscere la tragedia, loro avevano avuto i camini di Birkenau, loro…non potevano non sapere.


Complimenti, bellissimo, l’ho letto d’un fiato. Meriti un inchino.
Inquietante per la sua attualità.
ah grazie.
mi e’ scaturito di getto dopo che una leggiadra interlocutrice mi ha chiesto “ma sapevano? ma come potevano non sapere?”, ai vecchi tempi s’intende.
Bellissima quella sugli americani! E veritiera.
Come sempre ti sei giocato bene la carta nazi…..
Francesca
Sarà perché ho appena letto “Arcipelago Gulag”, ma quando all’inizio si parla di un commissario politico che interroga un tedesco ho cominciato a sentire i brividi…
boh… a me sembra solo che tutti aspirino alle stesse condizioni, noi abbiamo avuto la fortuna di nascere da questa parte, ma già si vede all’orizzonte che i prossimi che prenderanno il nostro posto non si comporteranno diversamente, un nome a caso la Cina.
E probabilmente l’importante è sapere proprio che proprio noi non possiamo imporre agli altri di fermarsi nella via per raggiungere quello che noi abbiamo, prima o poi ci arriveranno ed è giusto che sia così, per il riequilibrio del pianeta però probabilmente qualcuno tornerà indietro, e mi sa che siamo noi.
Ma forse non ho capito bene il tono del post.
molto bello e anche giusto… però in pratica che si fà? butto il mac, rinuncio alla macchina (che già uso il meno possibile), niente più internet e poi? Per ora almeno abbiamo la voce per discutere di giustizia e libertà e promuoverle, seppure con la coscienza un po’ sporca di chi parla con la pancia piena e usa gli strumenti che questo sistema economico, marcio finché vuoi, ci mette in mano. Domani? Io i segni dell’utopia di una “guerra” anticapitalista che porterà finalmente la giustizia all’orizzonte non li vedo tanto. Vedo dei Paesi “emergenti” che se possibile sono pure molto peggio di noi e tra poco prenderanno il sopravvento, tanto prima e con modi tanto più crudeli quanto più continueremo a calarci le braghe per i nostri sensi di colpa. La cultura dei diritti umani, della libertà, dell’uguaglianza è nata nel ricco mondo occidentale (e capitalista per quanto possa dar fastidio), oppure in Cina, India, negli Stati africani impegnati in perenni lotte etniche (sicuramente colpa nostra..)? La storia dell’umanità purtroppo è fatta da millenni di sopraffazioni (ben prima del capitalismo), se non altro la nostra cultura lo ha capito e c’è qualcuno che vuole usare i mezzi del progresso per metterci una pezza, finché si può.
io non so rispondere alle vostre domande. non so se il commissario politico fosse un rigurgito di “arcipelago gulag” anche se e’ probabile visto che l’ho letto, non so se mi sono giocato la carta nazi bene o male e non so nemmeno se io voglia parlare di sviluppo economico, capitalismo o nazismo.
non so nemmeno se sia giusto che tutti sulla terra aspirino ad un tenore di vita che e’ impossibile realizzare per tutti a meno di scoprire dietro l’angolo altre due terre come la nostra, pero’ disabitate.
inoltre non so nemmeno se sia giusto che ci si debba avvicendare nello stupro di madre terra e dei suoi abitanti meno portati per i mezzi di distruzione di massa.
so solo che spesso, molto spesso mi chiedono in toni che vanno dal curioso fino al volgare come facesse la gente normale ai tempi del baffetto a non sapere dello sterminio in atto e quando gli dico che probabilmente sapevano tutti, mi chiedono indignati perche’ “quelle persone” o “quei mostri” (a seconda della curiosita’ o della volgarita’ di chi mi chiede) non avessero mosso un dito per fermare il massacro. Io mi limito a far notare che la risposta ce l’abbiamo sotto gli occhi, che i meccanismi psicologici che ci portano a non empatizzare coi nostri simili, se e’ il nostro culo ad essere messo in gioco, sono gli stessi. Quindi? quindi niente, il raccontullo vuol dire tutto o non vuol dire niente. piu’ probabilmente la seconda.
Allora diciamo la stessa cosa se pensiamo che l’uomo in genere per pararsi il culo fa di tutto e si nasconde di tutto.
L’arcipelago gulag non lo conosco, sarà da leggere!
eh, mangiare dall’albero della conoscenza del bene e del male non e’ stata una mossa furba
Senza voler giustificare nessuno, c’è da dire che il baffetto aveva messo in atto un apparato di controllo del territorio e repressione tale, che se qualcuno, anche tedesco ariano al 100%, avesse avuto anche un sol pensiero contro il regime, sarebbe finito in cenere. Tanto per fare un esempio, nelle scuole elementari il lavaggio del cervello era progredito a tal punto che se un figlioletto (istruito dai docenti nazi) sentiva un genitore pronunciare qualche parola (o leggere qualche libro o giornale, o ascoltare una radio che non sembrava parlare tedesco), e finiva per parlarne, il risultato era l’inconsapevole denuncia del genitore, e la sua fine. Alcuni contadini tedeschi hanno sfidato il regime, portando di nascosto cibo ai detenuti dei lager, e ci son stati movimenti di partigiani tedeschi (e persino un piano quasi riuscito per eliminare il baffo). Chiaro che se ad ogni 20 metri ti ritrovi dei nazi col mitra spianato e devi stare attento ad ogni parola o lettura o gesto persino dentro casa, la cosa non diventa proprio facilissima.
L’Europa ha già vissuto due guerre mondiali, e dovrebbe conoscere i motivi che le hanno provocate, tra le altre: liberismo economico, povertà, disoccupazione a livelli astronomici… insomma, proprio quello che sta accadendo in Grecia e che se i “diktat” della “Troika” continuano, accadrà anche negli altri Stati europei, grazie alle misure d’austerità, ai tagli ai bilanci con conseguente riduzioni di posti di lavoro e stipendi, e così via. Si creano le medesime condizioni, quasi cent’anni dopo, che hanno portato il baffo (e il suo compare italiano) al potere.
Non potevano non sapere, eppure hanno firmato (ben 25 nazioni) per inserire il pareggio di bilancio nelle costituzioni…
appleforever, il discorso si fa complesso, ma il punto e’ questo.
aggiungo che nei dintorni di Dachau ogni tanto qualche contadino spariva solo per aver assistito, volente o nolente, al passaggio di ufficiali di eserciti stranieri illegalmente condannati a morte. il piu’ famoso di tutti e’ quello degli ufficiali sovietici.
noi che cacchio di scusa tireremo fuori quando verranno a chiederci conto? che non sapevamo cosa fare?! certo ci puo’ anche andare bene eh, solo i posteri non ci si raccapezzeranno.
i posteri non conosceranno i dettagli, apprenderanno dalle carte che eravamo in democrazia, cioe’ governavamo noi e quindi dedurranno che noi avevamo autorizzato le guerre umanitarie, le esportazioni di democrazia, la schiavitu’ in asia, le stragi in afghanistan e altre schifezze.
eh avranno di che divertirsi.
per quanto riguarda la grecia…non vorrei tornare sull’argomento, ma e’ da Sun Tzu in poi che si sa che bisogna sempre dare una via d’uscita anche dopo una mazzulata.
Ho letto il brano – ben scritto – e i commenti. Ma sono sempre molto restia a dividere le cose in categorie nette, tipo bianco e nero. Occidentali cattivoni che sfruttano le risorse del terzo mondo vs. poverelli oppressi e infelici, è un modo di vedere le cose che mi sconfinfera pochissimo. Ma magari non ho capito una cippa del racconto.
non si tratta di essere buoni o cattivi, si tratta di essere coscienti.
qualcuno e’ andato sul link segnalato? ha fatto la survey? che ne pensa?
io mi ritrovo con 40 schiavi…pardon, 40 “collaboratori limitatamente volontari”
Fatto anche io il test, 38 persone che lavorano per me, però penso che incida molto l’aver calcolato i consumi di una famiglia di cinque persone in alcune cose, tipo il numero di gadget elettronici o la casa in cui vivo.
Beh certo che a sentirselo dire così, uno ci pensa su, ma che le condizioni di vita stiano migliorando nel terzo mondo non è dovuto anche a quei lavori che oggi permettono una vita che per noi è allucinante, ma per un contadino cinese è abbastanza attrattiva da farli spostare in massa nelle città?
E forse il termine terzo mondo è troppo anni 80 e in disuso ormai, perchè mi riferisco alla Cina che terzo mondo non è e però si parla anche di chi estrae il famoso coltan, che penso si trovi in Africa.
il tenore di vita mondiale e’ aumentato, su questo non ci sono dubbi, ma questo non toglie che lo sfruttamento e la schiavitu’ siano un fenomeno attuale.
la situazione cinese e’ effettivamente complessa anche se io non riesco a vedere come un favore che faccio a quel popolo il trasferimento di un contadino dalla campagna dove muore di fame alla citta’ dove puo’ tranquillamente suicidarsi dopo un ciclo di 70 ore settimanali di lavoro.
possiamo raccontarcela come vogliamo, ma rimane un dato oggettivo: il nostro stile di vita, di noi ricchi del mondo non e’ esportabile a tutti i 7 miliardi di esseri umani. Non tutti possono mangiare carne tutti i giorni, non tutti possono avere un gadget elettronico, non tutti possono curarsi certe malattie. Credo che sia per questo che, nonostante il tenore di vita mondiale sia in crescita, la forbice che separa gli straricchi dagli strapoveri stia aumentando.
il sistema dovra’ cambiare, per collasso o per presa di coscienza non so, ma sicuramente noi saremo quelli che dovranno cambiare di piu’. ao’ non la voglio tirare, magari si scopre una tecnologia che permette di fare carne sintetica e i cellulari con i sospiri, ma per il momento non e’ in vista.
artemisia, che pesa sul numero di schiavi sono i figli e le stronzate elettroniche, serve forza lavoro per i primi e risorse naturali le seconde.
la dicitura “terzo mondo” risale agli anni della guerra fredda e non e’ la classifica della sfiga (ho sentito parlare anche di quarto mondo) ma ci si riferiva ai due mondi come al blocco sovietico e atlantico e al terzo mondo (africa appunto) come a quello che non contava una fava nel grande risiko di quei tempi.
Insomma Pilger non sei un positivista, non credi nel “progresso” .
Non mi voglio affidare alle speranze, che sarebbe da cattolici incoscienti, ma alla fiducia nella ricerca scientifica sì, e nemmeno voglio farne un assoluto come fosse un dogma di natura divina, però sapere che nel 1900 la resa per ettaro di grano era molto inferiore a quella attuale mi fa credere che in futuro magari sarà ancora meglio.
Forse il gadget elettronico non sarà per tutti, ma mangiare e bere a sufficienza sì.
Sul terzo mondo, si sapevo dell’origine storica di questa definizione e infatti mi sembra caduta nel dimenticatoio proprio per questo, sostituito da un più politicamente corretto paese in via di sviluppo.
Cmq c’è troppa carne al fuoco! I tuoi post sono interessanti, e uno ci potrebbe parlare sopra mooolto a lungo!
io ci credo nel progresso, sono un tennico e quindi credo alla tennica.
pero’ non credo nel buonsenso dell’essere umano. infatti non credo (e un po’ lo so anche) che la gente al mondo muoia di fame perche’ non c’e’ abbastanza cibo o perche’ non siamo in grado di produrlo. la gente schiatta perche’ c’e’ altra gente che vuole cosi’ o (peggio secondo me) perche’ non gliene puo’ fregare di meno. io credo di trovarmi fra i due, il che mi costera’ delle belle aggravanti di fronte ad un ipotetico commissario.
nono, al mondo c’e’ cibo per tutti se per cibo NON includiamo la carne.
purtroppo, conti alla mano, non c’e’ petrolio per tutti, antimonio per tutti, rame per tutti, chemioterapici per tutti, ecc ecc ecc.
Non so più come controbbattere. La gente muore perchè il capitalismo impone che ci sia chi vince e chi perde e infatti fa leva sullo spirito di competizione e sull’homo homini lupus, ma ci hanno detto che il comunismo non può esistere, che gli uomini non sono tutti uguali e che è giusto che chi più ha non debba essere espropriato di nulla, semmai lodato per le sue capacità.
Sto andando troppo oltre?
Mi sa di sì!
Credo che già oggi ci sia cibo a sufficienza per tutti. Il problema è la distribuzione delle ricchezze, che è quanto di più diseguale vi sia. In sostanza il problema è unicamente di volontà politica. Il capitalismo – che è un sistema profondamente ingiusto, perchè è matematico che per creare un ricco da qualche parte si creeranno molti poveri – è fallito, ma è stato tenuto in vita artificialmente (vedi salvataggio delle banche nel 2008: allora i miliardi reperiti per salvare le banche non incidevano stranamente sul debito pubblico, come al contrario sembra incidere qualche milioncino destinato alla ricerca sul cancro, per dire). Quanto al fatto che il comunismo non possa esistere ci andrei piano: Cuba esiste, ed è l’unica tra le isole tropicali dove tutti hanno cibo a sufficienza e cure sanitarie gratuite e dove non vi è nessun bambino che muore per strada (il paragone con le “democratiche” repubblica dominicana o Haiti, dove se non hai i soldi per pagarti le cure muori per strada, è drammatico).
Mai credere a quelli che “ci hanno detto…”, ma pensare con la propria testa.
Hasta la victoria, siempre! (mietteca, ho politicizzato il commento, e neppure poco – sorry DerPilger).
Questa cosa della carne mi sembra sempre più una psicosi: fa male alla salute, costa un botto, produrla inquina e impegna risorse altrimenti destinabili, il nostro corpo non ne ha bisogno… e tanto il mondo occidentale sembra vederla come qualcosa di irrinunciabile, mentre nei paesi in via di sviluppo il suo consumo è in continuo aumento.
Mah…. decisamente l’homo sapiens continua a vincere i campionati di stupidità dell’intera Galassia.
caspita come correte!
una volte avevo le idee chiare in proposito, adesso non piu’ e la cosa mi consola.
ho avuto colleghi fuggiti dagli USA, inorriditi dalla spietatezza del sistema se diventi improvvisamente debole e colleghi fuggiti dall’est, traumatizzati da una societa’ che non ti faceva mancare nulla di materiale ma ti uccideva l’anima. poi c’ero io che fuggivo dalla follia, ma e’ una cosa diversa.
guarda caso ci siamo trovati tutti nel mezzo d’europa dove c’e’ ancora una specie di socialdemocrazia in base alla quale anche se sei al biergarten e sei un barbone qualcosa da mangiare la trovi non perche’ lo dica un libretto, un codice o un economista, ma perche’ si sta male a mangiare di fronte a qualcuno che non puo’ farlo.
si sa che i nazisti erano totalmente non-empatici e noi oggi ci stiamo avvicinando a quel livello. bisognerebbe inventare un sistema per farci riconoscere nei nostri simili anche se hanno facce molto diverse e stanno molto lontano. come si fa?
E che idee avevi?
Se si può sapere ovviamente!
quelle idee li’, artemisia, quelle idee li’.
del resto se hai 20anni, niente da perdere e non hai quelle idee li’ ti devi far vedere da uno bravo.
io avevo pochissimo da perdere, oltre ai 20anni.
MI è venuta in mente una cosa, tu hai chiuso il commento precedente chiedendo come si fa a riconoscere nell’altro, anche se è diversissimo da noi, un essere umano e come tale un nostro eguale, oltre a quelle idee lì, mi viene in mente solo il cristianesimo.
)
é grave?
Comunque riguardo a quelle idee lì, era meglio 30 anni fa, almeno potevi definirti tale senza senso di colpa, pensa a un nato negli anni 80, dovrà per forza di cose avere una nebulosa di pensieri politici in testa, giusto perchè dall’89 in poi non s’è capito più un cazzo e non ti puoi definire in alcun modo altrettanto forte, mica pretenderai che un ventenne si possa definire con orgoglio socialdemocratico! (questa è un po’ una scemata, ma mica tanto alla fine
DerPilger, come si fa?
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Occorre che in tutto il mondo si diffonda la socialdemocrazia del biergarten
io li conosco i ventenni e sono cosi’ terrorizzati dalle ideologie che prima di esprimere un’opinione fanno mille distinguo e se hanno di fronte un vetusto tengono pronta la “carta ideologia”: ah dici cosi’ perche’ sei ideologico.
pero’ “ideologia” vuol dire insieme di idee, non vuol dire dottrina.
certo era piu’ facile quando c’erano le etichette, uno si riconosceva subito e non c’era bisogno di lumarsi.
Il cristianesimo? eh, che parolone. Anche quelli di la’ si chiamavano fra di loro “compagni” e nessuno moriva di fame, poi i dissidenti sparivano. Mentre di qua i cristiani ti volevano un gran bene, ma se non eri uno di loro o se dicevi che dio non e’ fuori ma e’ dentro cominciavano a raccogliere legna per scaldarti.
che si fa? forse bisogna veramente diffondere la socialdemocrazia del biergarten. Del resto non e’ un caso che qui a monaco i VERI stranieri, i veri altri sono considerati i turchi, quelli che non mettono piede al biergarten.
bisognerebbe inventare un bisboccione globale, un party mondiale, una festa planetaria. sperando che i vicini non chiamino la polizia.
Nazismo, quelle idee lì (se ho capito bene), cristianesimo: ciascun a suo modo, è o era un estremismo. E, a quanto ne so io, gli estremismi non hanno mai prodotto grandi o benefici risultati. Magari all’inizio si spacciano per il bene assoluto e la soluzione ai mali del mondo. Ma più tardi si rivelano per quello che sono, cioé modi di vedere unidirezionali e ottusi, per i qualí tutte le altre mentalità sono come minimo da respingere in blocco oppure da condannare senza possibilitá di appello e condannare anche chi crede in esse. E capita che le condannino mentre contemporaneamente si professino profeti dell’amore universale.
e’ che il problema e’ proprio nel design, siamo stati disegnati cosi’.
se discendessimo dai gatti ci prenderemmo ad unghiate, ma non ci verrebbe mai in mente di sterminare l’adiacente comunita’ felina.
invece cosi’…saremmo in grado di massacrarci anche in nome di Paperino e Qui Quo Qua.
A parziale discolpa dei ventenni terrorizzati dalle ideologie, si può anche dire che c’è stato un bel bombardamento mediatico teso a screditare la parola ideologia e a considerare poco meno di un cretino qualsiasi persona che facesse qualcosa in suo nome.
Mi son vista il significato della parola biergarten, ma non ho ben capito, significa che se mi traferissi in Germania per legare con gli autoctoni devo iniziare a bere birra all’aperto?
certo, a parziale discolpa, ma molto parziale, perche’ il giovinastro di questo millennio ha accesso ad informazioni che “quelli con esperienza” manco si sognavano. oggi qualsiasi giovinastro dotato di pollice opponibile e’ in grado di consultare uichipedia o la garzanti e scoprire il significato delle parole smettendo di fidarsi della scatola succhiacervello.
bere birra all’aperto per legare con gli autoctoni? no, non necessariamente all’aperto
Sì ma quelle informazioni che si possono reperire in maniera molto più facile, valgono poco se il clima generale è di discredito verso quelle ideologie, Insomma quello che dico è che non ci sono più maestri, figure di riferimento, personaggi che possano guidare un dibattito su quei temi, accendere il pensiero.
Troppo fuori tema, mi fermo!
>non ci sono più maestri, figure di riferimento, personaggi che possano guidare un >dibattito su quei temi, accendere il pensiero.
ahah, e’ per questo che sei finita nelle grinfie del pilger?! poraccia…
Diamine non ti facevo così aggressivo.
No non ho bisogno di maestri, di blogger piacevoli da leggere di sicuro sì!
E comunque non credevo fosse così tanto una stronzata la cosa dei maestri. Mumble, ci penso sopra.
Cosa dire….io provo tutte le mattine a insegnare, a educare, a far leggere i classici con entusiasmo e fermezza,ricominciando ogni giorno con pazienza e tenacia… sapendo che il mondo non lo si costruisce e “risolve” una volta per tutte ma gli si fa manutenzione continuamente…e con i ragazzi di cui parlate sto bene, meglio che con i loro genitori spesso…VC43
ma no, non e’ una stronzata, e’ sempre funzionato cosi’ da qualche milione di anni a questa parte. il problema e’ che ormai non ci si raccapezza piu’ e’ l’esperienza e’ buona per prevedere quanto ci vorra’ a far bollire l’acqua o come prevenire il raffreddore, ma per il resto…come si fa? i maestri di oggi che possono insegnare? giusto le costellazioni, ma per quanto riguarda l’umanita? perche’ nemmeno il prevedibilissimo massacro di Homs e’ stato previsto da chi ha vissuto la storia di srebrenica.
valentina, per uno strano giro della vita di cui non voglio tediare questo pubblico con i dettagli, vengo a che fare con i ggiovani. essendo io un tipo grezzo e tagliato con l’accetta li suddivido subito in due gruppi: ci sono quelli magari poco dotati, ma comunque curiosi e meravigliati dal mondo e quelli a cui non gliene puo’ fregare di meno. I secondi vengono cacciati malamente (me lo posso permettere) mentre ai primi do tutto quello che richiedono e magari, sbagliando, pure un pezzettino in piu’.
Non e’ detto che un giovinastro poco curioso oggi lo rimanga per sempre, ma per il momento la mancanza di curiosita’ di certi ragazzi mi fa solo prudere le mani…e non e’ un bene.
A me piace pensare che il Marxismo non sia mai stato applicato come si deve, ma solo sue deformazioni ed estremizzazioni. Quindi, dopo il fallimento del capitalismo, se fossi il capo del mondo giocherei questa carta
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Pero’ non credo si possa prendere Cuba come esempio: per quel che ne so, e ammetto di non saperne molto, Cuba e’ vissuta bene finche’ era finanziata dai Sovietici. Da quando il comunismo e’ finito in URSS, Cuba e’ costretta a privatizzare, dare spazio agli imprenditori, insomma, diventare capitalista a sua volta, altrimenti non riesce a produrre abbastanza ricchezza da mantenere la copertura sanitaria pubblica e tutte le altre cose che le sono rimaste del “comunismo”.
Pero’ magari voi ne sapete piu’ di me, io sono solo una giovinastra degli anni ’80. E a questo proposito, vi ricordo che i giovinastri degli anni ’80 hanno oggi 30 anni, i ventenni sono degli anni ’90… paura eh ?
Il fallimento del capitalismo però non è dato per certo, questo è il punto.
Infatti mi domandavo qualche mese fa perchè alla crisi si rispondesse con ricette sempre più stringenti e liberiste, altro che inversione di tendenza.
mi ricordo una forma embrionale di comunismo di stampo marxista che stava funzionando. c’erano questi qui si erano organizzati in una comunita’ intinerante e praticavano il collettivismo spinto e la riduzione dell’impatto ambientale. ricordo che erano in grado di produrre parecchi beni di alta qualita’ e il surplus produttivo veniva distribuito a costo zero. poi hanno rotto le palle ai poteri forti e il fondatore della comunita’ e’ stato crocifisso dai romani. una storia strana.
>i ventenni sono degli anni ’90… paura eh ?
tanta, ma con 20 gocce di valeriana e due fiorellini di bach passa tutto.
Bella storia.
Sì derPilger sono d’accordo, è così…io per fortuna quando mi parte l’embolo da nervoso poi vado nell’orto,zappo, do l’acqua,tiro via l’erba, metto il letame…! Ma quando vedo nei “miei” ragazzi esattamente quella meraviglia di cui parli come per esempio stamattina di fronte alla famosa risposta di Diogene ad Alessandro “Μικρὸν ἀπὸ τοῦ ἡλίου μετάστηθι” (spostati un po’ dal sole) e le passionali discussioni che ne prendono spunto sul coraggio, la sottomissione, la ribellione ecc…. mi ritorna una leggerezza nel cuore….del resto qual è l’alternativa a tentare con l’istruzione? Me lo chiedo spesso….4
@Artemisia: condivido sui maestri/modelli di riferimento positivi, effettivamente mancano. Per fortuna c’è DerPilger
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@Astrocat: caspita, come passa il tempo! Il problema è che colui/coloro che applicano le teorie sono sempre esseri umani – con tutte le imperfezioni del caso, tra cui la tendenza a formare un’ élite/gruppo/casta dirigente. E fin che non evolve, ammesso che evolva, il modo di pensare, di porgersi e di considerare gli altri, il problema rimane. Per quanto riguarda Cuba, trovo che hanno gestito molte situazioni, più che con i soldi russi (che non son mai stati molti), con intelligenza e furbizia.Basti pensare a come hanno respinto l’attacco alla baia dei porci (ossia, da una parte l’esercito supertecnologico dei Rambo & Company e dall’altra quello di Cuba che, l’ho visto e il minimo che si può dire è che non fa certo paura…non son li con le fionde, ma poco ci manca). In quella situazione hanno probabilmente utilizzato gli insegnamenti si Sun Tsu (come DerPilger m’insegna, autore de “l’arte della guerra”, in cui dice qualcosa come “la miglior guerra è quella che si vince senza combattere”).
Inoltre a Cuba hanno un sistema geniale di cambi: hanno (da sempre) adottato il dollaro come moneta corrente (utilizzata dai turisti) e il peso cosiddetto “non convertibile” per i residenti (c’è anche il peso convertibile, per puro folclore perché non serve a nulla). C’è l’embargo, ma hanno comunque prodotti occidentali, alcuni prodotti da ditte statunitensi tra le più famose (cambiano un pochino il nome, spostano la spedizione a Panama, ed il gioco è fatto). Ti consiglio di visitarla, non andando negli alberghi/hotel, ma prenotando presso i locali, direttamente sul posto. Io ci son stato ormai ben due generazioni fa.
@DerPilger: hai ragione, il primo (e probabilmente l’unico vero) marxista l’hanno crocifisso. Poi ne hanno sfruttato l’immagine per scopi ben meno nobili (vedi gerarchia ecclesiastica e sistema di potere connesso, banca vaticana, ecc…).
chissa’ se a cuba credono nella profezia dei maya.
Valentina: del resto qual è l’alternativa a tentare con l’istruzione? Me lo chiedo spesso….
se lo scopri fammi sapere. nel frattempo e se sono obbligato ad aver a che fare con giovinastri indifferenti adotto il sistema dell’esempio, mantengo l’integrita’ e un minimo di coerenza.
non sempre funziona, ma spesso si’.
Perchè poi uno scopre, spulciando su internet, che il presidente della Corte costituzionale nell’ italia “Democratica” era il presidente del tribunale DELLA RAZZA nell’ Italia fascita….
http://it.wikipedia.org/wiki/Gaetano_Azzariti
thomas, italia e germania hanno vissuto storie gemelle e allo stesso tempo speculari.
mentre la germania ha vissuto l’esperienza della Entnazifizierung, la denazificazione, l’italia ne e’ rimasta immune: in italia l’apparato fascista e’ stato traghettato nella cosiddetta italia democratica, tanto che persino il nostro ex presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro faceva parte dell’apparato fascista mentre subito dopo la guerra ha persino collaborato con Palmiro Togliatti.
il risultato di tutto cio’ e’ che mentre alla germania e’ stato instillato un senso di colpa collettivo, essa in realta’ non ha mai fatto i conti col passato a livello individuale: le persone hanno grande difficolta’ a parlare delle storie famigliari e questo genera nevrosi. come se ce ne fosse bisogno…
Per gli italiani e’ esattamente il contrario: se a livello individuale, personale, non hanno problemi a “svelare” segreti scomodi e, anzi, alcuni ormai se ne vantano pure, come popolo non si sono mai assunti una responsabilita’ collettiva, facendosi passare agli occhi del mondo come vittime dei nazisti mentre ufficialmente erano complici consapevoli fino a pochi anni prima.
il risultato paradossale e’ che, nonostante siano un osservatorio privilegiato, sia per gli italiani che per i tedeschi e’ difficile riconoscere il costante olocausto, messo in atto ogni santo giorno da qualche parte del mondo.