Da quando calco le bavare terre ho visto crollare parecchi tabu’ tedeschi. Alcuni futili come l’esposizione di badierette germaniche sulle macchine o la pubblicazione di libri umoristici sul baffetto, altri piu’ seri come l’abbandono del marco, l’intervento militare tedesco all’estero o la sparizione delle tette dalla prima pagina della Bild.
La notte di capodanno e’ stato corroso senza che crollasse definitivamente un altro tabu’ tedesco, quello che impediva di dire ad un branco di pezzi di merda (in gergo tecnico “criminali”) nordafricani che sono un branco di pezzi di merda nordafricani.
Per voi, alla ricerca di dove vengono prodotti questi stronzi, mi immergo nei visceri di una citta’ a me sconosciuta, mi introduco nei suoi intestini, faccio una Coloniascopia appunto.

Intendiamoci, chiamare le cose col proprio nome, cioe’ dare del presunto criminale (in gergo pilgerico “pezzo di merda”) a qualcuno che fosse tale non e’ mai stato un problema. Pero’ e’ la prima volta che sui media si associa l’essere in un certo modo, in questo caso dei pezzi di merda, ad una certa zona geografica e magari ad una certa cultura, specificando che un certo atteggiamento criminoso viene proprio da li’, e’ una cosa culturale.
Una mezza rivoluzione.
La lunga, lunghissima coda di paglia tedesca ha da sempre creato discriminazioni rispetto alle varie comunita’ straniere e non sempre queste discriminazioni andavano a detrimento degli immigrati.
Cito sempre la dichiarazione di un turco che faceva il bello e il cattivo tempo con la sua famiglia e che ammetteva “qui a Berlino posso vivere in un modo che ad Ankara non mi e’ permesso”.
Oppure cito il caso di quell’italiano, un sardo, accusato di aver malmenato duramente la propria compagna e che si e’ visto applicare delle attenuanti da un giudice, guarda caso donna, guarda caso Westfale, a causa della cultura dell’uomo. Praticamente si e’ attenuata la pena al reo in quanto nato e cresciuto in una cultura “machista”. Poveretto, non era colpa sua se gli hanno insegnato che la donna deve obbedire e se non obbedisce la si mena.
Pare invece che questo tipo di tabu’, questo chiudere un occhio o entrambi di fronte a questioni culturali stia vacillando.
Forse i fatti di Colonia, seppur seri e deprecabili, portano un germe positivo di cambiamento.
Ma andiamo con ordine, anzi la prendo proprio alla larga.

Colonia, come insediamento e’ sorta nel 47a.c., ma ha avuto rango di colonia romana (appunto) solo nel 49d.c., ma questo non e’ interessante, interessante e’ che Colonia sia nata per il volere di una donna, Agrippina Minore, nata infatti in quell’insediamento e diventata poi moglie dell’imperatore Claudio (si’ anche madre di Nerone, ma nessuno e’ perfetto).
Trovo interessante che i pessimi eventi di Capodanno si siano svolti proprio in una citta’ fondata da una donna, una citta’ che ha visto nascere uno dei primissimi movimenti di liberazione femminile, nel 1903, rafforzato nel 1930 e spazzato via dalla furia nazista per risorgere come una fenice negli anni ’70.

Basta con la storia, un po’ di fatti prima di passare agli opinionismi.
I fatti che sto per riportare mi piovono da Spiegel, Sueddeutsche Zeitung e amichetti vari che me ne raccontano di belle.
Cosa e’ successo esattamente a Colonia la notte del 31 Dicembre 2015?
Niente di speciale in effetti, un Taharrud Gamea, come normalmente si vedono in nordafrica e in qualche paese arabo.
La pratica assurta agli onori della cronaca dopo gli eventi del Cairo e piu’ propriamente chiamata “”al-taḥarrush al-jinsī” (molestia sessuale) prevede infatti che gruppi consistenti di uomini si ritrovino in luoghi affollati, meglio se in manifestazioni per abusare sessualmente le donne, con commenti pesanti, smanacciamenti o peggio.
L’allegra attivita’ prevede anche il furto, il borseggio e magari anche qualche legnata a seconda dell’umore di vittima e di carnefice.
Lo scopo di tutto cio’ non e’ solo il sano divertimento maschile ma ha il fine secondario (o primario dipende) di impedire alle donne la partecipazione alla vita pubblica.
Pare che a Colonia sia successo proprio questo, magari senza lo scopo di impedire alle donne alcunche’, magari l’obiettivo era solo di lasciare le proprie impronte digitali su giovani corpi e di riempirsi le tasche di contanti e cellulari.
Come anche il piu’ disinformato degli italiani sapra’ il patatrac non e’ saltato fuori subito, sono passati almeno due giorni prima che si sapesse cosa e’ successo a San Silvestro, ma quello che si e’ saputo e’ folle. Certo e’ folle la violenza sulle donne, ma e’ altrettanto folle che la polizia il 1 Gennaio abbia diramato un rapporto in cui si diceva che tutto si e’ svolto tranquillamente. Questa bella fetta di Wurst sull’apparato visivo e’ costato il prepensionamento al capo della polizia di Colonia.
Folle, anzi follissimo e molto pericoloso, il fatto che la ZDF, il secondo canale nazionale abbia bucato la notizia. Non solo non l’ha messa nei titoli principali quando sia ARD che media becerissimi come la Bild l’avevano gia’ fatto, ma non l’ha nemmeno riportata all’interno del TG. Pffft notizia sparita, dimenticata.
La mia spiegazione di questo imperdonabile silenzio e’ la coda di paglia e l’opportunismo politico. Infatti non si voleva dare materiale a fascistame e nazistame e non si voleva danneggiare l’immagine e la politica di Merkel.
Boomerang clamoroso: i ratti nazifascisti hanno alzato la testa da una parte e dall’altra di ZDF si parla come di Telegoverno o di Lügenpresse (stampa bugiarda). Pessimissimo.

Altro fatto che andrebbe analizzato e’ la dichiarazione del ministro degli interni che ha parlato di “crimine organizzato”, espressione malamente tradotta in italiano che lascia pensare ad una cupola. Pare che non ci sia proprio nessuna cupola, nessun califfo e nessun grande vecchio, magari barbuto e col fez ad aver organizzato il festone.
Quello che e’ vero e’ che i maniaci di quella notte si sono organizzati esattamente come fanno gli uligani per rompere le palle al prossimo: tramite cellulari e social media.
Ma chi sono esattamente i colpevoli delle violenze di San Silvestro?
Le indagini sono ancora in corso, ma sembra certo che l’ambiente sia quello degli “Antänzer” nordafricani e in particolare algerini e marocchini.
“Antanzen” e’ un termine che non riesco a tradurre in italiano, ma si riferisce ad una tecnica di borseggio che va per la maggiore a Colonia, nei dintorni della stazione, proprio dove si sono svolti i tristi fatti.
La tecnica prevede almeno due persone, ma di solito sono anche 4 o 5. Il gruppo prende di mira una vittima, non necessariamente una donna e inscena una pantomima fatta di “amico qua la mano!” di pacche sulle spalle, di vere e proprie danze e nel caso di donne anche di approcci e smanacciate, fino ad arrivare ad offese ed insulti se la persona non sta al gioco. Lo scopo e’ di distrarre la vittima mentre un complice fa sparire gli averi con destrezza.
Negli ultimi 3 anni sono state derubate a Colonia almeno 11.000 persone con questa tecnica.
Ad orecchie monacensi la cosa ha dell’assurdo e forse i prussiani considereranno con occhio diverso il cosiddetto “stato di polizia” bavarese e la tecnica poliziesca monacense che consiste prima nello spolverare il soprabito del truffaldino con il manganello e poi con calma di parlarne.
Quindi pare che l’ambiente in cui siano nate le violenze sia proprio questo e non esattamente quello dei profughi.
E’ stato detto che parecchi dei cellulari fatti sparire a San Silvestro siano stati ritrovati in campi profughi.
E’ vero che alcuni arrestati quella notte maledetta erano richiedenti asilo, ma e’ molto piu’ vero che i borseggiatori abbiano venduto la merce ai profughi. Non occorre essere detective per fare la correlazione.

Questi piu’ o meno i fatti. Quello che e’ successo dopo e’ una valanga che non accenna ad arrestarsi.
Ovviamente la gia’ citata reazione del fasciame tedesco non si e’ fatta attendere, ma anche il variegato mondo di societa’ civile, sinistrame vario e femmini incazzati non ha mancato di fare analisi e sproloqui su quello che e’ successo e come evitarlo.
Per il momento registro un accorciamento della coda di paglia, nel bene e nel male.
Per esempio qualche mese fa fece molto scalpore, giustamente, l’iniziativa di un discotecaro di Bad Tölz di vietare l’ingresso a residenti del vicino campo profughi e dopo alcune lamentele di giovani donne che si sono sentite importunate. Apriti cielo, come si puo’ immaginare.
Ecco, la stessa identica notizia, quella che ha visto applicare un divieto d’ingresso ad una piscina pubblica a dei rifugiati (come si riconoscono?!) ha fatto notizia ma non ha sollevato la stessa indignazione. Ormai la verginita’ e’ persa.
Il riassunto degli opinionismi che ho registrato e’ variegato ma posso riassumerne gli estremi.
Un estremo e’ convinto che l’abuso sulle donne sia nel patrimonio genetico-religioso di alcune popolazioni e che accogliendone i membri accogliamo i cromosomi dell’oppressione femminile. Dimostrazione? Colonia, ma anche Amburgo, Stoccarda, Bonn, ma anche i vari belfagor intabarrati da capo a piedi che si vedono a monaco in periodo di shopping estivo, ecc.
L’estremo opposto sostiene che non c’e’ pericolo che i virus dell’abuso sulle donne infetti la nostra societa’: siamo gia’ malati.
A sostegno della tesi portano i numerosi abusi che si verificano ogni anno all’Oktoberfest, abusi perpetrati principalmente da arianissimi e cristianissimi uomini. O magari citano le varie discriminazioni sul lavoro, nella famiglia e le numerose violenze sulle donne.
Quello che e’ successo a capodanno, sostengono i fautori della violenza endemica e’ solo un modo diverso di abusare delle donne, piu’ evidente e’ con l’esotico sapore medioorientale al quale non siamo abituati.

E ora, per chi e’ riuscito a resistere fino a qui, il mio personalissimo opinionismo.
Io mi trovo in mezzo ai due estremi, come nella migliore tradizione democrista.
Io credo che certe societa’, non certe religioni, certe societa’, non abbiano seguito lo stesso percorso seguito da alcuni paesi europei. Una bella banalita’ per dire che in nordafrica e nei paesi arabi non c’e’ mai stato un movimento femminista come si e’ visto in mezza europa.
Noi siamo semplicemente un pezzetto piu’ avanti nella lotta alla discriminazione e siamo piu’ o meno vittoriosi sul fronte dell’emancipazione femminile…sulla carta almeno.
Quelli che parlano di “islam violento verso le donne” hanno la memoria corta, non si ricordano che negli anni ’60-’70 giravano per le citta’ tedesche guappi con in tasca coltelli da 20cm (“per tagliare il pane, ah!”), che rompevano le palle alle tedesche nelle balere e che segregavano in casa mogli e sorelle, vietando loro di mischiarsi con gli autoctoni e se proprio dovevano uscire di casa non dovevano parlare la lingua e si dovevano intabarrare di nero. Ai tempi si e’ mai tirato in ballo il fattore religioso per spiegare questi atteggiamenti? Dubito. Si e’ mai parlato di “geni cattolici della violenza femminile?” Mai, non nella stracattolica baviera almeno. Dov’e’ finito quindi questo imprinting cromosomico-religioso negli italiani? Estirpato con le pinze dell’ateismo? Ingegneria genetica delle gonadi? OGM della patta?
Siamo piu’ avanti rispetto al nordafrica quindi, ma solo di un pezzetto e il nostro modo di fare confonde parecchio questi ragazzotti dalla mano lunga. Da un lato mostriamo loro un mondo dove le donne sono preda e oggetto, dall’altro li bacchettiamo se allungano le mani verso l’espositore della mercanzia: “Finger weg, africano, questi oggetti sono in vendita, non a distribuzione gratuita! Ne devi fare di strada prima di permetterti di abusare delle donne locali e disporne a tuo piacimento!”
Questo e’ quello che ha rugato a certi indigeni molto destrorsi. Gli sta sulle palle che dei “neger” abbiano raggiunto l’abuso verso le donne con tale facilita’, mentre loro devono sudare e nascondere la discriminazione dietro un paravento di perbenismo. Imperdonabile.

Ma non vi lascio soli con analisi e opinionismi, ora elargisco la mia dogmatica ricetta, emano la mia bolla papale, faccio calare il Paraclito, rispondo alla domanda: come se ne esce?
Beh direi che se ne esce con fatica, sudore, abnegazione e duro lavoro.
Quello che ho gia’ espresso su mafia e corruzione lo applico anche a questo caso: le infezioni batteriche si prevengono prima di tutto. Bisogna rafforzare il sistema democratico-immunitario e bisogna adottare norme socio-igieniche. Se mi becco un infezione che faccio? Cerco di sterminare tutti i batteri del mondo?! Oltre che impossibile l’operazione e’ deleteria, visto che cosi’ facendo seleziono ceppi resistenti all’antibiotico della societa’ civile.
Altra metaforina dai, che quella dei batteri e’ vecchia.
Se vengo sconfitto nella nobile arte della spada che faccio? Stermino tutti gli spadaccini? Evito di scendere sul tatami? Oppure mi alleno come un matto?
Concretamente il nostro allenamento consiste nel mostrare le donne, nell’esporle nella vita pubblica, dobbiamo esporre piu’ donne poliziotto, magistrato, medico, dirigente d’azienda, pilota, ecc.
Nel quotidiano dobbiamo guardare con insofferenza e fastidio il coglione che, senza ironia, fa commenti sessisti o mette in dubbio senza ragione le capacita’ delle donne. Cosi’ facendo mostriamo ai batteri democratofagi che noi siamo i primi a nutrirci dei corpi muliebri, quindi perche’ loro non dovrebbero fare altrettanto?
A livello istituzionale bisogna pestare il pedale dell’integrazione magari raddoppiando i fondi visto che sghei ce ne sono. Sempre a quel livello bisogna ribadire, sempre ogni giorno, ogni minuto che la tolleranza verso le altre cultura ha un limite, preciso e invalicabile: la costituzione tedesca. Questa e’ la nostra bibbia, il nostro credo religioso. Di fronte a quel libro bisogna piegare la testa, altrimenti la porta per uscire e’ sempre aperta.
Le nostre tradizioni, le nostre conquiste, il nostro progresso (quando e’ veramente progresso) lo si difende nel quotidiano, col nostro personale atteggiamento, senza tolleranza per chi non rispetta i morti che hanno dato la vita per quello che abbiamo oggi e che non e’ per niente scontato. Augh, ho parlato.