Mi telefona la Peppa, l’etnomusicologa con le sembianze di un tifone:
“Fra due settimane sono a Monaco, mi ospiti?”
“Sicuro. Arrivi per lo yoga?”
“No e’ per Amma, viene a Monaco, anzi ti interessa incontrarla?”
“Certo!”
“Bene allora arrangio io le cose, vengo a fare la volontaria quindi ti posso trovare un posto. Ciao.”
“Ciao.”

Chi cazzo e’ Amma?!

Ho un naso piu’ veloce della mano, che si ficca in ogni posto anche se non ne sa niente. Mi pento del mio entusiasmo e cerco di saperne di piu’. Accendo il baracco e mi collego al sito anti-ignoranza.
Vediamo…Amma…

Ecco Amma, Mata Amritanandamayi, al secolo Sudhamani Idamannel e’ nata nel 1953 nello stato indiano del Kerala, quello che e’ stato marxista per decenni per intenderci e che non a caso ha il piu’ alto tasso di alfabetismo (99%) e il piu’ alto “indice di sviluppo umano” (HDI) in india nonostante il reddito procapite sia uno tra i piu’ bassi.
Comunque amma e’ nata li’ da una famiglia di pescatori e dall’eta’ di nove anni ha dovuto inventarsi qualcosa per sbarcare il lunario, tipo andare in giro a raccogliere foraggio per gli animali. Girando e’ venuta in contatto con l’estrema poverta’ della gente e nel tentativo di rimediarvi fregava oggetti dalla sua non certo ricca casa per regalarli in giro. Ovviamente la famiglia ha bastonato questa piccola comunista.
Pero’ amma non si e’ fatta fermare, nemmeno quando ha deciso che non si sarebbe sposata. Anzi, oltre allo scandalo di rifiutare il matrimonio combinato ha persino preso l’abitudine di abbracciare chiunque incontrasse e che fosse preso dallo sconforto. Se era accettabile che amma abbracciasse le donne, non era accettabile che abbracciasse i maschi. Scandalo. Ma la ragazzina si giustificava dicendo “io non vedo uomini o donne, solo persone che soffrono e che provano sollievo quando li abbraccio”. La piccola santa in erba sentiva che durante l’abbraccio qualcosa “fluiva” da lei verso le persone e quindi ha adottato la pratica dell’abbraccio come una specie di cura. Da quel momento non ha mai smesso di abbracciare la gente e si dice che ad oggi abbia abbracciato piu’ di 31 milioni di persone.
Amma pero’ non e’ solo un’abbracciatrice di persone e una consolatrice degli afflitti, ma anche una incredibile macchina di carita’.
In un modo che ancora non mi e’ chiaro amma e’ riuscita a raccogliere milioni e milioni di dollari e a riconvertirli in case, ospedali, associazioni di donne, scuole e un sacco di altra roba. Alla fine si e’ beccata il premio Ghandi per meriti di carita’ e per il messaggio spirituale. Infatti amma, oltre ad essere abbracciatrice e caritatrice e’ anche una religiosa, con un retroscena culturale ovviamente indiano, quindi si porta dietro tutto il baraccamento indu’ fatto di yoga, meditazione, karma e altre robe che non ho mai capito.
Questa in sintesi, molto molto in sintesi la personaggia che vado ad incontrare, una santona filantropa abbracciatrice di derelitti.

Mi chiama la tifonetta:
“Senti…sto facendo la lavandaia, nelle pause vado a fare la fila per il token”
“Per il cosa?!”
“Il token, ti danno un tagliando per poter abbracciare amma, ne prendo uno anche per te?”
“mah, perche’ no? derelitto son derelitto”
“pero’ non garantisco niente c’e’ una fila di un chilometro”
“Senti…lascia stare, io sono un derelitto della sottospecie ficcanaso, non sono esattamente un seguace, anzi io ci vengo all’incontro ma sono praticamente un cane in chiesa.”
“ma che ti importa? io te lo prendo il biglietto”
“vedi tu, ma nel dubbio lascia il posto a quelli che sono li’ e che ci credono”
“ha senso”
“io vengo comunque anche se non trovi il tagliando dell’abbraccio. A che ora devo essere li’?”
“prova alle 19.30″

Alle 18.30 mi metto in viaggio cambiando un paio di mezzi e atterrando nella zona industriale a nord di monaco. C’e’ una nebbia milanese che fortunatamente nasconde la bruttura di capannoni e spacciatori di bidoni inquinanti con 4 ruote.
L’incontro e’ alla Zenith Halle, un capannaccio industriale usato di solito come sala da concerti rocchettari e come balera per debosciati.
Seguo la scia di macchine e moto con le targhe piu’ strane, venute anche dalla prussia per incontrare la santona.
All’ingresso del locale sguscio il portafogli per abitudine, ma non serve, non c’e biglietto di ingresso.
Dentro e’ un marasma, ma ordinato, alla tedesca.

Migliaiate di persone riempiono il seppur vasto locale, ma dopo l’impatto iniziale mi accorgo che non c’e’ confusione, solo tantissima gente. L’aria e’ densa di CO2 e di spezie indiane, infatti sul fondo del capannone c’e’ una fila di chioschi che vendono robe indiane piu’ o meno vegetariane. In mezzo c’e’ l’angolo dei banchetti che vendono indianate varie, tipo incensi, collane, spezie e altre sostanze sconosciute, purtroppo non psicotrope. Poi c’e’ la zona palco, uno spazio rialzato dove svetta una specie di tenda in tessuto rosso. Sembra un piccolo tempio.
La platea e’ piena di sedie ben allineate e solo fino ad una certa fila poggiano su un tappeto verde.
Vago per la platea imbabolato quando la Peppa mi afferra per un braccio:
“Vieni, ho trovato posto quasi sotto il palco”.
Ci sediamo in effetti a poche file dal tempio/tenda.
“Senti…” fa la peppa “mi spiace parecchio, ma i token erano gia’ finiti.”
“Non ti preoccupare”
“Ne ho solo uno, mi spetta perche’ sono una volontaria, prendilo tu”
“No dai, lascia stare…”
“io ho gia’ abbracciato amma, prendi tu il biglietto”
“No, veramente, lascia perdere, queste cose devono accadere da sole”
“mmm…in effetti e’ cosi’ che succede con amma, io ci ho messo 6 anni prima di riuscire ad abbracciarla.”
“Ecco vedi?”

Mi guardo in giro, l’allestimento e’ scenografico, ci sono pannelli con vari mandala appesi e sopra il palco ci sono due megaschermi che mandano a ciclo continuo immagini delle varie organizzazione fondate da amma.
Ancora non ho capito come e’ gestita tutta la baracca, ma sta tizia ne ha fatte di cose…
Sto commentando l’allestimento con la mia accompagnatrice, quando una tipa vestita di un sari bianco passa per le file di sedie che poggiano sul tappeto verde distribuendo delle cose.
Arrivata a me mi allunga un talloncino di carta con su scritto “H3″.
La peppa e’ basita:
“hai il token!”
“eh? ah, si’ curioso eh?”
“cazzo, altro che curioso io sei anni e tu…”
“bau! bau!”

L’evento comincia, lo capisco perche’ cala il mormorio e tutti guardano un ponteggio.
Appare Amma, una donna in carne dall’aspetto giovanile. La precede un tizio barbuto che la riprende con una telecamera professionale collegata ai megaschermi ed e’ seguita da 5 o sei preti indu’, barbuti aranciovestiti e puntinati sulla fronte. cantano qualcosa.
Ad attendere la santa sul palco ci sono delle giovinette che la accolgono con delle rose in mano.
Amma arriva, si siede di fronte alla tendatempio e davanti a lei c’e’ un tavolino con dei recipienti che sembrano secchielli per il ghiaccio, anzi lo sono. Sul suo lato sinistro, sempre sul palco, un folto gruppo di bambini, che stanno tedescamente compiti e silenti.
Prima che amma attacchi a parlare c’e’ un attimo di concentrazione e in quell’attimo, nel posto a fianco della tifona, lasciato misteriosamente libero, si accascia un tizio, visibilmente ubriaco e che si addormenta in un istante.
“Non ci far caso” mi informa la peppina, “succede sempre che si imbuchi qualcuno che non c’entra nulla, attratto da chissa’ cosa”.
Provo fratellanza per l’avvinazzato, siamo almeno due cani in chiesa.

Amma benedice l’acqua dicendo delle preghiere indiane in lingua indiana, supportata dal pretame indiano. Poi l’acqua dai secchielli viene messa in contenitorini di plastica e ci viene distribuita, da bere o da portare a casa per non so cosa, forse fare miniabluzioni.
L’ubriaco viene svegliato per prendere la sua dose idrica, ma dopo aver adocchiato il liquido trasparente e stabilito che non e’ grappa lo rifiuta schifato per poi ritornare nel suo mondo etil-onirico.
Dopo la benedizione Amma fa un lunghissimo discorso in lingua malayalam, che pare che sia l’unica lingua che parli, manco l’inglese.
C’e’ una tipa tedesca che legge un foglio con la traduzione e quindi si capisce il messaggio che mi sembra abbastanza furbo. Essenzialmente un misto fra misticismo indiano e pragmatismo da panza vuota, rivolto a gente con la mistica dell’iphone e dalla panza pienissima.
Finito il discorsone tutti in liberta’ e sale l’eccitazione perche’ il Darshan, l’incontro abbracciatorio, inizia adesso.

La folla si alza dalle sedie e si avventa sulle delikatessen indiane.
Io mi faccio un misto di verdurona impanata e fritta che mi fornisce il fabbisogno triennale di olio di semi.
Amma pero’ non ha pausa, si ritira un attimo e se ne esce bardata come un pupo siciliano, con un drappo rosso e argentato che l’avvolge e una corona d’argento che sembra un elmo. La tifonetta si congratula:
“Stasera non abbraccerai amma, abbraccerai la Devi direttamente?”
“E in italiano cosa vuol dire?!”
“Che stasera amma incarna la Devi, lo spirito femminile che scende sulla terra e si fa donna attraverso la santa”.
Sono perplesso.
Amma entra nel tempiotenda, si siede e inizia il Darshan, l’incontro.
I primi della fila, quelli col talloncino A1 sono gia’ allineati e pronti per l’abbraccio, che comincia subito senza troppe altre cerimonie.

Io invece, dopo cena e in attesa del mio turno H3, girello per i baracchini e do un’occhiata ai prodotti: profumi di amma, cartoline di amma, mandala di amma, coroncine di amma, tutto di amma. Si capisce che sono di amma perche’ tutti i prodotti hanno un simbolino che sembra una mamma che abbraccia un bambino.
Comincio ad intuire da dove arrivino parte dei milioni di dollari.
So gia’ cosa penseranno i miei interlocutori quando leggeranno questa storia: business, business e ancora business.
Lo penserei anch’io se non avessi frequentato ben altri santoni, gente che ti prendeva per il culo indossando turbanti diamantati e dicendoti “dai parlami del valore della poverta’” facendosi grasse risate alle tue spalle cristiane.
Sta storia della poverta’ come condizione necessaria per l’ascesa spirituale e’ una roba tutta nostra, occidentale, anzi cattolica direi.
Per i protestanti e’ gia’ diversa e per i santoni indiani e’ un’altra roba ancora. Quindi immagino che per certa gente tutto questo mercimonio col patrocinio di una santona possa far scandalo. Io invece me ne fotto e passo ai lati del capannone. Qui ci sono dei tappeti fissati a terra con lo scotch e sopra questi gente saccapelata che dorme della grossa in mezzo alla bolgia.
Ogni tanto ci sono dei tavoli con su computer, televisori e altre diavolerie che trasmettono e mostrano tutto cio’ che gira intorno al mondo di amma. E’ qui che mi cade la mascella, ma veramente.
Non solo ospedali, scuole, case e strutture varie, ma anche modernissime universita’ e sovvenzioni a facolta’ stranissime come quella per per creare modelli tridimensionali delle tubature delle catapecchie indiane per non so quali motivi. Poi ancora corsi di economia per donne vedove, scuole speciali per donne odiate da tutti o strutture di accoglienza per bambini sciancati e sputati dalla gente.
In un cartellone si dice chiaramente che ogni anno amma, tra bigiotteria, donazioni e troiate varie tira sua una ventimilionata di dollari.
Persino bill clinton dopo averla incontrata ha staccato un assegno da un milione di dollari, cosi’, come un bonaventura qualsiasi.
In questo momento mi sono sentito sopraffatto e ho veramente avuto paura: come puo’ una figlia di pescatori, senza eccelsi titoli di studio a mobilitare una cosi’ grande quantita’ di soldi, di corpi e di anime?!
Ci deve essere qualcosa che mi sfugge.

Torno in platea e osservo il personaggio.
Da un’ora e mezza abbraccia persone a ciclo continuo, senza sosta.
Mi chiedo come faccia.
La giuseppa dice che questo e’ uno dei tanti misteri di amma: continuera’ cosi’ ad abbracciare gente fino alle 3 di notte, anzi facendo un rapido conto dei talloncini e’ probabile che la coda finira’ alle 11.00 del mattino dopo. Nel frattempo amma non mangera’ nulla, berra’ un sorso d’acqua che verra’ assorbita in qualche modo misterioso perche’ amma non va mai in bagno.
Questo fatto mi conferma che suore, regine e santone non la fanno.

E’ il mio turno.
Visto che incontro la Devi, mica valeria marini, mi sembra inopportuno presentarmi a mani vuote, quindi compro una rosa da un baracchino messo li’ appositamente, offerta libera. Il sorriso della casta vestale addetta al baracchino vale piu’ della rosa e della mia ricca offerta di tre euro.
So che la rosa verra’ riciclata, ma a questo punto so anche dove finiranno i miei tre euro.
Esce il numero del mio tagliandino, faccio una micro fila. Alcune inservienti mi dicono cosa devo fare, tipo inginocchiarmi (amma e’ seduta) farmi abbracciare, non fare niente e togliermi subito dalle balle che c’e’ altra gente.
Succede proprio cosi’, tutto molto velocemente e io mi ritrovo a vagare sul palco, senza meta e con la testa vuota.
Qualcuno mi afferra prima che mi faccia male, mi fa sedere da qualche parte, ride: “e’ la prima volta che abbracci amma?”
“si” annuisco con voce roca e lo sguardo sicuramente vacuo.
“non ti preoccupare, capita a tutti la prima volta, siediti un attimo, prenditi tempo”.
per qualche motivo sto stringendo i pugni, li apro e ci trovo una caramella e un petalo di rosa. ce li ha messi amma, ma quando? mica me ne sono accorto.

Anche la giuseppa ha abbracciato amma, anche lei se ne sta un attimo nei paraggi, semiimbabolata. E’ quasi mezzanotte, io sono a pezzi, ma la santa indiana sembra instancabile. voglio andare a casa.
Usciamo dal capannone industriale monachese ripieno di santa indianita’ e ci immergiamo nella nebbia periferica.
Facendo un’offesa al mio dio personale prendiamo un taxi, non ce la faccio a  cercare un mezzo pubblico.
Dopo un’ora, due tisane e una birra per neutralizzarle sono a letto.
Penso a lei ovviamente, ad amma, lo faro’ per tutta notte fino al mattino senza scoprire il mistero: come faranno la pastella della verdura fritta?