Rimango immobile di fronte al distributore blindato di giornali e diffido, diffido tanto.
Da quando sono stato deluso dalla presunta apertura della Focacceria San Francesco, diffido di tutto, anche di questa notizia.
La locandina della Sueddeutsche Zeitung mi ipnotizza come Calypso infinocchiava il giovane Ulisse e mi ammalia con le sue promesse: “Eataly aprira’ alla Schrannenhalle”.
Non ci credo piu’.

Invece pare che sia vero, verissimo, Eataly non solo aprira’ alla Schrannenhalle, uno degli esperimenti piu’ stronzi e fallimentari della citta’, ma lo monopolizzera’, cacciando tutti gli attuali mercanti di robe mangerecce fighe e costosissime.
Non che Eataly sara’ a buon mercato, intendiamoci, ma almeno non mi venderanno cose sceme bavaro-tedesche come se fossero le migliori prelibatezze mondiali a prezzi da Manhattan.
Che dire poi del luogo prescelto che non promette nulla di buono?!
La Schrannenhalle ha una lunga storia di sfiga alle spalle.
Nata come mercato coperto di cereali nel 1871 e’ stato il primo edificio in vetro e metallo di Monaco e un capolavoro per quei tempi.
Dopo pochi anni di gloria la halle declino’ a causa della lontananza dalla stazione (i cereali arrivavano a monaco via treno) e parzialmente smontata. Un incendio nel 1932 le diede il colpo di grazia.
La Schrannenhalle resuscito’ verso il 2000, dove divenne uno dei classici progetti di stronzificazione della citta’ da parte di un gruppo di immobiliari-squalo e architetti debosciati che non hanno mai capito una sega della citta’.
Quindi nel 2009 rinacque la Schrannenhalle come la conosciamo oggi e dentro si trasferirono piccoli esercizi gastronomici o anche di carabattole molto fighe che, grazie alla vicinanza con Viktualienmarkt sono stati infettati dal “Virus del prezzo alto” e dalla sindrome della “Puttanata fighetta”. Il risultato e’ stato uno spazio molto piacevole ma anche molto finto.
Per qualche periodo ho frequentato il posto perche’ un barman italiano su precise istruzioni mi faceva uno spritz come si deve (ai tempi era merce rara).
Sorseggiando il mio liquido aranciato ho assistito a fenomenali momenti di abbordaggio di gran gnocche ricche, ramponate da rampolli piacenti e si presume altrettanto ricchi. Mi sono fatto un’idea di come il bavaro della class medium-upper si procura le copule e devo dire che le strategie sono quasi patetiche nella loro semplicita’, ad un italiano medio con una buona proprieta’ di linguaggio sembrerebbe di sparare ad una quaglia morta.
Per tornare.
La Schrannenhalle e’ stata un fallimento: costosa, sia come edificio che come negozio, fredda di personalita’ come una prussiana che mangia il sushi, finta come un complimento di un venditore d’auto, ha cominciato a perdere quattrini e ha rischiato la chiusura e lo smantellamento.
Ora si apre la nuova era Eataly dopo innumerevoli discussioni.
Ho accolto con grande ilarita’ la proposta di Edeka di aprire li’ un supermerkato di alto livello, che sarebbe un po’ come se la Fiat volesse entrare nella Formula 1 e infatti il responsabile della catena e’ stato ricoperto di nocchini.
Il neo-sindaco era scettico sulla monotematicita’ del progetto (cibo italiano) ma poi si e’ convinto mostrandogli che non si sarebbero venduti solo prodotti alimentari, ma si sarebbe anche cucinato, fatto corsi di cucina e creato cooking-events (qualsiasi cosa voglia dire) e pare che sia stata la parola “events”, molto figa e sufficientemente stronza a convincere il Reiter a dare il via libera.

Non ho ancora capito se mi cambiera’ la vita, io mi sarei accontentato di trovare i quattro salti in padella, la bologna non preaffettata o un banco del pesce come trovo persino a Somma Lombardo e magari senza dover cedere un rene.
Il mio timore e’ che invece ci trovero’ solo le solite robe di Eataly, tipo il “Prosciutto di culo di passero dei monti Nebrodi” o la “Scamorza di latte di pecora nana modellata da mani di vecchie ciociare vergini” o i soliti “Pistacchi di Bronte con bitorzolo a sinistra e scappellamento a destra”.
Ma non lamentiamoci, ormai gli italiani, famosi per essere stati santi, poeti e navigatori son diventati troioni, non sanno manco piu’ scrivere senza usare la K e in quanto ai navigatori…per carita’, il giovinastro ha paura della propria ombra, si caga sotto se si deve trasferire a Lugano figuriamoci a navigare.
Ci e’ rimasta la crapula da esportare, ormai gli italiani sono tutti cuochi e gastronomi e qualsiasi valletta incompetente ora si mette ai fornelli e sfodera piatti e libri alla stessa velocita’.
E vai, da gente dal grande cuore siamo diventati popolo dallo stomaco capiente. Va bene cosi’ dai.