Il vagone dell’U3 e’ semivuoto, strano, a quest’ora c’e’ sempre parecchia gente che torna dall’olympia einkaufszentrum…boh…
Per una strana associazione di idee decido di cambiare posto, di mettermi in fondo con le spalle al senso di marcia. Nel caso di un arresto brusco del treno ci si fa meno male. Gia’ ma perche’ ci dovrebbe essere un arresto brusco?! Un deragliamento…un guasto…qualcosa.
Oh dio che pensieri…sara’ la stanchezza. Ora salgo in casa e anche se e’ venerdi’ mi faccio un solo giro di aperitivi, mangiucchio e vado a letto senza troppi convenevoli che domani e’ una giornata pesante, devo fare gli straordinari dell’arte marziale.
Entro nella magione e la Personcina Ammodo e’ li’ che spippoleggia con la tavolozza elettronica. Poggio la borsa, tiro due bei sospironi e lascio in liberta’ la mutanda, divisa ufficiale dell’inizio del weekend.
“Mio nipote e’ impazzito” esordisce la Personcina.
“Che ha fatto?”
“Mi ha mandato un messaggino chiedendomi come sto”
“Avra’ bisogno di qualcosa, oppure ha finalmente capito come si fa ad ereditare”
“ahah scemo…comunque si’ e’ strano, forse ha bevuto…no aspetta anche Francesca mi chiede se stiamo tutti bene…e’ successo qualcosa”.
Pianto li’ tutto e socchiudo la finestra internettica, solo uno spiraglio perche’ ho paura di venire travolto. E infatti la finestra si spalanca “terrorismo, attacco, morti, OEZ, mobilitazione,…”.
Il mio WE di tutta tranquillita’ e’ una delle povere vittime di questa follia.

Mai avrei pensato di schiacciare il famoso bottone del faccialibro, quello con cui comunichi agli amichetti che sei vivo e stai bene, pero’ sono contento che ci sia e sto a vedere se anche gli altri amichetti diventano verdi. Poi inizia la girandola.
Prima il congiunto che mi cazzia perche’ non ho chiamato casa (“azzz…non sono nemmeno riuscito ad andare in bagno, i media sono piu’ veloci della mia pipi’”), poi i parenti tutti che mi raccomandano di non andare in giro, infine Radiopopolare che mi tende la trappola. Essendo io abbonato e conoscendo loro il mio numero mi chiamano: “scusascusascusa, ti mandiamo in diretta, ok?!”
“veramente io non…”
“via sei in onda”
“cazz…cioe’….buonasera”.

Questa e’ stata la parte piu’ difficile, riuscire a dire qualcosa di sensato a radiopop. Erano informatissimi, con mille canali aperti, mentre io non ho manco la televisione.
Sapevano tutto di tutto, solo il contesto gli mancava, per ovvi motivi. Io ho potuto solo dire che “OEZ e’ un obbiettivo molto strano per un attacco di matrice islamica, visto che un sacco di musulmani frequenta quel centro commerciale, pero’ a ben vedere la maggior parte delle vittime di Daesh non sono certo cristiane.”
Mentre pontificavo e’ arrivato l’annuncio che il tizio avrebbe detto “Io sono un tedesco” e subito gli arguti giornalisti hanno fatto il collegamento con l’altro pazzo norvegese e dato il contrordine: vuoi vedere che e’ una cosa neonazi?
Non l’ho detto subito ma anche li’ ho avuto i miei dubbi. Ora, non voglio dare idee a nessuno, ma se sei un nazi il casino lo fai tra la Landwehr e la Schillerstr. non a OEZ, mentre se sei un islamico la stragetta la fai a Tollwood o meglio ancora a Hofbraeuhaus, sempre piena di beoni fornicatori e mangiatori di porco. Non quadrava sta cosa.
Ste considerazioni le facevo guardando fuori dalla finestra dalla parte del villaggio olimpico, dove volicchiava un elicottero solitario. Poi il disastro. Voci di attacchi in centro.
Qui abbiamo avuto la certezza che fosse daesh e qui ho avuto un minuscolo tracollo psichico nel sentire citata la mia citta’, nel sentire i nomi di OEZ, Stachus, Marienplatz, Isartor pronunciati e storpiati dai giornalisti di tutto il mondo.
Gli sparuti elicotteri sono diventati almeno cinque, la citta’ e’ stata bloccata, mezzi pubblici fermi. I negozi hanno chiuso dentro i clienti e i tassisti hanno avuto l’ordine di non caricare nessuno. Un’amica, chiusa in un caffe’ poco lontano ci ha chiesto ospitalita’ per la notte. Maccerto, per fortuna non si e’ rivelata necessaria. Nel frattempo la polizia ha diramato due comunicati, uno per pubblicizzare la tag #offentür per chi volesse offrire un divano per la notte e l’altro in cui prima si pregava e poi si intimava di NON DIFFONDERE VIDEO O MESSAGGI FASULLI.
Qui si e’ avuta la sensazione che qualcosa non stesse funzionando.
Dopo il secondo collegamento con radiopop durante il quale ho potuto dire poco ho deciso di scendere in strada a vedere. La Personcina Ammodo mi e’ saltata alla gola come una tigre siberiana.
Sono riuscito a schivarla con una finta e sono sceso giu’, l’ho fatto per radiopop eh, e anche un pochetto per voi eh.
Beh non e’ che la citta’ fosse deserta, macchine passavano, ma soprattutto taxi, in barba al divieto e in onore al lucro.
La gente nei locali se la prendeva comoda e un tizio mi fa “beh che dobbiamo fare? Siamo bloccati qui, beviamo e tiriamo mattina”.
Invece c’erano dei disperati alla fermata che non sapevano come tornare e che non volevano passare la notte a casa di sconosciuti. Una tizietta in particolare litigava furiosamente col moroso, reo di voler rimanere in casa e di non rischiare la vita per salvare la sua principessa. Pavido.
Giu’ in metro’ (sbarrato) c’erano i soliti punk che solitamente bazzicavano sopra, in piazza. Io volevo scendere giu’ a ficcare il naso fino ai binari ma questi mi avvisavano da dietro i fumi alcoolico-droghici: “non c’e’ fretta bro, qui e’ tutto chiuso”
“E’ tutto sbarrato?”
“Eccerto, c’e’ pieno di terrorismo, odeonsplatz, marienplatz, hackerbruecke, terrorismo dappertutto figa”

Finisco la mia passeggiata e risalgo, ma forse era meglio se incontravo il terrorismo: ad attendermi c’e’ una furia e una pioggia di nocchini virtuali da parte degli amichetti, che mi informano che sono un coglione ad aver fatto sta bravata, come se abitassi a bagdad.
Evabbe’, si sa che le brave persone schiattano, invece i coglioni campano e infatti eccomi qua.
A malapena mi faccio perdonare e ritorno in posizione da combattimento, con dieci finestre aperte sui vari twitter-facebook. Si capisce poco, le informazioni arrivano col contagocce e la desiata radio mi richiama poco dopo la mezzanotte: “ci abbiamo provato a chiamarti, magari eri gia’ a letto, ma visto che sei alzato…vuol dire che farai la nottata anche tu come noi?”
Si’ certo, la faccio anch’io la nottata, non riesco a staccarmi e solo dopo verso l’una, quando si e’ intuito cosa e’ successo veramente, vado a letto, a dormire male.

Il giorno dopo mi precipito ad ascoltare conferenze stampa e pennaiolame vario. Non italiano, per carita’, ho potuto stabilire quanto la stampa italiana sia cialtrona. Un paio di giornali hanno definito Maxvorstadt un “quartiere periferico”, non credendo che un percettore di Hartz IV possa vivere in centro e Tollwood un “festival ambientalista” (cazzo e’ un festival ambientalista?!)
I fatti ormai si conoscono ma vale la pena riassumerli.
Un tedesco di origine iraniana, introverso e malato psichico ha speso piu’ di un anno per preparare un attacco in stile “Utoya”. L’ha messo in pratica e qui e’ saltata fuori la prima assurdita’: l’uomo in birra e canotta.
Il tipico bavarese che con altrettanto tipica sensibilita’ ha gestito impeccabilmente la situazione:
“Io sono un tedesco!”
“No tu sei un segaiolo!”
Spari sulla folla.
Poi l’assurdita’ e’ proseguita con il loop comunicativo che temo di non sbagliare se semplifico in questo modo: alla Hofbraeuhaus (per esempio) gli abbirrazzati hanno appreso dell’attacco tramite sti cazzo di cellulari,
si sono messi ad urlare, le urla si sono propagate, sono arrivate alle orecchie della polizia in borghese che si e’ precipitata sul posto armi spianate, la gente ha visto gente con armi spianate e ha avvisato la polizia che ha visto confermarsi l’attacco in stile parigino. Bum, blocco totale, panico, casino.
Da questa vicenda escono due perdenti e un eroe. Il primo perdente e’ l’assassino assieme a tutte le sue vittime. Il secondo e’ la massa di idioti che si sono comportati da idioti a cominciare da chi ha diffuso notizie e video falsi fino a quegli idiotissimi che si sono messi a sparare con una scacciacani vicino alla redazione dell’Abendzeitung.
L’eroe invece e’ stato Marcus da Gloria Martins, il portavoce della polizia di Monaco, gia’ fattosi notare per le impeccabili conferenze stampa durante i fatti di capodanno e che qui ha mantenuto una calma olimpica (e’ il caso di dirlo) per per tutta la durata dell’emergenza facendo persino battute sulle domande fesse della stampa:
“l’attentatore a terra si e’ sparato?”
“Si, non e’ stato colpito dalla polizia”
“Ma e’ morto?”
“Non sappiamo, ci stiamo avvicinando con cautela, ma dubito che stia facendo un riposino”.

Esco, ho lezione dell’arte marziale con un gruppo di 12enni che festeggiano da noi il compleanno di uno di loro.
Passo per la stazione, facce tirate, ma in qualche modo rilassate. Un gruppo di ragazzine commenta che “e’ veramente da incoscienti mandare video falsi, spero che li becchino”. Spero anch’io e gli facciano molto male.
Rimugino sui fatti e penso che…lo sappiamo da dove viene David S. e il percorso che ha fatto, sappiamo che questa strage e’ colpa nostra, della scuola, della societa’, delle famiglie. Sappiamo che questa volta la jihad non c’entra.
Faccio le mie lezioni, i raggazzini sono sbruffoncelli, si gasano a vicenda, si divertono. Arrivati alla lezione di tiro con l’arco succede qualcosa, mi parte il neurone, la tensione degli eventi esplode.
Un ragazzino, chiamiamolo Ulli, fa fatica ad incoccare la freccia, nel nostro stile e’ difficile coordinare pollice e medio e sincronizzare l’apertura delle dita per far partire la freccia. Ulli la fa cadere in continuazione e dietro i ragazzini sghignazzano, poi non si trattengono: “E’ il solito Ulli, sapevamo che sarebbe stato l’unico a non farcela”
“Ulli ce la fa! Ha solo bisogno di tempo, non e’ per niente facile incoccare una freccia” sbotto io, ma questi insistono ora sono tre o quattro che sghignazzano.
“Eh lei non conosce Ulli, non ce la fara’ mai”.
“Certo che ce la fara’! TUTTI FUORI ADESSO!” la mia voce tuona per la stanza, i ragazzini impallidiscono ed escono.
Ulli, con la linguetta fuori, ci riprova piu’ volte, gli spiego bene e alla fine scocca una freccia, sbilenca, ma comunque parte, ride.

Io sono contrito, ho perso il controllo ma non sembra che il mio urlo abbia avuto conseguenze, i virgulti si sono gia’ dimenticati e si raccontano a vicenda storie epiche di arti marziali.
Non e’ colpa dei ragazzini, vengono allevati cosi’, alla competizione ad essere “il meglio” e quando vuoi essere il meglio devi sempre essere il meglio rispetto a qualcuno e se non riesci ad essere meglio beh…allora qualcuno deve essere peggio.
Mi pento del mio urlo ma mi consolo sperando di aver, nel mio piccolissimo, convinto Ulli a non scivolare verso David, spero che sappia che comunque c’e’ qualcuno che sa che con la volonta’ e l’impegno si arriva, che non si e’ soli.
Siamo noi a dover scegliere tutti i giorni tra Ulli e David. Ecco basta cosi’, ora si’ ci vuole una Weissbier.