Ci sono cose che abbiamo sotto il naso, magari per anni e che non notiamo.
All’improvviso queste cose si illuminano, o si muovono e attirano la nostra attenzione facendoci dare una manata in faccia: come ho fatto a non accorgermi?!
Monaco e’ costellata di queste cose visibilissime eppure invisibili. Possono essere svastiche sopravvissute alla cancellazione del passato o simboli esoterici lampanti come il sole eppure avvolti dall’oscurità o infine possono essere persone che sono sempre state li’, dove passiamo ogni giorno e che mai abbiamo notato, presi dalle nostre cazzate elettroniche o dal dialogo mentale che avvolge la coscienza nella nebbia.


Prendiamo in considerazione il metro’, una cosa che qualcuno prende tutti i giorni, una cosa farcita di dettagli che pochi notano. Le scritte per esempio.
Io dopo una bella manciata di anni mi sono accorto che i nomi delle stazioni a Monaco avevano qualcosa di strano, ma me ne sono accorto a Milano. A Milano mi sono bloccato di fronte al cartello del metro’ di Palestro e mi sono detto: “perché urla?!”. Il cartello urlava, diceva proprio “PALESTRO” e insisteva. Li’ mi sono accorto che non ero più abituato all’urlio italiano, dove la gente urla anche quando pensa di bisbigliare e dove persino i cartelli urlano. Ho fatto notare questo curioso fatto al mio interlocutore italiano e questo mi ha guardato col solito sguardo di accondiscendenza, del tipo “a te la migrazione ti fa male”.
A Monaco i cartelli non urlano. Le scritte sono tutte in minuscolo, con solo la prima lettera maiuscola, per ribadire il primato del sostantivo sul resto del mondo.
Pero’ uno mica si accorge subito che a Monaco i cartelli non urlano.

Stessa cosa per i bottoni del metro’, pero’ stavolta me ne sono accorto a Londra che i bottoni del metro’ di Monaco sono strani.
Si era giunti in una di quelle anguste stazioni, stipati in un angusto vagone, il treno si era fermato ma le porte rimanevano chiuse. Ho cominciato a pigiare, come sempre, il bottone per far aprire le porte riscontrando scarso successo. Forse perché il bottone non c’era. Gia’ come mai non c’era?! Dopo un attimo di consultazione del database mentale contenente tutti i metro’ di cui ho fatto esperienza mi e’ apparsa la sconcertante verità: in nessuna parte del mondo da me conosciuto i vagoni del metro’ hanno un bottone o una leva che permetta l’apertura delle porte, solo a Monaco…via solo in Germania, visto che ad Amburgo e’ la stessa cosa.
Ecco perche’ i bottoni del metro’ di Monaco sono strani, esistono.
Eh già, a che cacchio serve sto bottone se comunque e’ il vetturino ad avere il controllo della situazione?!
Sono andato ad umarellare al Museo dei Trasporti di Monaco e ho afferrato un esperto per un braccio: “senta lei!” e gli ho esposto la questione.
L’espertone in trasporti monacensi, un ciccio privo di collo e con una cravatta avvolta attorno alla faccia a mo’ di sciarpa ha fatto una faccia buffa: “mmm solo a monaco?!”
“Solo in germania, anche ad amburgo ci sono i bottoni, ma nel resto del mondo no”.
Il ciccio ha scandagliato il suo database personale e ha sentenziato:
“Sa che ha ragione?! Pero’ non so perché a monaco ci sono leve e bottoni”
“Una leggenda urbana raccontava che così d’inverno e’ possibile lasciare le porte chiuse e aprirle solo in caso di necessita’, così il freddo non esce.”
“mmm” ha analizzato il ciccio “lei ha mai visto una porta del metro’ rimasta chiusa?”
“In effetti…forse solo di sera tardi”
“Appunto, che importa se non esce il freddo? E poi che freddo vuole che esca in 10 secondi di apertura? E vuole mettere il costo di leve e bottoni? Nonono e’ un mistero, e’ un vero mistero…”
Ho lasciato andare il ciccio verso un ufficio. Credevo fosse andato a chiedere a qualcuno o a consultare libroni e invece ho avuto la sensazione di averlo sentito piangere da dietro la porta, un po’ come quando uno passa anni a fare un puzzle complesso e poi si accorge che manca un pezzo.

Ma la cosa più evidente di tutte e anche quella più invisibile e’ che il metro’ e’ guidato da esseri umani.
Pero’ questa scoperta fa parte di un altro post.