La presa prima o poi avviene e se si e’ lavorato o magari sofferto tanto la presa e’ di coscienza.

Mi telefona il Signor G. E’ da tanto che non ci sentiamo e siamo rimasti in contatto anche se me ne sono andato dalla ditta una vita fa.
In poche parole mi fa il punto della situazione che anche stavolta e’ il medesimo: la ditta va peggio, l’italia va peggio, e’ tutto un magnamagna, non si vede l’uscita dal tunnel.
Io ho sempre ascoltato annuendo e fino a poco tempo fa ribattevo mostrando le differenze con il posto che mi ospita, giusto per far capire che una situazione diversa era possibile. Non lo faccio piu’, per vari motivi, uno fra questi e’ che le differenze si stanno assottigliando.

Ascolto in contrito silenzio l’elenco di sfighe italiche, dalle tasse che aumentano anche se ti dicono di no, dai soldi in mano che diminuiscono anche se ti dicono che non e’ vero, che i ristoranti continuano comunque ad essere pieni. Apprendo che gli immigrati la’ fanno vita da nababbi con casa, lavoro e anche un paio di etti di figa fra due fette di pane e che gli italiani invece sono costretti a piegare la testa e a tirare la carretta pagando tasse da paese scandinavo per avere servizi da altopiano boliviano e via sfigando. Io sono una sfinge. Ho superato il limite empatico che mi portava ad infiammarmi a scervellarmi per fornire consigli, soluzioni, incoraggiamento.  Ora ascolto le varie tragedie italiche come se venissero dal Ruanda o dal Mozambico: ti spiace ma non puoi fare niente.
Attendo in silenzio l’inevitabile domanda: “E li’ invece come va?”.
Spiazzo il mio interlocutore: “Benissimo!” rispondo e poi inizio con la mia litania di sfighe tedesche che congelano il Signor G.
Parto da un certo contratto di una certa persona che non e’ stato rinnovato per questioni burocratiche e di vacche magre, passo a snocciolare l’elenco di conoscenti in Hartz IV, menziono il fatto che ho perso due studenti dell’arte marziale perche’ il capofamiglia non ha piu’ il lavoro e adesso a 50 anni sta facendo un bell’ausbildung, accenno alla situazione immobiliare di monaco che mi permettera’ di comprare casa nel 2170 (forse) e finisco con la sciagura dello scioperone dei treni di quattro giorni.
“Ah!” fa il Signor G. “si’ avevo sentito la storia dello sciopero!” – pare che fra tutte le sciagure questa dello sciopero tedesco abbia fatto la maggiore impressione –  “Qundi non e’ che ve la passiate bene pure voi”.
“Ce la passiamo meglio, un po’ come voi che sicuramente ve la passate meglio dei tunisini. Bene e’ da definire.”
Poi, dopo un attimo di riflessione, il Signor G. ha una specie di illuminazione e mi offre una domanda retorica:
“Ma sara’ mica che ci stanno tutti prendendo per il culo ?!”

La presa prima o poi avviene e se si e’ lavorato o magari sofferto tanto la presa e’ di coscienza, peccato che il piu’ delle volte la presa di coscienza ti fa aprire gli occhi e ti fa scoprire che non e’ solo di coscienza, la presa.