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saviano

Non e’ la prima volta che veniva a monaco, c’e’ un precedente, ma lo scrittore pelato la volta scorsa aveva spiazzato tutti solo con la sua presenza e l’auletta dedicata all’incontro si era strariempita di gente, fra la quale io non ero incluso.
Questa volta ho agito in tempo (grazie al Dott. Rer. Nat.) e mi sono procurato i biglietti con largo anticipo, senza contare che la serata e’ avvenuta nell’auditorium della gloriosa Ludwig Maximilian Universitaet. Mica cazzi.
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Capita che qualcuno, volente o nolente, lasci Monaco.monaco
L’evento e’ sempre una tragedia (per chi parte), fonte di grande
sconcerto (per chi resta) e infinita materia di studio per gli scienziati che si occupano di questo fenomeno.
Tutto cio’ fa parte della Grande Giostra Che Gira ed e’ giusto che sia cosi’. Per questo quando la Pasionaria ha deciso di tornare tra le braccia della mamma (Italia e vera), non ho trovato di meglio da fare che stilare una lista delle 100 cose che bisogna assolutamente fare, vivere, annusare, assaggiare, esperire prima di togliersi dai coglioni.
Ce ne sarebbero 1000 di cose da elencare ma ne ho scelte solo 100 e neanche tutte sono quelle di base, per dire non sono quelle che un turista dovrebbe o potrebbe fare in un mese.
Eccole e che buon pro faccia a tutti quelli con le valigie gia’ in mano!
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birkenau
“Faccio passare signor Commissario?”
Il tenente se ne stava ritto sulla porta, rigido, esattamente come gli avevano insegnato al corso di adsestramento. Riusciva a mantenere la postura nonostante tutto quello che aveva passato sulle montagne e nonostante la schiena gli facesse sempre male.
“No tenente, non ancora, mi lasci cinque minuti, devo finire di leggere un documento”.
Il Commissario Politico leggeva sempre lo stesso brano prima di ogni interrogatorio, sempre lo stesso:
“Fa o Signore
che io non divenga fumo.
Fumo di Birkenau,
fumo in questo cielo straniero
ma riposare io possa laggiù
nel mio piccolo cimitero…”
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Ci sono due posti al mondo dove vorrei andare quando ho voglia dichindol
stare da solo: il deserto di Atacama e il metro’ di monaco nell’ora di punta.
Il deserto di atacama e’ il deserto piu’ deserto del mondo, roba che quello del sahara sembra una foresta amazzonica. Li’ non ci sono esseri viventi, zero, nulla.
Il metro’ di monaco nell’ora di punta e’ pieno di esseri viventi, pero’ non c’e’ mai nessuno. I corpi ci sono, ma le coscienze no, sono risucchiate dentro scatolette luminescenti.
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batteriEra un po’ che non stava bene. Il colorito pallido non destava preoccupazione, e’ sempre stata una bionda slavata, ma quegli accessi febbrili non lasciavano tranquilli, indicavano che qualcosa non andava.
Oddio,dopo il tumorone che l’aveva praticamente ridotta ad un cumulo di macerie si era ripresa bene, era persino ingrassata, ma poi…i primi acciacchi, quella febbriciattola che ogni tanto la costringeva a letto, quei colpi di tosse che periodicamente la squassavano…
Lei prendeva un po’ di antibiotici e sembrava che fosse tutto passato. Sembrava. Fino a venerdi’ scorso.

Venerdi’ si e’ sciolta la prognosi e ormai non lo si puo’ piu’ nascondere: la Germania e’ malata.
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Mi sono sempre chiesto perche’ tafazzi avesse la calzamaglia…pensavo tafazzifosse una citazione teatrale, invece no, tafazzi ha la calzamaglia per ripararsi dal freddo, anche se le magre gambette scoperte lasciano perplessi.
In anticipo di anni, il tafazzi si e’ preparato per l’ondata di gelo che ha investito l’italia e ora puo’ bottigliarsi l’inguine felice.
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13In quei giorni c’era eccitazione in Ditta, una specie di vibrazione elettrica, un fremito dovuto alla novita’.
Sei mesi prima la Ditta, grossa e multinazionale, aveva comprato una ditta, piccola a mononazionale e che faceva cubi.
Anche la nostra grossa Ditta faceva cubi, ma quelli della ditta piccola erano piu’ belli, piu’ all’avanguardia, piu’ potenti e veloci.
Uno di questi cubi nuovi era arrivato da noi e c’era grande curiosita’ per quell’oggetto fatato che si sperava avrebbe cambiato le sorti della nostra Ditta.
A quei tempi nessuno sospettava che quel cubo nuovo, potente e veloce avrebbe potuto anche cambiare le sorti dell’Italia. Avrebbe potuto.
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Quando si sta al caldo e con la pancia piena, si sa, si e’ tutti amici.pochen
Se poi si e’ bevuto un goccetto ci si puo’ persino chiamare fratelli e far volare grosse parole d’amore o stipulare inverosimili patti eterni.
E’ quando la zuppa comincia a scarseggiare o la coperta diventa improvvisamente corta che tutto sto amore viene messo alla prova.
Germania e Italia hanno seguito questo copione per secoli e sembra che si stiano dirigendo verso l’atto finale della solita commedia, nel momento in cui si trasforma in tragedia o in farsa a seconda del lato delle alpi in cui ci si trova.
Questo e’ quello che si sa dei rapporti fra Italia e Germania.
Quello che non si sa e’ che mentre i tedeschi conoscono o pensano di conoscere l’Italia, gli italiani non sanno nulla della Germania…e se ne vantano.
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schettinareNe ho sproloquiato parecchio in questo spazio, fino alla nausea.
Ne ho sviscerato ogni elemento e analizzato ogni meccanismo…o almeno cosi’ credevo. Credevo di averne viste e sentite tutte e invece no,
quando credevo di aver fatto luce sull’argomento se ne esce bel bello un filosofo pennaiolo e fa un articolesso su quella cosa che e’ la croce e il salvagente di ogni emigrante: lo stereotipo.
Nelle mie elucubrazione l’ho detto in tutte le maniere possibili: l’emigrante vive di apparenze, la sua identita’ ormai forgiata e magari solidissima e’ rivestita della pesante cappa dell’immagine del proprio paese, l’immagine corrente. La cappa viene cambiata a seconda della moda, a seconda che il proprio paese venga visto come vincitore o come uno sfigato perdente.
La cappa italiana, in questi ultimi anni sembra piu’ quella del mago otelma.
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Ci sono cose a Monaco che fanno incazzare i prussiani, che mandano in bottaivisibilio chi e’ innamorato della citta’ e lascia totalmente indifferente chi non e’ incuriosito dalle numerose stravaganze di questo pazzo mondo.
La Schäfflertanz, la danza dei bottai e’ una di queste cose.
Si contano a milioni le persone che conoscono la Schäfflertanz. La cosa buffa e’ che non lo sanno.
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