europa
Il console finisce la sua funzione di notaio e dopo aver raccolto le firme di chi vuole a tutti costi votare per i COMITES si intrattiene coi cervelli in fuga. Ovviamente ci sono anch’io di mezzo, come un Forrest Gump dello stivale e mi mimetizzo fra gli scienziati.
Il console decanta la recente rappresentazione di pupi siciliani e ci consiglia vivamente di andare a vedere la mostra del Canaletto, che ha dipinto pure scorci monacensi.
Io prendo nota, il Canaletto vorrei vederlo.
“E poi…” prosegue il diplomatico con l’elenco degli eventi “ci sarebbe un incontro di alto livello, una conferenza sulla politica estera europea”.
Mi si drizzano le orecchie, mi schiarisco la voce.

Faccio partire una voce dal cespuglio di scienziati:
“Signor console, sono lieto di apprendere da Lei che esiste una politica estera europea”.
Il rappresentante dell’Italia in terra, scruta fra gli astanti, non capisce bene da chi sia venuto il sagace commento, poi rinuncia a volermi percepire con i sensi e risponde egualmente:
“eh, ci stiamo lavorando, ci stiamo lavorando, sapete la situazione e’ critica.”
“Scusi, ma perche’ sarebbe piu’ critica oggi?” si permette Forrest col suo accento del sud.
“Forse le e’ sfuggito che c’e’ una guerra alle porte dell’europa” ironizza la feluca.
“Scusi se mi permetto” si permette quello capitato li’ per caso “ma a quale ‘guerra alle porte’ si riferisce esattamente? Quella subito al di la’ del mediterraneo?”
“Eh? Chi? come? ah! no no, mi riferisco alla guerra in Ucraina, sa l’Ucraina e’ ai confini dell’Europa, non c’e’ un mare di mezzo”.
Apprezzo la lezione di geopolitica ma mi sto innervosendo e senza nemmeno scusarmi per aver aperto bocca:
“Cosa ha di piu’ pericoloso una guerra ai confini dell’europa rispetto ad una guerra DENTRO l’Europa? La ex-jugoslavia era molto piu’ vicina dell’Ucraina, per non parlare del Kossovo, eppure l’Europa se ne e’ bellamente sbattuta. Cosa c’e’ di diverso adesso?”
Il console aguzza la vista, mette a fuoco e dopo uno sforzo di concentrazione riesce a percepire una densa nebbia che prende forme quasi umane. Dopo aver analizzato la composizione ectoplasmatica dell’apparizione, volge finalmente la testa verso di me e mi riassume la situazione in poche parole:
“In questo caso c’e’ di mezzo la Russia. In questo momento la Russia ha l’intenzione di ricostituire l’impero sovietico e se lo fa, se vuole riprendersi i suoi satelliti, per l’Europa saranno grandi cazzi fotonici. In questa fase le istituzioni europee stanno facendo fronte comune per opporre una faccia e una linea comuni”.
Forse ricordo male la citazione, forse non ha detto esattamente fotonici, ma il senso era quello.
“Eccellenza, allora sarei interessato a partecipare alla conferenza. Si puo’?”
Il console mi consiglia di scrivere alla sua segreteria, che qualcosa succedera’.
Detto fatto, scrivo e mi rassegno a non ricevere risposta.
Invece il giorno dopo una organizzatrice dell’evento mi scrive (in tedesco) e mi consiglia di iscrivermi tramite l’apposita pagina elettronica.
Ecco, sono riuscito ad intrufolarmi di nuovo. Forrest Gump, quello vero, comincia a farmi le pippe.

Mi e’ sempre piaciuta Praterinsel, l’isola tiburtina di Monaco e quando entro il buonumore aumenta grazie ad una signorina dalle pregevoli forme che mi allunga un bicchiere di prosecco arricchito con sciroppo di sanbuco, una roba molto tedesca che mi dicono chiamarsi Hugo.
La sala non e’ grande, ma dopo mezz’ora e’ gremita di bella gente, quella che conta sia in italia che in germania.
L’evento e’ stato organizzato dalla BMW che ha messo a disposizione lo spazio e anche del grano, su spinta del console e in concomitanza col giro di presidenza italiana in Europa.
Una tizia si siede vicino a me, su un posto riservato e mi si presenta attendendo una reazione al suo nome che dovrei conoscere ma che cade nell’indifferenza. Mi chiede se sono un “normale spettatore” e una volta chiarito che
si’ sono un normale spettatore mi grazia e mi fa diventare invisibile.
Ospiti-relatori dell’incontro sono, nell’ordine del programma:
Robert Cooper, britannico, diplomatico, ex-consulente per questioni di politica estera di Ashton e Solana.
Wolfgang Ischinger, tedesco, ambasciatore, chairman della conferenza sulla sicurezza di Monaco, consulente per Allianz e varie altre cose.
Sergio Romano, italiano, ex-ambasciatore, storico e pennista di vari giornali italiani.
Barbara Wesel, tedesca, moderatrice, giornalista, ex-corrispondente di ARD per questioni europee.
Padrone di casa e presentatore dell’evento e’ Michael Schaefer, ex-ambasciatore teutonico e chairman della fondazione BMW Herbert Quandt.
L’incontro si svolge tutto in inglese e parecchi degli italiani presenti tirano un sospirone, che gia’ Shakespeare e’ difficile, Goethe sarebbe insostenibile.

Il padrone ci da’ il benvenuto (in tedesco) e introduce l’argomento della serata: sfiga, sfiga dappertutto, sfiga attorno, sopra, sotto, sfiga guerresca, sfiga climantica, sfiga virulenta africana. Come puo’ fare l’europa per combattere tutta questa sfiga?!
Subito dopo c’e’ l’intervento di Pietro Benassi, ambasciatore italiano a Berlino (in tedesco) e confesso che il forte accento italico mi ha fatto perdere la concentrazione e non saprei riportate una singola parola del discorso.

Dopo l’introduzione, via ai relatori, degnamenti moderati dalla giornalista.
L’incontro e’ durato un’ora e mezza, ma e’ stata un’ora e mezza densissima, si sono dette parecchie cose e non saprei riprodurre tutto il filo del discorso, posso solo riportare a sprazzi quanto mi ricordo e quale e’ il sunto.
Il sunto e’ abbastanza semplice: siamo nella merda, come fare per uscirne?
La parola viene data a Sergio Romano che sentenzia “con piu’ europa, ma piu’ europa vuol dire meno stati nazionali e qui la cosa si fa difficile”.
Il britannico rincara la dose: L’europa e’ praticamente circondata da paesi deboli e instabili e questo, pare, sia una bella sfiga. In particolare da 10 anni a questa parte (mi si alza il sopracciglio, solo 10 anni?!?) l’Europa e’ praticamente inesistente dal punto di vista della politica estera. Il perche’ e’ abbastanza semplice: e’ impossibile conciliare gli interessi di 28 paesi. In particolare la corrente struttura europea impedisce un’armonizzazione.
Come mai? Eh, praticamente erano tutti d’accordo ma l’ambasciatore tedesco l’ha detto chiaramente: un ministro degli esteri di un paese membro prima di tutto si rivolge solo al suo elettorato e poi ha molta piu’ facilita’ nel manipolare (SIC!) l’opinione pubblica, perche’ ha molta piu’ facilita’ di accedere ai media.
Inoltre – diceva il diplomatico – ad un cittadino di un paese membro frega poco di cosa si dica al di fuori del suo paesello e se un politico fa l’interesse dell’europa a scapito dell’interesse nazionale non verra’ rieletto.
“Quello che ci vuole” – aggiungeva – ” e’ il concetto che c’e’ in Germania di Bundestreu, di lealta’ verso la federazione, l’impegno a non danneggiare l’impianto federale per curare gli interessi del Land. Ci vuole questo in Europa, perche’ non possiamo contare su un patriottismo europeo, non esiste”.

Da qui in poi e’ una girandola di botta e risposta su come si deve avere piu’ europa e ad un certo punto, non mi ricordo chi, forse il tedesco, si rivolge al pubblico e fa “siete voi elettori che dovete pretendere piu’ europa dai vostri governanti”. La cosa, come italiano, l’ho trovata agghiacciante perche’ mi ha ricordato le parole di un manigoldo ai tempi di mani pulite, il quale ha affermato una cosa tipo “noi politici non possiamo fare niente per fermare la corruzione, noi siamo parte del sistema, tutto sta nelle mani degli elettori”.
Infatti, aggiungeva uno dei relatori, la classe politica attuale non puo’ fare a meno di fare gli interessi nazionali,
sono gli elettori che devono pretendere piu’ integrazione europea dai propri governanti.
Siamo fritti. Un popolo cosi’ anestetizzato come quello europeo, che non e’ in grado nemmeno di esprimere una classe dirigente nazionale capace, non muovera’ una falange per pretendere piu’ europa.

Da qui in poi si sono dette un sacco di belle cose, si sono espressi bei concetti che ora sparo pescando dalla memoria senza pero’ ricordarmi chi li ha espressi. Vado:
– L’europa, finche’ avra’ basi americane sul suo territorio non sara’ mai credibile.
– Non e’ possibile fare alcun intervento sensato in mediooriente perche’ non abbiamo idea di cosa succeda sul territorio, non sappiamo nulla di quello che accade in quei paesi e bombardare a cazzo e’ pura follia.
– L’europa a causa delle sue divisioni ha perso occasioni eccezionali per mettere pace ai suoi confini.
– L’europa si sottovaluta, gia’ come e’ adesso viene vista come un punto di riferimento da molti paesi, ha gia’ molta influenza, ma non quanta ne potrebbe avere.
– La guerra di Bush e’ stata una pazzia ciclopica, ha causato tanti di quei disastri che non e’ pensabile che si risolvano in tempi brevi. [apro una parentesi personale: andrei a ripescare tutti i commenti fatti nel 2003 e andrei a pescare personalmente tutti quei bastardi che ai tempi parlavano di guerra giusta e li metterei nella stessa cloaca
di tutti quei paladini da tastiera che gli andavano dietro. giusto per rimanere nella dimensione pacata dell’agire]
-La UE migliora oggettivamente le condizioni di quei paesi che vi aderiscono.
– Unirsi alla UE vuol dire unirsi alla NATO, e’ la NATO il valore aggiunto della UE ed e’ quella che ci rende rispettabili e parzialmente temibili.

Su quest’ultimo punto c’e’ stato un divertente scambio fra Romano e i due diplomatici, con un italiano scettico sulla NATO e i due invece risoluti nel dire che la NATO ha permesso la pace in europa.
Godibile la domanda di Romano “ma che paura fa la russia?” al che la risposta del tedesco e’ stata “lo chieda alla polonia”.

Quando siamo passati al “ok, ma che fare?”, ho sentito il terreno diventare scivoloso e il britannico ha tenuto a precisare che “la storia ci insegna che dopo ogni rivoluzione e’ arrivata la dittatura, l’oppressione e financo lo sterminio”, dandoci modo di intendere che solo una qualche forma di rivoluzione e’ l’unica via per far cambiare a lorsignori la loro posizione proprioculocentrica.
Altra conclusione e’ stata: un primo passo per avere piu’ integrazione europea e piu’ coerenza nella politica estera e’ di avere un esercito comune, magari non un esercito europeo che sarebbe un’impresa titanica, ma almeno si potrebbe cominciare ad avere gli stessi elicotteri, carri armati, aerei, armamentari. Per esempio e’ stata citata la ministra olandese della difesa che ha dichiarato che avrebbe smantellato la sua artiglieria perche’ conterebbe sull’intervento degli altri paesi europei in caso di bisogno.
Insomma piu’ europa grazie a piu’ esercito. Sconsolante. La conclusione comunque e’ stata piu’ europa, non meno, molta, molta di piu’, altrimenti il mondo ci fa a fette.

C’e’ stata qualche domanda dal pubblico (poche) di cui non mi ricordo niente, quindi boh, non saranno state pregnanti.
Conclusione del dibattito, ringraziamenti, saluti e poi corsa al buffet.
Purtroppo il buffet aveva grandi influenze teutoniche e quindi eviterei di fare una recensione, anche se il couscous non era male.

Sono uscito da Praterinsel contento, perche’ qualcosa ho imparato, peccato che quel qualcosa che ho imparato e’ che noi abbiamo il culo al caldo per virtu’ di qualche configurazione metafisica.