Fin dai tempi di Ludovico I Monaco si vanta di essere “la citta’ italiana piu’ a settentrione” e non a torto: architettura, composizione sociale, tendenza al godimento, effettiva vicinanza al bel paese fanno sentire i monacensi piu’ vicini all’italia che alla prussia.
Da lunedi’ hanno un motivo in piu’ per sentirsi uniti alle sorti del paese degli ulivi e dei cachi.

Ormai lo sanno tutti, lunedi’ a stazione centrale sono arrivati 3000 profughi da Siria e Afghanistan e improvvisamente i monacensi hanno visto dal vero scene che fino a l’altro ieri avevano visto solo in televisione e prese a Lampedusa: file di gente, transenne, polizia e anche facce stranite, malori, bambini piangenti.
La citta’ ha risposto bene, anzi fin troppo bene e gia’ ieri sera la polizia ha pregato la popolazione di NON portare piu’ generi alimentari e pannolini, che non sapevano piu’ dove metterli.
Anche orsacchiotti e bambole varie si sono accumulate, in attesa della prossima infornata.
Ovviamente non sono mancati i neonazi che si sono assiepati vicino ai binari facendo casino, controllati dalla polizia e ignorati o buuuati dai probi cittadini.

Gia’ martedi 1 settembre, in tarda serata tutti i profughi avevano trovato temporanea sistemazione.
La maggior parte della gente ha trovato alloggio nella famigerata Bayernkaserne che solo da poco ha cominciato a recuperare la reputazione, gli altri smistati in vari paesi tipo augsburg, norimberga
o altri paesotti sconosciuti e installati in paleste delle scuole, centri sportivi e vari altri capannoni.
In monaco si stanno costruendo in fretta e furia prefabbricati in zone industriali e vagamente sfigate, non si puo’ volere la reggia di Nymphenburg anche se la proposta c’e’ stata.

Il bilancio di questo primo contatto con i profughi (non e’ vero, il resto d’europa si dimentica di bosniaci e kossovari) mi sembra positivo, con una societa’ civile che ha reagito appunto civilmente all’emergenza.
Anzi, chapeau anche ai burocrati, solitamente lenti e pesanti che hanno diramato il seguente volantino dopo che gli uffici comunali sono stati sommersi da chiamate di gente che chiedeva cosa poteva fare per aiutare
i nuovi arrivati.

Bene quindi, e adesso?
Il problema non e’ l’emergenza e’ la normalita’. Che fare con 800.000 profughi?! E che fare con quelli che sono molto piu’ scuri di siriani e afghani e che tecnicamente non vengono da zone di guerra?

Non senza una certa eccitazione il Paesottone Ricco vicino a Monaco ha pianificato l’arrivo di “100 profughi siriani”, parlando, discutendo, tirando su dei prefabbricati non esattamente centrali e aspettando.
Interessante la reazione del parroco che in un assemblea ha detto “So che gli assessori e altri politici non possono parlare di questa cosa, quindi lo faccio io. Aspettiamo profughi e a quanto ne so sono quasi tutti giovanotti. Orbene come la mettiamo con certe esigenze naturali? Non possiamo nascondere questo fatto. Abbiamo organizzato delle visite periodiche ai bordelli? O come pensiamo di affrontare la situazione?”. Purtroppo la scena mi e’ stata riferita e non ho potuto osservare la reazione degli astanti.
Al Paesottone Ricco l’eccitazione ha lasciato il posto alla delusione e poi alla perplessita’ quando, invece di 100 profughi siriani e’ arrivato un mischiaticcio di colori, lingue e provenienze.
Non solo siriani, ma anche gente da burkina faso, costa d’avorio e nigeria, cioe’ gente non ufficialmente col diritto di fuga dal proprio paese.
I problemi sono arrivato dopo qualche settimana. Cosa fa un ragazzo che lascia la propria terra in cerca di fortuna e arriva in un paese dove la fortuna la vede ma non la puo’ toccare, ne’ se la puo’ guadagnare visto che un richiedente asilo non puo’ lavorare?! Che fa? Quello che fanno tutti i ragazzi del mondo quando sono frustrati e annoiati: rompono il cazzo. O meglio, loro non sapevano che cercando di attaccare bottone o di socializzare stavano rompendo il cazzo, ma per la gente locale e’ cosi’.
Che fare quindi con gente che vuole rifarsi una vita quando anche i locali hanno lo stesso piano, egualmente frustrato?
La bomba sociale sta ticchettando.