Arrivano ad ondate, con qualche giorno di ritardo rispetto al terremoto, come fossero degli tsunami di parole.
Sono quasi tutti inviti, di iscrizione a gruppi, di richesta firme per petizioni, di manifestazioni, eventi, riunioni, tafferugli. Quasi tutti dicono la stessa cosa "ora basta!", ma sono tutte sempre e solo parole.
Le azioni si riducono a manifestazione/concerto/recitazione di slogan/pippa finale in cui si dice ‘ah quanto e’ stato bello, ah quanti eravamo’/promessa di appuntamento al prossimo terremoto.
Io ricevo tutto questo e se sono in buona ignoro, se non lo sono rimando al mittente magari con qualche parola acida. Raramente vengo compreso, il piu’ delle volte vengo biasimato, ma questo e’ uno dei tanti prezzi dell’emigrazione.
Mi sono stufato di tutto questo teatro e ultimamente sono diventato ancora piu’ acido.
Assieme al respingimento dell’invito allego una domanda: "Ma tu daresti la vita per questo?". A volte sono piu’ preciso: "Daresti la vita per la liberta’ di stampa?" o "per difendere la costituzione?" o "per impedire l’uccisione di innocenti?" o "per proteggere un immigrato illegale?".
Si puo’ immaginare la reazione. Ormai mi sono abituato ad essere considerato un marziano, pero’ la mia conclusione e’ che tutte queste belle battaglie sono fatte per cose che la gente non sente come preziose, come fossero il canovaccio per il solito, periodico, estenuante teatro.
Io? Io darei la vita per poche, pochissime cose, anzi, quasi nessuna e sicuramente non per cose astratte come la difesa della costituzione italiana, per la legalita’ o per mantenere le radici cristiane.
Se fossi costretto, credo che darei la vita per qualcuno che vedo e tocco, magari in modo incosciente, magari senza sapere che va a finire male, senza sapere che sto dando la vita. Come Dominik.

Dominik aveva 50 anni e quel giorno viaggiava sulla S7, la S-bahn che dalla stazione est ti porta fin quasi in riva al lago di Starnberg, la stessa linea che prendo spesso per raggiungere una zona residenziale di monaco, piena di villazze da ricchi decorate da macchinoni da ricchi.
Dominik bada ai fatti suoi, disturbato solo dal vociare di un gruppo di giovinastri, qualche posto piu’ avanti. Qualcosa attrae la sua attenzione, tende l’orecchio e capisce che fra i giovinastri c’e’ attrito. Due di loro sono piu’ grandi sui 17-18 anni, mentre gli altri hanno sui 14-15 anni. I due piu’ grandi parlano di soldi, gli altri dicono "Nein! Warum soll ich?" (no! perche’ dovrei?).
Dominik capisce la situzione, non e’ la prima volta che succede che dei teppisti chiedano soldi a dei ragazzi piu’ giovani. Che fa? Cosa avrei fatto io? Che avreste fatto voi?
Io so benissimo cosa avrei fatto: con la scusa che non parlo bene tedesco, con l’aggravante dell’accento italiano mi sarei fatto una bella s-bahn piena di cazzi miei.
Dominik invece parla tedesco e usa la sua proprieta’ di linguaggio per chiamare la polizia col cellulare.
Sarebbe potuta finire qui, il dovere sarebbe gia’ stato fatto, invece Dominik fa una cosa strana, molto strana: si immischia. Va dal gruppo, chiede ai ragazzini se va tutto bene. No che non va bene, gli rispondono.
I due piu’ grandi, i teppisti,  dicono le parole magiche, quelle che usano tutti i mafiosi del mondo: "Kümmer dich um deinen eigenen Scheiß!" (Fatti i cazzi tuoi!).
Dominik fa un’altra cosa strana, risponde con le parole altrettanto magiche che usano tutti coloro che non sono mafiosi: "Questi SONO cazzi miei!". Poi prosegue con le stranezze, chiede ai ragazzini dove devono scendere.
"Scendiamo tutti a Solln" rispondono questi.
"Ok, vengo con voi, vi accompagno per un pezzo, per essere sicuro".
E’ tranquillo Dominik, non e’ notte fonda, c’e’ altra gente, ha chiamato la polizia.
La stazione di Solln la conosco, non e’ esattamente affollata, ma ci sono dei negozi, c’e’ sempre gente.
I ragazzini scendono a Solln accompagnati dall’uomo. I mafiosi pero’ non possono accettare la ribellione. Seguono il gruppo e attaccano Dominik. I ragazzini si mettono in mezzo, ma non riescono a contrastare la furia. Volano pugni, Dominik cade, partono i calci, 22 calci.
I teppisti scappano e lasciano l’uomo a terra svenuto. La polizia arriva. Tardi.
Dominik arriva in ospedale giusto in tempo per morire, il corpo gli fa il favore di resistere fino al pronto soccorso e rendere l’anima al caldo, senza farla scivolare sul selciato della stazione di Solln.

Scandalo! Scandalissimo! Scandalo per tutta la citta’.
Quando Dominik e’ morto io ero in uzbekistan. Mi sono accorto che era successo qualcosa quando ho notato la citta’ tappezzata da manifesti gialli, firmati dalla lichterkette l’associazione di volontariato che promuove progetti di integrazione, convivenza pacifica, lotta al razzismo e altro. I manifesti sono su tutti i mezzi pubblici e parlano di Zivilcourage, di coscienza civica e danno anche consigli:
"se vedete qualcosa di strano chiamate la polizia, coinvolgete altra gente, non rimanete isolati, al limite
tirate l’allarme" oppure "non state zitti, non voltatevi dall’altra parte."
Io non c’ero quando e’ successo tutto cio’, ma la citta’ e’ ancora scossa. Per l’omicidio certo, ma anche
perche’ non si e’ capito come sia potuto succedere…c’era gente a Solln, c’erano le telecamere della S-bahn, c’era il trenista…come e’ possibile che solo Dominik si sia accorto di quello che succedeva e che solo  lui sia intervenuto?! Credo che quei manifesti gialli siano stati fatti piu’ per infilare uno spillone nei culi addormentati dei monachesi che per dare consigli.

Ovviamente i teppisti sono stati beccati e ora piangono come vitelli, invocando pieta’ e dicendo che non volevano ammazzare Dominik, solo dargli dei calci in testa.
La polizia ha fatto il commento piu’ agghiacciante di tutti: "Questo triste evento e’ reso ancora piu’ triste dal fatto che Dominik ha fatto tutto correttamente, non ha commesso nessun errore".

Stavo scrivendo una stronzata su un blog di intellettuali, una roba su crocifissi e altre amenita’, poi ho cancellato tutto: non so se darei la vita per difendere dei ragazzini, figuriamoci se la do per difendere due legnetti incrociati con sopra una figurella di plastica, questa non e’ una cosa preziosa.