identita'Sono riuscito a scampare alla follia final-balona autoesiliandomi in Italy, che sembra una cosa strana ma non se la finale se la contendono  l’Alemania e l’Argentina, due paesi che hanno molto in comune a cominciare dalle iniziali.
Una volta completata la Santa Funzione Religiosa Mondiale ho potuto rimettere piede in casa mia, non senza un certo timore.
Infatti mi aspettavo uno spreco di bandierame e di varia simbologia, qualcosa che avrebbe fatto impallidire gli sbandieratori del 2006.
Invece niente. Non che non ci fossero bandiere e stendardi vari, anzi a questo giro hanno fatta la comparsa, oltre ai gia’ visti preservativi da specchietto automobilistico e alle bandierette da finestrini, delle specie di spoiler molto tamarri in polistirolo che si applicavano al cofano, rigorosamente tricolorati di nero, rosso e giallo oro.
Niente di tutto questo. Certo frizzi e lazzi, sicuro titoli beceri della stampa tabloidea, ma non quel trionfo che mi aspettavo.
Che sta succedendo?!

Nel 2006 era tutto un tripudio di bandiere e di polemiche, tripudio e polemica che si sono ripresentati nel 2010 .
Ricordo benissimo certi tedeschi molto sinistri che dicevano “ecco, ritorna la bandiera, quindi il nazionalismo, quindi il vizietto sterminatorio” e ricordo anche tedeschi molto destri che dicevano “ma non ci rompete i coglioni”, anche se lo dicevano sottovoce.
Invece questa volta…poco tripudio e pochissima polemica. Invece una strana, stranissima sensazione, un profumo strano, mai sentito prima.

Mi affaccio sulla finestra internettica e stupisco. Dopo l’ondata iniziale di carte nazi, con la vittoria tedesca e’ sparito tutto e il vuoto e’ stato riempito da gente (in maggioranza statunitensi) che improvvisamente si ricorda di avere discendenti germanici o che ha studiato tedesco a scuola o che ha vissuto in germania per un anno o che comunque qualche legame con quell’angolo di mondo ce l’ha.
Cosa-caspita-sta-succedendo?! Sara’ l’effetto del vincitore? Ma di solito la Germania vincente scatena altre emozioni e non certo di simpatia.
Il culmine l’ha raggiunto un tizio di qualche stato assurdo e sconosciuto degli USA che fa: “ao’ sentite, sono mussulmano, sono stato tre mesi in Germania e sapete cosa vi dico? I tedeschi sono simpatici, tolleranti e a me non hanno mai rotto le palle perche’ sono islamico. A casa mia invece…”
Bello, ma sconcertante e’ stata la la risposta:
“Ma certo, che credevi?  La Germania e’ gli USA d’Europa”.
Sono sbigottito, forse che stiamo assistendo alla nascita del “Fattore ‘G’” (come Germany, alla mericana) ?!

E’ vera sta cosa? La Germania si sta trasformando? O e’ un’illusione ballonaristica?
I segnali ci sono tutti e indicano un cambiamento piu’ profondo della follia ballona.
Per esempio la scarsita’ di bandiere, anche rispetto agli scorsi europei mi fa pensare che ai tempi io, e altri commentatori, ci avevamo azzeccato: e’ un atto liberatorio che poco ha a che fare con il calcio e zero con il nazionalismo. I tedeschi per la prima volta hanno potuto essere orgoglini (poco eh) di essere quello che sono e l’hanno mostrato con lo sventolio.
Passata l’euforia della novita’ si e’ arrivati ad uno sventolio normale, come succede in tutti i paesi: bandiera alla finestra quando gioca la nazionale, bandierette sulle macchine, stendardi vari e poi via tutto, come quando si fanno sparire gli addobbi natalizi il 6 gennaio per non sembrare patetici agli occhi del vicinato.

Ma c’e’ altro, molto altro che indica che i tedeschi stanno diventando grandi, nel senso di adulti non nel senso di grossi, cioe’ anche grossi ma e’ un altro discorso.
A questo giro balonico sono mancate le polemiche sulla composizione etnica della squadra nazionale.
Questa volta non gliene e’ fregato nessuno dove e’ nato il capitano (nella ex DDR) o se il tal calciatore ha tutta la famiglia nell’est. Per la prima volta in 70 anni, i tedeschi si scoprono tedeschi e basta.
Se e’ vero che il mitologico “Mauer im Kopf” si sta dissolvendo, beh questa si’ che e’ una novita’ e per il momento non sembra essere una novita’ foriera di sciagure come moltissimi al mondo hanno pensato fino a ieri.
Proprio il contrario. Sembra che essere tedeschi oggi stia diventando piu’ leggero, confermando che era proprio il passato che non passava a obbligare i tedeschi ad essere quello che sono: un popolo pesante, goffo, problematico e pieno di paure e insicurezze.

Odio dare tutta questa importanza al calcio, ma persino io devo ammettere che ha avuto un ruolo importante nel coalizzare i tedeschi e farli sentire per la prima volta un po’ piu’ normali. E il calcio ha mostrato a tutti, a i tedeschi in primis, qualcosa che fino a pochissimo tempo fa non si riusciva o non si voleva ammettere: la Germania e’ terra di immigrazione e non l’immigrazione pelosa e ipocrita del mordi e fuggi, quella dei Gastarbeiter e del “facciamoli sentire a casa loro”. No, parliamo di immigrazione seria,  quella vera, quella di chi vuole restare.
Infatti e’ notizia recente proveniente dall’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) che la Germania e’ balzata al secondo posto nella classifica delle destinazioni migratorie, superata solo dagli USA. Persino le mete storiche della migrazione, Canada e Australia, sono rimaste indietro.
Solo 5 anni fa la Germania si trovava all’ottavo posto.
Quali sono le ragioni di questo risultato? Sicuramente la questione lavorativa, ma non solo.
Secondo l’ufficio federale di statistica circa 1,226 milioni di persone si sono trasferite in Germania nel 2013 e contando le fuoriuscite il bilancio e’ positivo di circa 437000 persone: un picco degli ultimi 20 anni.
“Senza paura di esagerare possiamo dire di essere di fronte ad un boom”
ha dichiarato Thomas Liebig dell’OCSE quando ha presentato i dati al pubblico.
Secondo l’ufficio federale per la migrazione e i rifugiati, la maggioranza degli stranieri che hanno conseguito un titolo di studio in una scuola tedesca, vedono il proprio futuro in germania. Di questi un 43% prevedono di rimanere in germania per almeno 10 anni, mentre un ulteriore terzo pianifica di rimanerci tutta la vita.
Lo studio mostra che gli stranieri con un titolo di studio sono ben integrati nel mercato del lavoro tedesco: 85% di loro hanno un lavoro e la maggioranza a tempo pieno.
Il Presidente Joachim Gauck ha invitato i tedeschi a considerare l’immigrazione un valore: “non importa da dove vengano o come siano arrivati in germania, se in barca dal mediterraneo o in business class da oltreoceano o come studenti erasmus o come au pair: tutti gli immigrati sono benvenuti in Germania”. Ha poi aggiunto che “gli immigrati devono mostrare di avere la volonta’ di integrarsi”.
E che dire della dichiarazione dello stesso Gauck che ha lasciato perplesso piu’ di un commentatore: “L’islam e’ ora una parte della Germania” ? Sono dichiarazioni forti.

Ciliegina, anzi un vero mango, sulla torta e’ il successo del libro “Lui e’ tornato” di Timur Vermes, autore dal nome strano ma in realta’ tedeschissimo. Il libro, che vi consiglio e se potete leggetelo in tedesco, narra del baffetto che torna in vita ai nostri giorni. Non un sosia, una copia, uno schizofrenico, proprio lui.
La situazione e’ molto divertente e se i tedeschi riescono a ridere del tabu’ dei tabu’ vuol dire che veramente sta crollando il soffitto del Bundestag.

Che dire? Io non posso che essere contento di questa aria di cambiamento, si sa che i tedeschi messi in un angolo e picchiati tirano fuori il peggio della natura umana. Mi chiedo solo quali possano essere le conseguenze nel quotidiano? Piu’ sorrisi? Meno pazzie? O piu’ cazzoneria come stanno ad indicare le tre vergogne tedesche? Si’ le barzellette della Germania, l’aeroporto di Berlino, la filarmonica di Amburgo e la stazione centrale di Stoccarda. Forse e’ anche quello il segnale che la Germania sta diventando un paese normale?